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Se vuoi la pace, torna alle radici

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“Dov’è quella tensione ideale che ha animato e reso grande la tua storia?”: papa Francesco al Consiglio d’Europa. La sfida della trasversalità e del patto tra generazioni

E’ un paradosso tra i più incomprensibili ma è così: per “camminare verso il futuro serve il passato“, avere “radici profonde” ma non nascondersi davanti al presente, mettere insieme alla memoria, il coraggio e “una sana e umana utopia“. Lo ha detto Papa Francesco nel suo intervento al Consiglio d’Europa invitando la più antica organizzazione intergovernativa europea, che rappresenta 47 Stati membri e oltre 800 milioni di persone, a perseguire il suo obiettivo prioritario sin dalla fondazione 65 anni fa e cioè la costruzione della pace nel vecchio continente.

Una “tensione ideale all’unità” sempre presente, ma spesso sconfitta dalla storia, fino all’ultimo tremendo conflitto mondiale le cui conseguenze furono piantate per anni nel cuore dell’Europa con la cortina di ferro. Anche oggi non mancano le tensioni: basti pensare che nel Consiglio d’Europa – il cui ambito d’azione è completamente indipendente da quello dell’Unione europea – siedono i rappresentanti di Ucraina e Russia: “Quanto dolore e quanti morti ancora in questo continente – ha affermato papa Francesco -, che anela alla pace, eppure ricade facilmente nelle tentazioni d’un tempo!”

Come coltivare quindi la pace? “I padri fondatori – ha ricordato Bergoglio – compresero che la pace era un bene da conquistare continuamente e che esigeva continua vigilanza”. La pace può realizzarsi solo con l’atteggiamento di chi – concetto caro a papa Francesco che ne è lui stesso un promotore – “inizia processi e li porta avanti“, con la volontà di “camminare nel tempo” perchè “è il tempo – altro concetto caro al pontefice – che governa gli spazi”.

Per prima cosa, occorre allora educarsi alla pace “allontanando la cultura del conflitto” che alimenta la paura dell’altro e l’emarginazione di chi pensa in maniera differente. “Il conflitto – ha affermato Bergoglio – dev’essere assunto, non ignorato o dissimulato”, ma occorre sfuggire al pericolo che, fermi nella dimensione conflittuale, “fermiamo la storia” e cadiamo nel logoramento.

Il problema della pace, oggi, si chiama anche “terrorismo religioso e internazionale“, purtroppo “foraggiato da un traffico di armi molto spesso indisturbato” e anche “traffico di esseri umani che è la nuova schiavitù del nostro tempo e trasforma le persone in merce di scambio”. Non di rado questi fenomeni vanno insieme e la Chiesa considera che “la corsa agli armamenti è una delle piaghe più gravi dell’umanità e danneggia in modo intollerabile i poveri”.

Tuttavia la pace non è semplice assenza di guerra, ma è ricerca di bene comune. A questo proposito è fondamentale il contributo e anche la responsabilità europei allo “sviluppo culturale dell’umanità“. L’Europa somiglia – ha affermato il pontefice ricorrendo a una immagine del poeta italiano del Novecento, Clemente Rebora – a un pioppo che ha i rami protesi nel cielo, il tronco solido e fermo e le radici profonde che scendono nella terra. Questa immagine disegna la propensione verso l’alto “verso mete nuove e ambiziose”, frutto di “un’insaziabile desiderio di conoscenza e sviluppo” dell’Europa nel corso della sua storia, alimentata tuttavia da radici profonde senza le quali il tronco “si svuota e muore”.

A un’Europa, resa sterile da un individualismo “indifferente” e “opulento“, “ferita per le tante prove del passato ma anche per la crisi del presente”, papa Francesco chiede conto di dove sia finita la tensione ideale che “ha animato e reso grande la tua storia”, della“sete di verità” finora comunicata al mondo “con passione”. Dalle risposte a queste domande, infatti, dipenderà, secondo il pontefice del nuovo mondo, il futuro del vecchio continente.

“L’Europa deve riflettere – ha affermato Bergoglio – se il suo immenso patrimonio umano, artistico, tecnico, sociale, politico, economico e religioso è un semplice retaggio museale del passato, oppure se è ancora capace di ispirare la cultura e di dischiudere i suoi tesori all’umanità intera“.

Due sono, in particolare, le sfide che si pongono all’Europa: la multipolarità e la trasversalità. La prima riguarda la possibilità di armonizzare in modo costruttivo “i molteplici poli culturali, religiosi e politici” che si intrecciano nella realtà europea in quanto “non necessariamente le culture si identificano con i Paesi e alcuni di questi hanno diverse culture” mentre alcune culture, così come espressioni politiche, religiose e associative, si esprimono in diversi paesi. L’immagine che rappresenta questa sfida è quella del“poliedro” dove “l’unità armonica del tutto conserva la particolarità delle parti” piuttosto di quella della “sfera” in cui “tutto è uguale e ordinato ma riduttivo perchè ogni punto è equidistante dal centro”.

L’Europa, inoltre, è chiamata ad accogliere la sfida della “trasversalità” che è anche patto tra le generazioni. Papa Francesco ha notato che i politici giovani che ha incontrato, di qualunque schieramento, pur dicendo cose simili ai loro colleghi adulti, affrontano i problemi da una prospettiva diversa. La trasversalità di opinioni e riflessioni deve essere il tratto caratterizzante di un’Europa dialogante, non solo perchè comporta “empatia generazionale” ma perchè è capace di far uscire dallasterilità di un dialogo esclusivamente all’interno di “gruppi chiusi di appartenenza“. “C’è bisogno – ha affermato Bergoglio con un’espressione che non poteva non piacere al giovane presidente di turno dell’Unione europea, Matteo Renzi – dello spirito giovanile che accetti la sfida della trasversalità“.

In questo sforzo di ricercare un proprio volto che unisca “l’identità europea formatasi nei secoli” con le istanze che provengono dai nuovi popoli giunti in Europa, la società europea, a cui la Chiesaparla come “esperta di umanità“, può giovarsi dell’apporto che il cristianesimo è in grado di fornire per una “corretta relazione fra religione e società”. Un apporto utile sia per far fronte “a un fondamentalismo religioso che è soprattutto nemico di Dio” che per ovviare a “una ragione ‘ridotta’ che non rende onore all’uomo”.

Numerosi i temi sui quali è possibile una collaborazione, attraverso l’ausilio in particolare del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee): come già detto poco prima nell’intervento al Parlamento europeo, Bergoglio mette in fila le questioni etiche che hanno per oggetto la vita umana, l’accoglienza dei migranti, il lavoro con gli alti livelli di disoccupazione giovanile, i tanti poveri – “quanti ce ne sono sulle nostre strade!” che non chiedono solo pane, ma soprattutto dignità.

L’auspicio, ha concluso Bergoglio il cui intervento è stato accolto da una nuova standing ovation dopo quella di tre minuti al Parlamento europeo, è che, nella collaborazione con il Consiglio d’Europa, si instauri una sorta di “nuova agorà”, nella quale “ogni istanza civile e religiosa possa liberamente confrontarsi con le altre, pur nella separazione degli ambiti e nella diversità delle posizioni, animata esclusivamente dal desiderio di verità e di edificare il bene comune“.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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E’ un paradosso tra i più incomprensibili ma è così: per “camminare verso il futuro serve il passato“, avere “radici profonde” ma non nascondersi davanti al presente, mettere insieme alla memoria, il coraggio e “una sana e umana utopia“. Lo ha detto Papa Francesco nel suo intervento al Consiglio d’Europa invitando la più antica organizzazione intergovernativa europea, che rappresenta 47 Stati membri e oltre 800 milioni di persone, a perseguire il suo obiettivo prioritario sin dalla fondazione 65 anni fa e cioè la costruzione della pace nel vecchio continente.

Una “tensione ideale all’unità” sempre presente, ma spesso sconfitta dalla storia, fino all’ultimo tremendo conflitto mondiale le cui conseguenze furono piantate per anni nel cuore dell’Europa con la cortina di ferro. Anche oggi non mancano le tensioni: basti pensare che nel Consiglio d’Europa – il cui ambito d’azione è completamente indipendente da quello dell’Unione europea – siedono i rappresentanti di Ucraina e Russia: “Quanto dolore e quanti morti ancora in questo continente – ha affermato papa Francesco -, che anela alla pace, eppure ricade facilmente nelle tentazioni d’un tempo!”

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Per prima cosa, occorre allora educarsi alla pace “allontanando la cultura del conflitto” che alimenta la paura dell’altro e l’emarginazione di chi pensa in maniera differente. “Il conflitto – ha affermato Bergoglio – dev’essere assunto, non ignorato o dissimulato”, ma occorre sfuggire al pericolo che, fermi nella dimensione conflittuale, “fermiamo la storia” e cadiamo nel logoramento.

Il problema della pace, oggi, si chiama anche “terrorismo religioso e internazionale“, purtroppo “foraggiato da un traffico di armi molto spesso indisturbato” e anche “traffico di esseri umani che è la nuova schiavitù del nostro tempo e trasforma le persone in merce di scambio”. Non di rado questi fenomeni vanno insieme e la Chiesa considera che “la corsa agli armamenti è una delle piaghe più gravi dell’umanità e danneggia in modo intollerabile i poveri”.

Tuttavia la pace non è semplice assenza di guerra, ma è ricerca di bene comune. A questo proposito è fondamentale il contributo e anche la responsabilità europei allo “sviluppo culturale dell’umanità“. L’Europa somiglia – ha affermato il pontefice ricorrendo a una immagine del poeta italiano del Novecento, Clemente Rebora – a un pioppo che ha i rami protesi nel cielo, il tronco solido e fermo e le radici profonde che scendono nella terra. Questa immagine disegna la propensione verso l’alto “verso mete nuove e ambiziose”, frutto di “un’insaziabile desiderio di conoscenza e sviluppo” dell’Europa nel corso della sua storia, alimentata tuttavia da radici profonde senza le quali il tronco “si svuota e muore”.

A un’Europa, resa sterile da un individualismo “indifferente” e “opulento“, “ferita per le tante prove del passato ma anche per la crisi del presente”, papa Francesco chiede conto di dove sia finita la tensione ideale che “ha animato e reso grande la tua storia”, della“sete di verità” finora comunicata al mondo “con passione”. Dalle risposte a queste domande, infatti, dipenderà, secondo il pontefice del nuovo mondo, il futuro del vecchio continente.

“L’Europa deve riflettere – ha affermato Bergoglio – se il suo immenso patrimonio umano, artistico, tecnico, sociale, politico, economico e religioso è un semplice retaggio museale del passato, oppure se è ancora capace di ispirare la cultura e di dischiudere i suoi tesori all’umanità intera“.

Due sono, in particolare, le sfide che si pongono all’Europa: la multipolarità e la trasversalità. La prima riguarda la possibilità di armonizzare in modo costruttivo “i molteplici poli culturali, religiosi e politici” che si intrecciano nella realtà europea in quanto “non necessariamente le culture si identificano con i Paesi e alcuni di questi hanno diverse culture” mentre alcune culture, così come espressioni politiche, religiose e associative, si esprimono in diversi paesi. L’immagine che rappresenta questa sfida è quella del“poliedro” dove “l’unità armonica del tutto conserva la particolarità delle parti” piuttosto di quella della “sfera” in cui “tutto è uguale e ordinato ma riduttivo perchè ogni punto è equidistante dal centro”.

L’Europa, inoltre, è chiamata ad accogliere la sfida della “trasversalità” che è anche patto tra le generazioni. Papa Francesco ha notato che i politici giovani che ha incontrato, di qualunque schieramento, pur dicendo cose simili ai loro colleghi adulti, affrontano i problemi da una prospettiva diversa. La trasversalità di opinioni e riflessioni deve essere il tratto caratterizzante di un’Europa dialogante, non solo perchè comporta “empatia generazionale” ma perchè è capace di far uscire dallasterilità di un dialogo esclusivamente all’interno di “gruppi chiusi di appartenenza“. “C’è bisogno – ha affermato Bergoglio con un’espressione che non poteva non piacere al giovane presidente di turno dell’Unione europea, Matteo Renzi – dello spirito giovanile che accetti la sfida della trasversalità“.

In questo sforzo di ricercare un proprio volto che unisca “l’identità europea formatasi nei secoli” con le istanze che provengono dai nuovi popoli giunti in Europa, la società europea, a cui la Chiesaparla come “esperta di umanità“, può giovarsi dell’apporto che il cristianesimo è in grado di fornire per una “corretta relazione fra religione e società”. Un apporto utile sia per far fronte “a un fondamentalismo religioso che è soprattutto nemico di Dio” che per ovviare a “una ragione ‘ridotta’ che non rende onore all’uomo”.

Numerosi i temi sui quali è possibile una collaborazione, attraverso l’ausilio in particolare del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee): come già detto poco prima nell’intervento al Parlamento europeo, Bergoglio mette in fila le questioni etiche che hanno per oggetto la vita umana, l’accoglienza dei migranti, il lavoro con gli alti livelli di disoccupazione giovanile, i tanti poveri – “quanti ce ne sono sulle nostre strade!” che non chiedono solo pane, ma soprattutto dignità.

L’auspicio, ha concluso Bergoglio il cui intervento è stato accolto da una nuova standing ovation dopo quella di tre minuti al Parlamento europeo, è che, nella collaborazione con il Consiglio d’Europa, si instauri una sorta di “nuova agorà”, nella quale “ogni istanza civile e religiosa possa liberamente confrontarsi con le altre, pur nella separazione degli ambiti e nella diversità delle posizioni, animata esclusivamente dal desiderio di verità e di edificare il bene comune“.

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