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Home Argomenti Cultura ed Educazione Se la cupezza porta all’Inferno, l’umorismo ci porta in Paradiso?

Se la cupezza porta all’Inferno, l’umorismo ci porta in Paradiso?

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“Le Nuove Lettere di Berlicche” rischia non solo di educare ma anche di far riflettere sorridendo”

È da poco nelle librerie un libricino spassoso che ci sentiamo di consigliare: “Le Nuove Lettere di Berliche” di Emiliano Fumaneri(Berica Editrice), non solo perché il sorriso è un’arma contro la malinconia, ma perché il giovamento spirituale che ne potrete trarre sarà pari alla quantità di umorismo che riuscirete a introiettare nelle vostre vite. Sì perché l’umorismo, che è cosa diversa dal sarcasmo, è una potente medicina contro la superbia. Saper ridere di se stessi ci mette nella giusta disposizione d’animo per comprendere errori e mancanze, in pratica l’umorismo è l’anticamera della conversione…

Un passo indietro prima di parlarvi del libro, è necessario prima di tutto spiegare perché le “nuove” lettere di Berlicche. Quali sono le vecchie? E chi, anzi che, diavolo è Berlicche?

Le lettere di Berlicche (titolo originale The Screwtape Letters), pubblicato a Londra nel 1942 dallo scrittore Clive Staples Lewis, ma originariamente apparso sulle pagine del quotidiano The Guardian, è un racconto satirico in forma epistolare in cui un diavolo anziano, “sua potente Abissale Sublimità il Sottosegretario Berlicche”, istruisce suo nipote Malacoda, un giovane diavolo apprendista tentatore. Noi non vediamo le lettere di Malacoda a Berlicche, ma il loro contenuto può essere dedotto dalle risposte di Berlicche, il quale consiglia Malacoda su come assicurare la dannazione dell’anima di un giovane essere umano a lui assegnato, indicato come il “paziente”, di fronte al Nemico (Dio) (Wikipedia).

Tuttavia come spiega l’epigono di Lewis nell’introduzione al volume:

Il romanzo di Lewis è un’allegoria apologetica che nulla concede all’estetismo torbido di certa letteratura moderna le nuove lettere di berlicche sul demoniaco. Il racconto, volutamente ironico, va chiaramente letto in chiave antifrastica, ribaltando cioè il punto di vista del narratore (Berlicche). Gli insegnamenti del vecchio diavolo sono presentati ai lettori non perché li assimilino o li facciano propri, ma affinché li rigettino.

Il lettore è sollecitato piuttosto ad appassionarsi alle ragioni del bene, ricavabili in via indiretta dalla finzione narrativa (Introduzione, pagine 5-6) [grassetto nostro, ndr].

Nato sulle colonne del blog di Costanza Miriano con lo pseudonimo di Andreas Hofer, Fumaneri ha poi raccolto e collazionato le sue “lettere” traendo così il libro di cui parliamo. Lo stesso Fumaneri rispondendo alle domande del sito “Campari e de Maistre” spiega il senso di questo libro:

Leggendolo, mi è parso soprattutto un libro utile per la battaglia spirituale…
Sì, il libro è il frutto di letture (cito solo “L’Oscuro Signore” di don Pietro Cantoni, “La fede dei demoni” di Fabrice Hadjadj, le “35 prove che il Diavolo esiste” di André Frossard, il penetrante opuscolo dell’allora cardinale Bergoglio su “Guarire dalla corruzione”, e altri ancora) ma si avvale anche, forse soprattutto, di una esperienza interiore che non esiterei a definire una vera e propria battaglia spirituale. Nel mio caso la tentazione più viva è forse quella sottilissima seduzione che Hadjadj chiama la fede dei demoni, una
fede sconnessa dalla carità che si riduce a dottrina, a sapere, a possesso intellettuale. Una simile fede però ha un inconveniente: è una fede centrata sul proprio “io”, che non fa credito a Dio, una fede senza comunione. Di fatto è indistinguibile dalla fede dei demoni che, come dice san Giacomo nella sua lettera, “credono e tremano”. In queste Nuove lettere di Berlicche ho cercato di mettere su carta le tentazioni che a parer mio più affliggono il nostro mondo.

Chi sono i Berlicche, oggi?
Il vangelo di Giovanni (8, 44) bolla il demonio come «menzognero e padre della menzogna». Aleksandr Solženicyn, il grande dissidente russo, usava descrivere l’apparato di potere sovietico come un sistema della «menzogna organizzata», una tirannide di tipo nuovo che non si contenta più di controllare i corpi ma esige «una completa resa dell’anima, una partecipazione attiva e assidua alla generale MENZOGNA ormai evidente agli occhi di ognuno». Il totalitarismo, che si alimenta prima di tutto della corruzione dell’anima, porta all’asservimento spirituale.

Oggi, è sotto gli occhi di tutti, si sta costituendo un nuovo sistema della menzogna organizzata. È un sistema di corruzione più raffinato dei totalitarismi novecenteschi: un totalitarismo 2.0, una tirannia confidenziale, dal volto umano, che si fascia con vesti ludiche e amabili (si pensi solo alla retorica dei “nuovi diritti”). Nuovi “Berlicche”, cioè i cattivi maestri di oggi, possono essere considerati tutti coloro che prestano la propria opera per consolidare e perpetuare questo nuovo sistema della menzogna organizzata. Si potrebbe dire che siamo di fronte a un Berlicche Collettivo impegnato a trasformare la società in una gigantesca “struttura di peccato”.

Qui un assaggio delle lettere:

Mio caro Malacoda,

noi mal sopportiamo quanto, muovendosi per sua propria iniziativa, oppone per ciò stesso resistenza alla nostra forza. In una parola, ci fa ribrezzo tutto quel che è vivo.

Nostro Padre è un raffinato cultore della purezza, e la vita cos’è se non impurità?

Il vivente è un perpetuo compromesso tra continuità e rinnovamento. Ogni organismo si modifica nel tempo pur restando fedele a se stesso. Nel corso della vita le cellule del corpo del paziente invecchiano e muoiono, e altre le sostituiscono. Eppure il paziente rimane sempre il paziente, non diventa altro da sé.

È agghiacciante questa contaminazione tra l’essere e il nulla. Come non intravedere anche qui l’odioso marchio di Colui «che fa nuove tutte le cose»? Lui e i Suoi sfacciati compromessi! Per nostra fortuna la morte provvederà, prima o poi, a ripristinare la statica purezza deflorata dalla proliferazione degli esseri. E il nulla tornerà infine a regnare sulla terra dei viventi.

Rottura, separazione, isolamento, disarticolazione, sconnessione. Sont les mots qui vont tres bien ensemble… Sì, sono queste le parole più dolci per le nostre orecchie. Ora, perfino dagli opuscoletti della Casa di Correzione per Tentatori Incompetenti puoi apprendere che la discontinuità è la nota dominante del mondo in cui vive il tuo assistito, un mondo in cui il progresso tecnoscientifico si muove verso l’unità fisica arrivando quasi a sopprimere le distanze materiali tra le genti.

I mezzi di trasporto e di comunicazione accostano sempre più strettamente corpi e voci. Eppure, all’infuori di questa unione solo esteriore, mai come prima la divisione reale tra gli umani è stata tanto accentuata, manifesta, acuta, perfino urlante. Gli uomini si avvicinano solo per odiarsi più da vicino.

Fortunatamente oggi tutto è un arruffio incoerente. Ti invito a consultare uno dei tanti motori di ricerca in internet, come sto facendo io in questo preciso istante. È un’esperienza istruttiva. Sulla home page vedi sfilare una confusione sconnessa di news. La prima notizia ci informa sul reale peso corporeo delle star del cinema; nella seconda si parla di una manifestazione LGBT per i «diritti civili»; la terza riproduce una lite sui social tra un attore e la sua ex; nella quarta si legge la cronaca dell’ultimo attentato terroristico; subito di fianco si avvicina la prossima notizia, dove si legge di una prodigiosa bevanda anti-cancro; poi anche questa è sostituita dall’evoluzione del prezzo del greggio, che cede subito lo spazio a un pezzullo sulle dipendenze animali.

Questo mondo della comunicazione non è soltanto caotico, ma produce anche il caos; produce cose disorganiche, scollegate tra loro fin dall’origine. Un tale scompiglio va a detrimento della narrazione, ostacolando così la possibilità di attribuire significati coerenti.

Pertanto l’effetto che se ne ricava è l’oblio: le notizie vengono dimenticate una dopo l’altra già prima che siano scomparse dallo schermo. Ciò che passa sul display è indifferente, l’importante è che passi qualcosa.

Questa serialità meccanica avvolge come una morsa il mondo in cui il paziente è nato e cresciuto. È tempo di caos e disgregazione, in cui gli oggetti passano slegati di fronte a un uomo sconnesso. Così al disordine esteriore corrisponde un mondo interiore assolutamente incapace di accogliere le cose secondo un nesso ordinato.

Quegli adorabili saccenti di sociologi (a proposito: quanto sono utili alla Nostra Causa, tienili da conto) avrebbero pure coniato dei divertenti nomignoli per designare questo scenario («società istantanea», «società liquida»). Se fossimo mossi – ma non lo siamo, ça va de soi – da intenzioni più caritatevoli non ci potremmo esimere dal far vacillare le loro pretese di autosufficienza. Sarebbe infatti più corretto dire che certe brillanti definizioni sono state adottate a loro insaputa, non senza cioè i discreti suggerimenti del nostro solerte Ufficio Disinformazioni.

Ad ogni buon conto, lungi da noi voler rinnegare i vantaggi cagionati da un cosiffatto stato di cose. Pensa a come una società in stato di liquidazione permanente e centrata sull’istante agevoli eccezionalmente il perseguimento dei nostri scopi! Là dove non vi sono che istanti isolati e successivi può darsi solo una linea di fratture giustapposte.

Una vera bolgia, insomma. Non pare anche a te di respirare, si fa per dire, una soffocante aria di casa? Certo non un clima propizio, ne converrai, a quella lenta gestazione delle anime praticata dal Nemico.

Considera che il tuo paziente solo che lievemente si scosti da Lui subito si troverà immerso, con tutti i suoi sensi, in uno stato di frenetica sovraeccitazione. A tenerlo lontano dall’orazione, che lo ricondurrebbe tra le Sue braccia, provvede lo spirito d’agitazione universalmente diffuso dai media. Raramente, te lo confesso, ho percepito con tale intensità una così spasmodica tensione verso l’effimero, l’istante e l’immediatamente visibile! C’è da restare ammirati! Per non parlare di quanto sia congeniale alle nostre operazioni questa loro onnipresente invasività sonora, così idonea a scacciare il silenzio.

Noi detestiamo il silenzio. Il Nemico, come sai, se ne serve per tendere i Suoi agguati alle anime. Che pusillanime! Agire di soppiatto, furtivamente, come un ladro nella notte, quando potrebbe, solo che si degnasse di innalzare con potenza il proprio Verbo, sovrastare ogni suono dell’universo! Nostro Padre, al contrario, è un vero patito del Rumore. Non v’è angolo dell’Inferno che non sia soverchiato da un grido d’angoscia. Ovunque vi riecheggia il frastuono assordante e spietato della Forza che schiaccia e calpesta!

Vedrai, vedrai con che maestria la cosiddetta “stampa libera”, una volta dis-orientata a dovere, saprà enfatizzare ogni scarmigliatura della chioma petrina, come saprà dibattere all’infinito sulla più minuta piega delle vesti della Pope Star. Ci sono opinionisti di gran talento in grado di passare al setaccio di una morbosa curiosità ogni singola sfumatura dei gusti privati del Suo Vicario; il piccolo schermo brulica di inessenziali esegeti capaci di disquisire con maniacale precisione di mozzette, pianete e apparati della curia romana senza mai nominare il Nemico!

Fomenta e spargi a piene mani l’oscura gioia della chiacchiera, così che la ciarla a ciclo continuo conduca a discettare al contempo di tutto e di nulla, con presunzione e sussiego al sommo grado. Ciò che conta è distogliere la mente del paziente da quel che è veramente essenziale per la fede del Nemico.

Non trascurare perciò di aggiornarti sulle ultime novità nel campo della comunicazione. Segui con estrema cura le sortite del tuo paziente nei luoghi prediletti del chiacchiericcio virtuale: blog, forum, social network, ecc.

Impara a destreggiarti nel web 2.0, giacché pochi sono gli spazi altrettanto carichi di promesse. Ti accorgerai presto delle molteplici opportunità offerte dall’arena digitale, e quanto essa faciliti – senza far ricorso ad avventatezze, solo facendo leva sulle più futili balordaggini – il frazionamento dei figli del Nemico in innumerevoli fazioni litigiose. La migrazione del gregge di Pietro verso il campo di Agramante, voilà notre chef d’oeuvre! Quanto è stato eccitante alimentare odi profondi fra chi dice «papa» e chi dice «vescovo di Roma»! E che dire degli oziosi cincischiamenti intorno al colore delle calzature del Vicario del Nemico? Come dimenticare poi l’aspra contesa tra i partigiani di Francesco e i tifosi di Benedetto, impegnati a guerreggiare per stabilire chi tra i due detenga il primato dell’umiltà? È dal tempo dei partiti di Paolo e Apollo a Corinto che ci ingegniamo senza posa per mettere in circolo nella Sua Chiesa quella mistura di superbo autocompiacimento, di nevrotico fermento e di virtuosa indignazione tipica di ogni cricca minuscola e aggressiva.

Omnia cooperantur in malum. Nostro Padre che sta laggiù, tienilo bene a mente, non ha timore di predicare la volontà del Nemico. Purché possa predicarla a proprio modo.

Tuo affezionatissimo zio Berlicche

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“Le Nuove Lettere di Berlicche” rischia non solo di educare ma anche di far riflettere sorridendo”

È da poco nelle librerie un libricino spassoso che ci sentiamo di consigliare: “Le Nuove Lettere di Berliche” di Emiliano Fumaneri(Berica Editrice), non solo perché il sorriso è un’arma contro la malinconia, ma perché il giovamento spirituale che ne potrete trarre sarà pari alla quantità di umorismo che riuscirete a introiettare nelle vostre vite. Sì perché l’umorismo, che è cosa diversa dal sarcasmo, è una potente medicina contro la superbia. Saper ridere di se stessi ci mette nella giusta disposizione d’animo per comprendere errori e mancanze, in pratica l’umorismo è l’anticamera della conversione…

Un passo indietro prima di parlarvi del libro, è necessario prima di tutto spiegare perché le “nuove” lettere di Berlicche. Quali sono le vecchie? E chi, anzi che, diavolo è Berlicche?

Le lettere di Berlicche (titolo originale The Screwtape Letters), pubblicato a Londra nel 1942 dallo scrittore Clive Staples Lewis, ma originariamente apparso sulle pagine del quotidiano The Guardian, è un racconto satirico in forma epistolare in cui un diavolo anziano, “sua potente Abissale Sublimità il Sottosegretario Berlicche”, istruisce suo nipote Malacoda, un giovane diavolo apprendista tentatore. Noi non vediamo le lettere di Malacoda a Berlicche, ma il loro contenuto può essere dedotto dalle risposte di Berlicche, il quale consiglia Malacoda su come assicurare la dannazione dell’anima di un giovane essere umano a lui assegnato, indicato come il “paziente”, di fronte al Nemico (Dio) (Wikipedia).

Tuttavia come spiega l’epigono di Lewis nell’introduzione al volume:

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Il lettore è sollecitato piuttosto ad appassionarsi alle ragioni del bene, ricavabili in via indiretta dalla finzione narrativa (Introduzione, pagine 5-6) [grassetto nostro, ndr].

Nato sulle colonne del blog di Costanza Miriano con lo pseudonimo di Andreas Hofer, Fumaneri ha poi raccolto e collazionato le sue “lettere” traendo così il libro di cui parliamo. Lo stesso Fumaneri rispondendo alle domande del sito “Campari e de Maistre” spiega il senso di questo libro:

Leggendolo, mi è parso soprattutto un libro utile per la battaglia spirituale…
Sì, il libro è il frutto di letture (cito solo “L’Oscuro Signore” di don Pietro Cantoni, “La fede dei demoni” di Fabrice Hadjadj, le “35 prove che il Diavolo esiste” di André Frossard, il penetrante opuscolo dell’allora cardinale Bergoglio su “Guarire dalla corruzione”, e altri ancora) ma si avvale anche, forse soprattutto, di una esperienza interiore che non esiterei a definire una vera e propria battaglia spirituale. Nel mio caso la tentazione più viva è forse quella sottilissima seduzione che Hadjadj chiama la fede dei demoni, una
fede sconnessa dalla carità che si riduce a dottrina, a sapere, a possesso intellettuale. Una simile fede però ha un inconveniente: è una fede centrata sul proprio “io”, che non fa credito a Dio, una fede senza comunione. Di fatto è indistinguibile dalla fede dei demoni che, come dice san Giacomo nella sua lettera, “credono e tremano”. In queste Nuove lettere di Berlicche ho cercato di mettere su carta le tentazioni che a parer mio più affliggono il nostro mondo.

Chi sono i Berlicche, oggi?
Il vangelo di Giovanni (8, 44) bolla il demonio come «menzognero e padre della menzogna». Aleksandr Solženicyn, il grande dissidente russo, usava descrivere l’apparato di potere sovietico come un sistema della «menzogna organizzata», una tirannide di tipo nuovo che non si contenta più di controllare i corpi ma esige «una completa resa dell’anima, una partecipazione attiva e assidua alla generale MENZOGNA ormai evidente agli occhi di ognuno». Il totalitarismo, che si alimenta prima di tutto della corruzione dell’anima, porta all’asservimento spirituale.

Oggi, è sotto gli occhi di tutti, si sta costituendo un nuovo sistema della menzogna organizzata. È un sistema di corruzione più raffinato dei totalitarismi novecenteschi: un totalitarismo 2.0, una tirannia confidenziale, dal volto umano, che si fascia con vesti ludiche e amabili (si pensi solo alla retorica dei “nuovi diritti”). Nuovi “Berlicche”, cioè i cattivi maestri di oggi, possono essere considerati tutti coloro che prestano la propria opera per consolidare e perpetuare questo nuovo sistema della menzogna organizzata. Si potrebbe dire che siamo di fronte a un Berlicche Collettivo impegnato a trasformare la società in una gigantesca “struttura di peccato”.

Qui un assaggio delle lettere:

Mio caro Malacoda,

noi mal sopportiamo quanto, muovendosi per sua propria iniziativa, oppone per ciò stesso resistenza alla nostra forza. In una parola, ci fa ribrezzo tutto quel che è vivo.

Nostro Padre è un raffinato cultore della purezza, e la vita cos’è se non impurità?

Il vivente è un perpetuo compromesso tra continuità e rinnovamento. Ogni organismo si modifica nel tempo pur restando fedele a se stesso. Nel corso della vita le cellule del corpo del paziente invecchiano e muoiono, e altre le sostituiscono. Eppure il paziente rimane sempre il paziente, non diventa altro da sé.

È agghiacciante questa contaminazione tra l’essere e il nulla. Come non intravedere anche qui l’odioso marchio di Colui «che fa nuove tutte le cose»? Lui e i Suoi sfacciati compromessi! Per nostra fortuna la morte provvederà, prima o poi, a ripristinare la statica purezza deflorata dalla proliferazione degli esseri. E il nulla tornerà infine a regnare sulla terra dei viventi.

Rottura, separazione, isolamento, disarticolazione, sconnessione. Sont les mots qui vont tres bien ensemble… Sì, sono queste le parole più dolci per le nostre orecchie. Ora, perfino dagli opuscoletti della Casa di Correzione per Tentatori Incompetenti puoi apprendere che la discontinuità è la nota dominante del mondo in cui vive il tuo assistito, un mondo in cui il progresso tecnoscientifico si muove verso l’unità fisica arrivando quasi a sopprimere le distanze materiali tra le genti.

I mezzi di trasporto e di comunicazione accostano sempre più strettamente corpi e voci. Eppure, all’infuori di questa unione solo esteriore, mai come prima la divisione reale tra gli umani è stata tanto accentuata, manifesta, acuta, perfino urlante. Gli uomini si avvicinano solo per odiarsi più da vicino.

Fortunatamente oggi tutto è un arruffio incoerente. Ti invito a consultare uno dei tanti motori di ricerca in internet, come sto facendo io in questo preciso istante. È un’esperienza istruttiva. Sulla home page vedi sfilare una confusione sconnessa di news. La prima notizia ci informa sul reale peso corporeo delle star del cinema; nella seconda si parla di una manifestazione LGBT per i «diritti civili»; la terza riproduce una lite sui social tra un attore e la sua ex; nella quarta si legge la cronaca dell’ultimo attentato terroristico; subito di fianco si avvicina la prossima notizia, dove si legge di una prodigiosa bevanda anti-cancro; poi anche questa è sostituita dall’evoluzione del prezzo del greggio, che cede subito lo spazio a un pezzullo sulle dipendenze animali.

Questo mondo della comunicazione non è soltanto caotico, ma produce anche il caos; produce cose disorganiche, scollegate tra loro fin dall’origine. Un tale scompiglio va a detrimento della narrazione, ostacolando così la possibilità di attribuire significati coerenti.

Pertanto l’effetto che se ne ricava è l’oblio: le notizie vengono dimenticate una dopo l’altra già prima che siano scomparse dallo schermo. Ciò che passa sul display è indifferente, l’importante è che passi qualcosa.

Questa serialità meccanica avvolge come una morsa il mondo in cui il paziente è nato e cresciuto. È tempo di caos e disgregazione, in cui gli oggetti passano slegati di fronte a un uomo sconnesso. Così al disordine esteriore corrisponde un mondo interiore assolutamente incapace di accogliere le cose secondo un nesso ordinato.

Quegli adorabili saccenti di sociologi (a proposito: quanto sono utili alla Nostra Causa, tienili da conto) avrebbero pure coniato dei divertenti nomignoli per designare questo scenario («società istantanea», «società liquida»). Se fossimo mossi – ma non lo siamo, ça va de soi – da intenzioni più caritatevoli non ci potremmo esimere dal far vacillare le loro pretese di autosufficienza. Sarebbe infatti più corretto dire che certe brillanti definizioni sono state adottate a loro insaputa, non senza cioè i discreti suggerimenti del nostro solerte Ufficio Disinformazioni.

Ad ogni buon conto, lungi da noi voler rinnegare i vantaggi cagionati da un cosiffatto stato di cose. Pensa a come una società in stato di liquidazione permanente e centrata sull’istante agevoli eccezionalmente il perseguimento dei nostri scopi! Là dove non vi sono che istanti isolati e successivi può darsi solo una linea di fratture giustapposte.

Una vera bolgia, insomma. Non pare anche a te di respirare, si fa per dire, una soffocante aria di casa? Certo non un clima propizio, ne converrai, a quella lenta gestazione delle anime praticata dal Nemico.

Considera che il tuo paziente solo che lievemente si scosti da Lui subito si troverà immerso, con tutti i suoi sensi, in uno stato di frenetica sovraeccitazione. A tenerlo lontano dall’orazione, che lo ricondurrebbe tra le Sue braccia, provvede lo spirito d’agitazione universalmente diffuso dai media. Raramente, te lo confesso, ho percepito con tale intensità una così spasmodica tensione verso l’effimero, l’istante e l’immediatamente visibile! C’è da restare ammirati! Per non parlare di quanto sia congeniale alle nostre operazioni questa loro onnipresente invasività sonora, così idonea a scacciare il silenzio.

Noi detestiamo il silenzio. Il Nemico, come sai, se ne serve per tendere i Suoi agguati alle anime. Che pusillanime! Agire di soppiatto, furtivamente, come un ladro nella notte, quando potrebbe, solo che si degnasse di innalzare con potenza il proprio Verbo, sovrastare ogni suono dell’universo! Nostro Padre, al contrario, è un vero patito del Rumore. Non v’è angolo dell’Inferno che non sia soverchiato da un grido d’angoscia. Ovunque vi riecheggia il frastuono assordante e spietato della Forza che schiaccia e calpesta!

Vedrai, vedrai con che maestria la cosiddetta “stampa libera”, una volta dis-orientata a dovere, saprà enfatizzare ogni scarmigliatura della chioma petrina, come saprà dibattere all’infinito sulla più minuta piega delle vesti della Pope Star. Ci sono opinionisti di gran talento in grado di passare al setaccio di una morbosa curiosità ogni singola sfumatura dei gusti privati del Suo Vicario; il piccolo schermo brulica di inessenziali esegeti capaci di disquisire con maniacale precisione di mozzette, pianete e apparati della curia romana senza mai nominare il Nemico!

Fomenta e spargi a piene mani l’oscura gioia della chiacchiera, così che la ciarla a ciclo continuo conduca a discettare al contempo di tutto e di nulla, con presunzione e sussiego al sommo grado. Ciò che conta è distogliere la mente del paziente da quel che è veramente essenziale per la fede del Nemico.

Non trascurare perciò di aggiornarti sulle ultime novità nel campo della comunicazione. Segui con estrema cura le sortite del tuo paziente nei luoghi prediletti del chiacchiericcio virtuale: blog, forum, social network, ecc.

Impara a destreggiarti nel web 2.0, giacché pochi sono gli spazi altrettanto carichi di promesse. Ti accorgerai presto delle molteplici opportunità offerte dall’arena digitale, e quanto essa faciliti – senza far ricorso ad avventatezze, solo facendo leva sulle più futili balordaggini – il frazionamento dei figli del Nemico in innumerevoli fazioni litigiose. La migrazione del gregge di Pietro verso il campo di Agramante, voilà notre chef d’oeuvre! Quanto è stato eccitante alimentare odi profondi fra chi dice «papa» e chi dice «vescovo di Roma»! E che dire degli oziosi cincischiamenti intorno al colore delle calzature del Vicario del Nemico? Come dimenticare poi l’aspra contesa tra i partigiani di Francesco e i tifosi di Benedetto, impegnati a guerreggiare per stabilire chi tra i due detenga il primato dell’umiltà? È dal tempo dei partiti di Paolo e Apollo a Corinto che ci ingegniamo senza posa per mettere in circolo nella Sua Chiesa quella mistura di superbo autocompiacimento, di nevrotico fermento e di virtuosa indignazione tipica di ogni cricca minuscola e aggressiva.

Omnia cooperantur in malum. Nostro Padre che sta laggiù, tienilo bene a mente, non ha timore di predicare la volontà del Nemico. Purché possa predicarla a proprio modo.

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