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Scuola cattolica, risorsa preziosa ma a rischio.

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Formazione integrale della persona. Ma anche luogo nel quale «si realizza una parte importante e irrinunciabile della missione stessa della Chiesa». E nello stesso tempo realtà educativa che «è espressione di un diritto della persona e offre un contributo prezioso alla realizzazione di un vero pluralismo» nella società, di cui è «un patrimonio prezioso».

È la scuola cattolica in Italia, così come emerge dalla Nota pastorale elaborata dalla Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, a trent’anni dal precedente documento pastorale «La scuola cattolica, oggi , in Italia» del 1983. Tre decenni nei quali la scuola italiana ha vissuto un periodo di profondi trasformazioni e cambiamenti, nel quale, ricorda la Nota dei vescovi italiani, «la Chiesa ha mantenuto sempre viva l’attenzione verso il mondo dell’educazione», tanto da voler dedicare il decennio in corso proprio a questo argomento ritenendo «indispensabili per un rilancio generalizzato della sensibilità educativa e della funzione della scuola quale luogo di formazione umana».

E anche se la Nota si intitola «La scuola cattolica risorsa educativa della Chiesa locale per la società», il documento elaborato dai vescovi «è rivolto al bene di tutto il Paese e considera tutti gli alunni che in Italia frequentano la scuola italiana di qualsiasi ordine e grado e quale che ne sia il gestore, per il semplice fatto che la cura pastorale della Chiesa è per sua natura rivolta a tutti indistintamente i giovani, nei quali essa ravvisa il proprio futuro inscindibilmente legato a quello dell’Italia».

Uno sguardo globale, dunque, come è stato l’incontro dello scorso 10 maggio in piazza San Pietro con papa Francesco. Ma i vescovi italiani, in questo contesto intendono sottolineare che per i cristiani «la scuola cattolica può dare un contributo originale e significativo ai ragazzi e ai giovani, alle famiglie e all’intera società, accompagnando tutti in un processo di crescita umana e cristiana».

La Nota pastorale si divide in tre parti. La prima volge lo sguardo all’esistente, in cui si ribadisce che «nelle scuole cattoliche si realizza una parte importante e irrinunciabile della missione stessa della Chiesa». I vescovi italiani ricordano anche i passi compiuti dalla scuola statale e dal processo dell’autonomia, che «non si può ancora ritenere compiuto». Analogo discorso per la legge sulla parità scolastica, la grande novità dell’ultimo trentennio, introdotta nel 2000 con la legge 62. Ma allo stesso tempo lanciano un allarme: numerose scuole cattoliche in questi anni per l’impossibilità di fronteggiare i costi crescenti «hanno dovuto porre termine ad antiche e spesso gloriose tradizioni locali», cessando l’attività.

La seconda parte della Nota guarda alla scuola cattolica nelle sue ragioni e nel suo valore, con l’indicazione di quella che deve essere «l’identità della scuola cattolica e i suoi tratti caratteristici». Questa identità «deve essere presente e chiaramente pensata nelle menti di coloro che vi operano; esplicitamente dichiarata nei documenti ufficiali; condivisa e partecipata con le famiglie che la scelgono; concretamente realizzata e tradotta nelle normali attività educative e nei contenuti disciplinari che quotidianamente vengono proposti; costantemente testimoniata dagli operatori della scuola; assiduamente valutata e verificata».

La terza e ultima parte della Nota affronta gli «orientamenti pastorali» che conseguono da quanto espresso prima. La scuola cattolica può e deve essere «sempre considerata uno dei luoghi privilegiati nei quali la comunità cristiana è messa nella condizione di testimoniare il proprio nativo impegno a favore della persona umana tour-court, in modo del tutto naturale, cercando l’incontro con le giovani generazioni e in cordiale collaborazione con i genitori, primi interessati all’educazione dei figli». In questo quadro occorre «un’attenzione pastorale» ai genitori e alle Congregazioni o istituti religiosi che gestiscono scuole all’interno della diocesi. Capitolo non meno importante quello degli insegnanti, «senza dubbio i principali operatori della scuola» e sulla formazione dei quali la Nota invita ad investire.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Formazione integrale della persona. Ma anche luogo nel quale «si realizza una parte importante e irrinunciabile della missione stessa della Chiesa». E nello stesso tempo realtà educativa che «è espressione di un diritto della persona e offre un contributo prezioso alla realizzazione di un vero pluralismo» nella società, di cui è «un patrimonio prezioso».

È la scuola cattolica in Italia, così come emerge dalla Nota pastorale elaborata dalla Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, a trent’anni dal precedente documento pastorale «La scuola cattolica, oggi , in Italia» del 1983. Tre decenni nei quali la scuola italiana ha vissuto un periodo di profondi trasformazioni e cambiamenti, nel quale, ricorda la Nota dei vescovi italiani, «la Chiesa ha mantenuto sempre viva l’attenzione verso il mondo dell’educazione», tanto da voler dedicare il decennio in corso proprio a questo argomento ritenendo «indispensabili per un rilancio generalizzato della sensibilità educativa e della funzione della scuola quale luogo di formazione umana».

E anche se la Nota si intitola «La scuola cattolica risorsa educativa della Chiesa locale per la società», il documento elaborato dai vescovi «è rivolto al bene di tutto il Paese e considera tutti gli alunni che in Italia frequentano la scuola italiana di qualsiasi ordine e grado e quale che ne sia il gestore, per il semplice fatto che la cura pastorale della Chiesa è per sua natura rivolta a tutti indistintamente i giovani, nei quali essa ravvisa il proprio futuro inscindibilmente legato a quello dell’Italia».

Uno sguardo globale, dunque, come è stato l’incontro dello scorso 10 maggio in piazza San Pietro con papa Francesco. Ma i vescovi italiani, in questo contesto intendono sottolineare che per i cristiani «la scuola cattolica può dare un contributo originale e significativo ai ragazzi e ai giovani, alle famiglie e all’intera società, accompagnando tutti in un processo di crescita umana e cristiana».

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La Nota pastorale si divide in tre parti. La prima volge lo sguardo all’esistente, in cui si ribadisce che «nelle scuole cattoliche si realizza una parte importante e irrinunciabile della missione stessa della Chiesa». I vescovi italiani ricordano anche i passi compiuti dalla scuola statale e dal processo dell’autonomia, che «non si può ancora ritenere compiuto». Analogo discorso per la legge sulla parità scolastica, la grande novità dell’ultimo trentennio, introdotta nel 2000 con la legge 62. Ma allo stesso tempo lanciano un allarme: numerose scuole cattoliche in questi anni per l’impossibilità di fronteggiare i costi crescenti «hanno dovuto porre termine ad antiche e spesso gloriose tradizioni locali», cessando l’attività.

La seconda parte della Nota guarda alla scuola cattolica nelle sue ragioni e nel suo valore, con l’indicazione di quella che deve essere «l’identità della scuola cattolica e i suoi tratti caratteristici». Questa identità «deve essere presente e chiaramente pensata nelle menti di coloro che vi operano; esplicitamente dichiarata nei documenti ufficiali; condivisa e partecipata con le famiglie che la scelgono; concretamente realizzata e tradotta nelle normali attività educative e nei contenuti disciplinari che quotidianamente vengono proposti; costantemente testimoniata dagli operatori della scuola; assiduamente valutata e verificata».

La terza e ultima parte della Nota affronta gli «orientamenti pastorali» che conseguono da quanto espresso prima. La scuola cattolica può e deve essere «sempre considerata uno dei luoghi privilegiati nei quali la comunità cristiana è messa nella condizione di testimoniare il proprio nativo impegno a favore della persona umana tour-court, in modo del tutto naturale, cercando l’incontro con le giovani generazioni e in cordiale collaborazione con i genitori, primi interessati all’educazione dei figli». In questo quadro occorre «un’attenzione pastorale» ai genitori e alle Congregazioni o istituti religiosi che gestiscono scuole all’interno della diocesi. Capitolo non meno importante quello degli insegnanti, «senza dubbio i principali operatori della scuola» e sulla formazione dei quali la Nota invita ad investire.

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