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«Scandalo: convivenza tra ricchi e poveri»

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Nell’udienza generale Papa Francesco ha ripercorso le tappe e i temi del suo recente viaggio apostolico in Africa, una terra che lo ha toccato nel profondo.

«​Che bella è l’Africa! Rendo grazie al Signore per questo suo grande dono, che mi ha permesso di visitare tre Paesi: dapprima il Kenia, poi l’Uganda e infine la Repubblica Centrafricana» ha esordito, ricordando la ricchezza spirituale, ma anche l’entusiasmo e la gioia con cui è stato accolto a Nairobi, a Kampala e a Bangui.

Francesco non ha però risparmiato parole dure su quello che ha definito «uno scandalo per l’umanità», riferendosi alla«convivenza tra ricchezza e miseria». ​«Il Kenia – ha detto – è un Paese che rappresenta bene la sfida globale della nostra epoca: tutelare il creato riformando il modello di sviluppo perché sia equo, inclusivo e sostenibile. Tutto questo trova riscontro in Nairobi, la più grande città dell’Africa orientale, dove convivono ricchezza e miseria: ma questo è uno scandalo! Non solo in Africa: anche qui, eh? Dappertutto. La convivenza tra ricchezza e miseria è uno scandalo, è una vergogna per l’umanità».

«“Siate saldi nella fede, non abbiate paura”. Questo era il motto della visita – ha ricordato Francesco riferendosi alla tappa in Kenya -. Una parola che viene vissuta ogni giorno da tante persone umili e semplici, con nobile dignità; una parola testimoniata in modo tragico ed eroico dai giovani dell’Università di Garissa, uccisi il 2 aprile scorso perché cristiani. Il loro sangue è seme di pace e di fraternità per il Kenia, per l’Africa e per il mondo intero».

E nel segno della testimonianza fino al martirio si è svolta anche la tappa in Uganda, con la visita al Santuario di Namugongo nel 50° della canonizzazione dei 22 martiri ugandesi. «Testimonianza è quella dei giovani – ha affermato il Papa – che, malgrado le difficoltà, custodiscono il dono della speranza e cercano di vivere secondo il Vangelo e non secondo il mondo, andando contro-corrente. Testimoni sono i sacerdoti, i consacrati e le consacrate che rinnovano giorno per giorno il loro “sì” totale a Cristo e si dedicano con gioia al servizio del popolo santo di Dio».

E, infine terza tappa nella Repubblica Centrafricana, il cuore dell’Africa, “Paese che sta cercando di uscire da un periodo molto difficile, di conflitti violenti e tanta sofferenza nella popolazione”. Francesco ha ricordato di aver aperto con una settimana di anticipo la prima Porta santa a Bangui, nella capitale del Centrafrica, “in un Paese che soffre tanto, come segno di fede e di speranza”.

Papa Frances_4.jpg
(Nella foto il momento dell’apertura della Porta Santa nella Cattedrale di Bangui)

«L’invito di Gesù ai discepoli: “Passiamo all’altra riva” era – ha ricordato il Papa nell’udienza generale – il motto per il Centrafrica». Secondo Bergoglio, «Passare all’altra riva, in senso civile, significa lasciare alle spalle la guerra, le divisioni, la miseria, e scegliere la pace, la riconciliazione, lo sviluppo». «Ma questo – ha aggiunto – presuppone un passaggio che avviene nelle coscienze, negli atteggiamenti e nelle intenzioni delle persone. E a questo livello è decisivo l’apporto delle comunità religiose. Perciò ho incontrato le Comunità Evangeliche e quella musulmana, condividendo la preghiera e l’impegno per la pace».

Il cuore della riflessione del Papa è stata la missionarietà,che “non è fare proselitismo”. È stato ricordato da Francesco l’incontro con un’anziana suora, 81 anni, che ha raggiunto Bangui in canoa dal Congo insieme a una bambina che la chiamava “nonna”.

Continua il _1.jpg
(Nella foto il Papa con alcune religiose, nell’ultimo viaggio in Africa)

“Ha trascorso 60 anni, tutta una vita, in Africa e come ostetrica ha fatto nascere 3280 bambini. Le donne anche musulmane vanno dalle suore perché sono buone, le curano bene, e non fanno proselitismo ma catechesi solo a chi la vuole. Questa – ha scandito Bergoglio – è la grande testimonianza eroica della Chiesa: annunciare Gesù Cristo con la vita“.

Tutta una vita per la vita, per la vita degli altri. E come lei tante. Come questa suora ce ne sono tanti, bruciano la vita per annunziare Gesù: è bello vedere questo”, ha commentato il Papa. “Io vorrei dire – ha poi concluso Francesco – una parola ai giovani. Pensate a cosa fare della vostra vita, pensate a questa suora e a tanti che come lei hanno dato la vita, ai tanti che sono morti. E per favore non escludete questa possibilità di diventare missionari”.

«La fede si predica- ha concluso Francesco – prima con la testimonianza e poi la Parola».

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«​Che bella è l’Africa! Rendo grazie al Signore per questo suo grande dono, che mi ha permesso di visitare tre Paesi: dapprima il Kenia, poi l’Uganda e infine la Repubblica Centrafricana» ha esordito, ricordando la ricchezza spirituale, ma anche l’entusiasmo e la gioia con cui è stato accolto a Nairobi, a Kampala e a Bangui.

Francesco non ha però risparmiato parole dure su quello che ha definito «uno scandalo per l’umanità», riferendosi alla«convivenza tra ricchezza e miseria». ​«Il Kenia – ha detto – è un Paese che rappresenta bene la sfida globale della nostra epoca: tutelare il creato riformando il modello di sviluppo perché sia equo, inclusivo e sostenibile. Tutto questo trova riscontro in Nairobi, la più grande città dell’Africa orientale, dove convivono ricchezza e miseria: ma questo è uno scandalo! Non solo in Africa: anche qui, eh? Dappertutto. La convivenza tra ricchezza e miseria è uno scandalo, è una vergogna per l’umanità».

«“Siate saldi nella fede, non abbiate paura”. Questo era il motto della visita – ha ricordato Francesco riferendosi alla tappa in Kenya -. Una parola che viene vissuta ogni giorno da tante persone umili e semplici, con nobile dignità; una parola testimoniata in modo tragico ed eroico dai giovani dell’Università di Garissa, uccisi il 2 aprile scorso perché cristiani. Il loro sangue è seme di pace e di fraternità per il Kenia, per l’Africa e per il mondo intero».

E nel segno della testimonianza fino al martirio si è svolta anche la tappa in Uganda, con la visita al Santuario di Namugongo nel 50° della canonizzazione dei 22 martiri ugandesi. «Testimonianza è quella dei giovani – ha affermato il Papa – che, malgrado le difficoltà, custodiscono il dono della speranza e cercano di vivere secondo il Vangelo e non secondo il mondo, andando contro-corrente. Testimoni sono i sacerdoti, i consacrati e le consacrate che rinnovano giorno per giorno il loro “sì” totale a Cristo e si dedicano con gioia al servizio del popolo santo di Dio».

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E, infine terza tappa nella Repubblica Centrafricana, il cuore dell’Africa, “Paese che sta cercando di uscire da un periodo molto difficile, di conflitti violenti e tanta sofferenza nella popolazione”. Francesco ha ricordato di aver aperto con una settimana di anticipo la prima Porta santa a Bangui, nella capitale del Centrafrica, “in un Paese che soffre tanto, come segno di fede e di speranza”.

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(Nella foto il momento dell’apertura della Porta Santa nella Cattedrale di Bangui)

«L’invito di Gesù ai discepoli: “Passiamo all’altra riva” era – ha ricordato il Papa nell’udienza generale – il motto per il Centrafrica». Secondo Bergoglio, «Passare all’altra riva, in senso civile, significa lasciare alle spalle la guerra, le divisioni, la miseria, e scegliere la pace, la riconciliazione, lo sviluppo». «Ma questo – ha aggiunto – presuppone un passaggio che avviene nelle coscienze, negli atteggiamenti e nelle intenzioni delle persone. E a questo livello è decisivo l’apporto delle comunità religiose. Perciò ho incontrato le Comunità Evangeliche e quella musulmana, condividendo la preghiera e l’impegno per la pace».

Il cuore della riflessione del Papa è stata la missionarietà,che “non è fare proselitismo”. È stato ricordato da Francesco l’incontro con un’anziana suora, 81 anni, che ha raggiunto Bangui in canoa dal Congo insieme a una bambina che la chiamava “nonna”.

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(Nella foto il Papa con alcune religiose, nell’ultimo viaggio in Africa)

“Ha trascorso 60 anni, tutta una vita, in Africa e come ostetrica ha fatto nascere 3280 bambini. Le donne anche musulmane vanno dalle suore perché sono buone, le curano bene, e non fanno proselitismo ma catechesi solo a chi la vuole. Questa – ha scandito Bergoglio – è la grande testimonianza eroica della Chiesa: annunciare Gesù Cristo con la vita“.

Tutta una vita per la vita, per la vita degli altri. E come lei tante. Come questa suora ce ne sono tanti, bruciano la vita per annunziare Gesù: è bello vedere questo”, ha commentato il Papa. “Io vorrei dire – ha poi concluso Francesco – una parola ai giovani. Pensate a cosa fare della vostra vita, pensate a questa suora e a tanti che come lei hanno dato la vita, ai tanti che sono morti. E per favore non escludete questa possibilità di diventare missionari”.

«La fede si predica- ha concluso Francesco – prima con la testimonianza e poi la Parola».

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