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“Scandali e comunicazione malvagia, le dittature si creano così”

Il Papa a Santa Marta

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A Santa Marta Francesco stigmatizza le bugie e le calunnie che hanno distrutto persone e istituzioni: «Anche la persecuzione degli ebrei è iniziata in questo modo»

SALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO

La procedura è più o meno sempre la stessa. E comincia dai tempi di Cristo, passa per le persecuzioni degli ebrei nel secolo scorso, e arriva fino ai giorni nostri con la «adulterazione» della democrazia. Tutto parte da «una bugia», e «dopo aver distrutto sia una persona sia una situazione con quella calunnia», si giudica, si condanna e, molto spesso, si prepara il terreno all’instaurarsi di una dittatura. Una «comunicazione calunniosa», «una comunicazione malvagia» la definiva l’apostolo Giacomo, che distrugge uomini, istituzioni e sistemi: contro di essa si scaglia Papa Francesco nella messa a Santa Marta di oggi. 

 
Spunto per la riflessione del Pontefice – riportata da Vatican News – è la storia del vignaiolo Nabot narrata oggi nel primo Libro dei Re. Il re Acab desidera la vigna dell’uomo e gli offre del denaro, ma quella terra è parte dell’eredità dei suoi padri e quindi Nabot rifiuta l’offerta. Ma Acab, «capriccioso» come i bambini «che quando non ottengono ciò che vogliono: piange», su consiglio della «moglie crudele, Gezabèle», lo fa «accusare di falsità, uccidere e prende possesso della sua vigna».  
 
La vicenda è paradigmatica: Nabot è un «martire della fedeltà all’eredità» che aveva ricevuto dai suoi padri. Un’eredità che andava oltre la vigna, «un’eredità del cuore», sottolinea Bergoglio. La sorte del vignaiolo è la stessa di tanti martiri calunniati e condannati: Gesù Cristo, per primo, poi Santo Stefano che prova a difendersi da chi lo accusava, ma questi preferiscono lapidarlo piuttosto che ascoltare la verità. Come lui tanti altri testimoni di fede nel corso dei secoli.  
 
Tale modo di procedere, annota il Papa, è lo stesso «tanti capi di Stato o di governo». Le cronache internazionali lo dimostrano: «Anche oggi, in tanti Paesi, si usa questo metodo: distruggere la libera comunicazione. Per esempio pensiamo: c’è una legge dei media, di comunicazione, si cancella quella legge; si dà tutto l’apparecchio della comunicazione a una ditta, a una società che calunnia, dice delle falsità, indebolisce la vita democratica. Poi vengono i giudici a giudicare queste istituzioni indebolite, queste persone distrutte, condannano, e così va avanti una dittatura. Le dittature, tutte, hanno incominciato così, con adulterare la comunicazione, per mettere la comunicazione nelle mani di una persona senza scrupolo, di un governo senza scrupolo». 
 
Le tragedie del secolo scorso non ci hanno insegnato nulla? Papa Francesco cita un esempio lampante, la persecuzione degli ebrei. «Una comunicazione calunniosa, contro gli ebrei; e finivano ad Auschwitz perché non meritavano di vivere. Oh… è un orrore, ma un orrore che succede oggi: nelle piccole società, nelle persone e in tanti Paesi. Il primo passo è appropriarsi della comunicazione, e dopo la distruzione, il giudizio, e la morte». 
 
Questo succede nei grandi sistemi, ma «anche nella vita quotidiana è così», afferma il Pontefice: si vuole distruggere una persona? Allora «incomincio con la comunicazione: sparlare, calunniare, dire scandali».  
 
E che grande fascino che hanno questi scandali: «Una seduzione enorme, una grande seduzione», dice Papa Francesco. «Le buone notizie non sono seduttrici: “Sì, ma che bello che ha fatto!”. E passa… Ma uno scandalo: “Ma hai visto! Hai visto questo! Hai visto quell’altro cosa ha fatto? Questa situazione… Ma non può, non si può andare avanti così!”. E così la comunicazione cresce, e quella persona, quella istituzione, quel Paese finisce nella rovina».  
 
È chiaro: «Non si giudicano alla fine le persone. Si giudicano le rovine delle persone o delle istituzioni, perché non possono difendersi». Questa «seduzione dello scandalo nella comunicazione porta proprio all’angolo». «Distrugge», ripete il Papa. «Questo è il dramma dell’avidità umana… tante persone vengono, infatti, distrutte da una comunicazione malvagia… tanti Paesi distrutti per dittature malvagie e calunniose».  
 
L’invito del Papa è quindi a rileggere la storia di Nabot nel primo Libro dei Re e poi pensare e pregare per le tante vittime – uomini, donne, bambini, intere nazioni – devastate da «tante dittature con “guanti bianchi”». 

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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“Scandali e comunicazione malvagia, le dittature si creano così”

Il Papa a Santa Marta

  

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A Santa Marta Francesco stigmatizza le bugie e le calunnie che hanno distrutto persone e istituzioni: «Anche la persecuzione degli ebrei è iniziata in questo modo»

SALVATORE CERNUZIO
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La procedura è più o meno sempre la stessa. E comincia dai tempi di Cristo, passa per le persecuzioni degli ebrei nel secolo scorso, e arriva fino ai giorni nostri con la «adulterazione» della democrazia. Tutto parte da «una bugia», e «dopo aver distrutto sia una persona sia una situazione con quella calunnia», si giudica, si condanna e, molto spesso, si prepara il terreno all’instaurarsi di una dittatura. Una «comunicazione calunniosa», «una comunicazione malvagia» la definiva l’apostolo Giacomo, che distrugge uomini, istituzioni e sistemi: contro di essa si scaglia Papa Francesco nella messa a Santa Marta di oggi. 

 
Spunto per la riflessione del Pontefice – riportata da Vatican News – è la storia del vignaiolo Nabot narrata oggi nel primo Libro dei Re. Il re Acab desidera la vigna dell’uomo e gli offre del denaro, ma quella terra è parte dell’eredità dei suoi padri e quindi Nabot rifiuta l’offerta. Ma Acab, «capriccioso» come i bambini «che quando non ottengono ciò che vogliono: piange», su consiglio della «moglie crudele, Gezabèle», lo fa «accusare di falsità, uccidere e prende possesso della sua vigna».  
 
La vicenda è paradigmatica: Nabot è un «martire della fedeltà all’eredità» che aveva ricevuto dai suoi padri. Un’eredità che andava oltre la vigna, «un’eredità del cuore», sottolinea Bergoglio. La sorte del vignaiolo è la stessa di tanti martiri calunniati e condannati: Gesù Cristo, per primo, poi Santo Stefano che prova a difendersi da chi lo accusava, ma questi preferiscono lapidarlo piuttosto che ascoltare la verità. Come lui tanti altri testimoni di fede nel corso dei secoli.  
 
Tale modo di procedere, annota il Papa, è lo stesso «tanti capi di Stato o di governo». Le cronache internazionali lo dimostrano: «Anche oggi, in tanti Paesi, si usa questo metodo: distruggere la libera comunicazione. Per esempio pensiamo: c’è una legge dei media, di comunicazione, si cancella quella legge; si dà tutto l’apparecchio della comunicazione a una ditta, a una società che calunnia, dice delle falsità, indebolisce la vita democratica. Poi vengono i giudici a giudicare queste istituzioni indebolite, queste persone distrutte, condannano, e così va avanti una dittatura. Le dittature, tutte, hanno incominciato così, con adulterare la comunicazione, per mettere la comunicazione nelle mani di una persona senza scrupolo, di un governo senza scrupolo». 
 
Le tragedie del secolo scorso non ci hanno insegnato nulla? Papa Francesco cita un esempio lampante, la persecuzione degli ebrei. «Una comunicazione calunniosa, contro gli ebrei; e finivano ad Auschwitz perché non meritavano di vivere. Oh… è un orrore, ma un orrore che succede oggi: nelle piccole società, nelle persone e in tanti Paesi. Il primo passo è appropriarsi della comunicazione, e dopo la distruzione, il giudizio, e la morte». 
 
Questo succede nei grandi sistemi, ma «anche nella vita quotidiana è così», afferma il Pontefice: si vuole distruggere una persona? Allora «incomincio con la comunicazione: sparlare, calunniare, dire scandali».  
 
E che grande fascino che hanno questi scandali: «Una seduzione enorme, una grande seduzione», dice Papa Francesco. «Le buone notizie non sono seduttrici: “Sì, ma che bello che ha fatto!”. E passa… Ma uno scandalo: “Ma hai visto! Hai visto questo! Hai visto quell’altro cosa ha fatto? Questa situazione… Ma non può, non si può andare avanti così!”. E così la comunicazione cresce, e quella persona, quella istituzione, quel Paese finisce nella rovina».  
 
È chiaro: «Non si giudicano alla fine le persone. Si giudicano le rovine delle persone o delle istituzioni, perché non possono difendersi». Questa «seduzione dello scandalo nella comunicazione porta proprio all’angolo». «Distrugge», ripete il Papa. «Questo è il dramma dell’avidità umana… tante persone vengono, infatti, distrutte da una comunicazione malvagia… tanti Paesi distrutti per dittature malvagie e calunniose».  
 
L’invito del Papa è quindi a rileggere la storia di Nabot nel primo Libro dei Re e poi pensare e pregare per le tante vittime – uomini, donne, bambini, intere nazioni – devastate da «tante dittature con “guanti bianchi”». 

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