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HomeParola di DioIl Vangelo della Festa - Anno CSantissima Trinità - Anno C - 16 luglio 2019

Santissima Trinità – Anno C – 16 luglio 2019

Gravidi di quel Dio che ci abita






    Dal Vangelo secondo Giovanni

    “In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.
    Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà»”.




    Dio non è solo, isolato e, beatamente, chiuso in se stesso. Sarebbe troppo riduttivo ed “egoisticamente” incomprensibile. Dio è una comunità d’amore. D’altronde non potrebbe essere altrimenti. E’ nella natura stessa dell’amore relazionarsi, fare spazio all’altro, dedicarsi a lui, accoglierlo, accompagnarlo, custodirlo. Se “Dio è amore” va da sé che Lui è sorgente di ogni relazione e fonte di ogni comunione. La comunione è qualcosa che supera il semplice stare insieme, accanto, essa presuppone che le vite, le esistenze si fondano in una relazione più vera, profonda ed intima. La Trinità è tutto questo.

    “Con il tuo unico Figlio e con lo Spirito Santo
    sei un solo Dio, un solo Signore,
    non nell’unità di una sola persona,
    ma nella Trinità di una sola sostanza… E nel proclamare te Dio vero ed eterno,
    noi adoriamo la Trinità delle Persone,
    l’unità della natura, l’uguaglianza nella maestà divina” (Prefazio della Santissima Trinità).

    La  Trinità non è un rebus per far giocare la mente e, forse, disperderla nei tornanti della ragione o nei meandri della ricerca che non si dà pace o non riesce a contenere, comprendere, dominare. E’ piuttosto la ricchezza inestimabile ed inesauribile con cui Dio si dona. E l’uomo, che è sua immagine e somiglianza, è chiamato ad incarnare ed ispirare il proprio modo di relazionarsi attingendo, dissetandosi, a questa fonte sorgiva per alimentare la propria ricerca e fatica di imitare Colui che lo ha voluto come se stesso. 

    Se l’essenza di Dio è l’amore che circola all’interno della santissima Trinità, anche l’uomo sarà totalmente ed integralmente tale solo quando vivrà di comunione e in comunione. Questo è il DNA identificativo e qualificativo dell’avventura cristiana, la parresia che porta con sé l’esperienza di fede e di vita ispirata alla dimensione comunionale di Dio. “E questo contrasta con i modelli del mondo, dove ci sono tante vene strozzate che ostruiscono la circolazione della vita, e vene troppo gonfie dove la vita ristagna e provoca necrosi ai tessuti. Ci sono capitali accumulati che sottraggono vita ad altre vite; intelligenze cui non è permesso di fiorire e portare il loro contributo all’evoluzione dell’umanità; linee tracciate sulle carte geografiche che sono come lacci emostatici, e sia di qua che di là, per motivi diversi, si soffre…” (Ermes Ronchi).

    L’uomo è il cielo di Dio, è la tenda entro la quale Dio rinchiude se stesso. Un Dio intero, totale, quindi trinitario. Simone Weil usa questa delicata metafora: Le amiche della sposa non conoscono i segreti della camera nuziale, ma quando vedono l’amica diversa, gloriosa di vita nuova, con il grembo che s’inarca come una vela, allora capiscono che a trasformarla è stato l’incontro d’amore. Noi dobbiamo essere gravidi di quel Dio che ci abita. Il centro della fede non è ciò che io faccio per Dio, ma ciò che Dio fa per me. Al centro non stanno le mie azioni, buone o cattive, ma quelle di Dio, il Totalmente Altro che viene e mi rende altro. Mi rende capace di comunione come lo è Lui col figlio nello Spirito Santo. Una comunità d’amore.




    Fratelli carissimi,
    rivolgiamo la nostra unanime preghiera a Dio Padre,
    che ha rivelato al mondo il suo grande amore
    nel dono del Figlio unigenito e dello Spirito Santo.

    R. Signore Dio nostro, ascoltaci.

    Per la santa Chiesa,
    perché attesti al mondo intero la sua realtà di popolo di Dio,
    convocato dall’amore del Padre, per mezzo di Cristo,
    nella comunione di un solo Spirito, preghiamo. R.

    Per tutti i popoli della terra,
    perché illuminati dalla sapienza dello Spirito
    riconoscano in Gesù Cristo l’inviato del Padre,
    e siano radunati nell’unica Chiesa, preghiamo. R.

    Per tutti coloro che sono nella sofferenza e nella prova,
    perché sperimentino l’amore del Padre
    e la presenza consolante dello Spirito di Cristo, preghiamo. R.

    Per tutti gli uomini
    lacerati e sconvolti dalle violenze e dai conflitti,
    perché mediante l’azione dello Spirito
    si sentano figli dell’unico Padre e fratelli in Cristo,
    che nel suo sangue ha fatto pace fra cielo e terra, preghiamo. R.

    Per noi qui presenti,
    perché la grazia del Battesimo,
    conferitoci nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,
    cresca e fruttifichi con un’adesione sempre più convinta e operosa, preghiamo. R.

    Guarda, o Padre, al volto del tuo Figlio,
    e accogli la preghiera di questa tua famiglia,
    perché fortificata dal dono dello Spirito,
    diventi segno e primizia dell’umanità
    partecipe del mistero uno e trino del tuo amore.
    Per Cristo nostro Signore.

    R. Amen.




    Signore Dio nostro, la comunione al tuo sacramento, e la professione della nostra fede in te, unico Dio in tre persone, ci sia pegno di salvezza dell’anima e del corpo. Per Cristo nostro Signore.





Dal Vangelo secondo Giovanni

“In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.
Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà»”.



Dio non è solo, isolato e, beatamente, chiuso in se stesso. Sarebbe troppo riduttivo ed “egoisticamente” incomprensibile. Dio è una comunità d’amore. D’altronde non potrebbe essere altrimenti. E’ nella natura stessa dell’amore relazionarsi, fare spazio all’altro, dedicarsi a lui, accoglierlo, accompagnarlo, custodirlo. Se “Dio è amore” va da sé che Lui è sorgente di ogni relazione e fonte di ogni comunione. La comunione è qualcosa che supera il semplice stare insieme, accanto, essa presuppone che le vite, le esistenze si fondano in una relazione più vera, profonda ed intima. La Trinità è tutto questo.

“Con il tuo unico Figlio e con lo Spirito Santo
sei un solo Dio, un solo Signore,
non nell’unità di una sola persona,
ma nella Trinità di una sola sostanza… E nel proclamare te Dio vero ed eterno,
noi adoriamo la Trinità delle Persone,
l’unità della natura, l’uguaglianza nella maestà divina” (Prefazio della Santissima Trinità).

La  Trinità non è un rebus per far giocare la mente e, forse, disperderla nei tornanti della ragione o nei meandri della ricerca che non si dà pace o non riesce a contenere, comprendere, dominare. E’ piuttosto la ricchezza inestimabile ed inesauribile con cui Dio si dona. E l’uomo, che è sua immagine e somiglianza, è chiamato ad incarnare ed ispirare il proprio modo di relazionarsi attingendo, dissetandosi, a questa fonte sorgiva per alimentare la propria ricerca e fatica di imitare Colui che lo ha voluto come se stesso. 

Se l’essenza di Dio è l’amore che circola all’interno della santissima Trinità, anche l’uomo sarà totalmente ed integralmente tale solo quando vivrà di comunione e in comunione. Questo è il DNA identificativo e qualificativo dell’avventura cristiana, la parresia che porta con sé l’esperienza di fede e di vita ispirata alla dimensione comunionale di Dio. “E questo contrasta con i modelli del mondo, dove ci sono tante vene strozzate che ostruiscono la circolazione della vita, e vene troppo gonfie dove la vita ristagna e provoca necrosi ai tessuti. Ci sono capitali accumulati che sottraggono vita ad altre vite; intelligenze cui non è permesso di fiorire e portare il loro contributo all’evoluzione dell’umanità; linee tracciate sulle carte geografiche che sono come lacci emostatici, e sia di qua che di là, per motivi diversi, si soffre…” (Ermes Ronchi).

L’uomo è il cielo di Dio, è la tenda entro la quale Dio rinchiude se stesso. Un Dio intero, totale, quindi trinitario. Simone Weil usa questa delicata metafora: Le amiche della sposa non conoscono i segreti della camera nuziale, ma quando vedono l’amica diversa, gloriosa di vita nuova, con il grembo che s’inarca come una vela, allora capiscono che a trasformarla è stato l’incontro d’amore. Noi dobbiamo essere gravidi di quel Dio che ci abita. Il centro della fede non è ciò che io faccio per Dio, ma ciò che Dio fa per me. Al centro non stanno le mie azioni, buone o cattive, ma quelle di Dio, il Totalmente Altro che viene e mi rende altro. Mi rende capace di comunione come lo è Lui col figlio nello Spirito Santo. Una comunità d’amore.



Fratelli carissimi,
rivolgiamo la nostra unanime preghiera a Dio Padre,
che ha rivelato al mondo il suo grande amore
nel dono del Figlio unigenito e dello Spirito Santo.

R. Signore Dio nostro, ascoltaci.

Per la santa Chiesa,
perché attesti al mondo intero la sua realtà di popolo di Dio,
convocato dall’amore del Padre, per mezzo di Cristo,
nella comunione di un solo Spirito, preghiamo. R.

Per tutti i popoli della terra,
perché illuminati dalla sapienza dello Spirito
riconoscano in Gesù Cristo l’inviato del Padre,
e siano radunati nell’unica Chiesa, preghiamo. R.

Per tutti coloro che sono nella sofferenza e nella prova,
perché sperimentino l’amore del Padre
e la presenza consolante dello Spirito di Cristo, preghiamo. R.

Per tutti gli uomini
lacerati e sconvolti dalle violenze e dai conflitti,
perché mediante l’azione dello Spirito
si sentano figli dell’unico Padre e fratelli in Cristo,
che nel suo sangue ha fatto pace fra cielo e terra, preghiamo. R.

Per noi qui presenti,
perché la grazia del Battesimo,
conferitoci nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,
cresca e fruttifichi con un’adesione sempre più convinta e operosa, preghiamo. R.

Guarda, o Padre, al volto del tuo Figlio,
e accogli la preghiera di questa tua famiglia,
perché fortificata dal dono dello Spirito,
diventi segno e primizia dell’umanità
partecipe del mistero uno e trino del tuo amore.
Per Cristo nostro Signore.

R. Amen.



Signore Dio nostro, la comunione al tuo sacramento, e la professione della nostra fede in te, unico Dio in tre persone, ci sia pegno di salvezza dell’anima e del corpo. Per Cristo nostro Signore.

B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".
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Santissima Trinità – Anno C – 16 luglio 2019

Gravidi di quel Dio che ci abita



Dal Vangelo secondo Giovanni

“In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.
Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà»”.



Dio non è solo, isolato e, beatamente, chiuso in se stesso. Sarebbe troppo riduttivo ed “egoisticamente” incomprensibile. Dio è una comunità d’amore. D’altronde non potrebbe essere altrimenti. E’ nella natura stessa dell’amore relazionarsi, fare spazio all’altro, dedicarsi a lui, accoglierlo, accompagnarlo, custodirlo. Se “Dio è amore” va da sé che Lui è sorgente di ogni relazione e fonte di ogni comunione. La comunione è qualcosa che supera il semplice stare insieme, accanto, essa presuppone che le vite, le esistenze si fondano in una relazione più vera, profonda ed intima. La Trinità è tutto questo.

“Con il tuo unico Figlio e con lo Spirito Santo
sei un solo Dio, un solo Signore,
non nell’unità di una sola persona,
ma nella Trinità di una sola sostanza… E nel proclamare te Dio vero ed eterno,
noi adoriamo la Trinità delle Persone,
l’unità della natura, l’uguaglianza nella maestà divina” (Prefazio della Santissima Trinità).

La  Trinità non è un rebus per far giocare la mente e, forse, disperderla nei tornanti della ragione o nei meandri della ricerca che non si dà pace o non riesce a contenere, comprendere, dominare. E’ piuttosto la ricchezza inestimabile ed inesauribile con cui Dio si dona. E l’uomo, che è sua immagine e somiglianza, è chiamato ad incarnare ed ispirare il proprio modo di relazionarsi attingendo, dissetandosi, a questa fonte sorgiva per alimentare la propria ricerca e fatica di imitare Colui che lo ha voluto come se stesso. 

Se l’essenza di Dio è l’amore che circola all’interno della santissima Trinità, anche l’uomo sarà totalmente ed integralmente tale solo quando vivrà di comunione e in comunione. Questo è il DNA identificativo e qualificativo dell’avventura cristiana, la parresia che porta con sé l’esperienza di fede e di vita ispirata alla dimensione comunionale di Dio. “E questo contrasta con i modelli del mondo, dove ci sono tante vene strozzate che ostruiscono la circolazione della vita, e vene troppo gonfie dove la vita ristagna e provoca necrosi ai tessuti. Ci sono capitali accumulati che sottraggono vita ad altre vite; intelligenze cui non è permesso di fiorire e portare il loro contributo all’evoluzione dell’umanità; linee tracciate sulle carte geografiche che sono come lacci emostatici, e sia di qua che di là, per motivi diversi, si soffre…” (Ermes Ronchi).

L’uomo è il cielo di Dio, è la tenda entro la quale Dio rinchiude se stesso. Un Dio intero, totale, quindi trinitario. Simone Weil usa questa delicata metafora: Le amiche della sposa non conoscono i segreti della camera nuziale, ma quando vedono l’amica diversa, gloriosa di vita nuova, con il grembo che s’inarca come una vela, allora capiscono che a trasformarla è stato l’incontro d’amore. Noi dobbiamo essere gravidi di quel Dio che ci abita. Il centro della fede non è ciò che io faccio per Dio, ma ciò che Dio fa per me. Al centro non stanno le mie azioni, buone o cattive, ma quelle di Dio, il Totalmente Altro che viene e mi rende altro. Mi rende capace di comunione come lo è Lui col figlio nello Spirito Santo. Una comunità d’amore.



Fratelli carissimi,
rivolgiamo la nostra unanime preghiera a Dio Padre,
che ha rivelato al mondo il suo grande amore
nel dono del Figlio unigenito e dello Spirito Santo.

R. Signore Dio nostro, ascoltaci.

Per la santa Chiesa,
perché attesti al mondo intero la sua realtà di popolo di Dio,
convocato dall’amore del Padre, per mezzo di Cristo,
nella comunione di un solo Spirito, preghiamo. R.

Per tutti i popoli della terra,
perché illuminati dalla sapienza dello Spirito
riconoscano in Gesù Cristo l’inviato del Padre,
e siano radunati nell’unica Chiesa, preghiamo. R.

Per tutti coloro che sono nella sofferenza e nella prova,
perché sperimentino l’amore del Padre
e la presenza consolante dello Spirito di Cristo, preghiamo. R.

Per tutti gli uomini
lacerati e sconvolti dalle violenze e dai conflitti,
perché mediante l’azione dello Spirito
si sentano figli dell’unico Padre e fratelli in Cristo,
che nel suo sangue ha fatto pace fra cielo e terra, preghiamo. R.

Per noi qui presenti,
perché la grazia del Battesimo,
conferitoci nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,
cresca e fruttifichi con un’adesione sempre più convinta e operosa, preghiamo. R.

Guarda, o Padre, al volto del tuo Figlio,
e accogli la preghiera di questa tua famiglia,
perché fortificata dal dono dello Spirito,
diventi segno e primizia dell’umanità
partecipe del mistero uno e trino del tuo amore.
Per Cristo nostro Signore.

R. Amen.



Signore Dio nostro, la comunione al tuo sacramento, e la professione della nostra fede in te, unico Dio in tre persone, ci sia pegno di salvezza dell’anima e del corpo. Per Cristo nostro Signore.

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B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".
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