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Salire a Gerusalemme

Saliamo al monte del Signore, perché ci indichi le sue vie, perché da Gerusalemme esce la Torah del Signore, che ci insegna la Via, la Verità e la Vita.

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di: Roberto Mela

Cominciamo dalla fine. La cronologia di Gerusalemme posta in Appendice (pp. 99-110) stordisce il lettore per la sequela di eventi che hanno segnato questa città lungo la storia, punteggiandola di guerre, scontri, edificazioni di templi e palazzi, cambi di dominazioni, convivenza pacifica fra popoli e religioni diverse… Chi la vuole visitare carpendole il segreto nascosto, ha bisogno di pregare e di mettersi in ginocchio. La bella preghiera per il pellegrinaggio in Terra Santa (pp. 95-96) aiuterà il pellegrino a prepararsi alla salita verso la madre e ad assimilare il suo nutrimento una volta tornato a casa.

A Gerusalemme sono legate in modo particolare quattro figure (pp. 69-94), alle quali l’arcivescovo di Chiesti-Vasto, docente stimato, fine teologo impegnato nel dialogo interreligioso e nell’ecumenismo, innamorato della Terra del Santo dove si è recato innumerevoli volte, dedica delle splendide pagine: Abramo e il Monte Moria (pp. 69-74), Davide e Sion (pp. 75-80), Maria, figlia di Sion (pp. 81-86), Gesù e Gerusalemme (pp. 87-94).

Gerusalemme è il luogo dove Dio chiede tutto al credente, l’offerta del proprio futuro (Isacco), dopo aver lasciato il proprio passato. Gerusalemme ha visto Davide, sintesi dell’uomo passionale, peccatore e guerriero implacabile, diventare sempre più spossessato da sé e affidato al Signore, mentre accetta di essere forse maledetto attraverso lo straniero Simei. Maria, la “donna”, la madre di Sion, Gerusalemme nuova, sale a Gerusalemme per accompagnare la maggiorità religiosa del suo figlio e vi risalirà per ricevere sotto la croce il dono della comunità nascente dei discepoli nella persona del Discepolo Amato che la prende «fra le cose proprie». A metà della sua vita pubblica Gesù prende la ferma decisione – «fece la faccia dura» (Lc 9,51) – di salire a Gerusalemme dove la sua missione sarebbe giunta alla sua perfezione. Nel mistero pasquale di morte e risurrezione adempiutosi in Gerusalemme si realizza il segno massimo dell’alleanza rinnovata fra Dio e l’umanità. Da Gerusalemme – sempre secondo l’evangelista Luca – partirà la missione universale della Chiesa a favore di tutte le genti (Atti degli Apostoli).

Che cos’è allora la Terra Santa? Che senso ha compiervi pellegrinaggio? Cosa dice oggi Gerusalemme al pellegrino che vi giunge carico di attese e di speranze?

Gli stimoli offerti a mons. Forte da Giuseppe Caffulli – giornalista, direttore delle riviste edite in Italia dalla Custodia di Terra Santa (Terrasanta, Eco di Terra Santa) e della testata on-line terrasanta.net –, danno origine a un colloquio affascinante, che si rivela essere uno splendido vademecum teologico-spirituale per salire a Gerusalemme e nella Terra del Santo con una preparazione adeguata ad assimilare (almeno in parte) il latte della madre, scoprire la cava di pietra da cui siamo stati tagliati, il pozzo da cui siamo stati tratti (pp. 9-68).

A Gerusalemme si sale per spogliarsi del proprio uomo vecchio e accogliere la grazia della vita nuova. L’ombelico del mondo ci accoglierà per far toccare l’umano col divino, la terra e il cielo. La geografia teologica ci fa “tastare” e “sentire” i segni della passione di Dio per gli uomini. Il suo amore appassionato si è “riservato” una terra – per questo è “santa”, meglio, “del Santo” – per donarla al popolo dell’elezione perché vi viva con alti standard morali insieme a tutti i popoli che storicamente vi avranno posto lì la loro tenda.

A Gerusalemme si sale per pregare per la pace. Si invoca la pace che solo Dio può ispirare al cuore dei responsabili dei popoli, perché agiscano superando le profonde diffidenze reciproche, nel perdono, nella giustizia, nel porre termine al dolore imposto da un popolo ad un altro dopo averlo patito tanto sulla propria pelle…

A Gerusalemme si incontrano le Chiese locali, minoranza ormai minimale, e le confessioni religiose che percorrono la faticosa ma esaltante strada dell’ecumenismo, lodando Dio per i grandi passi in avanti fatti rispetto al passato anche recente.

A Gerusalemme si tocca con mano la venerazione delle tre religioni per la stessa città, per lo stesso monte Moria/“Il Nobile Recinto”. A pochi passi di lì, ci si china a baciare il luogo profumato che testimonia la morte e la risurrezione di Colui che ha iniziato a portare a compimento tutte le promesse fatte da Dio ad Abramo, ai patriarchi e ai Profeti. L’Edicola della risurrezione (più che la “Basilica del Santo Sepolcro” – che è vuoto!) è testimone perenne, pietrificato, di un Dio che non si dimenticherà mai dei suoi figli, donando loro pace, riconciliazione, cammino fraterno.

Pellegrinare salendo a Gerusalemme è ritrovare se stessi, fare un esame di coscienza, prendere delle decisioni spesso impegnative, accettare dolori grandi e umanamente duri da portare, sperare speranze di largo respiro, abbandonarsi totalmente e con piena confidenza al Dio dell’amore.

Gerusalemme è ritrovare se stessi e ritrovare il Dio dell’alleanza, della vita, dell’unica gioia vera.

A p 64 r 9 la frase di Mt 3,9 è pronunciata da Giovanni Battista e non da Gesù. A p. 79 r -12 è meglio parlare di fonte del Ghicon più che di fonte del Cedron.

“Chiedete pace per Gerusalemme” (Sal 122,6), si traduce normalmente la frase riportata in caratteri ebraici in copertina: Myl#wry Mwl# wl)#.

Massimo Pazzini, ex decano dello SBF di Gerusalemme, ha suggerito da tempo la semplice traduzione letterale: “Chiedete la pace di Gerusalemme”. Chiedete la sua pace, quella che è tipicamente sua, che solo lei può dare perché l’ha ricevuta dal Dio della pace nella morte e risurrezione di Gesù. Chiedete la pace per lei – possiamo aggiungere –, città che vive da tanto tempo senza la pace. Chiedete infine che la pace da lei si irradi su tutti i popoli.

Saliamo al monte del Signore, perché ci indichi le sue vie, perché da Gerusalemme esce la Torah del Signore, che ci insegna la Via, la Verità e la Vita.

L’autore di queste righe lo farà a breve e questo bel libro lo accompagnerà come tesoro prezioso.

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Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Salire a Gerusalemme

Saliamo al monte del Signore, perché ci indichi le sue vie, perché da Gerusalemme esce la Torah del Signore, che ci insegna la Via, la Verità e la Vita.

  

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A Gerusalemme sono legate in modo particolare quattro figure (pp. 69-94), alle quali l’arcivescovo di Chiesti-Vasto, docente stimato, fine teologo impegnato nel dialogo interreligioso e nell’ecumenismo, innamorato della Terra del Santo dove si è recato innumerevoli volte, dedica delle splendide pagine: Abramo e il Monte Moria (pp. 69-74), Davide e Sion (pp. 75-80), Maria, figlia di Sion (pp. 81-86), Gesù e Gerusalemme (pp. 87-94).

Gerusalemme è il luogo dove Dio chiede tutto al credente, l’offerta del proprio futuro (Isacco), dopo aver lasciato il proprio passato. Gerusalemme ha visto Davide, sintesi dell’uomo passionale, peccatore e guerriero implacabile, diventare sempre più spossessato da sé e affidato al Signore, mentre accetta di essere forse maledetto attraverso lo straniero Simei. Maria, la “donna”, la madre di Sion, Gerusalemme nuova, sale a Gerusalemme per accompagnare la maggiorità religiosa del suo figlio e vi risalirà per ricevere sotto la croce il dono della comunità nascente dei discepoli nella persona del Discepolo Amato che la prende «fra le cose proprie». A metà della sua vita pubblica Gesù prende la ferma decisione – «fece la faccia dura» (Lc 9,51) – di salire a Gerusalemme dove la sua missione sarebbe giunta alla sua perfezione. Nel mistero pasquale di morte e risurrezione adempiutosi in Gerusalemme si realizza il segno massimo dell’alleanza rinnovata fra Dio e l’umanità. Da Gerusalemme – sempre secondo l’evangelista Luca – partirà la missione universale della Chiesa a favore di tutte le genti (Atti degli Apostoli).

Che cos’è allora la Terra Santa? Che senso ha compiervi pellegrinaggio? Cosa dice oggi Gerusalemme al pellegrino che vi giunge carico di attese e di speranze?

Gli stimoli offerti a mons. Forte da Giuseppe Caffulli – giornalista, direttore delle riviste edite in Italia dalla Custodia di Terra Santa (Terrasanta, Eco di Terra Santa) e della testata on-line terrasanta.net –, danno origine a un colloquio affascinante, che si rivela essere uno splendido vademecum teologico-spirituale per salire a Gerusalemme e nella Terra del Santo con una preparazione adeguata ad assimilare (almeno in parte) il latte della madre, scoprire la cava di pietra da cui siamo stati tagliati, il pozzo da cui siamo stati tratti (pp. 9-68).

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A p 64 r 9 la frase di Mt 3,9 è pronunciata da Giovanni Battista e non da Gesù. A p. 79 r -12 è meglio parlare di fonte del Ghicon più che di fonte del Cedron.

“Chiedete pace per Gerusalemme” (Sal 122,6), si traduce normalmente la frase riportata in caratteri ebraici in copertina: Myl#wry Mwl# wl)#.

Massimo Pazzini, ex decano dello SBF di Gerusalemme, ha suggerito da tempo la semplice traduzione letterale: “Chiedete la pace di Gerusalemme”. Chiedete la sua pace, quella che è tipicamente sua, che solo lei può dare perché l’ha ricevuta dal Dio della pace nella morte e risurrezione di Gesù. Chiedete la pace per lei – possiamo aggiungere –, città che vive da tanto tempo senza la pace. Chiedete infine che la pace da lei si irradi su tutti i popoli.

Saliamo al monte del Signore, perché ci indichi le sue vie, perché da Gerusalemme esce la Torah del Signore, che ci insegna la Via, la Verità e la Vita.

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Tratto da: Settimana News

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