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S. Cuore di Gesù: «Per mezzo tuo»

Solennità del Sacro Cuore di Gesù (19 giugno 2020).

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di: Carlos Luis Suárez Codorniú

Per la solennità del Sacro Cuore di Gesù (19 giugno 2020), il padre generale dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù (dehoniani), il venezuelano p. Carlos Luis Suárez Codorniú, ha scritto una lettera indirizzata «Ai membri della Congregazione» e «A tutti i membri della Famiglia Dehoniana» dal titolo “Per mezzo tuo”.

Roma, 5 giugno 2020

La solennità del Cuore di Gesù giunge preceduta da alcuni mesi che hanno visto molta sofferenza, preoccupazione e incertezza.

Dal punto di vista personale, di comunità o familiare, questo periodo imprevisto ci ha permesso di avere più tempo per la preghiera, per riflettere e prendere maggiormente coscienza delle fragilità e dei punti di forza della nostra epoca.

Successe qualcosa di simile anche a p. Dehon nel periodo del lungo confinamento durante la Prima Guerra Mondiale e in tutta la sua vita, e per questo egli «conosce i mali della società; ne ha studiato attentamente le cause, sul piano umano, personale e sociale» (Cst 4). La sua testimonianza ci spinge a non fermarci agli aspetti superficiali di ciò che avviene, e meno ancora a restare indifferenti.

Tutti abbiamo pensato con più attenzione alle avversità che portano danno alla nostra vita, siano esse pandemie, come quella che viviamo attualmente, o altri tipi di situazioni che purtroppo sono “familiari” perché siamo cresciuti con esse (la fame, il razzismo, la violenza, il dramma di coloro che sono costretti a emigrare… e la lista potrebbe essere lunga).

Dobbiamo reagire. Non farlo sarebbe disumano, non sarebbe cristiano: «La mancanza di reazioni di fronte a questi drammi dei nostri fratelli e sorelle è un segno della perdita di quel senso di responsabilità per i nostri simili su cui si fonda ogni società civile»[1]. Non abbiamo dubbi: questo nostro mondo continua ad avere bisogno di amore e riparazione.

Il nostro Fondatore si è assunto senza ingenuità le sue responsabilità di fronte ai mali della sua epoca: «La riforma della società richiede sforzi molteplici e perseveranti. Serve più di uno strumento: la preghiera, lo studio, l’azione»[2].

Il suo impegno entusiasta nacque dalla migliore ispirazione possibile: «Il Costato aperto e il Cuore trafitto del Salvatore» (Cst 2). Lì contemplò la solidarietà senza limiti di Gesù nei confronti degli uomini in obbedienza al Padre (cf. Cst 19); lì capì che questo mondo ha ferite profonde che solo l’Amore potrà guarire. Con le parole di Leone XIII, l’ha così espresso: «Il culto al Sacro Cuore è stato predestinato da Dio per curare le ferite della società moderna e soprattutto l’egoismo che distrugge tutti i legami della vita sociale […]; la salvezza desiderata deve essere il frutto di una grande effusione della carità e questa carità trova la sua fonte nel Cuore divino del Redentore»[3].

Si tratta di una dinamica che esige la conversione permanente e «una liberazione progressiva dall’egoismo» (Cst 95): è la via del discepolato.

È ciò che visse santa Margherita Maria Alacoque, della quale celebriamo il centenario di canonizzazione: «Finora tu non hai preso che il nome di mia schiava; ora Io ti do quello di discepola prediletta del mio Sacro Cuore»[4].

In questo modo si è concretizzato nella sua vita il desiderio permanente di Dio per il suo popolo: lasciare dietro ogni schiavitù per camminare con Lui. È il cammino del Cuore, che vuole fare della vita una eco vivente del Vangelo: «Il mio divin Cuore è così appassionato d’amore per gli uomini e per te in particolare, che, non potendo più contenere le fiamme della sua ardente carità, vuole spanderlo per mezzo tuo e manifestarsi agli uomini per arricchirli dei suoi preziosi tesori che ti rivelo»[5].

sacro cuore

Per mezzo suo, della sua fragilità e della sua piccolezza, Gesù confermò la gioia che offre a coloro che Egli chiama. Così ha accompagnato i viandanti che, pur non avendo riconosciuto il Signore, sono stati capaci di accoglierlo e tornare ad essere discepoli: ascoltarono oltre se stessi, condivisero il pane, impararono a discernere insieme – «Non ardeva forse in noi il nostro cuore?» – e annunciarono la buona notizia (cf. Lc 24,13-35). È tutto un dinamismo di vita!

Anche noi, contemplando lo stesso Cuore, «siamo chiamati a inserirci in questo movimento dell’amore redentore» (Cst 21) unendoci al dono del Figlio al Padre, aperti all’azione dello Spirito, affinché il mondo abbia la vita. È il momento opportuno per rinnovare il nostro discepolato.

Cosa ci chiede oggi il Signore? Cosa ci sta offrendo dal tesoro inestinguibile del suo Cuore? Cosa dobbiamo contemplare, accogliere, vivere e condividere con più attenzione nella nostra vita, nelle nostre comunità, nelle nostre famiglie e nell’apostolato che svolgiamo?

Nonostante il distanziamento sociale che ci è stato imposto, rimaniamo vicini nella preghiera e in tante altre forme di comunione e solidarietà. Abbiamo bisogno gli uni degli altri.

Abbiamo vissuto da vicino il lutto, specialmente in alcune Entità della Congregazione. Però, sappiamo che non possiamo abbandonarci al dolore né permettere che un paralizzante “cosa succederà?” ci lasci alla deriva. Tutto ciò che stiamo vivendo è un’esperienza di Sabato Santo, come quella che meditava il p. Dehon quando comprese, grazie a Maria, Giovanni, Maddalena e le sante donne, come vivere questo giorno, preludio di una nuova vita: «Dolore, compassione e amore, queste sono le disposizioni che oggi devo assimilare profondamente per compiere la mia missione di discepolo del Sacro Cuore». Per questo, con gratitudine, riconosce in loro «i nostri modelli in questo giorno di compassione e riparazione. Sono gli unici amici fedeli del Cuore di Gesù. Mi unirò a loro oggi e per sempre»[6].

Rendiamo anche noi grazie a Dio per tanti uomini e donne, anziani e giovani, che sono modelli quotidiani di tanti altri per mezzo dei quali Dio continua a farci conoscere la ricchezza del suo Cuore e a renderci più appassionati del suo Regno. Li riconosciamo tra noi, nella nostra comunità, in famiglia, nei nostri luoghi di vita e apostolato?

Quest’anno, quindi, nel giorno del Cuore di Gesù, invitiamo ogni comunità a trovare il modo di esprimere il suo ringraziamento a persone concrete. Senza volerlo, con la loro testimonianza, esse ci sono di incoraggiamento a vivere con passione il sentiero dell’amore e della riparazione, a cui ci chiama il Cuore aperto di Gesù che continua ad amare così tanto.

In Lui, fraternamente, p. Carlos Luis Suárez Codorniú scj, Superiore generale, e il suo Consiglio


[1] Papa Francesco, Laudato si’, 25.

[2] «La réforme de la société exige des efforts multiples et persévérants. Il y faut plus d’un instrument: la prière, l’étude, l’action». REV 8031040, 1897.

[3] «Le culte du Sacré Cœur a été prédestiné par Dieu même pour guérir les plaies de la société moderne et particulièrement l’égoïsme qui détruit tous les liens de la vie sociale […] ;le salut désiré doit être le fruit d’une grande effusion de charité et cette charité a sa source dans le Cœur divin du Rédempteur». CHR 1894.

[4] Santa Margherita Maria Alacoque, Autobiografia, (27 dicembre1673, prima rivelazione).

[5] Ibidem.

[6] «Deuil, compassion et amour, telles sont les dispositions dont je dois me pénétrer aujourd’hui pour remplir ma mission de disciple du Sacré Cœur […] ;nos modèles dans cette journée de compassion et de réparation. Ils sont les seuls amis fidèles du Cœur de Jésus. Je m’unirai à eux aujourd’hui et tous les jours». ASC 3.

Originale: Settimana News
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Solennità del Sacro Cuore di Gesù (19 giugno 2020).

  

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di: Carlos Luis Suárez Codorniú

Per la solennità del Sacro Cuore di Gesù (19 giugno 2020), il padre generale dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù (dehoniani), il venezuelano p. Carlos Luis Suárez Codorniú, ha scritto una lettera indirizzata «Ai membri della Congregazione» e «A tutti i membri della Famiglia Dehoniana» dal titolo “Per mezzo tuo”.

Roma, 5 giugno 2020

La solennità del Cuore di Gesù giunge preceduta da alcuni mesi che hanno visto molta sofferenza, preoccupazione e incertezza.

Dal punto di vista personale, di comunità o familiare, questo periodo imprevisto ci ha permesso di avere più tempo per la preghiera, per riflettere e prendere maggiormente coscienza delle fragilità e dei punti di forza della nostra epoca.

Successe qualcosa di simile anche a p. Dehon nel periodo del lungo confinamento durante la Prima Guerra Mondiale e in tutta la sua vita, e per questo egli «conosce i mali della società; ne ha studiato attentamente le cause, sul piano umano, personale e sociale» (Cst 4). La sua testimonianza ci spinge a non fermarci agli aspetti superficiali di ciò che avviene, e meno ancora a restare indifferenti.

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Tutti abbiamo pensato con più attenzione alle avversità che portano danno alla nostra vita, siano esse pandemie, come quella che viviamo attualmente, o altri tipi di situazioni che purtroppo sono “familiari” perché siamo cresciuti con esse (la fame, il razzismo, la violenza, il dramma di coloro che sono costretti a emigrare… e la lista potrebbe essere lunga).

Dobbiamo reagire. Non farlo sarebbe disumano, non sarebbe cristiano: «La mancanza di reazioni di fronte a questi drammi dei nostri fratelli e sorelle è un segno della perdita di quel senso di responsabilità per i nostri simili su cui si fonda ogni società civile»[1]. Non abbiamo dubbi: questo nostro mondo continua ad avere bisogno di amore e riparazione.

Il nostro Fondatore si è assunto senza ingenuità le sue responsabilità di fronte ai mali della sua epoca: «La riforma della società richiede sforzi molteplici e perseveranti. Serve più di uno strumento: la preghiera, lo studio, l’azione»[2].

Il suo impegno entusiasta nacque dalla migliore ispirazione possibile: «Il Costato aperto e il Cuore trafitto del Salvatore» (Cst 2). Lì contemplò la solidarietà senza limiti di Gesù nei confronti degli uomini in obbedienza al Padre (cf. Cst 19); lì capì che questo mondo ha ferite profonde che solo l’Amore potrà guarire. Con le parole di Leone XIII, l’ha così espresso: «Il culto al Sacro Cuore è stato predestinato da Dio per curare le ferite della società moderna e soprattutto l’egoismo che distrugge tutti i legami della vita sociale […]; la salvezza desiderata deve essere il frutto di una grande effusione della carità e questa carità trova la sua fonte nel Cuore divino del Redentore»[3].

Si tratta di una dinamica che esige la conversione permanente e «una liberazione progressiva dall’egoismo» (Cst 95): è la via del discepolato.

È ciò che visse santa Margherita Maria Alacoque, della quale celebriamo il centenario di canonizzazione: «Finora tu non hai preso che il nome di mia schiava; ora Io ti do quello di discepola prediletta del mio Sacro Cuore»[4].

In questo modo si è concretizzato nella sua vita il desiderio permanente di Dio per il suo popolo: lasciare dietro ogni schiavitù per camminare con Lui. È il cammino del Cuore, che vuole fare della vita una eco vivente del Vangelo: «Il mio divin Cuore è così appassionato d’amore per gli uomini e per te in particolare, che, non potendo più contenere le fiamme della sua ardente carità, vuole spanderlo per mezzo tuo e manifestarsi agli uomini per arricchirli dei suoi preziosi tesori che ti rivelo»[5].

sacro cuore

Per mezzo suo, della sua fragilità e della sua piccolezza, Gesù confermò la gioia che offre a coloro che Egli chiama. Così ha accompagnato i viandanti che, pur non avendo riconosciuto il Signore, sono stati capaci di accoglierlo e tornare ad essere discepoli: ascoltarono oltre se stessi, condivisero il pane, impararono a discernere insieme – «Non ardeva forse in noi il nostro cuore?» – e annunciarono la buona notizia (cf. Lc 24,13-35). È tutto un dinamismo di vita!

Anche noi, contemplando lo stesso Cuore, «siamo chiamati a inserirci in questo movimento dell’amore redentore» (Cst 21) unendoci al dono del Figlio al Padre, aperti all’azione dello Spirito, affinché il mondo abbia la vita. È il momento opportuno per rinnovare il nostro discepolato.

Cosa ci chiede oggi il Signore? Cosa ci sta offrendo dal tesoro inestinguibile del suo Cuore? Cosa dobbiamo contemplare, accogliere, vivere e condividere con più attenzione nella nostra vita, nelle nostre comunità, nelle nostre famiglie e nell’apostolato che svolgiamo?

Nonostante il distanziamento sociale che ci è stato imposto, rimaniamo vicini nella preghiera e in tante altre forme di comunione e solidarietà. Abbiamo bisogno gli uni degli altri.

Abbiamo vissuto da vicino il lutto, specialmente in alcune Entità della Congregazione. Però, sappiamo che non possiamo abbandonarci al dolore né permettere che un paralizzante “cosa succederà?” ci lasci alla deriva. Tutto ciò che stiamo vivendo è un’esperienza di Sabato Santo, come quella che meditava il p. Dehon quando comprese, grazie a Maria, Giovanni, Maddalena e le sante donne, come vivere questo giorno, preludio di una nuova vita: «Dolore, compassione e amore, queste sono le disposizioni che oggi devo assimilare profondamente per compiere la mia missione di discepolo del Sacro Cuore». Per questo, con gratitudine, riconosce in loro «i nostri modelli in questo giorno di compassione e riparazione. Sono gli unici amici fedeli del Cuore di Gesù. Mi unirò a loro oggi e per sempre»[6].

Rendiamo anche noi grazie a Dio per tanti uomini e donne, anziani e giovani, che sono modelli quotidiani di tanti altri per mezzo dei quali Dio continua a farci conoscere la ricchezza del suo Cuore e a renderci più appassionati del suo Regno. Li riconosciamo tra noi, nella nostra comunità, in famiglia, nei nostri luoghi di vita e apostolato?

Quest’anno, quindi, nel giorno del Cuore di Gesù, invitiamo ogni comunità a trovare il modo di esprimere il suo ringraziamento a persone concrete. Senza volerlo, con la loro testimonianza, esse ci sono di incoraggiamento a vivere con passione il sentiero dell’amore e della riparazione, a cui ci chiama il Cuore aperto di Gesù che continua ad amare così tanto.

In Lui, fraternamente, p. Carlos Luis Suárez Codorniú scj, Superiore generale, e il suo Consiglio


[1] Papa Francesco, Laudato si’, 25.

[2] «La réforme de la société exige des efforts multiples et persévérants. Il y faut plus d’un instrument: la prière, l’étude, l’action». REV 8031040, 1897.

[3] «Le culte du Sacré Cœur a été prédestiné par Dieu même pour guérir les plaies de la société moderne et particulièrement l’égoïsme qui détruit tous les liens de la vie sociale […] ;le salut désiré doit être le fruit d’une grande effusion de charité et cette charité a sa source dans le Cœur divin du Rédempteur». CHR 1894.

[4] Santa Margherita Maria Alacoque, Autobiografia, (27 dicembre1673, prima rivelazione).

[5] Ibidem.

[6] «Deuil, compassion et amour, telles sont les dispositions dont je dois me pénétrer aujourd’hui pour remplir ma mission de disciple du Sacré Cœur […] ;nos modèles dans cette journée de compassion et de réparation. Ils sont les seuls amis fidèles du Cœur de Jésus. Je m’unirai à eux aujourd’hui et tous les jours». ASC 3.

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