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Rileggere il Decalogo

Un libro che, pur con qualche limite, obbliga a riflettere seriamente sia sulla Parola biblica di Dio sia sulla realtà del nostro vivere oggi.

- Advertisement -
di: Giovanni Giavini
 

Cettina Militello è un nome molto noto specialmente tra le femministe cristiane, filosofa, teologa, pubblicista, insegnante, donna di casa e dentro la storia moderna, di cui conosce valori e grossi limiti e il bisogno di un cammino forte e in salita verso un ideale urgente per la sua salvezza.

A ciò può e deve servire una rilettura umile e seria del Decalogo. Così, quella che per sé era la traccia morale del buon ebreo, diventa pista anche per l’uomo moderno, anche per la Chiesa di oggi, purché il Decalogo sia riletto con profonda attenzione alla realtà ecclesiale e umana. Il «Ma io vi dico», ossia la rilettura evangelica dei comandamenti è certamente sullo sfondo del discorso dell’autrice, ma a fuoco è solo alla fine del volume.

Su questo sfondo e alla luce di quel fuoco la Militello sferza anche certa ignavia delle Chiese nei riguardi della vita umana, al di là di belle parole come quelle dei papi attuali e del più volte citato Catechismo della Chiesa cattolica; una sferzata arriva anche a quel femminismo becero e ideologico che imperversò nei decenni scorsi, finendo quasi nel nulla invece che verso una vera promozione della donna.

Dal punto di vista dell’esegesi biblica il libro si può dire serio, ma senza eccessiva attenzione, a mio parere. Manca, per esempio, di attenzione alla storia del Decalogo (in che senso viene da Mosè?); manca il senso della proprietà privata già nell’Antico Testamento accanto alla pur forte destinazione universale dei beni del Creatore; troppo rapido è il passaggio dal sabato ebraico, certo ricchissimo di valori perenni, alla domenica cristiana, sulla quale la Militello scrive però ottime considerazioni anche pastorali; avrei pure aspettato qualche riflessione sul passaggio cristiano-cristologico dal “Non avrai altro Dio all’infuori di me” all’adorazione di uno come Gesù (passaggio ben rilevato invece anche da ebrei moderni, come ben sa anche l’autrice); la bibliografia, posta in fine al libro, è proprio scarsa, pur considerando il genere letterario dell’opera della Militello.

Un libro dunque, che, pur con qualche limite, obbliga a riflettere seriamente sia sulla Parola biblica di Dio sia sulla realtà del nostro vivere oggi.

ACQUISTA IL LIBRO

Cettina Militello, “Vi è stato detto, ma io vi dico. Una rilettura dei dieci comandamenti, ed. San Paolo, Cinisello B. (MI) 2018, pp. 274, € 18,00.

Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Cettina Militello è un nome molto noto specialmente tra le femministe cristiane, filosofa, teologa, pubblicista, insegnante, donna di casa e dentro la storia moderna, di cui conosce valori e grossi limiti e il bisogno di un cammino forte e in salita verso un ideale urgente per la sua salvezza.

A ciò può e deve servire una rilettura umile e seria del Decalogo. Così, quella che per sé era la traccia morale del buon ebreo, diventa pista anche per l’uomo moderno, anche per la Chiesa di oggi, purché il Decalogo sia riletto con profonda attenzione alla realtà ecclesiale e umana. Il «Ma io vi dico», ossia la rilettura evangelica dei comandamenti è certamente sullo sfondo del discorso dell’autrice, ma a fuoco è solo alla fine del volume.

Su questo sfondo e alla luce di quel fuoco la Militello sferza anche certa ignavia delle Chiese nei riguardi della vita umana, al di là di belle parole come quelle dei papi attuali e del più volte citato Catechismo della Chiesa cattolica; una sferzata arriva anche a quel femminismo becero e ideologico che imperversò nei decenni scorsi, finendo quasi nel nulla invece che verso una vera promozione della donna.

Dal punto di vista dell’esegesi biblica il libro si può dire serio, ma senza eccessiva attenzione, a mio parere. Manca, per esempio, di attenzione alla storia del Decalogo (in che senso viene da Mosè?); manca il senso della proprietà privata già nell’Antico Testamento accanto alla pur forte destinazione universale dei beni del Creatore; troppo rapido è il passaggio dal sabato ebraico, certo ricchissimo di valori perenni, alla domenica cristiana, sulla quale la Militello scrive però ottime considerazioni anche pastorali; avrei pure aspettato qualche riflessione sul passaggio cristiano-cristologico dal “Non avrai altro Dio all’infuori di me” all’adorazione di uno come Gesù (passaggio ben rilevato invece anche da ebrei moderni, come ben sa anche l’autrice); la bibliografia, posta in fine al libro, è proprio scarsa, pur considerando il genere letterario dell’opera della Militello.

Un libro dunque, che, pur con qualche limite, obbliga a riflettere seriamente sia sulla Parola biblica di Dio sia sulla realtà del nostro vivere oggi.

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