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Responsabilità e trasparenza

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Simeone la prima volta, annunciò che quel bimbo sarebbe diventato “segno di contraddizione”; la seconda volta, quando si smarrì, Gesù rimproverò i suoi genitori di averlo cercato in luoghi inappropriati, poiché infatti, il Tempio è il “suo luogo”: la casa di suo Padre. La terza volta, la predicazione nel Tempio, lo porterà alla condanna.

Non tratterà casi individuali di abuso  la Pontificia Commissione per la tutela dei minori istituita da Papa Francesco il 22 marzo di quest’anno. Piuttosto presenterà raccomandazioni sulle direttive per assicurare l’obbligo della responsabilità e le pratiche migliori da seguire per sensibilizzare le persone sulle tragiche conseguenze di comportamenti così detestabili.

La precisazione è giunta al termine del primo incontro della Commissione che, iniziato giovedì 1° maggio in Vaticano, si sono praticamente conclusi questa mattina, sabato 3, con l’incontro con i giornalisti nella Sala Stampa della Santa Sede. Il cardinale Séan Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston, unico porporato chiamato dal Santo Padre a far parte della Commissione, offrendo un seppur sommario resoconto dei lavori, ha assicurato che tra le direttive che faranno parte degli statuti rientrano proprio le proposte per la sensibilizzazione dei singoli non solo «sulle tragiche conseguenze degli abusi sessuali nei confronti dei minori» ma anche su quelle altrettanto devastanti «del mancato ascolto, dei mancati rapporti di sospetto di abusi e del mancato sostegno alle vittime di abusi sessuali e alle loro famiglie».

All’incontro con i giornalisti sono stati presenti tutti gli attuali membri della Commissione. Accanto al direttore della Sala Stampa, padre Federico Lombardi, hanno preso posto il cardinale O’Malley, il gesuita tedesco Hans Zollner e l’irlandese Mary Collins, vittima essa stessa di abusi sessuali.

Il cardinale O’Malley ha iniziato il suo intervento — esplicativo della missione affidata dal Papa al nuovo organismo — con un pensiero rivolto proprio alle vittime. «Mentre iniziamo insieme il nostro servizio — ha detto il porporato — desideriamo esprimere la nostra profonda solidarietà a tutte le vittime che hanno subito abusi sessuali, come bambini o come adulti vulnerabili, e desideriamo rendere noto che, dall’inizio del nostro lavoro, abbiamo adottato il principio che il bene di un bambino o di un adulto vulnerabile è prioritario nel momento in cui viene presa qualsiasi decisione».
Entrando nei contenuti di questi primi giorni di lavoro, il porporato ha spiegato che ognuno «ha potuto condividere idee, esperienze e aspirazioni per questa Pontificia Commissione. Rispondendo alle richieste del Santo Padre, queste discussioni sono state dedicate alla natura e agli obiettivi della Commissione, e all’ampliamento del numero dei membri, così da includere persone provenienti da altre aree geografiche e altre aree di competenza».
Sono stati poi esaminate molte proposte sui modi in cui  la Commissione potrebbe collaborare con esperti di diversi settori connessi con la salvaguardia di bambini e adulti vulnerabili.

«Abbiamo anche incontrato alcuni membri della Curia romana — ha precisato l’arcivescovo di Boston — relativamente a campi di futura cooperazione, fra i quali rappresentanti della Segreteria di Stato, della Congregazione per la dottrina della fede, della Congregazione per il clero, della Sala Stampa della Santa Sede e della Gendarmeria Vaticana».
In quanto Commissione consultiva del Santo Padre, primo compito è comunicare a Papa Francesco i risultati del lavoro. A suo tempo, ha precisato il cardinale O’Malley, verranno proposte le iniziative per incoraggiare «la responsabilità locale nel mondo e la condivisione reciproca delle “pratiche migliori” per la protezione di tutti i minori», con programmi di educazione, formazione e risposte agli abusi.

Nell’incontro che i membri hanno avuto venerdì 2 con il Papa hanno anche condiviso «quanta importanza attribuiamo ad alcuni settori nel nostro futuro lavoro», ha precisato il cardinale. «Riteniamo particolarmente importante garantire l’esercizio della responsabilità nella Chiesa — ha proseguito — compreso lo sviluppo degli strumenti per protocolli e procedure efficaci e trasparenti». Il porporato ha anticipato che verranno proposti al Santo Padre gli statuti destinati a esprimere più precisamente «la natura della Commissione, la sua struttura, la sua attività e i suoi obiettivi».
L’arcivescovo di Boston ha concluso chiedendo la preghiera «di tutti coloro che desiderano sostenere il lavoro della Commissione»; ai cattolici ha domandato in particolare di impegnarsi «a rendere le nostre parrocchie, scuole ed istituzioni, luoghi sicuri per tutti i minori. Noi ci impegniamo insieme con le persone di buona volontà a garantire che i bambini e gli adulti vulnerabili siano protetti dagli abusi».

Qui l’originale

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Simeone la prima volta, annunciò che quel bimbo sarebbe diventato “segno di contraddizione”; la seconda volta, quando si smarrì, Gesù rimproverò i suoi genitori di averlo cercato in luoghi inappropriati, poiché infatti, il Tempio è il “suo luogo”: la casa di suo Padre. La terza volta, la predicazione nel Tempio, lo porterà alla condanna.

Non tratterà casi individuali di abuso  la Pontificia Commissione per la tutela dei minori istituita da Papa Francesco il 22 marzo di quest’anno. Piuttosto presenterà raccomandazioni sulle direttive per assicurare l’obbligo della responsabilità e le pratiche migliori da seguire per sensibilizzare le persone sulle tragiche conseguenze di comportamenti così detestabili.

La precisazione è giunta al termine del primo incontro della Commissione che, iniziato giovedì 1° maggio in Vaticano, si sono praticamente conclusi questa mattina, sabato 3, con l’incontro con i giornalisti nella Sala Stampa della Santa Sede. Il cardinale Séan Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston, unico porporato chiamato dal Santo Padre a far parte della Commissione, offrendo un seppur sommario resoconto dei lavori, ha assicurato che tra le direttive che faranno parte degli statuti rientrano proprio le proposte per la sensibilizzazione dei singoli non solo «sulle tragiche conseguenze degli abusi sessuali nei confronti dei minori» ma anche su quelle altrettanto devastanti «del mancato ascolto, dei mancati rapporti di sospetto di abusi e del mancato sostegno alle vittime di abusi sessuali e alle loro famiglie».

All’incontro con i giornalisti sono stati presenti tutti gli attuali membri della Commissione. Accanto al direttore della Sala Stampa, padre Federico Lombardi, hanno preso posto il cardinale O’Malley, il gesuita tedesco Hans Zollner e l’irlandese Mary Collins, vittima essa stessa di abusi sessuali.

Il cardinale O’Malley ha iniziato il suo intervento — esplicativo della missione affidata dal Papa al nuovo organismo — con un pensiero rivolto proprio alle vittime. «Mentre iniziamo insieme il nostro servizio — ha detto il porporato — desideriamo esprimere la nostra profonda solidarietà a tutte le vittime che hanno subito abusi sessuali, come bambini o come adulti vulnerabili, e desideriamo rendere noto che, dall’inizio del nostro lavoro, abbiamo adottato il principio che il bene di un bambino o di un adulto vulnerabile è prioritario nel momento in cui viene presa qualsiasi decisione».
Entrando nei contenuti di questi primi giorni di lavoro, il porporato ha spiegato che ognuno «ha potuto condividere idee, esperienze e aspirazioni per questa Pontificia Commissione. Rispondendo alle richieste del Santo Padre, queste discussioni sono state dedicate alla natura e agli obiettivi della Commissione, e all’ampliamento del numero dei membri, così da includere persone provenienti da altre aree geografiche e altre aree di competenza».
Sono stati poi esaminate molte proposte sui modi in cui  la Commissione potrebbe collaborare con esperti di diversi settori connessi con la salvaguardia di bambini e adulti vulnerabili.

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«Abbiamo anche incontrato alcuni membri della Curia romana — ha precisato l’arcivescovo di Boston — relativamente a campi di futura cooperazione, fra i quali rappresentanti della Segreteria di Stato, della Congregazione per la dottrina della fede, della Congregazione per il clero, della Sala Stampa della Santa Sede e della Gendarmeria Vaticana».
In quanto Commissione consultiva del Santo Padre, primo compito è comunicare a Papa Francesco i risultati del lavoro. A suo tempo, ha precisato il cardinale O’Malley, verranno proposte le iniziative per incoraggiare «la responsabilità locale nel mondo e la condivisione reciproca delle “pratiche migliori” per la protezione di tutti i minori», con programmi di educazione, formazione e risposte agli abusi.

Nell’incontro che i membri hanno avuto venerdì 2 con il Papa hanno anche condiviso «quanta importanza attribuiamo ad alcuni settori nel nostro futuro lavoro», ha precisato il cardinale. «Riteniamo particolarmente importante garantire l’esercizio della responsabilità nella Chiesa — ha proseguito — compreso lo sviluppo degli strumenti per protocolli e procedure efficaci e trasparenti». Il porporato ha anticipato che verranno proposti al Santo Padre gli statuti destinati a esprimere più precisamente «la natura della Commissione, la sua struttura, la sua attività e i suoi obiettivi».
L’arcivescovo di Boston ha concluso chiedendo la preghiera «di tutti coloro che desiderano sostenere il lavoro della Commissione»; ai cattolici ha domandato in particolare di impegnarsi «a rendere le nostre parrocchie, scuole ed istituzioni, luoghi sicuri per tutti i minori. Noi ci impegniamo insieme con le persone di buona volontà a garantire che i bambini e gli adulti vulnerabili siano protetti dagli abusi».

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