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Renzi: no a utero in affitto e sì alle unioni

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No all’utero in affitto, ma una legge sulle unioni civili va fatta e – sull’adozione – il bene primario è il bambino. Alla vigilia del termine per presentare gli emendamenti – che scade oggi alle 13, 5mila quelli dalla sola Lega Nord – ecco il Renzi pensiero. La puntura di Vespa arriva, inevitabile, a Porta a Porta, a chiedergli se per caso il governo non si stia incartando su questo delicato tema. La risposta è dubitativa: «Spero non sia così», dice cauto il premier. Che entra anche nel merito della questione più delicata, lastepchild adoption. Invoca «grande prudenza» e «grande buon senso» indicando il «valore di fondo» nella «continuità affettiva del bambino. Per me – ribadisce – è il bambino il valore centrale. E già adesso si consente l’adozione al compagno perché si parte da questo presupposto», ricorda Renzi. Il premier – che aveva difeso questa soluzione, venuta dalla “sua” Leopolda – non arretra, ma non chiude la porta alla discussione. Ma, aggiunge, «ci sono diverse storie di bambini nelle famiglie “arcobaleno” che hanno visto riconosciuto il principio della continuità affettiva». Più in generale ribadisce di aver «preso l’impegno che la legge si fa. Ciascuno risponderà alla sua coscienza. È sacrosanto che si voti – avverte – e che poi si vada alla Camera e si chiuda. Io – conclude – sono ottimista».

Intanto, mentre si fa strada la proposta di correggere i rimandi al matrimonio contenuti negli articoli 2, 3 e 4, tiene banco ancora la discussione sui correttivi all’articolo 5, sull’adozione del figlio biologico del partner. La proposta Della Zuanna che allarga la perseguibilità dell’utero in affitto ai casi perpetrati all’estero è ancora al centro della scena. I senatori dem Caleo, Cantini e Puglisi chiedono di rinunciare all’emendamento, giudicando l’utero in affitto estraneo al tema in discussione. Il gruppo dei proponenti (una trentina le firme raccolte) Della Zuanna-Lepri-Fattorini-Di Giorgi ha deciso qualche limatura finale, eliminando fra l’altro la pena massima di 12 anni prevista per i “trafficanti” di ovuli e gameti – che aveva suscitato polemiche – lasciando solo le pene già previste per la legge 40 estese a chi si reca all’estero.

«Così gettano la maschera, l’obiettivo è rendere possibile questa pratica barbara alle coppie gay», attacca Roberto Formigoni per Ap, ribadendo l’interesse del suo partito per questa proposta che si avvicina molto a quella di Sacconi e D’Ascola, presentata per il partito di Alfano.

L’aria di trattativa non piace a parte del Pd. «Senza stepchild la legge è inaccettabile», avverte Roberto Speranza. Per il capogruppo in commissione Giustizia Giuseppe Lumia «la mediazione c’è già stata» e il testo va bene così com’è. Per la proponente Monica Cirinnà non ci sono aspetti incostituzionali e la discussione sull’utero in affitto è solo un «pretesto». «Vorrei però capire chi la ha decisa la linea del Pd», si chiede il deputato Franco Monaco. «Di adozioni sarebbe meglio parlarne a parte, stralciando l’articolo 5», sostiene Pino Pisicchio, capogruppo del misto. E non è il solo.

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No all’utero in affitto, ma una legge sulle unioni civili va fatta e – sull’adozione – il bene primario è il bambino. Alla vigilia del termine per presentare gli emendamenti – che scade oggi alle 13, 5mila quelli dalla sola Lega Nord – ecco il Renzi pensiero. La puntura di Vespa arriva, inevitabile, a Porta a Porta, a chiedergli se per caso il governo non si stia incartando su questo delicato tema. La risposta è dubitativa: «Spero non sia così», dice cauto il premier. Che entra anche nel merito della questione più delicata, lastepchild adoption. Invoca «grande prudenza» e «grande buon senso» indicando il «valore di fondo» nella «continuità affettiva del bambino. Per me – ribadisce – è il bambino il valore centrale. E già adesso si consente l’adozione al compagno perché si parte da questo presupposto», ricorda Renzi. Il premier – che aveva difeso questa soluzione, venuta dalla “sua” Leopolda – non arretra, ma non chiude la porta alla discussione. Ma, aggiunge, «ci sono diverse storie di bambini nelle famiglie “arcobaleno” che hanno visto riconosciuto il principio della continuità affettiva». Più in generale ribadisce di aver «preso l’impegno che la legge si fa. Ciascuno risponderà alla sua coscienza. È sacrosanto che si voti – avverte – e che poi si vada alla Camera e si chiuda. Io – conclude – sono ottimista».

Intanto, mentre si fa strada la proposta di correggere i rimandi al matrimonio contenuti negli articoli 2, 3 e 4, tiene banco ancora la discussione sui correttivi all’articolo 5, sull’adozione del figlio biologico del partner. La proposta Della Zuanna che allarga la perseguibilità dell’utero in affitto ai casi perpetrati all’estero è ancora al centro della scena. I senatori dem Caleo, Cantini e Puglisi chiedono di rinunciare all’emendamento, giudicando l’utero in affitto estraneo al tema in discussione. Il gruppo dei proponenti (una trentina le firme raccolte) Della Zuanna-Lepri-Fattorini-Di Giorgi ha deciso qualche limatura finale, eliminando fra l’altro la pena massima di 12 anni prevista per i “trafficanti” di ovuli e gameti – che aveva suscitato polemiche – lasciando solo le pene già previste per la legge 40 estese a chi si reca all’estero.

«Così gettano la maschera, l’obiettivo è rendere possibile questa pratica barbara alle coppie gay», attacca Roberto Formigoni per Ap, ribadendo l’interesse del suo partito per questa proposta che si avvicina molto a quella di Sacconi e D’Ascola, presentata per il partito di Alfano.

L’aria di trattativa non piace a parte del Pd. «Senza stepchild la legge è inaccettabile», avverte Roberto Speranza. Per il capogruppo in commissione Giustizia Giuseppe Lumia «la mediazione c’è già stata» e il testo va bene così com’è. Per la proponente Monica Cirinnà non ci sono aspetti incostituzionali e la discussione sull’utero in affitto è solo un «pretesto». «Vorrei però capire chi la ha decisa la linea del Pd», si chiede il deputato Franco Monaco. «Di adozioni sarebbe meglio parlarne a parte, stralciando l’articolo 5», sostiene Pino Pisicchio, capogruppo del misto. E non è il solo.

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