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Religiosità senza religione

Un mercato variegato delle religioni

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Un mercato variegato delle religioni

Per questa ragione, molti si volgono con interesse al “mercato delle religioni”. I confini tra religione, tecniche spirituali e pratiche di benessere sono cancellati. Oppure uno può cercare di scegliere il meglio: lo yoga, per esempio, è un approccio religioso-spirituale olistico, ma in molti casi si concentra solo sugli elementi sportivi e rilassanti.

Un ruolo lo esercita anche la visione capitalistica: molti settori dell’esoterismo o della spiritualità promettono di scoprire fonti nascoste o potenzialità inespresse del proprio io, sia da punto di vista professionale sia privato. Secondo Pollack, anche questo «non è estraneo alla religione». Dopotutto si tratta sempre di un mezzo per rafforzare il proprio io e le risorse in esso contenute.

Queste tendenze hanno connotazioni molto diverse in coloro che sono religiosamente interessati. Gli esoterici convinti rappresentano piuttosto un’eccezione. Il bisogno di spiritualità è tuttavia molto sentito e le Chiese cercano di rispondervi, indagando nelle fonti spirituali del cristianesimo e offrendo percorsi spirituali. Lo scopo è di attirare le persone che si sono allontanate dalle forme tradizionali della fede.

Una spada a due tagli

Questa strategia è, almeno in parte, fruttuosa: infatti la spiritualità, soprattutto nella Chiesa cattolica ha un ruolo importante. Uno studio dell’Istituto di ricerche di mercato “rheingold”, commissionato dall’arcidiocesi di Colonia lo scorso anno, ha rivelato che le componenti spirituali possono avere un “grande peso” per quanto riguarda la forza di vincolare alla Chiesa. Per coloro che sono interessati spiritualmente ciò costituisce un aggancio: ma non si può fare affidamento su di esse.

Pollack ritiene che, nel processo di individualizzazione e di scomparsa dei confini religiosi, gioca un ruolo anche la secolarizzazione. Con le istituzioni religiose rimane soltanto un rapporto molto debole, ci si lega malvolentieri. Ciò riguarda non solo le Chiese ma anche i partiti e lo Stato e gli stessi gruppi esoterici il cui “nocciolo duro” è spesso molto piccolo.

Per quanto riguarda le Chiese, la maggior parte dei loro membri è piuttosto distante. Apprezzano tuttavia i valori religiosi per l’educazione dei bambini, ma per il resto mostrano poco interesse per Dio e per la vita dopo la morte. Sono più importanti gli ambiti secolari: una famiglia funzionante, un lavoro appagante e la realizzazione di sé nel tempo libero.

La religione nei vari ambiti della vita è solo un aspetto tra gli altri, e spesso non occupa neppure il primo posto. La vita secolare offre un numero così grande di possibilità che l’attenzione è distolta dai problemi religiosi. Per i più giovani perfino la politica è più importante della religione.

Le persone che si definiscono “spirituali”, ma non “religiose” non sono in grado di contrastare la tendenza generale della secolarizzazione. Affermano decisamente meno degli altri di «sentirsi una cosa sola con il divino». Raramente comunque vanno in chiesa. Spiritualità significa perciò soprattutto che la religiosità si sbiadisce e diventa vaga. Questa forma di religiosità – sottolinea Pollack – ha poco influsso sullo stile di vita personale, sull’educazione dei figli e sulla scelta elettorale politica.

Per le Chiese questa situazione complessa costituisce una duplice sfida: esse cercano con nuove proposte alternative di suscitare l’interesse anche tra coloro che sono in ricerca, ma che finora sono rimasti lontani dalla Chiesa. Ma poi devono riuscire a convincerli con i contenuti cristiani e vincolarli a sé in maniera durevole. Altrimenti l’inclusione nella Chiesa rimane un breve interludio.

Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Per questa ragione, molti si volgono con interesse al “mercato delle religioni”. I confini tra religione, tecniche spirituali e pratiche di benessere sono cancellati. Oppure uno può cercare di scegliere il meglio: lo yoga, per esempio, è un approccio religioso-spirituale olistico, ma in molti casi si concentra solo sugli elementi sportivi e rilassanti.

Un ruolo lo esercita anche la visione capitalistica: molti settori dell’esoterismo o della spiritualità promettono di scoprire fonti nascoste o potenzialità inespresse del proprio io, sia da punto di vista professionale sia privato. Secondo Pollack, anche questo «non è estraneo alla religione». Dopotutto si tratta sempre di un mezzo per rafforzare il proprio io e le risorse in esso contenute.

Queste tendenze hanno connotazioni molto diverse in coloro che sono religiosamente interessati. Gli esoterici convinti rappresentano piuttosto un’eccezione. Il bisogno di spiritualità è tuttavia molto sentito e le Chiese cercano di rispondervi, indagando nelle fonti spirituali del cristianesimo e offrendo percorsi spirituali. Lo scopo è di attirare le persone che si sono allontanate dalle forme tradizionali della fede.

Una spada a due tagli

Questa strategia è, almeno in parte, fruttuosa: infatti la spiritualità, soprattutto nella Chiesa cattolica ha un ruolo importante. Uno studio dell’Istituto di ricerche di mercato “rheingold”, commissionato dall’arcidiocesi di Colonia lo scorso anno, ha rivelato che le componenti spirituali possono avere un “grande peso” per quanto riguarda la forza di vincolare alla Chiesa. Per coloro che sono interessati spiritualmente ciò costituisce un aggancio: ma non si può fare affidamento su di esse.

Pollack ritiene che, nel processo di individualizzazione e di scomparsa dei confini religiosi, gioca un ruolo anche la secolarizzazione. Con le istituzioni religiose rimane soltanto un rapporto molto debole, ci si lega malvolentieri. Ciò riguarda non solo le Chiese ma anche i partiti e lo Stato e gli stessi gruppi esoterici il cui “nocciolo duro” è spesso molto piccolo.

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Per quanto riguarda le Chiese, la maggior parte dei loro membri è piuttosto distante. Apprezzano tuttavia i valori religiosi per l’educazione dei bambini, ma per il resto mostrano poco interesse per Dio e per la vita dopo la morte. Sono più importanti gli ambiti secolari: una famiglia funzionante, un lavoro appagante e la realizzazione di sé nel tempo libero.

La religione nei vari ambiti della vita è solo un aspetto tra gli altri, e spesso non occupa neppure il primo posto. La vita secolare offre un numero così grande di possibilità che l’attenzione è distolta dai problemi religiosi. Per i più giovani perfino la politica è più importante della religione.

Le persone che si definiscono “spirituali”, ma non “religiose” non sono in grado di contrastare la tendenza generale della secolarizzazione. Affermano decisamente meno degli altri di «sentirsi una cosa sola con il divino». Raramente comunque vanno in chiesa. Spiritualità significa perciò soprattutto che la religiosità si sbiadisce e diventa vaga. Questa forma di religiosità – sottolinea Pollack – ha poco influsso sullo stile di vita personale, sull’educazione dei figli e sulla scelta elettorale politica.

Per le Chiese questa situazione complessa costituisce una duplice sfida: esse cercano con nuove proposte alternative di suscitare l’interesse anche tra coloro che sono in ricerca, ma che finora sono rimasti lontani dalla Chiesa. Ma poi devono riuscire a convincerli con i contenuti cristiani e vincolarli a sé in maniera durevole. Altrimenti l’inclusione nella Chiesa rimane un breve interludio.

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