20.3 C
Roma
Dom, 20 Settembre 2020

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

Home Argomenti Fede e Devozione Religiosità senza religione

Religiosità senza religione

Un mercato variegato delle religioni

- Advertisement -
di: Christoph Paul Hartmann
 

Attualmente sono numerosi coloro che affermano di avere interessi “spirituali”, ma di non essere “religiosi”, ossia legati ad una religione, e di voler vivere la loro spiritualità privatamente, senza agganci con alcuna istituzione.

Il fenomeno è diffuso in particolare tra i giovani. La religione non ha quasi nessun influsso sulla loro vita. Nella loro scala dei valori, la religione è considerata una faccenda personale e non occupa nemmeno il primo posto; viene persino dopo la politica. Al primo posto mettono i problemi “secolari”, come il benessere, la famiglia, il tempo libero ecc. E anche coloro che sono in ricerca non si rivolgono più alla Chiesa, ma preferiscono attingere a quello che è chiamato “il mercato delle religioni”, con particolare attenzione a quelle del mondo orientale asiatico.

Il sociologo tedesco delle religioni, professore Detlef Pollack, di Münster, osserva che il fenomeno non riguarda la maggioranza della gente, ma che è comunque in continua espansione. Tutto ciò costituisce una grande sfida per la Chiesa.

“Spirituale sì, religioso no”: è la risposta alla domanda di fondo che ritorna continuamente nella vita di tutti i giorni. In particolare gli adolescenti sono i più restii a impegnarsi nelle cose riguardanti la religione e nell’appartenenza confessionale.

Un sondaggio dello scorso anno riguardante l’insegnamento religioso ed etico dava i seguenti risultati: il 52% crede in Dio, ma solo il 22% si dichiara religioso, mentre quasi il doppio si definisce semplicemente “credente”.

Secondo il sociologo della religione, il fatto che le persone si definiscano “spirituali” e non più “religiose” non è un fenomeno di massa. Pollack si riferisce a diversi studi secondo i quali tra il 6 e il 13% degli individui in Germania dice di essere solo spirituale ma non religioso. Si tratta di una minoranza che però guadagna consenso, soprattutto tra i giovani.

La ragione – secondo Pollack – dipende dalle molte sfumature del concetto di “religione”: la maggior parte pensa al cristianesimo e alle grandi (ancora) Chiese. L’andare in chiesa e i dogmi sono qui strettamente legati alla fede in Dio. «La distinzione tra “spirituale” e “religioso” esprime il tentativo di cogliere forme di religiosità che non hanno una connotazione ecclesiale». In effetti, le norme riguardanti la fede dettate dall’alto godono di un buono stato solo in un numero sempre minore di persone. La persona vuole sentirsi maggiormente libera e compiere scelte individuali e personali. Si tratta di una tendenza variamente percepibile.

L’espressione chiave che in questo contesto ritorna spesso è quella di “mercato” o “mosaico delle religioni”. Infatti, soprattutto le religioni dell’Estremo Oriente, come il buddismo o le forme di meditazione o di spiritualità dei paesi lontani, trovano in Occidente un grande interesse. Il “mercato delle religioni” diventa più variegato. Ciò tuttavia – osserva Pollack – non dovrebbe occultare il fatto che «il protagonista principale nel mercato delle religioni è costituito ancora dalle Chiese».

Credenti consapevoli di sé

Ma l’atteggiamento di autoconsapevolezza di fronte alla religione anche della singola persona confessionalmente schierata non è un fenomeno nuovo. Già nelle indagini degli anni ’70 si rilevava un’alta percentuale di inchiestati che si definivano cattolici, ma con la clausola «a modo mio».

È evidente un cambiamento di prospettiva nei riguardi della religione: i credenti di oggi considerano la religione soprattutto come una faccenda personale – è la persona a mettersi al centro dell’interesse religioso –; ciò naturalmente crea una tensione con gli organismi come le Chiese che si ritengono in possesso di importanti messaggi e chiedono la docilità del loro “gregge”.

La radice di questa visione personale della fede Pollack la riscontra già nel Medioevo e al tempo della Riforma. I cercatori religiosi e i mistici del tardo Medioevo si dedicavano, in quanto singoli, alla ricerca di Dio al di fuori dei percorsi tradizionali.

Soprattutto Lutero pose il rapporto individuale con Dio al centro della sua teologia. L’individualismo ricevette una forte spinta con il pietismo, che separò la pietà personale dai dogmi e dalla metafisica, e con l’illuminismo, che mise al centro l’autodecisione nei confronti dello Stato e della religione.

In seguito all’industrializzazione e al concomitante aumento del benessere sociale, dell’istruzione e della certezza del diritto, la principale preoccupazione della gente non riguarda più direttamente la propria sopravvivenza.

Si sono sviluppate piuttosto delle esigenze personali che vengono sempre più affermate nei confronti dello Stato e dell’opinione pubblica. Sulla scia di questa forte focalizzazione sulla propria persona è sorto il desiderio dell’autenticità. Non ci si vuole più sottomettere, ma rimanere autentici – e ciò riguarda anche la religione.

Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti

Religiosità senza religione

Un mercato variegato delle religioni

  

- Advertisement -
di: Christoph Paul Hartmann
 

Attualmente sono numerosi coloro che affermano di avere interessi “spirituali”, ma di non essere “religiosi”, ossia legati ad una religione, e di voler vivere la loro spiritualità privatamente, senza agganci con alcuna istituzione.

Il fenomeno è diffuso in particolare tra i giovani. La religione non ha quasi nessun influsso sulla loro vita. Nella loro scala dei valori, la religione è considerata una faccenda personale e non occupa nemmeno il primo posto; viene persino dopo la politica. Al primo posto mettono i problemi “secolari”, come il benessere, la famiglia, il tempo libero ecc. E anche coloro che sono in ricerca non si rivolgono più alla Chiesa, ma preferiscono attingere a quello che è chiamato “il mercato delle religioni”, con particolare attenzione a quelle del mondo orientale asiatico.

Il sociologo tedesco delle religioni, professore Detlef Pollack, di Münster, osserva che il fenomeno non riguarda la maggioranza della gente, ma che è comunque in continua espansione. Tutto ciò costituisce una grande sfida per la Chiesa.

“Spirituale sì, religioso no”: è la risposta alla domanda di fondo che ritorna continuamente nella vita di tutti i giorni. In particolare gli adolescenti sono i più restii a impegnarsi nelle cose riguardanti la religione e nell’appartenenza confessionale.

Un sondaggio dello scorso anno riguardante l’insegnamento religioso ed etico dava i seguenti risultati: il 52% crede in Dio, ma solo il 22% si dichiara religioso, mentre quasi il doppio si definisce semplicemente “credente”.

- Advertisement -

Secondo il sociologo della religione, il fatto che le persone si definiscano “spirituali” e non più “religiose” non è un fenomeno di massa. Pollack si riferisce a diversi studi secondo i quali tra il 6 e il 13% degli individui in Germania dice di essere solo spirituale ma non religioso. Si tratta di una minoranza che però guadagna consenso, soprattutto tra i giovani.

La ragione – secondo Pollack – dipende dalle molte sfumature del concetto di “religione”: la maggior parte pensa al cristianesimo e alle grandi (ancora) Chiese. L’andare in chiesa e i dogmi sono qui strettamente legati alla fede in Dio. «La distinzione tra “spirituale” e “religioso” esprime il tentativo di cogliere forme di religiosità che non hanno una connotazione ecclesiale». In effetti, le norme riguardanti la fede dettate dall’alto godono di un buono stato solo in un numero sempre minore di persone. La persona vuole sentirsi maggiormente libera e compiere scelte individuali e personali. Si tratta di una tendenza variamente percepibile.

L’espressione chiave che in questo contesto ritorna spesso è quella di “mercato” o “mosaico delle religioni”. Infatti, soprattutto le religioni dell’Estremo Oriente, come il buddismo o le forme di meditazione o di spiritualità dei paesi lontani, trovano in Occidente un grande interesse. Il “mercato delle religioni” diventa più variegato. Ciò tuttavia – osserva Pollack – non dovrebbe occultare il fatto che «il protagonista principale nel mercato delle religioni è costituito ancora dalle Chiese».

Credenti consapevoli di sé

Ma l’atteggiamento di autoconsapevolezza di fronte alla religione anche della singola persona confessionalmente schierata non è un fenomeno nuovo. Già nelle indagini degli anni ’70 si rilevava un’alta percentuale di inchiestati che si definivano cattolici, ma con la clausola «a modo mio».

È evidente un cambiamento di prospettiva nei riguardi della religione: i credenti di oggi considerano la religione soprattutto come una faccenda personale – è la persona a mettersi al centro dell’interesse religioso –; ciò naturalmente crea una tensione con gli organismi come le Chiese che si ritengono in possesso di importanti messaggi e chiedono la docilità del loro “gregge”.

La radice di questa visione personale della fede Pollack la riscontra già nel Medioevo e al tempo della Riforma. I cercatori religiosi e i mistici del tardo Medioevo si dedicavano, in quanto singoli, alla ricerca di Dio al di fuori dei percorsi tradizionali.

Soprattutto Lutero pose il rapporto individuale con Dio al centro della sua teologia. L’individualismo ricevette una forte spinta con il pietismo, che separò la pietà personale dai dogmi e dalla metafisica, e con l’illuminismo, che mise al centro l’autodecisione nei confronti dello Stato e della religione.

In seguito all’industrializzazione e al concomitante aumento del benessere sociale, dell’istruzione e della certezza del diritto, la principale preoccupazione della gente non riguarda più direttamente la propria sopravvivenza.

Si sono sviluppate piuttosto delle esigenze personali che vengono sempre più affermate nei confronti dello Stato e dell’opinione pubblica. Sulla scia di questa forte focalizzazione sulla propria persona è sorto il desiderio dell’autenticità. Non ci si vuole più sottomettere, ma rimanere autentici – e ciò riguarda anche la religione.

- Advertisement -
Originale: Settimana News

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti
285FansMi piace
975FollowerSegui
13,000FollowerSegui
631FollowerSegui
118IscrittiIscriviti

Top News

Top Video

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 25 ottobre 2015

La 95° puntata del ciclo “Dalla vita alla Parola viva” – “Costruire comunità vive, aperte e accoglienti”. XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B Colore...

Cos’è che rende il corpo umano tanto bello?

E' solo l’eros e il desiderio? Qual è la cosa più bella del mondo? Sono sicuro che se ponessimo questa domanda a mille pittori almeno...

Libri consigliati

Wilmer: Mosè, lezioni di deserto

I settanta volti della Torah

Il Padre nostro e la tentazione

Guida alla Grecia biblica

Seguici su Instagram

Seguici su Facebook

Seguici su Twitter

Accessibility
0
Dicci il tuo pensiero, per favore commenta.x
()
x