Cookie Consent by Free Privacy Policy website
15 C
Roma
Gio, 28 Ottobre 2021

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

HomeArgomentiReligioniReligione non significa devozionalismo o facile ed ingenuo pietismo

Religione non significa devozionalismo o facile ed ingenuo pietismo

“La libertà religiosa per il bene di tutti. Approccio teologico alle sfide contemporanee”

- Advertisement -
- Advertisement -
- Advertisement -

Nel Documento “La libertà religiosa per il bene di tutti. Approccio teologico alle sfide contemporanee” il linguaggio è chiaro, come chiara è l’impostazione. La difficoltà risiede nella complessità dell’argomento e nell’accezione del linguaggio quando venga collocato, secondo il documento stesso, non in una zona di confine in un qualche modo da superare ma sulla soglia della porta da cui osservare quanto accade per poter intervenire con la propria vita

La densità del Documento recentemente emanato – “La libertà religiosa per il bene di tutti. Approccio teologico alle sfide contemporanee” (Commissione teologica internazionale) – risulta immediatamente al solo scorrere la successione dei sette capitoli in cui si articola.

Il linguaggio è chiaro, come chiara è l’impostazione. La difficoltà risiede nella complessità dell’argomento e nell’accezione del linguaggio quando venga collocato, secondo il documento stesso, non in una zona di confine in un qualche modo da superare ma sulla soglia della porta da cui osservare quanto accade per poter intervenire con la propria vita.

Non si può prescindere da un’accurata riflessione che, all’istante, denuncia come la fede non possa essere che riflessa e non tacciata di irrazionalità.

Il credente non è per il fatto di essere credente, isolato o avulso dal suo preciso contesto storico e sociale.
La polis – non i partiti politici – è sempre stata una cura che ha richiamato le forze della Chiesa ad impegnarsi nei diversi ambiti in cui si declinava. Con rigore quindi il Documento rifiuta una postura che voglia dirsi neutrale, quasi vissuta fra le nuvole piuttosto che con i piedi ancorati saldamente nel presente: “La pretesa neutralità ideologica di una cultura politica che dichiara di volersi costruire sulla formazione di regole meramente procedurali di giustizia, rimuovendo ogni giustificazione etica e ogni ispirazione religiosa, mostra la tendenza ad elaborare una ideologia della neutralità che, di fatto, impone l’emarginazione, se non l’esclusione, dell’espressione religiosa dalla sfera pubblica. E quindi, dalla piena libertà di partecipazione alla formazione della cittadinanza democratica”.

Negare o imporre una partecipazione attiva in nome della religione in cui si crede, svilisce la stessa persona e la riduce ad un’ameba che si accontenta di sopravvivere invece di considerarla parte attiva e ricettiva del vivere politico.

- Advertisement -

La riflessione teologica è uno scalpello che non risparmia neppure la selce. In realtà è riuscita a gettare luce su quelle ambiguità che portano l’etichetta del “ritorno della religione”. Segno irrispettoso e carente di limpidezza mentale.

“Questo cosiddetto ‘ritorno’, infatti, presenta anche aspetti di ‘regressione’ nei confronti dei valori personali e della convivenza democratica che stanno alla base della concezione umanistica dell’ordine politico e del legame sociale”.

Il confronto o anche solo il rapporto, se si vuole, con la tradizione passata getta un segnale inquietante: “Molti fenomeni associati alla nuova presenza del fattore religioso nella sfera politica e sociale appaiono del tutto eterogenei – se non contraddittori – rispetto alla tradizione autentica e allo sviluppo culturale delle grandi religioni storiche”.

Tuttavia, religione non significa devozionalismo o facile ed ingenuo pietismo.

Al credente è richiesta una ricerca inesausta della verità e della trascendenza per dare vita ad una cultura che proprio oggi sappia accogliere stimoli e vivacità e sia in grado di sbriciolare i pregiudizi.

Non in forza di argomentazioni patetiche o apodittiche ma in forza di un impegno, sia intellettuale-riflessivo, sia pratico-concreto “capace di attivare la circolazione di una cultura adeguata della religione”.
La cultura però deve essere creata, lavorata e intrisa di quella “dinamica dell’inculturazione del Vangelo che è un’immersione libera della Parola di Dio nelle culture per trasformarle dall’interno, illuminandole alla luce della rivelazione, in modo tale che anche la fede stessa si lasci interpellare dalle realtà storiche contingenti – interculturalità – come spunto per poter discernere significati più profondi della verità rivelata che deve, a sua volta, essere ricevuta nella cultura del contesto”.

Si tratta di accogliere “il filo conduttore – quello che scorre in tutto il Documento – ispirato all’utilità di tenere strettamente collegati, in chiave sia antropologica sia teologica, i principi personalistici, comunitari e cristiani della libertà religiosa di tutti”.

- Advertisement -
Originale: AgenSIR
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti

Religione non significa devozionalismo o facile ed ingenuo pietismo

“La libertà religiosa per il bene di tutti. Approccio teologico alle sfide contemporanee”

- Advertisement -

Nel Documento “La libertà religiosa per il bene di tutti. Approccio teologico alle sfide contemporanee” il linguaggio è chiaro, come chiara è l’impostazione. La difficoltà risiede nella complessità dell’argomento e nell’accezione del linguaggio quando venga collocato, secondo il documento stesso, non in una zona di confine in un qualche modo da superare ma sulla soglia della porta da cui osservare quanto accade per poter intervenire con la propria vita

La densità del Documento recentemente emanato – “La libertà religiosa per il bene di tutti. Approccio teologico alle sfide contemporanee” (Commissione teologica internazionale) – risulta immediatamente al solo scorrere la successione dei sette capitoli in cui si articola.

Il linguaggio è chiaro, come chiara è l’impostazione. La difficoltà risiede nella complessità dell’argomento e nell’accezione del linguaggio quando venga collocato, secondo il documento stesso, non in una zona di confine in un qualche modo da superare ma sulla soglia della porta da cui osservare quanto accade per poter intervenire con la propria vita.

Non si può prescindere da un’accurata riflessione che, all’istante, denuncia come la fede non possa essere che riflessa e non tacciata di irrazionalità.

Il credente non è per il fatto di essere credente, isolato o avulso dal suo preciso contesto storico e sociale.
La polis – non i partiti politici – è sempre stata una cura che ha richiamato le forze della Chiesa ad impegnarsi nei diversi ambiti in cui si declinava. Con rigore quindi il Documento rifiuta una postura che voglia dirsi neutrale, quasi vissuta fra le nuvole piuttosto che con i piedi ancorati saldamente nel presente: “La pretesa neutralità ideologica di una cultura politica che dichiara di volersi costruire sulla formazione di regole meramente procedurali di giustizia, rimuovendo ogni giustificazione etica e ogni ispirazione religiosa, mostra la tendenza ad elaborare una ideologia della neutralità che, di fatto, impone l’emarginazione, se non l’esclusione, dell’espressione religiosa dalla sfera pubblica. E quindi, dalla piena libertà di partecipazione alla formazione della cittadinanza democratica”.

Negare o imporre una partecipazione attiva in nome della religione in cui si crede, svilisce la stessa persona e la riduce ad un’ameba che si accontenta di sopravvivere invece di considerarla parte attiva e ricettiva del vivere politico.

- Advertisement -

La riflessione teologica è uno scalpello che non risparmia neppure la selce. In realtà è riuscita a gettare luce su quelle ambiguità che portano l’etichetta del “ritorno della religione”. Segno irrispettoso e carente di limpidezza mentale.

“Questo cosiddetto ‘ritorno’, infatti, presenta anche aspetti di ‘regressione’ nei confronti dei valori personali e della convivenza democratica che stanno alla base della concezione umanistica dell’ordine politico e del legame sociale”.

Il confronto o anche solo il rapporto, se si vuole, con la tradizione passata getta un segnale inquietante: “Molti fenomeni associati alla nuova presenza del fattore religioso nella sfera politica e sociale appaiono del tutto eterogenei – se non contraddittori – rispetto alla tradizione autentica e allo sviluppo culturale delle grandi religioni storiche”.

Tuttavia, religione non significa devozionalismo o facile ed ingenuo pietismo.

Al credente è richiesta una ricerca inesausta della verità e della trascendenza per dare vita ad una cultura che proprio oggi sappia accogliere stimoli e vivacità e sia in grado di sbriciolare i pregiudizi.

Non in forza di argomentazioni patetiche o apodittiche ma in forza di un impegno, sia intellettuale-riflessivo, sia pratico-concreto “capace di attivare la circolazione di una cultura adeguata della religione”.
La cultura però deve essere creata, lavorata e intrisa di quella “dinamica dell’inculturazione del Vangelo che è un’immersione libera della Parola di Dio nelle culture per trasformarle dall’interno, illuminandole alla luce della rivelazione, in modo tale che anche la fede stessa si lasci interpellare dalle realtà storiche contingenti – interculturalità – come spunto per poter discernere significati più profondi della verità rivelata che deve, a sua volta, essere ricevuta nella cultura del contesto”.

- Advertisement -

Si tratta di accogliere “il filo conduttore – quello che scorre in tutto il Documento – ispirato all’utilità di tenere strettamente collegati, in chiave sia antropologica sia teologica, i principi personalistici, comunitari e cristiani della libertà religiosa di tutti”.

- Advertisement -
Originale: AgenSIR

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti
293FansMi piace
1,020FollowerSegui
13,000FollowerSegui
645FollowerSegui
322IscrittiIscriviti

Consigli pubblicitari

Top News

Top Video

Consigli pubblicitari

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Mamma Natuzza parlava proprio con Gesù. Ecco un suo colloquio con il Re dei...

Io ero inquieta, turbata… Gesù: Alzati e piglia il ritmo dei vecchi tempi. Natuzza: Come parlate, Gesù? Cosa devo fare? Gesù: Ci sono tante cose che puoi...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

Preghiera per proteggere la tua casa e scacciare gli spiriti cattivi

E' una lunga invocazione che chiede anzitutto l'intervento della gloria di Gesù Cristo E’ una preghiera potente in cui si invocano Gesù Cristo, la Madonna...

Libri consigliati

Paolo apostolo: vita e teologia

Cosentino: Non è quel che credi

“Beati” nel nostro tempo

Dell’essere e dell’amore

Consigli pubblicitari

Seguici su Instagram

Seguici su Facebook

Seguici su Twitter

Consigli Pubblicitari

Accessibility
0
Dicci il tuo pensiero, per favore commenta.x
()
x