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L’Eterno Contrasto, OSHO, Feltrinelli.

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“Voglio che voi tutti viviate unicamente in base alla vostra consapevolezza”

OSHO

Un vero e proprio libro Zen, e non un testo, o un trattato, sullo Zen. La dimensione del momento presente non è teorizzata ma, quasi per magia, ci si trova immersi in “qualcosa” che libera la mente da nebbie e nuvole di pensieri, regalandoci una limpidezza che ci immerge nella vita. Possiamo percepire e scoprire ciò che abbiamo come potenziale interiore, come essenza e non ciò che siamo abituati a essere.

Secondo Osho” la filosofia si interessa di più alla discussione e, seguendo la filosofia, le religioni hanno creato la teologia; ovvero l’argomento su dio. Questo è l’esatto significato di teologia: logica rispetto a dio. Ma nessuno è mai riuscito a dimostrare logicamente l’esistenza di dio; eppure sono stati scritti grandi trattati e persone intelligentissime ci si sono dedicate. Lo zen non ha mai dato vita ad alcuna teologia e a nessuna filosofia. Si tratta di un approccio esistenziale, non intellettuale; lo si deve sperimentare, non occorre alcuna professione di fede. Una volta che giungi a conoscere, nessuna argomentazione potrà mai distruggere la tua comprensione. E quella conoscenza è semplicissima: passare dalla mente alla non mente è nelle tue

capacità. Diventare un testimone dei tuoi pensieri è la cosa più semplice del mondo, addirittura senza sapere di farlo !” (cfr. pag.9).

“ Lo zen non è interessato a cambiare nessuno e proprio per questa ragione trasforma: questo è il paradosso! Allo zen non interessa come dovresti essere, ma solo come sei: se osservi ciò che sei realmente, se lo guardi con occhi benevoli e amorevoli e cerchi di comprenderlo, da quella comprensione nascerà una trasformazione! E quel cambiamento sarà naturale, perché non sei tu a produrlo, ma accade semplicemente da solo. Lo zen trasforma senza parlare di trasformazione: cambia senza preoccuparsi del cambiamento e dona all’essere umano più beatitudine di qualsiasi altra cosa senza curarsene affatto: accade in quanto grazia, come  un dono, grazie alla comprensione. La bellezza dello zen sta nel suo essere incondizionatamente privo di giudizio ! Il bisogno di giudicare è una malattia della mente; per questo lo zen afferma che le cose non sono mai né giuste né sbagliate: sono semplicemente come sono – tutto è esattamente così com’é. Grazie allo zen si apre una dimensione totalmente nuova della trasformazione senza sforzo, ossia di quel cambiamento che accade in modo naturale, grazie a una maggiore capacità di osservazione, alla chiarezza e a una visione più diretta della natura delle cose, priva di impedimenti e di pregiudizi. Nel momento stesso in cui affermi che una persona è buona, hai già smesso di vederla, perché l’hai già etichettata, incasellata e inserita in una categoria. Una volta stabilito che un individuo è cattivo, come riuscirai ancora a guardarlo negli occhi? Hai deciso su due piedi di non dargli speranza; quell’uomo non è più un mistero: definendolo buono o cattivo hai risolto l’arcano e d’ora in poi il tuo comportamento si baserà su queste etichette invece che sulla realtà.” (cfr. pag.17)

Gli insegnamenti sincretici di Osho enfatizzano l’importanza dell’amore, della libertà, della meditazione, dell’umorismo e di una gioiosa celebrazione dell’esistenza, valori che egli riteneva soppressi dai sistemi di pensiero imposti dalla società, dalle fedi religiose e dalle ideologie. Osho invitò l’uomo a vivere in armonia e in totale pienezza tutte le dimensioni della vita, sia quelle interiori che quelle esteriori, poiché ogni cosa è sacra e ricolma del divino.

Fautore di una ribellione fondata sul senso critico e sul rifiuto di assumere qualsiasi norma di vita o valore sociale solo perché comunemente accettati, fu un forte oppositore delle religioni organizzate e di ogni tipo di potere. Considerava tutte le tradizioni religiose come false credenze che reprimono l’uomo e lo allontanano dalla Verità. Nato e cresciuto in una cultura e famiglia giainista c’è da chiedersi come tutto questo abbia contribuito alla sua personalità e ai suoi insegnamenti. Il giainismo insegna che ogni singolo essere vivente, dal moscerino all’uomo, è un’anima eterna e indipendente, responsabile dei propri atti. I giainisti ritengono che il loro credo insegni all’individuo come vivere, pensare e agire in modo tale da rispettare e onorare la natura spirituale di ogni essere vivente, al meglio delle proprie capacità.

Dio è concepito come l’insieme dei tratti immutabili dell’anima pura, come Signore fra le anime poiché rappresenta l’infinita conoscenza, percezione, coscienza e felicità (Ananta Gnana, Darshan, Chaitanya, e Sukh). L’universo stesso è eterno, non avendo né inizio né fine (per questo motivo, si ritiene che il giainismo sia una via religiosa che non include la concezione di un dio creatore).

Queste sue idee ebbero un notevole impatto sul pensiero New Age occidentale (da cui tuttavia egli prese le distanze) e sulla controcultura ereditata dagli anni sessanta. Nonostante che, nei due brani sopra riportati dal suo testo, egli ricorra spesso alla parola “osservazione” che non significa niente senza l’utilizzo della “mente” che di pari passo lui invece “criminalizza” come forviatrice ed etichettatrice indebita “della realtà” c’è da chiedersi come possa avvenire quel processo di “consapevolezza” a lui tanto caro. Una trasformazione senza sforzo ma in quale direzione? Non ponendo analisi e non traendo conclusioni in quale direzione? Lui stesso ha effettuato un lavoro di analisi e di critica prima di giungere alla sua “conoscenza” e di ergersi a guida e maestro, almeno così declamano i suoi vari biografi. Quindi il genere umano cosa dovrebbe fare, sostituire le religioni istituzionalizzate con correnti di pensiero che non arginano in alcun modo il libero fluire di corsi di egotismo in quanto è indebito classificare il bene e il male in di per se solo transitori? Transitori in virtù di cosa? Osho vorrebbe dirci che Adolf Hitler si sarebbe fermato da solo e si sarebbe trasformato nel più mansueto e luminoso dei cherubini? Lui afferma che tutto ciò che serve è la comprensione, la consapevolezza e la capacità di vedere le cose per ciò che sono. Tutto questo viene fatto certo con il “cuore” ma non senza la mente. Di cosa ci vuole parlare? Di compassione? Di sopportazione? Della legge del contrappasso inserita nel più ampio quadro delle infinite rinascite e quindi del Samsara? L’amore come legge suprema e la mansuetudine nel massimo possibile alla natura umana ci è stata già insegnata e sollecitata dal Cristo e non può essere spalmata ulteriormente in una sorta di “non penso” così non agisco, o meglio non sbaglio perché non penso. L’amore è pensare, magari prima col cuore che con la mente, ma pur sempre pensare. Dopo aver pensato, dopo aver sbagliato magari anche, bisogna prendere una decisione, una direzione. Per quanto si possa essere d’accordo con Osho che ogni essere vivente è inserito, suo malgrado, nel grande quadro dell’infinito universo e pertanto prezioso ed unico con ogni sacro santo diritto al massimo rispetto, non altrettanto si può condividere il suo punto di vista del non pensare e del non agire.

Tuttavia c’è da chiedersi dove si trova “il gap” nella cultura plurimillenaria dell’ Occidente se ancora oggi la   sua popolarità ha continuato ad aumentare.

Libro che merita di essere letto perché invitando al non “pensiero” aiuta a comprenderne l’essenzialità.

[review]

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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L’Eterno Contrasto, OSHO, Feltrinelli.

  

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OSHO

Un vero e proprio libro Zen, e non un testo, o un trattato, sullo Zen. La dimensione del momento presente non è teorizzata ma, quasi per magia, ci si trova immersi in “qualcosa” che libera la mente da nebbie e nuvole di pensieri, regalandoci una limpidezza che ci immerge nella vita. Possiamo percepire e scoprire ciò che abbiamo come potenziale interiore, come essenza e non ciò che siamo abituati a essere.

Secondo Osho” la filosofia si interessa di più alla discussione e, seguendo la filosofia, le religioni hanno creato la teologia; ovvero l’argomento su dio. Questo è l’esatto significato di teologia: logica rispetto a dio. Ma nessuno è mai riuscito a dimostrare logicamente l’esistenza di dio; eppure sono stati scritti grandi trattati e persone intelligentissime ci si sono dedicate. Lo zen non ha mai dato vita ad alcuna teologia e a nessuna filosofia. Si tratta di un approccio esistenziale, non intellettuale; lo si deve sperimentare, non occorre alcuna professione di fede. Una volta che giungi a conoscere, nessuna argomentazione potrà mai distruggere la tua comprensione. E quella conoscenza è semplicissima: passare dalla mente alla non mente è nelle tue

capacità. Diventare un testimone dei tuoi pensieri è la cosa più semplice del mondo, addirittura senza sapere di farlo !” (cfr. pag.9).

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“ Lo zen non è interessato a cambiare nessuno e proprio per questa ragione trasforma: questo è il paradosso! Allo zen non interessa come dovresti essere, ma solo come sei: se osservi ciò che sei realmente, se lo guardi con occhi benevoli e amorevoli e cerchi di comprenderlo, da quella comprensione nascerà una trasformazione! E quel cambiamento sarà naturale, perché non sei tu a produrlo, ma accade semplicemente da solo. Lo zen trasforma senza parlare di trasformazione: cambia senza preoccuparsi del cambiamento e dona all’essere umano più beatitudine di qualsiasi altra cosa senza curarsene affatto: accade in quanto grazia, come  un dono, grazie alla comprensione. La bellezza dello zen sta nel suo essere incondizionatamente privo di giudizio ! Il bisogno di giudicare è una malattia della mente; per questo lo zen afferma che le cose non sono mai né giuste né sbagliate: sono semplicemente come sono – tutto è esattamente così com’é. Grazie allo zen si apre una dimensione totalmente nuova della trasformazione senza sforzo, ossia di quel cambiamento che accade in modo naturale, grazie a una maggiore capacità di osservazione, alla chiarezza e a una visione più diretta della natura delle cose, priva di impedimenti e di pregiudizi. Nel momento stesso in cui affermi che una persona è buona, hai già smesso di vederla, perché l’hai già etichettata, incasellata e inserita in una categoria. Una volta stabilito che un individuo è cattivo, come riuscirai ancora a guardarlo negli occhi? Hai deciso su due piedi di non dargli speranza; quell’uomo non è più un mistero: definendolo buono o cattivo hai risolto l’arcano e d’ora in poi il tuo comportamento si baserà su queste etichette invece che sulla realtà.” (cfr. pag.17)

Gli insegnamenti sincretici di Osho enfatizzano l’importanza dell’amore, della libertà, della meditazione, dell’umorismo e di una gioiosa celebrazione dell’esistenza, valori che egli riteneva soppressi dai sistemi di pensiero imposti dalla società, dalle fedi religiose e dalle ideologie. Osho invitò l’uomo a vivere in armonia e in totale pienezza tutte le dimensioni della vita, sia quelle interiori che quelle esteriori, poiché ogni cosa è sacra e ricolma del divino.

Fautore di una ribellione fondata sul senso critico e sul rifiuto di assumere qualsiasi norma di vita o valore sociale solo perché comunemente accettati, fu un forte oppositore delle religioni organizzate e di ogni tipo di potere. Considerava tutte le tradizioni religiose come false credenze che reprimono l’uomo e lo allontanano dalla Verità. Nato e cresciuto in una cultura e famiglia giainista c’è da chiedersi come tutto questo abbia contribuito alla sua personalità e ai suoi insegnamenti. Il giainismo insegna che ogni singolo essere vivente, dal moscerino all’uomo, è un’anima eterna e indipendente, responsabile dei propri atti. I giainisti ritengono che il loro credo insegni all’individuo come vivere, pensare e agire in modo tale da rispettare e onorare la natura spirituale di ogni essere vivente, al meglio delle proprie capacità.

Dio è concepito come l’insieme dei tratti immutabili dell’anima pura, come Signore fra le anime poiché rappresenta l’infinita conoscenza, percezione, coscienza e felicità (Ananta Gnana, Darshan, Chaitanya, e Sukh). L’universo stesso è eterno, non avendo né inizio né fine (per questo motivo, si ritiene che il giainismo sia una via religiosa che non include la concezione di un dio creatore).

Queste sue idee ebbero un notevole impatto sul pensiero New Age occidentale (da cui tuttavia egli prese le distanze) e sulla controcultura ereditata dagli anni sessanta. Nonostante che, nei due brani sopra riportati dal suo testo, egli ricorra spesso alla parola “osservazione” che non significa niente senza l’utilizzo della “mente” che di pari passo lui invece “criminalizza” come forviatrice ed etichettatrice indebita “della realtà” c’è da chiedersi come possa avvenire quel processo di “consapevolezza” a lui tanto caro. Una trasformazione senza sforzo ma in quale direzione? Non ponendo analisi e non traendo conclusioni in quale direzione? Lui stesso ha effettuato un lavoro di analisi e di critica prima di giungere alla sua “conoscenza” e di ergersi a guida e maestro, almeno così declamano i suoi vari biografi. Quindi il genere umano cosa dovrebbe fare, sostituire le religioni istituzionalizzate con correnti di pensiero che non arginano in alcun modo il libero fluire di corsi di egotismo in quanto è indebito classificare il bene e il male in di per se solo transitori? Transitori in virtù di cosa? Osho vorrebbe dirci che Adolf Hitler si sarebbe fermato da solo e si sarebbe trasformato nel più mansueto e luminoso dei cherubini? Lui afferma che tutto ciò che serve è la comprensione, la consapevolezza e la capacità di vedere le cose per ciò che sono. Tutto questo viene fatto certo con il “cuore” ma non senza la mente. Di cosa ci vuole parlare? Di compassione? Di sopportazione? Della legge del contrappasso inserita nel più ampio quadro delle infinite rinascite e quindi del Samsara? L’amore come legge suprema e la mansuetudine nel massimo possibile alla natura umana ci è stata già insegnata e sollecitata dal Cristo e non può essere spalmata ulteriormente in una sorta di “non penso” così non agisco, o meglio non sbaglio perché non penso. L’amore è pensare, magari prima col cuore che con la mente, ma pur sempre pensare. Dopo aver pensato, dopo aver sbagliato magari anche, bisogna prendere una decisione, una direzione. Per quanto si possa essere d’accordo con Osho che ogni essere vivente è inserito, suo malgrado, nel grande quadro dell’infinito universo e pertanto prezioso ed unico con ogni sacro santo diritto al massimo rispetto, non altrettanto si può condividere il suo punto di vista del non pensare e del non agire.

Tuttavia c’è da chiedersi dove si trova “il gap” nella cultura plurimillenaria dell’ Occidente se ancora oggi la   sua popolarità ha continuato ad aumentare.

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