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martedì, 25 Giugno 2019

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Arretez-moi-la

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Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe.” Mark Twain

Pellicola  di produzione francese, portata nelle sale cinematografiche nel gennaio 2016 e premiata in diversi festival nazionali essa è un chiaro esempio di quella particolare tradizione del cinema francese. Gli interpreti sono tutti professionisti eclettici e trans-culturali che si occupano sia di teatro che di cinema. Reda Kateb (Il Profeta 2004, Zero Dark Thirty 2013, Gare du Nord 2013, Tutto sua madre 2013, Lost River 2014) è figlio d’arte, il padre è l’attore teatrale algerino di origine berbera, Malek-Eddine Kateb. La madre è francese di origini cecoslovacche ed italiane.  Kateb è pronipote, da parte di padre, del drammaturgo e scrittore Kateb Yacine. Fin dall’infanzia è stato immerso nel mondo teatrale e quando a 12 anni ha deciso di seguire le orme del padre lo ha fatto recitando uno dei testi di Yacine. Qui Kateb interpreta Samson Cazalet un conducente di taxi. Léa Druckner ( Assassin’s 1997, Chaos  2001,Dans ma peau – In my skin – 2002, Narco 2004, L’Homme de sa vie 2006, Les Meilleurs Amis du monde 2010, Le Grand Méchant Loup 2013, Avant que de tout perdre 2013, La Chambre bleue 2014 ) è attrice e

produttrice. In questo film interpreta Louise Lablache la cliente del taxi e madre della bambina rapita. Gilles Cohen ( Parking 1985, Romuald et Juliette 1989, Chaos 2001, Les Ambitieux 2006,  Actrices 2007, Sweet Valentine 2009, Légitime Défense 2011, Crawl 2013 ). Qui interpreta l’avvocato scettico e prevenuto della difesa. Erika Sainte attrice emergente belga già vincitrice del Magritte du meilleur espoir féminin dell’Accademia André Delvaux qui interpreta la fidanzata del protagonista Elisabeth. François Chattot ( Les Mystères de Paris 1980, Un héros très discret 1996, Kennedy et moi 1999, Parlez moi d’amour 2002, Double Zéro 2004, Banlieue 13 2004, Les Aventures extraordinaires d’Adèle Blanc-Sec 2010, Paris 2014 ) in questo dramma impersona il presidente della Corte d’Assise. La pellicola che vorrei qui presentare al pubblico italiano non è una di quelle produzioni dalla risonanza internazionale come spesso accade quando si apre la finestra su di un mercato cinematografico straniero. Si tratta piuttosto di una produzione molto sobria nello stile tanto quanto intensa nei contenuti e nelle sfumature interpretative dei professionisti. Senza eccessi o scene violente di alcun genere.

La storia si apre con una corsa di “taxi” dall’aeroporto di Nizza al domicilio di una cliente.

La cliente non avendo denaro contante per pagare la corsa chiede al tassista di attenderla un attimo sulla porta di casa. Quest’ultimo avendo bisogno del bagno le chiede la cortesia di potersene servire. Per motivi sicuramente legati alla sua personalità il conducente ammira le rifiniture della sala da bagno. Poi esce, viene pagato e si congeda dalla cliente. Vista l’ora intraprende tutte le procedure inerenti la chiusura del “servizio”. Copre l’insegna luminosa del taxi e provvede al rifornimento del carburante per riconsegnare il veicolo alla centrale dei taxi. Nel percorso di rientro si imbatte in due studentesse ne del tutto sobrie e  ne tantomeno scevre di altre sostanze tossiche. Impietosito dalle loro condizioni visto che è di strada al deposito le riaccompagna all’ingresso del loro collegio. Una delle due vomita ed insudicia il veicolo. Per questa ragione il conducente sfinito le insulta e poi si reca ad un autolavaggio per l’igienizzazione del taxi. Nel mentre, spossato, si occupa della pulizia dei sedili riceve una telefonata della fidanzata e ne declina l’invito a passare la notte insieme.

L’indomani mattina mentre si prepara per recarsi come d’abitudine al lavoro si trova sulla porta di casa due gendarmi che lo conducono in centrale senza dargli alcuna spiegazione.

La storia che si svela a ritmi cadenti e retrospettivi rivela allo spettatore che il nostro protagonista è accusato del rapimento della figlia adolescente della sua cliente dell’aeroporto. Allo spettatore salta subito all’occhio l’assurdità di questa accusa. Vista la velocità con cui si sono svolti i fatti a casa della cliente e dell’assoluto non incontro tra il tassista e la bambina. Questa sensazione a cui ogni spettatore incorre all’istante sarà il diapason in base al quale verranno percepite tutte le vicende successive. Un concatenarsi di circostanze una più assurda ed ingiusta dell’altra. L’indignazione dello spettatore cresce ogni attimo di più ed entra quasi in conflitto con la calma semi-statica, e per certi versi anche l’ottusità, di ciascuno dei protagonista. L’intera trama raggiunge l’apice del paradosso quando in sede di corte d’assise arriva la comunicazione che la bambina è

stata ritrovata e che l’imputato è innocente perché è stato catturato anche il pedofilo che la tratteneva prigioniera nella sua abitazione. Ma siccome il giudice sta leggendo,  l’impiegata non può avvicinarsi prima che lui termini e gli faccia cenno di consegnargli quel messaggio che nessuno immagina essere risolutivo e quindi bloccare quello che non dovrebbe avvenire. La condanna. Il giudice leggerà il biglietto e porrà le scuse all’imputato e solleverà un putiferio contro il corpo di polizia e il loro impianto investigativo e probatorio del tutto fatiscente ma purtroppo l’ultimo assurdo è che il cliente dovrà tornare in carcere fino a che non sarà aperto un nuovo processo per “discolpa” nei suoi confronti che è sempre stato innocente e vittima di gente che non sa fare il suo lavoro e deve avere a tutti i costi un colpevole “ideale” e non necessariamente quello “reale”.

Tematicamente tratto da un avvenimento vero accaduto negli Stati Uniti, dove è prevista la somma pena dell’ergastolo, la pellicola ricorre ai movimenti culturali del momento denunziando tutte le difficoltà dei sistemi giudiziari. Inoltre l’opera riprende gli elementi cardini e tanto cari al cinema francese e alla sua poetica quali l’alienazione dell’uomo nella società ed il suo disagio esistenziale. Di una civiltà in continua frenesia; apparentemente proiettata solo verso il futuro, totalmente aliena a qualsiasi forma di conformismo; eppure consapevole della relatività di questa contingenza di facciata e spiritualmente stanca al punto tale di essere totalmente impotente di fronte ad essa.

Film che vale la pena vedere in quanto le analogie con situazioni autoctone e già ricorse nella cronaca italiana non sono poche.

[review]

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.

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Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe.” Mark Twain

Pellicola  di produzione francese, portata nelle sale cinematografiche nel gennaio 2016 e premiata in diversi festival nazionali essa è un chiaro esempio di quella particolare tradizione del cinema francese. Gli interpreti sono tutti professionisti eclettici e trans-culturali che si occupano sia di teatro che di cinema. Reda Kateb (Il Profeta 2004, Zero Dark Thirty 2013, Gare du Nord 2013, Tutto sua madre 2013, Lost River 2014) è figlio d’arte, il padre è l’attore teatrale algerino di origine berbera, Malek-Eddine Kateb. La madre è francese di origini cecoslovacche ed italiane.  Kateb è pronipote, da parte di padre, del drammaturgo e scrittore Kateb Yacine. Fin dall’infanzia è stato immerso nel mondo teatrale e quando a 12 anni ha deciso di seguire le orme del padre lo ha fatto recitando uno dei testi di Yacine. Qui Kateb interpreta Samson Cazalet un conducente di taxi. Léa Druckner ( Assassin’s 1997, Chaos  2001,Dans ma peau – In my skin – 2002, Narco 2004, L’Homme de sa vie 2006, Les Meilleurs Amis du monde 2010, Le Grand Méchant Loup 2013, Avant que de tout perdre 2013, La Chambre bleue 2014 ) è attrice e

produttrice. In questo film interpreta Louise Lablache la cliente del taxi e madre della bambina rapita. Gilles Cohen ( Parking 1985, Romuald et Juliette 1989, Chaos 2001, Les Ambitieux 2006,  Actrices 2007, Sweet Valentine 2009, Légitime Défense 2011, Crawl 2013 ). Qui interpreta l’avvocato scettico e prevenuto della difesa. Erika Sainte attrice emergente belga già vincitrice del Magritte du meilleur espoir féminin dell’Accademia André Delvaux qui interpreta la fidanzata del protagonista Elisabeth. François Chattot ( Les Mystères de Paris 1980, Un héros très discret 1996, Kennedy et moi 1999, Parlez moi d’amour 2002, Double Zéro 2004, Banlieue 13 2004, Les Aventures extraordinaires d’Adèle Blanc-Sec 2010, Paris 2014 ) in questo dramma impersona il presidente della Corte d’Assise. La pellicola che vorrei qui presentare al pubblico italiano non è una di quelle produzioni dalla risonanza internazionale come spesso accade quando si apre la finestra su di un mercato cinematografico straniero. Si tratta piuttosto di una produzione molto sobria nello stile tanto quanto intensa nei contenuti e nelle sfumature interpretative dei professionisti. Senza eccessi o scene violente di alcun genere.

La storia si apre con una corsa di “taxi” dall’aeroporto di Nizza al domicilio di una cliente.

La cliente non avendo denaro contante per pagare la corsa chiede al tassista di attenderla un attimo sulla porta di casa. Quest’ultimo avendo bisogno del bagno le chiede la cortesia di potersene servire. Per motivi sicuramente legati alla sua personalità il conducente ammira le rifiniture della sala da bagno. Poi esce, viene pagato e si congeda dalla cliente. Vista l’ora intraprende tutte le procedure inerenti la chiusura del “servizio”. Copre l’insegna luminosa del taxi e provvede al rifornimento del carburante per riconsegnare il veicolo alla centrale dei taxi. Nel percorso di rientro si imbatte in due studentesse ne del tutto sobrie e  ne tantomeno scevre di altre sostanze tossiche. Impietosito dalle loro condizioni visto che è di strada al deposito le riaccompagna all’ingresso del loro collegio. Una delle due vomita ed insudicia il veicolo. Per questa ragione il conducente sfinito le insulta e poi si reca ad un autolavaggio per l’igienizzazione del taxi. Nel mentre, spossato, si occupa della pulizia dei sedili riceve una telefonata della fidanzata e ne declina l’invito a passare la notte insieme.

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La storia che si svela a ritmi cadenti e retrospettivi rivela allo spettatore che il nostro protagonista è accusato del rapimento della figlia adolescente della sua cliente dell’aeroporto. Allo spettatore salta subito all’occhio l’assurdità di questa accusa. Vista la velocità con cui si sono svolti i fatti a casa della cliente e dell’assoluto non incontro tra il tassista e la bambina. Questa sensazione a cui ogni spettatore incorre all’istante sarà il diapason in base al quale verranno percepite tutte le vicende successive. Un concatenarsi di circostanze una più assurda ed ingiusta dell’altra. L’indignazione dello spettatore cresce ogni attimo di più ed entra quasi in conflitto con la calma semi-statica, e per certi versi anche l’ottusità, di ciascuno dei protagonista. L’intera trama raggiunge l’apice del paradosso quando in sede di corte d’assise arriva la comunicazione che la bambina è

stata ritrovata e che l’imputato è innocente perché è stato catturato anche il pedofilo che la tratteneva prigioniera nella sua abitazione. Ma siccome il giudice sta leggendo,  l’impiegata non può avvicinarsi prima che lui termini e gli faccia cenno di consegnargli quel messaggio che nessuno immagina essere risolutivo e quindi bloccare quello che non dovrebbe avvenire. La condanna. Il giudice leggerà il biglietto e porrà le scuse all’imputato e solleverà un putiferio contro il corpo di polizia e il loro impianto investigativo e probatorio del tutto fatiscente ma purtroppo l’ultimo assurdo è che il cliente dovrà tornare in carcere fino a che non sarà aperto un nuovo processo per “discolpa” nei suoi confronti che è sempre stato innocente e vittima di gente che non sa fare il suo lavoro e deve avere a tutti i costi un colpevole “ideale” e non necessariamente quello “reale”.

Tematicamente tratto da un avvenimento vero accaduto negli Stati Uniti, dove è prevista la somma pena dell’ergastolo, la pellicola ricorre ai movimenti culturali del momento denunziando tutte le difficoltà dei sistemi giudiziari. Inoltre l’opera riprende gli elementi cardini e tanto cari al cinema francese e alla sua poetica quali l’alienazione dell’uomo nella società ed il suo disagio esistenziale. Di una civiltà in continua frenesia; apparentemente proiettata solo verso il futuro, totalmente aliena a qualsiasi forma di conformismo; eppure consapevole della relatività di questa contingenza di facciata e spiritualmente stanca al punto tale di essere totalmente impotente di fronte ad essa.

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Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.

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