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Ravasi: Francesco come Paolo VI, l’arte è luce nel buio della crisi

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Nel giorno in cui il Papa torna a pregare per il mondo dell’arte, il cardinale presidente del Pontificio Consiglio della Cultura ricorda l’anniversario della “Messa degli Artisti” celebrata da Paolo VI nella Sistina il 7 maggio 1964: chi crea bellezza, dice, aiuta a “spezzare quella pellicola che c’è sulle cose per scoprire qualcosa che è più profondo”

Eugenio Bonanata – Città del Vaticano

La creatività come viatico per la speranza e la fiducia nel futuro, soprattutto in un momento come quello attuale segnato tante preoccupazioni. È il tema che affronta il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, a partire dal 56.mo anniversario della Messa degli Artisti celebrata da Paolo VI nella Cappella Sistina il 7 maggio 1964 e dai pronunciamenti di Papa Francesco che anche questa mattina, dalla Messa in Casa Santa Marta, è tornato a pregare per la categoria affermando che senza il bello non si può capire il Vangelo. Una riflessione che prende spunto dall’omelia pronunciata quel giorno per chiarire la funzione delle opere artistiche nell’alimentare sentimenti positivi.

Il legame

Nel discorso di Papa Montini, ripreso l’anno successivo nel messaggio del Concilio Vaticano II, ribadendo che nel mondo in cui viviamo c’è bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione, l’elemento centrale è il ristabilimento del vincolo tra arte e fede. “Questo legame – spiega Ravasi – è basato sul fatto che entrambe non rappresentano il visibile che è nella realtà, ma l’invisibile che è nel visibile, come affermava un grande artista come Paul Klee”.

Il mondo dello spirito

Nella cornice della Cappella Sistina, il Pontefice bresciano si rivolse in modo schietto agli artisti. Propose di “fare la pace” e di ritornare amici, riconobbe che la Chiesa ha bisogno della collaborazione degli artisti e parlò del parallelismo tra l’artista e il sacerdote accomunati dall’obiettivo rendere accessibile e comprensibile il mondo dello spirito. “In questa operazione – ammise – voi siete maestri”. E spiegò: “La vostra arte è quella di carpire dal cielo dello spirito i suoi tesori e rivestirli di parola, di colori, di forme, di accessibilità”.

La strada

Nei decenni a venire, Giovanni Paolo II e Benedetto XVII hanno approfondito questo filone. E le parole di Paolo VI sono tornate alla memoria anche nei giorni scorsi, quando Papa Francesco a Casa Santa Marta ha pregato per gli artisti, osservando che con la loro creatività ci indicano la strada verso la speranza. “Proprio questa – sottolinea il cardinale Ravasi – è la forza degli artisti, anche in questi giorni in cui c’è l’orizzonte chiuso e c’è la cupezza per la situazione che stiamo vivendo”.

Lo sguardo

“L’artista – spiega – dovrebbe essere colui che stando coi piedi nella realtà la interpreta, la trasfigura, la trasforma. E quindi come tale impedisce che lo sguardo della persona si perda nell’interno della polvere della storia”. In questi giorni di quarantena, gli artisti hanno portato compagnia e distrazione nelle case attraverso le loro opere diffuse dai media. “Loro – aggiunge Ravasi – ci invitano a spezzare quella pellicola che c’è sulle cose nelle quali siamo continuamente immersi per scoprire qualcosa che è più profondo”.

L’appello

Anche il comparto artistico guarda al futuro con timore, lamentando scarsa considerazione da parte delle istituzioni e ringraziando Papa Francesco per le sue preghiere attraverso una lettera pubblicata a mezzo stampa nei giorni scorsi. “Al di là delle questioni economiche tipicamente legate a uno Stato – afferma Ravasi – la categoria può essere sostenuta attraverso una maggiore attenzione da parte della società”. Un processo che coinvolge anche la Chiesa. Il cardinale Ravasi rimarca “l’importanza dell’appello rivolto dal mondo ecclesiale per dare valore ad istituzioni come le biblioteche, il teatro e la musica nelle comunità locali”.

Originale: Vatican News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Eugenio Bonanata – Città del Vaticano

La creatività come viatico per la speranza e la fiducia nel futuro, soprattutto in un momento come quello attuale segnato tante preoccupazioni. È il tema che affronta il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, a partire dal 56.mo anniversario della Messa degli Artisti celebrata da Paolo VI nella Cappella Sistina il 7 maggio 1964 e dai pronunciamenti di Papa Francesco che anche questa mattina, dalla Messa in Casa Santa Marta, è tornato a pregare per la categoria affermando che senza il bello non si può capire il Vangelo. Una riflessione che prende spunto dall’omelia pronunciata quel giorno per chiarire la funzione delle opere artistiche nell’alimentare sentimenti positivi.

Il legame

Nel discorso di Papa Montini, ripreso l’anno successivo nel messaggio del Concilio Vaticano II, ribadendo che nel mondo in cui viviamo c’è bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione, l’elemento centrale è il ristabilimento del vincolo tra arte e fede. “Questo legame – spiega Ravasi – è basato sul fatto che entrambe non rappresentano il visibile che è nella realtà, ma l’invisibile che è nel visibile, come affermava un grande artista come Paul Klee”.

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Il mondo dello spirito

Nella cornice della Cappella Sistina, il Pontefice bresciano si rivolse in modo schietto agli artisti. Propose di “fare la pace” e di ritornare amici, riconobbe che la Chiesa ha bisogno della collaborazione degli artisti e parlò del parallelismo tra l’artista e il sacerdote accomunati dall’obiettivo rendere accessibile e comprensibile il mondo dello spirito. “In questa operazione – ammise – voi siete maestri”. E spiegò: “La vostra arte è quella di carpire dal cielo dello spirito i suoi tesori e rivestirli di parola, di colori, di forme, di accessibilità”.

La strada

Nei decenni a venire, Giovanni Paolo II e Benedetto XVII hanno approfondito questo filone. E le parole di Paolo VI sono tornate alla memoria anche nei giorni scorsi, quando Papa Francesco a Casa Santa Marta ha pregato per gli artisti, osservando che con la loro creatività ci indicano la strada verso la speranza. “Proprio questa – sottolinea il cardinale Ravasi – è la forza degli artisti, anche in questi giorni in cui c’è l’orizzonte chiuso e c’è la cupezza per la situazione che stiamo vivendo”.

Lo sguardo

“L’artista – spiega – dovrebbe essere colui che stando coi piedi nella realtà la interpreta, la trasfigura, la trasforma. E quindi come tale impedisce che lo sguardo della persona si perda nell’interno della polvere della storia”. In questi giorni di quarantena, gli artisti hanno portato compagnia e distrazione nelle case attraverso le loro opere diffuse dai media. “Loro – aggiunge Ravasi – ci invitano a spezzare quella pellicola che c’è sulle cose nelle quali siamo continuamente immersi per scoprire qualcosa che è più profondo”.

L’appello

Anche il comparto artistico guarda al futuro con timore, lamentando scarsa considerazione da parte delle istituzioni e ringraziando Papa Francesco per le sue preghiere attraverso una lettera pubblicata a mezzo stampa nei giorni scorsi. “Al di là delle questioni economiche tipicamente legate a uno Stato – afferma Ravasi – la categoria può essere sostenuta attraverso una maggiore attenzione da parte della società”. Un processo che coinvolge anche la Chiesa. Il cardinale Ravasi rimarca “l’importanza dell’appello rivolto dal mondo ecclesiale per dare valore ad istituzioni come le biblioteche, il teatro e la musica nelle comunità locali”.

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