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Home Argomenti Spiritualità Quaresima. Il digiuno? Non dieta ma grido di libertà contro il peccato

Quaresima. Il digiuno? Non dieta ma grido di libertà contro il peccato

«Un esercizio non estetico ma per vincere le passioni»

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Non solo il cibo al centro della pratica quaresimale. «Rinunciamo anche al cellulare», suggerisce il teologo padre McNamara. «Un esercizio non estetico ma per vincere le passioni»
 

Il digiuno che marca la Quaresima è «un grido di libertà che ci affranca da tutto quanto ci lega a noi stessi e alle nostre passioni». Guai, quindi, a ridurlo a «un peso oneroso» o a un «semplice esercizio estetico» assimilabile a qualche dieta sempre più in voga. Padre Edward McNamara, docente di teologia e liturgia all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, spiega il senso di una delle “pratiche” al centro dei quaranta giorni di conversione che preparano alla Pasqua. Di origine irlandese, appartenente ai Legionari di Cristo, esperto direttore spirituale, il sacerdote osserva che «preparare una grande festa con il digiuno è un modo per sottolinearne l’importanza». La “pia” azione si inserisce a pieno nella storia della Chiesa. «Nel corso dei secoli – afferma il liturgista – la Chiesa era solita riconciliare i penitenti e battezzare i catecumeni in occasione della Pasqua. Dato che ambedue queste categorie si preparavano con il digiuno, l’intera comunità cristiana che li accompagnava ha voluto farsi penitente con i penitenti e con i neofiti».

La tradizione distingue fra digiuno e astinenza, anche se le due tipologie vanno osservate assieme il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo. «Il digiuno – chiarisce il docente – si riferisce principalmente alla quantità di cibo mentre l’astinenza guarda a ciò che si mangia. Quando si compie il digiuno, è possibile fare un solo pasto completo mentre gli altri saranno “leggeri” in base alle consuetudini. Non si consumano cibi solidi nel resto del giorno, ma sono consentiti i liquidi, inclusi il tè, il caffè e i succhi». L’astinenza, invece, che è propria dei venerdì di Quaresima, «esclude il consumo di carne. Un alimento che può essere sostituito da altri cibi come le verdure o il pesce. Certo, questa legge va sempre osservata senza mettere a rischio la salute delle persone. Inoltre in passato, e ancor oggi in qualche Chiesa d’Oriente, l’astinenza includeva anche i prodotti d’origine animale come il latte, il burro, le uova e le salse fatte con il grasso d’animale. Anche se questo precetto non esiste più nella Chiesa latina, resta da noi l’usanza del Martedì grasso durante il quale si dovrebbero consumare i prodotti “grassi” presenti nella casa prima dell’inizio della Quaresima». Poi il teologo aggiunge una curiosità. «Alcuni sostengono che la birra sia stata voluta come alimento quaresimale nei monasteri benché la si conosca da circa 5mila anni».

Il digiuno ha precise radici bibliche. «Nell’Antico Testamento – afferma padre McNamara – esso rappresenta un richiamo a farsi umili davanti a Dio e rimanda alla totale dipendenza dal Signore riconoscendo nel cibo, che mantiene l’uomo in vita, un dono dell’Altissimo. Così si digiuna, ad esempio, prima di una sfida difficile, prima di chiedere una grazia oppure per implorare perdono per un peccato. Tutto questo rimane valido nel Nuovo Testamento ma, di fronte al pericolo di una certa ostentazione, Gesù raccomanda maggiore discrezione nel modo di fare digiuno senza mostrare evidenti indizi esterni. In questo contesto rientrano anche le ceneri che esortano alla penitenza». Il digiuno va a braccetto con l’elemosina e la preghiera, gli altri due “segni” della Quaresima. «Perché la rinuncia – avverte l’esperto – non è fine a se stessa e nemmeno una “prova” di mero dominio personale, come potrebbe essere per un atleta. Se desideriamo essere liberi da quanto ci opprime, è sempre per tornare a Dio, per vivere la carità con tutto il cuore e con tutta l’anima e per amare il prossimo come se stessi».

Ma come può digiunare l’uomo contemporaneo? Non solo rinunciando al cibo… «Dal momento che intendiamo il digiuno come uno sforzo che ci aiuta a spezzare le catene del peccato – conclude lo studioso –, ci possono essere molti modi per compiere questa pratica, oltre a quelli che la tradizione ci offre. Così, tanto per dare un suggerimento, possiamo digiunare da alcuni mezzi della comunicazione sociale, a cominciare dall’uso smodato del cellulare. Tutto ciò consente di aprici a Dio e agli altri dedicando anche più spazio alla preghiera e di giungere davvero rinnovati ad accogliere il Risorto».

LE REGOLE PER IL DIGIUNO E L’ASTINENZA SECONDO IL DIRITTO CANONICO

La pratica del digiuno, insieme con quella dell’astinenza, è regolata dal Codice di Diritto canonico. Il canone 1251 stabilisce: «Si osservi l’astinenza dalle carni o da altro cibo, secondo le disposizioni della Conferenza episcopale, in tutti e singoli i venerdì dell’anno, eccetto che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità; l’astinenza e il digiuno, invece, il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì della Passione e Morte del Signore». Il canone 1252 chiarisce: «Alla legge dell’astinenza sono tenuti coloro che hanno compiuto il 14° anno di età; alla legge del digiuno, invece, tutti i maggiorenni fino al 60° anno iniziato. Tuttavia i pastori d’anime e i genitori si adoperino perché anche coloro che non sono tenuti alla legge del digiuno e dell’astinenza a motivo della minore età, siano formati al genuino senso della penitenza».

Originale: Avvenire.it
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Quaresima. Il digiuno? Non dieta ma grido di libertà contro il peccato

«Un esercizio non estetico ma per vincere le passioni»

  

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Il digiuno che marca la Quaresima è «un grido di libertà che ci affranca da tutto quanto ci lega a noi stessi e alle nostre passioni». Guai, quindi, a ridurlo a «un peso oneroso» o a un «semplice esercizio estetico» assimilabile a qualche dieta sempre più in voga. Padre Edward McNamara, docente di teologia e liturgia all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, spiega il senso di una delle “pratiche” al centro dei quaranta giorni di conversione che preparano alla Pasqua. Di origine irlandese, appartenente ai Legionari di Cristo, esperto direttore spirituale, il sacerdote osserva che «preparare una grande festa con il digiuno è un modo per sottolinearne l’importanza». La “pia” azione si inserisce a pieno nella storia della Chiesa. «Nel corso dei secoli – afferma il liturgista – la Chiesa era solita riconciliare i penitenti e battezzare i catecumeni in occasione della Pasqua. Dato che ambedue queste categorie si preparavano con il digiuno, l’intera comunità cristiana che li accompagnava ha voluto farsi penitente con i penitenti e con i neofiti».

La tradizione distingue fra digiuno e astinenza, anche se le due tipologie vanno osservate assieme il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo. «Il digiuno – chiarisce il docente – si riferisce principalmente alla quantità di cibo mentre l’astinenza guarda a ciò che si mangia. Quando si compie il digiuno, è possibile fare un solo pasto completo mentre gli altri saranno “leggeri” in base alle consuetudini. Non si consumano cibi solidi nel resto del giorno, ma sono consentiti i liquidi, inclusi il tè, il caffè e i succhi». L’astinenza, invece, che è propria dei venerdì di Quaresima, «esclude il consumo di carne. Un alimento che può essere sostituito da altri cibi come le verdure o il pesce. Certo, questa legge va sempre osservata senza mettere a rischio la salute delle persone. Inoltre in passato, e ancor oggi in qualche Chiesa d’Oriente, l’astinenza includeva anche i prodotti d’origine animale come il latte, il burro, le uova e le salse fatte con il grasso d’animale. Anche se questo precetto non esiste più nella Chiesa latina, resta da noi l’usanza del Martedì grasso durante il quale si dovrebbero consumare i prodotti “grassi” presenti nella casa prima dell’inizio della Quaresima». Poi il teologo aggiunge una curiosità. «Alcuni sostengono che la birra sia stata voluta come alimento quaresimale nei monasteri benché la si conosca da circa 5mila anni».

Il digiuno ha precise radici bibliche. «Nell’Antico Testamento – afferma padre McNamara – esso rappresenta un richiamo a farsi umili davanti a Dio e rimanda alla totale dipendenza dal Signore riconoscendo nel cibo, che mantiene l’uomo in vita, un dono dell’Altissimo. Così si digiuna, ad esempio, prima di una sfida difficile, prima di chiedere una grazia oppure per implorare perdono per un peccato. Tutto questo rimane valido nel Nuovo Testamento ma, di fronte al pericolo di una certa ostentazione, Gesù raccomanda maggiore discrezione nel modo di fare digiuno senza mostrare evidenti indizi esterni. In questo contesto rientrano anche le ceneri che esortano alla penitenza». Il digiuno va a braccetto con l’elemosina e la preghiera, gli altri due “segni” della Quaresima. «Perché la rinuncia – avverte l’esperto – non è fine a se stessa e nemmeno una “prova” di mero dominio personale, come potrebbe essere per un atleta. Se desideriamo essere liberi da quanto ci opprime, è sempre per tornare a Dio, per vivere la carità con tutto il cuore e con tutta l’anima e per amare il prossimo come se stessi».

Ma come può digiunare l’uomo contemporaneo? Non solo rinunciando al cibo… «Dal momento che intendiamo il digiuno come uno sforzo che ci aiuta a spezzare le catene del peccato – conclude lo studioso –, ci possono essere molti modi per compiere questa pratica, oltre a quelli che la tradizione ci offre. Così, tanto per dare un suggerimento, possiamo digiunare da alcuni mezzi della comunicazione sociale, a cominciare dall’uso smodato del cellulare. Tutto ciò consente di aprici a Dio e agli altri dedicando anche più spazio alla preghiera e di giungere davvero rinnovati ad accogliere il Risorto».

LE REGOLE PER IL DIGIUNO E L’ASTINENZA SECONDO IL DIRITTO CANONICO

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