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Quanto amo la tua Legge!

«Ogni comando è segno della presenza di un Altro che richiede di essere riconosciuto» (P. Bovati).

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«Ogni comando è segno della presenza di un Altro che richiede di essere riconosciuto» (P. Bovati). Questa citazione di un autore di riferimento riportata dalla quarantunenne suora orsolina di san Carlo, Grazia Papola, dottore in Teologia biblica (Gregoriana 2007) e docente di Pentateuco e Sapienziali alla FTIS di Milano e in due sedi a Verona (Istituto teologico San Zeno e ISSR di San Pietro), fa intravedere la connotazione personalistica e relazionale tipica della letteratura biblica riguardante la «Legge».
 
di: Roberto Mela
 

In un prima parte della suo lavoro (pp. 13-56), Papola illustra le parole impiegate per descrivere la rivelazione che YHWH fa della sua Parola di vita a Mosè, riportata nel Decalogo o «Dieci parole e in altri ampi blocchi letterari del Pentateuco, in specie nel Deuteronomio (legge, diritto, giudizio, parola, comando…). È una legislazione nata dall’esperienza.

La legge biblica ha aspetti apodittici e altri di contestualizzazione motivazionale, con espansioni di fattispecie giuridiche che assumono l’aspetto di esortazione morale. Inquadrata sempre in una narrazione di salvezza, essa non presenta quasi mai la punizione prevista, ma espone casi emblematici che possono essere di riferimento di casi simili che si presentino in futuro.

È diritto sacro perché promulgato da Dio, ma sapienzialmente non esclude un mutamento sempre possibile o auspicabile.

La Legge è istruzione di vita, indicazione sapienziale di libertà, perché Israele rimanga in quella libertà che ha ricevuto in dono grazie all’opera salvatrice di YHWH. La Legge è soprattutto «parola» che rivela un Altro che ha amato e ha liberato un popolo, e dunque chiede a Israele di rimanere fedele al patto stipulato al Sinai.

L’intero mondo mediorientale aveva un proprio corpus legislativo promulgato dal re (a cui lui era superiore…). La legislazione biblica si rivela essere simile ad esso, ma diversa in quanto è promulgata da Dio, è connotata dall’imparzialità (tutti le sono soggetti, re compreso), ha alla sua base il consenso del popolo ed è soggetta a cambiamenti che l’interpretazione sapienziale ritiene necessari di fronte alle mutazioni storiche vissute dalla comunità.

I codici più famosi della Bibbia sono il Codice dell’Alleanza, il Codice Deuteronomico e la Legge di Santità. Sono stati composti nei periodi di Ezechia, di Giosia e nel postesilio, col concorso di sacerdoti, scribi, persone studiose e competenti della vita comunitaria.

Ad essi vanno aggiunti il decalogo rituale, le leggi sui sacrifici, le leggi sulla purità e alcune raccolte di leggi nel libro dei Numeri.

Nella seconda parte dell’opera (pp. 57-104), l’autrice propone alcune riflessioni teologiche tese a inquadrare la legislazione biblica all’interno del contesto di alleanza che lega YHWH al suo popolo.

La «Legge/Torah» non è pura normativa a cui obbedire come ad un corpus di norme che rimane esterno al soggetto, quanto la proposta sapienziale di vita avanzata da un Dio che in precedenza ha liberato il suo popolo dalla schiavitù egiziana.

Liberati dalla prigionia, gli israeliti sono chiamati a rimanere nella libertà, vivendo nella relazione con il Dio liberatore all’interno di una società che tende alla solidarietà fraterna, con attenzione previlegiata per le fasce più deboli (stranieri residenti, vedove, orfani, indebitati, schiavi…).

La Torah è “istruzione” sapienziale, indicazione forte che si appella alla coscienza come esigenza implicita ad un rapporto di amore concreto che si è venuto a instaurare tra YHWH e Israele.

Il corollario che segue la Legge è costituito dalla felicità (letteralmente “il bene/ṭôb”, sostantivo e verbo all’hiphil: rendere buono/felice) e dall’amore fattivo verso Dio e il prossimo. L’amore si può comandare in quanto l’«Amore [è] insieme necessario e libero; necessario perché dovuto, non opzionale, costitutivo della relazione; libero perché non coatto, non sottoposto a costrizione, affidato alla scelta del partner che si trova esposto al bivio tra consentimento e ribellione, tra risposta e rifiuto (Dt 30,15ss)».

Ogni prescrizione e comando è concretizzazione di una parola proveniente dall’Amore liberatore, una via dell’amore. «La via dell’amore rende l’uomo immagine di Dio ed è quindi una via di piena libertà. Al tempo stesso, proprio in ragione di questa conformità col Signore, la strada dell’amore prende la forma dell’impegno di liberazione nei confronti di coloro che vivono una qualche esperienza di schiavitù» (citazioni di P. Bovati, a p. 93).

«La legge è preceduta da un “Sei amato” e seguita da un “Amerai”. “Sei amato”: fondazione della legge, e “Amerai”: il suo superamento. Chiunque astrae la legge da questo fondamento e da questo termine amerà il contrario della vita fondando la vita sulla legge invece che fondare la legge sulla vita ricevuta» (P. Beauchamp, cit. a p. 92).

La Legge/Torah/Istruzione (ma anche parola, insegnamento/legge, testimonianza, statuto, comando, giudizio, parola/promessa, precetto, detto…) diventa per Israele oggetto di lode e di meditazione mormorante (cf. Sal 1; 19; il monumentale salmo acrostico 119, con 187 versetti distribuiti in 22 strofe, quante sono le lettere dell’alfabeto ebraico). Sal 1,8-11 snocciola lo scintillio di vita apportato dalla Legge/Torah: rinfranca l’anima, rende saggio il semplice, fa gioire il cuore, illumina gli occhi, rimane per sempre, è tutta giusta…

La Legge/Torah è la gioia per ogni ebreo e per ogni cristiano. «Quanto amo la tua Legge» (Sal 119,87) è un’espressione spontanea sulla bocca dell’ebreo che parla dell’abbondanza del cuore. Posta sul cuore, scritta nel cuore, dinamicizzata cristologicamente dallo Spirito in una vita filiale, essa è parola relazionale del Dio liberatore che «comanda» la vita e non la morte (cf. Dt 30,15-20).

La Torah dona felicità non perché offre dei beni concreti come ricompensa di un’esecuzione puntuale di precetti, ma in quanto offre un senso globale alla vita dell’uomo: un’indicazione sapienziale positiva che concorre alla costituzione di una società fraterna di persone liberate che vogliono rimanere nella “vera” libertà: libertà dalla schiavitù, libertà per amare Dio e i fratelli.

Una beve bibliografia (pp. 105-106) conclude il volumetto prezioso per la sua messa a punto letteraria e teologica su un tema cruciale per la vita cristiana.

GRAZIA PAPOLA, Quanto amo la tua Legge (Sentieri biblici s.n.), Edizioni Messaggero, Padova 2019, pp. 108, € 9,00, ISBN 978-88-250-4622-9.

Originale: Settimana News
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di: Roberto Mela
 

In un prima parte della suo lavoro (pp. 13-56), Papola illustra le parole impiegate per descrivere la rivelazione che YHWH fa della sua Parola di vita a Mosè, riportata nel Decalogo o «Dieci parole e in altri ampi blocchi letterari del Pentateuco, in specie nel Deuteronomio (legge, diritto, giudizio, parola, comando…). È una legislazione nata dall’esperienza.

La legge biblica ha aspetti apodittici e altri di contestualizzazione motivazionale, con espansioni di fattispecie giuridiche che assumono l’aspetto di esortazione morale. Inquadrata sempre in una narrazione di salvezza, essa non presenta quasi mai la punizione prevista, ma espone casi emblematici che possono essere di riferimento di casi simili che si presentino in futuro.

È diritto sacro perché promulgato da Dio, ma sapienzialmente non esclude un mutamento sempre possibile o auspicabile.

La Legge è istruzione di vita, indicazione sapienziale di libertà, perché Israele rimanga in quella libertà che ha ricevuto in dono grazie all’opera salvatrice di YHWH. La Legge è soprattutto «parola» che rivela un Altro che ha amato e ha liberato un popolo, e dunque chiede a Israele di rimanere fedele al patto stipulato al Sinai.

L’intero mondo mediorientale aveva un proprio corpus legislativo promulgato dal re (a cui lui era superiore…). La legislazione biblica si rivela essere simile ad esso, ma diversa in quanto è promulgata da Dio, è connotata dall’imparzialità (tutti le sono soggetti, re compreso), ha alla sua base il consenso del popolo ed è soggetta a cambiamenti che l’interpretazione sapienziale ritiene necessari di fronte alle mutazioni storiche vissute dalla comunità.

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I codici più famosi della Bibbia sono il Codice dell’Alleanza, il Codice Deuteronomico e la Legge di Santità. Sono stati composti nei periodi di Ezechia, di Giosia e nel postesilio, col concorso di sacerdoti, scribi, persone studiose e competenti della vita comunitaria.

Ad essi vanno aggiunti il decalogo rituale, le leggi sui sacrifici, le leggi sulla purità e alcune raccolte di leggi nel libro dei Numeri.

Nella seconda parte dell’opera (pp. 57-104), l’autrice propone alcune riflessioni teologiche tese a inquadrare la legislazione biblica all’interno del contesto di alleanza che lega YHWH al suo popolo.

La «Legge/Torah» non è pura normativa a cui obbedire come ad un corpus di norme che rimane esterno al soggetto, quanto la proposta sapienziale di vita avanzata da un Dio che in precedenza ha liberato il suo popolo dalla schiavitù egiziana.

Liberati dalla prigionia, gli israeliti sono chiamati a rimanere nella libertà, vivendo nella relazione con il Dio liberatore all’interno di una società che tende alla solidarietà fraterna, con attenzione previlegiata per le fasce più deboli (stranieri residenti, vedove, orfani, indebitati, schiavi…).

La Torah è “istruzione” sapienziale, indicazione forte che si appella alla coscienza come esigenza implicita ad un rapporto di amore concreto che si è venuto a instaurare tra YHWH e Israele.

Il corollario che segue la Legge è costituito dalla felicità (letteralmente “il bene/ṭôb”, sostantivo e verbo all’hiphil: rendere buono/felice) e dall’amore fattivo verso Dio e il prossimo. L’amore si può comandare in quanto l’«Amore [è] insieme necessario e libero; necessario perché dovuto, non opzionale, costitutivo della relazione; libero perché non coatto, non sottoposto a costrizione, affidato alla scelta del partner che si trova esposto al bivio tra consentimento e ribellione, tra risposta e rifiuto (Dt 30,15ss)».

Ogni prescrizione e comando è concretizzazione di una parola proveniente dall’Amore liberatore, una via dell’amore. «La via dell’amore rende l’uomo immagine di Dio ed è quindi una via di piena libertà. Al tempo stesso, proprio in ragione di questa conformità col Signore, la strada dell’amore prende la forma dell’impegno di liberazione nei confronti di coloro che vivono una qualche esperienza di schiavitù» (citazioni di P. Bovati, a p. 93).

«La legge è preceduta da un “Sei amato” e seguita da un “Amerai”. “Sei amato”: fondazione della legge, e “Amerai”: il suo superamento. Chiunque astrae la legge da questo fondamento e da questo termine amerà il contrario della vita fondando la vita sulla legge invece che fondare la legge sulla vita ricevuta» (P. Beauchamp, cit. a p. 92).

La Legge/Torah/Istruzione (ma anche parola, insegnamento/legge, testimonianza, statuto, comando, giudizio, parola/promessa, precetto, detto…) diventa per Israele oggetto di lode e di meditazione mormorante (cf. Sal 1; 19; il monumentale salmo acrostico 119, con 187 versetti distribuiti in 22 strofe, quante sono le lettere dell’alfabeto ebraico). Sal 1,8-11 snocciola lo scintillio di vita apportato dalla Legge/Torah: rinfranca l’anima, rende saggio il semplice, fa gioire il cuore, illumina gli occhi, rimane per sempre, è tutta giusta…

La Legge/Torah è la gioia per ogni ebreo e per ogni cristiano. «Quanto amo la tua Legge» (Sal 119,87) è un’espressione spontanea sulla bocca dell’ebreo che parla dell’abbondanza del cuore. Posta sul cuore, scritta nel cuore, dinamicizzata cristologicamente dallo Spirito in una vita filiale, essa è parola relazionale del Dio liberatore che «comanda» la vita e non la morte (cf. Dt 30,15-20).

La Torah dona felicità non perché offre dei beni concreti come ricompensa di un’esecuzione puntuale di precetti, ma in quanto offre un senso globale alla vita dell’uomo: un’indicazione sapienziale positiva che concorre alla costituzione di una società fraterna di persone liberate che vogliono rimanere nella “vera” libertà: libertà dalla schiavitù, libertà per amare Dio e i fratelli.

Una beve bibliografia (pp. 105-106) conclude il volumetto prezioso per la sua messa a punto letteraria e teologica su un tema cruciale per la vita cristiana.

GRAZIA PAPOLA, Quanto amo la tua Legge (Sentieri biblici s.n.), Edizioni Messaggero, Padova 2019, pp. 108, € 9,00, ISBN 978-88-250-4622-9.

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