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Quando un prete si innamora

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di: Andrea Lebra
 

Sabato 9 febbraio 2019, nel corso della celebrazione eucaristica vespertina, il vescovo ha comunicato alla comunità parrocchiale di Cerano (Novara) che il parroco, Federico Sorrenti, avrebbe cessato, a partire dal giorno successivo, il suo servizio presbiterale, per essersi innamorato di una donna e per aver scelto di voler costruire una famiglia, avviando così un nuovo percorso di vita.

«Questa sua scelta così dirompente e di grande impatto anche per la vostra comunità – ha detto il vescovo – crea tanta sofferenza: alla nostra Chiesa diocesana, a me, e sono sicuro anche a voi, che avevate imparato ad apprezzarlo. Nello stesso tempo però la rispettiamo, riconoscendo la correttezza di don Federico nell’evitare di portare avanti ulteriormente il ministero in una situazione non coerente con lo stato di vita sacerdotale».

La notizia ha fatto scalpore ed è stata ripresa dagli organi di informazione anche a livello nazionale, con titoli altisonanti e fuorvianti, del tipo “Parroco innamorato lascia la tonaca e la Chiesa”.

Adesso che il clamore si è placato, avverto l’esigenza di esprimere una mia considerazione sull’accaduto, anche se non faccio parte della comunità parrocchiale di Cerano e sentendomi, comunque, membro del popolo di Dio riunito nella Chiesa che è a Novara.

A me sarebbe piaciuto che, nell’occasione, il vescovo avesse usato più o meno le parole del seguente tenore:

“Cari fratelli e care sorelle della comunità di Cerano,

questa sera sono qui a presiedere la celebrazione dell’eucarestia nella vostra chiesa per comunicarvi che don Federico da domani non potrà più essere vostro parroco.

Egli, infatti, si è innamorato di una nostra sorella nella fede e, con lei, ha deciso di costruire una famiglia e di avviare un nuovo percorso di vita che – sono sicuro – ricalcherà le caratteristiche che hanno segnato il servizio da lui prestato come presbitero per oltre quindici anni nella Chiesa di Novara: intelligenza, generosità, entusiasmo, passione nell’annunciare il vangelo di Gesù e vivacità nel testimoniare la bellezza della vita cristiana.

Considerata la carenza sempre più grave di presbiteri nella nostra Chiesa locale, vi confesso che a me, come vescovo, dispiace di non poter più fare affidamento sul ministero presbiterale di Federico.

Ma non deve dispiacere a voi.

Sono certo, infatti, che egli, assieme a sua moglie, potrà continuare, se lo desidera, a rimanere al vostro servizio, portando avanti, in stretto raccordo con il nuovo parroco che prossimamente nominerò, le iniziative pastorali avviate con il vostro coinvolgimento e con autentico stile sinodale.

Le attuali leggi canoniche, che potrebbero in futuro anche cambiare, stabiliscono che, per fare il prete, non si debba essere sposati.

Federico, quindi, non potrà più presiedere l’eucaristia e ricoprire il ruolo di parroco.

Come ogni buon cristiano, però, potrà continuare a porsi a servizio del popolo di Dio, sull’esempio del Signore Gesù che, per annunciare il Regno di Dio e per farci capire di essere venuto tra di noi non per essere servito ma per servire, si è chinato a lavare i piedi dei suoi discepoli.

Mettendo a frutto le conoscenze acquisite con gli studi teologici e con il ministero presbiterale esemplarmente esercitato prima a Novara (anche come vice-direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale giovanile) e poi a Cerano, sono certo che Federico potrebbe continuare a svolgere a beneficio della Chiesa novarese un prezioso ministero nell’ambito dell’annuncio della parola di Dio, della testimonianza della carità e della vita di preghiera delle comunità.

Auguro a lui e a sua moglie un avvenire di luce e di gioia nel Signore.

Chiedo a tutti voi, parrocchiani di Cerano, di vivere questo evento con serenità e positività.

Siate grati a Federico – come lo sono io – per il bene che avete ricevuto nel suo esercizio del “sacerdozio ministeriale”. E continuate – nel caso che ciò fosse possibile – ad essere disponibili a collaborare con lui nell’esercizio del “sacerdozio comune” che compete a tutti i battezzati e che, al pari di quello ministeriale o gerarchico, partecipa dell’unico sacerdozio di Cristo”.

Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Sabato 9 febbraio 2019, nel corso della celebrazione eucaristica vespertina, il vescovo ha comunicato alla comunità parrocchiale di Cerano (Novara) che il parroco, Federico Sorrenti, avrebbe cessato, a partire dal giorno successivo, il suo servizio presbiterale, per essersi innamorato di una donna e per aver scelto di voler costruire una famiglia, avviando così un nuovo percorso di vita.

«Questa sua scelta così dirompente e di grande impatto anche per la vostra comunità – ha detto il vescovo – crea tanta sofferenza: alla nostra Chiesa diocesana, a me, e sono sicuro anche a voi, che avevate imparato ad apprezzarlo. Nello stesso tempo però la rispettiamo, riconoscendo la correttezza di don Federico nell’evitare di portare avanti ulteriormente il ministero in una situazione non coerente con lo stato di vita sacerdotale».

La notizia ha fatto scalpore ed è stata ripresa dagli organi di informazione anche a livello nazionale, con titoli altisonanti e fuorvianti, del tipo “Parroco innamorato lascia la tonaca e la Chiesa”.

Adesso che il clamore si è placato, avverto l’esigenza di esprimere una mia considerazione sull’accaduto, anche se non faccio parte della comunità parrocchiale di Cerano e sentendomi, comunque, membro del popolo di Dio riunito nella Chiesa che è a Novara.

A me sarebbe piaciuto che, nell’occasione, il vescovo avesse usato più o meno le parole del seguente tenore:

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“Cari fratelli e care sorelle della comunità di Cerano,

questa sera sono qui a presiedere la celebrazione dell’eucarestia nella vostra chiesa per comunicarvi che don Federico da domani non potrà più essere vostro parroco.

Egli, infatti, si è innamorato di una nostra sorella nella fede e, con lei, ha deciso di costruire una famiglia e di avviare un nuovo percorso di vita che – sono sicuro – ricalcherà le caratteristiche che hanno segnato il servizio da lui prestato come presbitero per oltre quindici anni nella Chiesa di Novara: intelligenza, generosità, entusiasmo, passione nell’annunciare il vangelo di Gesù e vivacità nel testimoniare la bellezza della vita cristiana.

Considerata la carenza sempre più grave di presbiteri nella nostra Chiesa locale, vi confesso che a me, come vescovo, dispiace di non poter più fare affidamento sul ministero presbiterale di Federico.

Ma non deve dispiacere a voi.

Sono certo, infatti, che egli, assieme a sua moglie, potrà continuare, se lo desidera, a rimanere al vostro servizio, portando avanti, in stretto raccordo con il nuovo parroco che prossimamente nominerò, le iniziative pastorali avviate con il vostro coinvolgimento e con autentico stile sinodale.

Le attuali leggi canoniche, che potrebbero in futuro anche cambiare, stabiliscono che, per fare il prete, non si debba essere sposati.

Federico, quindi, non potrà più presiedere l’eucaristia e ricoprire il ruolo di parroco.

Come ogni buon cristiano, però, potrà continuare a porsi a servizio del popolo di Dio, sull’esempio del Signore Gesù che, per annunciare il Regno di Dio e per farci capire di essere venuto tra di noi non per essere servito ma per servire, si è chinato a lavare i piedi dei suoi discepoli.

Mettendo a frutto le conoscenze acquisite con gli studi teologici e con il ministero presbiterale esemplarmente esercitato prima a Novara (anche come vice-direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale giovanile) e poi a Cerano, sono certo che Federico potrebbe continuare a svolgere a beneficio della Chiesa novarese un prezioso ministero nell’ambito dell’annuncio della parola di Dio, della testimonianza della carità e della vita di preghiera delle comunità.

Auguro a lui e a sua moglie un avvenire di luce e di gioia nel Signore.

Chiedo a tutti voi, parrocchiani di Cerano, di vivere questo evento con serenità e positività.

Siate grati a Federico – come lo sono io – per il bene che avete ricevuto nel suo esercizio del “sacerdozio ministeriale”. E continuate – nel caso che ciò fosse possibile – ad essere disponibili a collaborare con lui nell’esercizio del “sacerdozio comune” che compete a tutti i battezzati e che, al pari di quello ministeriale o gerarchico, partecipa dell’unico sacerdozio di Cristo”.

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