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Quali sono le opere di misericordia spirituale?

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Risponde don Diego Pancaldo, docente di Teologia spirituale alla Facoltà teologica dell’Italia centrale.

Domenica scorsa il mio parroco, facendo riferimento all’Anno della Misericordia, ha parlato delle opere di misericordia citando anche le «opere di misericordia spirituale» che sinceramente non conoscevo: quali sono?

Antonio Fortunato

Nella Bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia, Papa Francesco ci invita ad aprire il cuore a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali, ad alleviare le ferite dell’umanità con «l’olio della consolazione, a fasciarle con la misericordia, a curarle con la solidarietà e l’attenzione dovuta» (Misericordiae Vultus, 5) Ci invita a non essere indifferenti di fronte a situazioni di sofferenza che possono toccare l’uomo nel corpo o nell’anima, tenendo presente le sue esigenze di guarigione integrale. Da qui nasce l’invito a riflettere sulle opere di misericordia corporale e spirituale e a metterle in pratica. Le prime, che riprendono il testo paradigmatico di Mt 25, sono le più note: dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi, ospitare i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti. Le seconde, riprese da vari brani biblici, sono le seguenti: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti.

Il Papa riprende quanto scritto nel Catechismo della Chiesa cattolica al n. 2447: «Le opere di misericordia sono azioni caritatevoli mediante le quali aiutiamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali. Istruire, consigliare, consolare, confortare, sono opere spirituali di misericordia, come lo sono altrettanto, il perdonare e il soffrire con pazienza.» Il testo è inserito nella sezione dedicata all’amore per i poveri (2442-2449) in cui si ricorda, al n. 2448, che «la miseria umana suscita la compassione di Cristo Salvatore, che ha voluto caricarla su di sé e  a voluto identificarsi con i più piccoli dei suoi fratelli. Anche per questo, coloro che sono oppressi dalla miseria sono oggetto di amore preferenziale da parte della Chiesa».

Nella tradizione ecclesiale vari autori elencano opere di misericordia che comprendono anche azioni di carità spirituale. Tra questi Origene che, nel III secolo, commentando Mt 25, afferma che «oltre al pane e al vestito che servono al corpo, si devono alimentare le anime con alimenti spirituali…, con l’abbigliamento di diverse virtù mediante l’insegnamento della dottrina per accogliere il prossimo con un cuore pieno di virtù, e, infine, dedicarsi ai deboli per confortarli, istruirli, consolarli, e correggerli; e ciascuna di queste azioni appartiene a Cristo.» (In Matthaeum, 72) Per Lattanzio chi compie i doveri della misericordia «offre a Dio un sacrificio autentico e gradito.» (cfr. Epitome, 60, 6s). Nel XIII secolo con Pietro Mangiatori si forma il duplice settenario di opere di misericordia corporale e spirituale, caratterizzato da una serie di verbi espressi in forma imperativa. Per le opere di misericordia spirituale essi sono: consule, carpe, doce, solare, remitte, fer, ora (cfr. In Evangelia, n. 145). Tommaso d’Aquino infine, nel XIII secolo, ne sottolinea il fondamento teologico, affermando che «la misericordia è la più elevata virtù». (Summa Theologiae, q. 23, art. 2-3)

Le opere di misericordia spirituale ci invitano dunque a vivere la carità fraterna, attraverso la vigilanza, la riconciliazione, la preghiera. La loro importanza risulta oggi ancor più evidente.

Diego Pancaldo

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Domenica scorsa il mio parroco, facendo riferimento all’Anno della Misericordia, ha parlato delle opere di misericordia citando anche le «opere di misericordia spirituale» che sinceramente non conoscevo: quali sono?

Antonio Fortunato

Nella Bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia, Papa Francesco ci invita ad aprire il cuore a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali, ad alleviare le ferite dell’umanità con «l’olio della consolazione, a fasciarle con la misericordia, a curarle con la solidarietà e l’attenzione dovuta» (Misericordiae Vultus, 5) Ci invita a non essere indifferenti di fronte a situazioni di sofferenza che possono toccare l’uomo nel corpo o nell’anima, tenendo presente le sue esigenze di guarigione integrale. Da qui nasce l’invito a riflettere sulle opere di misericordia corporale e spirituale e a metterle in pratica. Le prime, che riprendono il testo paradigmatico di Mt 25, sono le più note: dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi, ospitare i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti. Le seconde, riprese da vari brani biblici, sono le seguenti: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti.

Il Papa riprende quanto scritto nel Catechismo della Chiesa cattolica al n. 2447: «Le opere di misericordia sono azioni caritatevoli mediante le quali aiutiamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali. Istruire, consigliare, consolare, confortare, sono opere spirituali di misericordia, come lo sono altrettanto, il perdonare e il soffrire con pazienza.» Il testo è inserito nella sezione dedicata all’amore per i poveri (2442-2449) in cui si ricorda, al n. 2448, che «la miseria umana suscita la compassione di Cristo Salvatore, che ha voluto caricarla su di sé e  a voluto identificarsi con i più piccoli dei suoi fratelli. Anche per questo, coloro che sono oppressi dalla miseria sono oggetto di amore preferenziale da parte della Chiesa».

Nella tradizione ecclesiale vari autori elencano opere di misericordia che comprendono anche azioni di carità spirituale. Tra questi Origene che, nel III secolo, commentando Mt 25, afferma che «oltre al pane e al vestito che servono al corpo, si devono alimentare le anime con alimenti spirituali…, con l’abbigliamento di diverse virtù mediante l’insegnamento della dottrina per accogliere il prossimo con un cuore pieno di virtù, e, infine, dedicarsi ai deboli per confortarli, istruirli, consolarli, e correggerli; e ciascuna di queste azioni appartiene a Cristo.» (In Matthaeum, 72) Per Lattanzio chi compie i doveri della misericordia «offre a Dio un sacrificio autentico e gradito.» (cfr. Epitome, 60, 6s). Nel XIII secolo con Pietro Mangiatori si forma il duplice settenario di opere di misericordia corporale e spirituale, caratterizzato da una serie di verbi espressi in forma imperativa. Per le opere di misericordia spirituale essi sono: consule, carpe, doce, solare, remitte, fer, ora (cfr. In Evangelia, n. 145). Tommaso d’Aquino infine, nel XIII secolo, ne sottolinea il fondamento teologico, affermando che «la misericordia è la più elevata virtù». (Summa Theologiae, q. 23, art. 2-3)

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