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Quali sono i 4 nemici principali della gioia?

Come cristiani, siamo chiamati ad essere gioiosi

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Come cristiani, siamo chiamati ad essere gioiosi

Come cristiani, siamo chiamati ad essere gioiosi. La nostra gioia nasce da una certezza: siamo figli amati di Dio, abbiamo Gesù con noi. La gioia nasce dall’amore, sono due concetti che camminano mano nella mano. Il volto dell’amore è la gioia.

Diceva Papa Francesco: “Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili”.

Stiamo compiendo un pellegrinaggio a Fatima con la famiglia di Schoenstatt, giunta da tutto il Paese. È speciale sentirci il popolo di Dio che cammina nell’alleanza. Il tema che ci accompagna è la gioia: “Tu sei la mia gioia”. È questo che siamo per Dio. Siamo la Sua gioia. Ciascuno di noi è un figlio amatissimo di Dio ed è la Sua gioia. E al contrario, Dio è la nostra.

“Non avvertite che i vostri cuori sono inquieti e in continua ricerca di un bene che possa saziare la loro sete d’infinito?” Questa frase di Papa Francesco ci sfida a renderci conto della nostra sete di infinito, ma soprattutto a placarla con l’unico bene capace di saziare: Dio. Quando siamo in grado di scoprire questo tesoro che abita in noi, che diventa una fonte inesauribile di amore in noi, allora il cuore trabocca di gioia. Oltre a Dio e alla sua presenza in noi, anche gli altri sono una gioia, e noi lo siamo per loro.

Se nella nostra vita c’è più tristezza che gioia, allora non siamo buoni cristiani nonostante tutte le devozioni, le pratiche di pietà e le buone azioni che possiamo compiere. È vero che la vita non è sempre felice, lo sappiamo per esperienza; purtroppo ci sono sempre cose che non vanno bene, piccole e grandi. Il Vangelo, però, è un invito alla gioia proprio quando le cose non stanno andando bene. Il motivo è semplice: il Signore è accanto a noi ed è la base più solida della gioia per chi crede in Lui. La gioia più grande e più profonda deriva dal fatto di conoscere e credere che Dio ci ama ed è al nostro fianco.

E allora perché noi cristiani non siamo sempre felici, o perché non siamo capaci di vivere la nostra fede con gioia e di contagiare gli altri con l’allegria che proviamo? Forse non stiamo vivendo la fede nella persona di Gesù, ma una fede nel rispetto delle regole morali. Magari è una fede ancora molto formale, basata più sul rispettare che sull’amare ed essere amati. Crediamo alla resurrezione di Gesù, e questo ci dà gioia e pace. Se la fede in Gesù non ci rende più gioiosi, allora non è vera fede. E la verità è che ci sono molti cristiani che non vivono la loro fede con gioia, e diventano perfino persone amareggiate.

Stiamo celebrando questa Messa nel monastero di Batalha, che ci ricorda la vittoria sugli Spagnoli nel 1385 (a scuola non mi hanno mai parlato di questa battaglia, ed è un paradosso del destino che siano due sacerdoti spagnoli a celebrare!) La vittoria dei Portoghesi è avvenuta grazie a una strategia militare geniale, la tattica del quadrato, che ha finito per accerchiare gli spagnoli e sconfiggerli, anche se i soldati portoghesi erano molti meno di quelli spagnoli. Questa battaglia è stata poi guidata da un santo, San Nuno di Santa Maria, che spicca per il suo amore e il servizio ai suoi e perfino al nemico, che andava a visitare nei periodi di tregua.

Oggi Spagnoli e Portoghesi sono amici, e per questo non ha senso guardare indietro e parlare di questa battaglia. Insieme dobbiamo affrontare una battaglia molto più importante e urgente nella società in cui viviamo. C’è una mancanza di amore e di gioia. Ci sono troppi cristiani tristi, che si sono lasciati ingannare da una fede seria e triste. È come se Dio non avesse un sorriso. Padre Josef Kentenich, fondatore di Schoesntatt, parlava della gioia come di un istinto primordiale, ovvero la gioia è una necessità fondamentale, come mangiare o dormire. Se non abbiamo la gioia, ci manca una cosa essenziale per la vita. L’assenza della gioia fa sì che dobbiamo cercarla in cose mondane e materiali che non soddisfano il nostro desiderio di felicità autentica.

Nel Vangelo di San Giovanni che abbiamo ascoltato, Gesù va incontro ai suoi discepoli che sono sulla barca sul mare di Galilea. Il mare inizia a incresparsi e loro sono pieni di paura, ma poi Gesù cammina sulle acque e va loro incontro. Nell’incontro con Gesù scompaiono le paure e viene la calma. Gesù sale sulla barca per restare con loro e li porta al sicuro. È quello che accade anche nella nostra vita. Nella misura in cui ci lasciamo accompagnare da Gesù e lo facciamo salire sulla barca della nostra vita, iniziano a sbocciare nell’anima la pace e la gioia.

Non permettiamo che nessuno ci privi della gioia. Non lasciamo che la tristezza invada i nostri cuori. In questo senso, siamo invitati a intraprendere la battaglia della gioia per vincere la tristezza e tutto ciò che rappresenta una minaccia alla gioia. In qualche modo possiamo impiegare la tattica del quadrato come strategia per convertire la tristezza e i nemici alla gioia.

Originale: Aleteia.org
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Come cristiani, siamo chiamati ad essere gioiosi. La nostra gioia nasce da una certezza: siamo figli amati di Dio, abbiamo Gesù con noi. La gioia nasce dall’amore, sono due concetti che camminano mano nella mano. Il volto dell’amore è la gioia.

Diceva Papa Francesco: “Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili”.

Stiamo compiendo un pellegrinaggio a Fatima con la famiglia di Schoenstatt, giunta da tutto il Paese. È speciale sentirci il popolo di Dio che cammina nell’alleanza. Il tema che ci accompagna è la gioia: “Tu sei la mia gioia”. È questo che siamo per Dio. Siamo la Sua gioia. Ciascuno di noi è un figlio amatissimo di Dio ed è la Sua gioia. E al contrario, Dio è la nostra.

“Non avvertite che i vostri cuori sono inquieti e in continua ricerca di un bene che possa saziare la loro sete d’infinito?” Questa frase di Papa Francesco ci sfida a renderci conto della nostra sete di infinito, ma soprattutto a placarla con l’unico bene capace di saziare: Dio. Quando siamo in grado di scoprire questo tesoro che abita in noi, che diventa una fonte inesauribile di amore in noi, allora il cuore trabocca di gioia. Oltre a Dio e alla sua presenza in noi, anche gli altri sono una gioia, e noi lo siamo per loro.

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Se nella nostra vita c’è più tristezza che gioia, allora non siamo buoni cristiani nonostante tutte le devozioni, le pratiche di pietà e le buone azioni che possiamo compiere. È vero che la vita non è sempre felice, lo sappiamo per esperienza; purtroppo ci sono sempre cose che non vanno bene, piccole e grandi. Il Vangelo, però, è un invito alla gioia proprio quando le cose non stanno andando bene. Il motivo è semplice: il Signore è accanto a noi ed è la base più solida della gioia per chi crede in Lui. La gioia più grande e più profonda deriva dal fatto di conoscere e credere che Dio ci ama ed è al nostro fianco.

E allora perché noi cristiani non siamo sempre felici, o perché non siamo capaci di vivere la nostra fede con gioia e di contagiare gli altri con l’allegria che proviamo? Forse non stiamo vivendo la fede nella persona di Gesù, ma una fede nel rispetto delle regole morali. Magari è una fede ancora molto formale, basata più sul rispettare che sull’amare ed essere amati. Crediamo alla resurrezione di Gesù, e questo ci dà gioia e pace. Se la fede in Gesù non ci rende più gioiosi, allora non è vera fede. E la verità è che ci sono molti cristiani che non vivono la loro fede con gioia, e diventano perfino persone amareggiate.

Stiamo celebrando questa Messa nel monastero di Batalha, che ci ricorda la vittoria sugli Spagnoli nel 1385 (a scuola non mi hanno mai parlato di questa battaglia, ed è un paradosso del destino che siano due sacerdoti spagnoli a celebrare!) La vittoria dei Portoghesi è avvenuta grazie a una strategia militare geniale, la tattica del quadrato, che ha finito per accerchiare gli spagnoli e sconfiggerli, anche se i soldati portoghesi erano molti meno di quelli spagnoli. Questa battaglia è stata poi guidata da un santo, San Nuno di Santa Maria, che spicca per il suo amore e il servizio ai suoi e perfino al nemico, che andava a visitare nei periodi di tregua.

Oggi Spagnoli e Portoghesi sono amici, e per questo non ha senso guardare indietro e parlare di questa battaglia. Insieme dobbiamo affrontare una battaglia molto più importante e urgente nella società in cui viviamo. C’è una mancanza di amore e di gioia. Ci sono troppi cristiani tristi, che si sono lasciati ingannare da una fede seria e triste. È come se Dio non avesse un sorriso. Padre Josef Kentenich, fondatore di Schoesntatt, parlava della gioia come di un istinto primordiale, ovvero la gioia è una necessità fondamentale, come mangiare o dormire. Se non abbiamo la gioia, ci manca una cosa essenziale per la vita. L’assenza della gioia fa sì che dobbiamo cercarla in cose mondane e materiali che non soddisfano il nostro desiderio di felicità autentica.

Nel Vangelo di San Giovanni che abbiamo ascoltato, Gesù va incontro ai suoi discepoli che sono sulla barca sul mare di Galilea. Il mare inizia a incresparsi e loro sono pieni di paura, ma poi Gesù cammina sulle acque e va loro incontro. Nell’incontro con Gesù scompaiono le paure e viene la calma. Gesù sale sulla barca per restare con loro e li porta al sicuro. È quello che accade anche nella nostra vita. Nella misura in cui ci lasciamo accompagnare da Gesù e lo facciamo salire sulla barca della nostra vita, iniziano a sbocciare nell’anima la pace e la gioia.

Non permettiamo che nessuno ci privi della gioia. Non lasciamo che la tristezza invada i nostri cuori. In questo senso, siamo invitati a intraprendere la battaglia della gioia per vincere la tristezza e tutto ciò che rappresenta una minaccia alla gioia. In qualche modo possiamo impiegare la tattica del quadrato come strategia per convertire la tristezza e i nemici alla gioia.

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