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«Puoi conoscere tutta la Bibbia e tutta la teologia ma non saper amare»

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«La misericordia non è un sentimento vago», e non è detto che i cosiddetti uomini di Dio sappiano testimoniarla e viverla fino in fondo. Il Papa ne parla diffusamente durante il consueto appuntamento del mercoledì. Partendo dalla parola del Buon Samaritano.

«Non è automatico che chi frequenta la casa di Dio e conosce la sua misericordia sappia amare il prossimo, non è automatico». Come a dire: non basta essere uomini (e donne) di Chiesa per essere come il Signore ci vuole. Uno “lontano”, uno scomunicato, un  impuro o considerato tale può interpretare di più e meglio l’imperativo religioso della carità, come prova  la parola del Buon Samaritano. Lo ha spiegato il Papa durante la catechesi dell’udienza generale di mercoledì 27 aprile. «Tu puoi conoscere tutta la Bibbia, tutte le regole liturgiche, tutta la teologia», ha detto Francesco, «ma dal conoscere non è automatico l’amare, l’amore ha un’altra strada».

«Chi è mio prossimo?»: è la domanda centrale della parabola. Che sottintende: il mio prossimo è rappresentato dai «miei parenti», dai «miei connazionali», da «quelli della mia religione»? «Chi fa questa domanda», ha precisato Francesco, «vuole una regola chiara che gli permetta di classificare gli altri in prossimo e non prossimo, in quelli che possono diventare prossimo e quelli che non possono diventare prossimo». E Gesù risponde con una parabola, «che mette in scena un sacerdote, un levita e un samaritano:. i primi due sono figure legate al culto del tempio, il terzo è un ebreo scismatico, considerato come uno straniero, pagano e impuro». «Sulla strada da Gerusalemme a Gerico il sacerdote e il levita si imbattono in un uomo moribondo, che i briganti hanno assalito, derubato e abbandonato», ha ricordato il Papa: «la legge del Signore in situazioni simili prevedeva l’obbligo di soccorrerlo, ma entrambi passano oltre senza fermarsi. Erano di fretta», ha commentato a braccio Francesco: «Il sacerdote forse ha guardato l’orologio e ha detto: ‘Arrivo tardi alla Messa, devo dire Messa’, e l’altro ha detto: ‘Non so se la legge mi permette, perché c’è il sangue lì e io sono impuro”. Così, «vanno per un’altra strada e non si avvicinano».

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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«Non è automatico che chi frequenta la casa di Dio e conosce la sua misericordia sappia amare il prossimo, non è automatico». Come a dire: non basta essere uomini (e donne) di Chiesa per essere come il Signore ci vuole. Uno “lontano”, uno scomunicato, un  impuro o considerato tale può interpretare di più e meglio l’imperativo religioso della carità, come prova  la parola del Buon Samaritano. Lo ha spiegato il Papa durante la catechesi dell’udienza generale di mercoledì 27 aprile. «Tu puoi conoscere tutta la Bibbia, tutte le regole liturgiche, tutta la teologia», ha detto Francesco, «ma dal conoscere non è automatico l’amare, l’amore ha un’altra strada».

«Chi è mio prossimo?»: è la domanda centrale della parabola. Che sottintende: il mio prossimo è rappresentato dai «miei parenti», dai «miei connazionali», da «quelli della mia religione»? «Chi fa questa domanda», ha precisato Francesco, «vuole una regola chiara che gli permetta di classificare gli altri in prossimo e non prossimo, in quelli che possono diventare prossimo e quelli che non possono diventare prossimo». E Gesù risponde con una parabola, «che mette in scena un sacerdote, un levita e un samaritano:. i primi due sono figure legate al culto del tempio, il terzo è un ebreo scismatico, considerato come uno straniero, pagano e impuro». «Sulla strada da Gerusalemme a Gerico il sacerdote e il levita si imbattono in un uomo moribondo, che i briganti hanno assalito, derubato e abbandonato», ha ricordato il Papa: «la legge del Signore in situazioni simili prevedeva l’obbligo di soccorrerlo, ma entrambi passano oltre senza fermarsi. Erano di fretta», ha commentato a braccio Francesco: «Il sacerdote forse ha guardato l’orologio e ha detto: ‘Arrivo tardi alla Messa, devo dire Messa’, e l’altro ha detto: ‘Non so se la legge mi permette, perché c’è il sangue lì e io sono impuro”. Così, «vanno per un’altra strada e non si avvicinano».

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