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Psicologia e accompagnamento della scelta vocazionale

Psicologia e Formazione

- Advertisement -
di: Roberto Mela
 

La Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis pubblicata dalla Congregazione per il clero nel 2016 afferma a chiare lettere la positività della presenza di figure specialiste come gli psicologi nel processo di discernimento e di accompagnamento delle persone che intraprendono un cammino di vita consacrata o di ministero presbiterale.

Nel processo iniziale che precede l’entrata in comunità e nei primi anni di formazione è importante che, oltre al formatore responsabile ultimo del discernimento, operino altre figure specializzate nell’accompagnare la maturazione umana del candidato, vagliando la solidità della sua struttura psichica umana, elemento fondamentale che si intreccia con le dinamiche spirituali di risposta al desiderio di felicità che il candidato intravede possa essere realizzato in quellascelta di vita particolare.

L’autrice – docente all’Auxilium di Roma e collaboratrice del Vicariato –, analizza con linguaggio molto semplice le dinamiche principali da tener presenti nel cammino di discernimento vocazionale. Non si giudica nessuno, ma si accompagna la persona perché il desiderio di Dio sull’uomo è quello della sua felicità, e quindi combacia con quello del candidato.

Lo psicologo aiuta a valutare la scelta vocazionale, con le sue attese implicite ed esplicite, di mente e di cuore, perché si possa giungere ad una adultità autentica. L’influsso della comunità sul processo di maturazione è senz’altro da tener in conto, ma non è risolutivo di ogni problema.

La maturità umana e il processo vocazionale sono un connubio che dura tutta la vita, ma è soprattutto nella fase iniziale che la psicologia può incidere nell’identificare i quattro gruppi che si formano nel cammino: i maturi, i nidificatori, gli spintie i cambiati. La maturità iniziale deve evolvere fino a una piena chiarificazione delle motivazioni e delle capacità relazionali, non solo di quelle personali.

Circa la persona matura, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali 5 – giunto finalmente a cogliere un processo dinamico nella valutazione integrale della persona – prevede due aree: l’area del  e l’area interpersonale.

La prima area può essere articolata nel modo seguente. Caratteristiche della sotto-area dell’identità sono: esperienza unitaria di sé, con chiari confini tra sé e gli altri; stabilità della stima di sé e correttezza dell’autovalutazione; attitudine alla gamma dell’esperienza emotiva e capacità di regolazione di essa.

Caratteristiche della sotto-area dell’autodirezionalità sono invece: il perseguimento di obiettivi coerenti e significativi sia nel breve che nel lungo periodo; utilizzo di standard interni di comportamento costruttivi e prosociali; fruttuose capacità autoriflessive.

La seconda area, quella del funzionamento interpersonale, è caratterizzata anch’essa da due sotto-aree: l’empatia e l’intimità.

L’empatia può essere articolata nei seguenti elementi: comprensione e valorizzazione delle altrui esperienze e motivazioni; tolleranza di punti di vista differenti; comprensione degli effetti del proprio comportamento sugli altri.

La sotto-area dell’intimità abbraccia invece i seguenti elementi: profondità e durata del rapporto con gli altri; desiderio e capacità di vicinanza; comportamento improntato al reciproco rispetto.

L’autrice si avvale della sua lunga esperienza sul campo dell’accompagnamento per confermare in queste pagine la misteriosa bellezza del cammino nelle OMI (Organizzazioni a movente ideale). Come già ricordato nei documenti ufficiali, la D’Urbano ribadisce la necessità che l’operatore specialistico chiamato a supporto nell’accompagnamento possieda fede salda, una visione integrale della persona umana e un’antropologia cristiana (mentre invece non c’è una psicologia cristiana). Bisogna però essere avveduti: le crisi improvvise e gli abbandoni (dei partiti) tradiscono quasi sempre la mancanza di un accompagnamento psicologico. Per seguire un cammino di felicità entro un’OMI non occorre una maturità personale speciale, ma la consapevolezza di un cammino complesso in cui la maturità umana (e spirituale) personale e relazionale va continuamente accompagnata.

Pagine scritte con linguaggio partecipe, accessibile, frutto di lunga esperienza, su un tema cruciale per i nostri tempi.

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Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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La Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis pubblicata dalla Congregazione per il clero nel 2016 afferma a chiare lettere la positività della presenza di figure specialiste come gli psicologi nel processo di discernimento e di accompagnamento delle persone che intraprendono un cammino di vita consacrata o di ministero presbiterale.

Nel processo iniziale che precede l’entrata in comunità e nei primi anni di formazione è importante che, oltre al formatore responsabile ultimo del discernimento, operino altre figure specializzate nell’accompagnare la maturazione umana del candidato, vagliando la solidità della sua struttura psichica umana, elemento fondamentale che si intreccia con le dinamiche spirituali di risposta al desiderio di felicità che il candidato intravede possa essere realizzato in quellascelta di vita particolare.

L’autrice – docente all’Auxilium di Roma e collaboratrice del Vicariato –, analizza con linguaggio molto semplice le dinamiche principali da tener presenti nel cammino di discernimento vocazionale. Non si giudica nessuno, ma si accompagna la persona perché il desiderio di Dio sull’uomo è quello della sua felicità, e quindi combacia con quello del candidato.

Lo psicologo aiuta a valutare la scelta vocazionale, con le sue attese implicite ed esplicite, di mente e di cuore, perché si possa giungere ad una adultità autentica. L’influsso della comunità sul processo di maturazione è senz’altro da tener in conto, ma non è risolutivo di ogni problema.

La maturità umana e il processo vocazionale sono un connubio che dura tutta la vita, ma è soprattutto nella fase iniziale che la psicologia può incidere nell’identificare i quattro gruppi che si formano nel cammino: i maturi, i nidificatori, gli spintie i cambiati. La maturità iniziale deve evolvere fino a una piena chiarificazione delle motivazioni e delle capacità relazionali, non solo di quelle personali.

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Circa la persona matura, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali 5 – giunto finalmente a cogliere un processo dinamico nella valutazione integrale della persona – prevede due aree: l’area del  e l’area interpersonale.

La prima area può essere articolata nel modo seguente. Caratteristiche della sotto-area dell’identità sono: esperienza unitaria di sé, con chiari confini tra sé e gli altri; stabilità della stima di sé e correttezza dell’autovalutazione; attitudine alla gamma dell’esperienza emotiva e capacità di regolazione di essa.

Caratteristiche della sotto-area dell’autodirezionalità sono invece: il perseguimento di obiettivi coerenti e significativi sia nel breve che nel lungo periodo; utilizzo di standard interni di comportamento costruttivi e prosociali; fruttuose capacità autoriflessive.

La seconda area, quella del funzionamento interpersonale, è caratterizzata anch’essa da due sotto-aree: l’empatia e l’intimità.

L’empatia può essere articolata nei seguenti elementi: comprensione e valorizzazione delle altrui esperienze e motivazioni; tolleranza di punti di vista differenti; comprensione degli effetti del proprio comportamento sugli altri.

La sotto-area dell’intimità abbraccia invece i seguenti elementi: profondità e durata del rapporto con gli altri; desiderio e capacità di vicinanza; comportamento improntato al reciproco rispetto.

L’autrice si avvale della sua lunga esperienza sul campo dell’accompagnamento per confermare in queste pagine la misteriosa bellezza del cammino nelle OMI (Organizzazioni a movente ideale). Come già ricordato nei documenti ufficiali, la D’Urbano ribadisce la necessità che l’operatore specialistico chiamato a supporto nell’accompagnamento possieda fede salda, una visione integrale della persona umana e un’antropologia cristiana (mentre invece non c’è una psicologia cristiana). Bisogna però essere avveduti: le crisi improvvise e gli abbandoni (dei partiti) tradiscono quasi sempre la mancanza di un accompagnamento psicologico. Per seguire un cammino di felicità entro un’OMI non occorre una maturità personale speciale, ma la consapevolezza di un cammino complesso in cui la maturità umana (e spirituale) personale e relazionale va continuamente accompagnata.

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