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«Proteggere i civili di Mosul, preservare il mosaico dell’Iraq»

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Francesco dedica la catechesi dell’udienza generale alla «speranza contro ogni speranza». In mattinata, riunione con il Dicastero per il Dialogo interreligioso e le «sovrintendenze» irachene  

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

Il Papa ha fatto appello per le «popolazioni civili intrappolate nei quartieri occidentali di Mosul», a conclusione dell’udienza generale in piazza San Pietro, e per gli sfollati della guerra, incoraggiando la «cara nazione irachena» a conservare la «ricchezza» rappresentata dal «mosaico» delle diverse componenti etniche e religiose. Durante la catechesi, Francesco ha detto che «aprire il cuore» alla fede è l’unico «prezzo» che bisogna pagare affinché Dio faccia cose «miracolose» e insegni all’uomo cosa sia la «speranza contro ogni speranza». 

 

  

Prima dell’udienza il Pontefice argentino ha ricevuto nell’auletta dell’aula Paolo VI i partecipanti ad una riunione del comitato permanente per il dialogo tra il Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso del cardinale Jean-Louis Tauran e le «sovrintendenze» irachene sciita, sunnita e quella per cristiani, yazidi e sabei/mandei. «La ricchezza della cara nazione irachena – ha poi detto Francesco a conclusione dell’udienza – sta proprio in questo mosaico che rappresenta l’unità nella diversità, la forza nell’unione, la prosperità nell’armonia. Cari fratelli, vi incoraggio ad andare avanti su questa strada e invito a pregare affinché l’Iraq trovi nella riconciliazione e nell’armonia tra le sue diverse componenti etniche e religiose, la pace, l’unità e la prosperità. Il mio pensiero va alle popolazioni civili intrappolate nei quartieri occidentali di Mosul e agli sfollati per causa della guerra, ai quali mi sento unito nella sofferenza, attraverso la preghiera e la vicinanza spirituale. Nell’esprimere profondo dolore per le vittime del sanguinoso conflitto, rinnovo a tutti l’appello ad impegnarsi con tutte le forze nella protezione dei civili, quale obbligo imperativo ed urgente». 

  

Nel corso della catechesi il Papa, proseguendo un ciclo sulla speranza cristiana, si è soffermato sul concetto della «speranza contro ogni speranza» di cui scrive San Paolo nella lettera ai Romani. «Siamo abituati a riconoscere in Abramo il nostro padre nella fede; oggi l’Apostolo ci fa comprendere che Abramo è per noi anche padre nella speranza, non solo padre nella fede ma padre nella speranza, e questo perché nella sua vicenda possiamo già cogliere un annuncio della risurrezione, della vita nuova che vince il male e la stessa morte», ha detto Francesco.  

 

«La nostra speranza non si regge su ragionamenti, previsioni e rassicurazioni umane, e si manifesta là dove non c’è più speranza, dove non c’è più niente in cui sperare, proprio come avvenne per Abramo, di fronte alla sua morte imminente e alla sterilità della moglie Sara», ha proseguito il Papa. «Era la fine per loro, non potevano avere figli e là in quella situazione Abramo credette e ha avuto speranza contro ogni speranza: e questo è grande. La grande speranza si radica nella fede, e proprio per questo è capace di andare oltre ogni speranza. Sì, perché non si fonda sulla nostra parola, ma sulla Parola di Dio».  

 

A braccio il Papa ha proseguito: «Mi piacerebbe farvi una domanda: noi, tutti noi siamo convinti di questo, che Dio ci vuole bene e che tutto quello che ci ha promesso è disposto a portarlo a compimento. Ma padre – ha proseguito Jorge Mario Bergoglio immaginando un colloquio con un fedele – quanto dobbiamo pagare per questo? C’è un prezzo: aprire il cuore, aprite i vostri cuori e questa forza di Dio farà cose miracolose e vi insegnerà cosa sia la speranza. Questo è l’unico prezzo, aprire il cuore alla fede e lui farà il resto. Ecco, questo è il paradosso e nel contempo l’elemento più forte, più alto della nostra speranza! Una speranza fondata su una promessa che dal punto di vista umano sembra incerta e imprevedibile, ma che non viene meno neppure di fronte alla morte, quando a promettere è il Dio della Risurrezione e della vita. Questo non lo promette uno qualunque, no, il Dio della risurrezione e della vita».  

 

Il Papa ha concluso, rivolto ai fedeli presenti in piazza San Pietro: «Noi tutti crediamo, siamo tutti in piazza, lodiamo il Signore, riceveremo la benedizione… ma questo passa: se noi oggi abbiamo il cuore aperto vi assicuro che tutti noi ci incontreremo nella piazza del cielo, che non passa mai, questa è la promessa di Dio e la speranza contro ogni speranza». 

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Francesco dedica la catechesi dell’udienza generale alla «speranza contro ogni speranza». In mattinata, riunione con il Dicastero per il Dialogo interreligioso e le «sovrintendenze» irachene  

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Il Papa ha fatto appello per le «popolazioni civili intrappolate nei quartieri occidentali di Mosul», a conclusione dell’udienza generale in piazza San Pietro, e per gli sfollati della guerra, incoraggiando la «cara nazione irachena» a conservare la «ricchezza» rappresentata dal «mosaico» delle diverse componenti etniche e religiose. Durante la catechesi, Francesco ha detto che «aprire il cuore» alla fede è l’unico «prezzo» che bisogna pagare affinché Dio faccia cose «miracolose» e insegni all’uomo cosa sia la «speranza contro ogni speranza». 

 

  

Prima dell’udienza il Pontefice argentino ha ricevuto nell’auletta dell’aula Paolo VI i partecipanti ad una riunione del comitato permanente per il dialogo tra il Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso del cardinale Jean-Louis Tauran e le «sovrintendenze» irachene sciita, sunnita e quella per cristiani, yazidi e sabei/mandei. «La ricchezza della cara nazione irachena – ha poi detto Francesco a conclusione dell’udienza – sta proprio in questo mosaico che rappresenta l’unità nella diversità, la forza nell’unione, la prosperità nell’armonia. Cari fratelli, vi incoraggio ad andare avanti su questa strada e invito a pregare affinché l’Iraq trovi nella riconciliazione e nell’armonia tra le sue diverse componenti etniche e religiose, la pace, l’unità e la prosperità. Il mio pensiero va alle popolazioni civili intrappolate nei quartieri occidentali di Mosul e agli sfollati per causa della guerra, ai quali mi sento unito nella sofferenza, attraverso la preghiera e la vicinanza spirituale. Nell’esprimere profondo dolore per le vittime del sanguinoso conflitto, rinnovo a tutti l’appello ad impegnarsi con tutte le forze nella protezione dei civili, quale obbligo imperativo ed urgente». 

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Nel corso della catechesi il Papa, proseguendo un ciclo sulla speranza cristiana, si è soffermato sul concetto della «speranza contro ogni speranza» di cui scrive San Paolo nella lettera ai Romani. «Siamo abituati a riconoscere in Abramo il nostro padre nella fede; oggi l’Apostolo ci fa comprendere che Abramo è per noi anche padre nella speranza, non solo padre nella fede ma padre nella speranza, e questo perché nella sua vicenda possiamo già cogliere un annuncio della risurrezione, della vita nuova che vince il male e la stessa morte», ha detto Francesco.  

 

«La nostra speranza non si regge su ragionamenti, previsioni e rassicurazioni umane, e si manifesta là dove non c’è più speranza, dove non c’è più niente in cui sperare, proprio come avvenne per Abramo, di fronte alla sua morte imminente e alla sterilità della moglie Sara», ha proseguito il Papa. «Era la fine per loro, non potevano avere figli e là in quella situazione Abramo credette e ha avuto speranza contro ogni speranza: e questo è grande. La grande speranza si radica nella fede, e proprio per questo è capace di andare oltre ogni speranza. Sì, perché non si fonda sulla nostra parola, ma sulla Parola di Dio».  

 

A braccio il Papa ha proseguito: «Mi piacerebbe farvi una domanda: noi, tutti noi siamo convinti di questo, che Dio ci vuole bene e che tutto quello che ci ha promesso è disposto a portarlo a compimento. Ma padre – ha proseguito Jorge Mario Bergoglio immaginando un colloquio con un fedele – quanto dobbiamo pagare per questo? C’è un prezzo: aprire il cuore, aprite i vostri cuori e questa forza di Dio farà cose miracolose e vi insegnerà cosa sia la speranza. Questo è l’unico prezzo, aprire il cuore alla fede e lui farà il resto. Ecco, questo è il paradosso e nel contempo l’elemento più forte, più alto della nostra speranza! Una speranza fondata su una promessa che dal punto di vista umano sembra incerta e imprevedibile, ma che non viene meno neppure di fronte alla morte, quando a promettere è il Dio della Risurrezione e della vita. Questo non lo promette uno qualunque, no, il Dio della risurrezione e della vita».  

 

Il Papa ha concluso, rivolto ai fedeli presenti in piazza San Pietro: «Noi tutti crediamo, siamo tutti in piazza, lodiamo il Signore, riceveremo la benedizione… ma questo passa: se noi oggi abbiamo il cuore aperto vi assicuro che tutti noi ci incontreremo nella piazza del cielo, che non passa mai, questa è la promessa di Dio e la speranza contro ogni speranza». 

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