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Proposta libri: La Spia, Paulo Coehlo

Recensioni Libri di interesse

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L’amore è una forza selvaggia. Quando tentiamo di controllarlo, ci distrugge. Quando tentiamo di imprigionarlo, ci rende schiavi. Quando tentiamo di capirlo, ci lascia smarriti e confusi.
(Lo Zahir, 2005)

Quando si ama, non si ha alcun bisogno di capire che cosa accade all’esterno, perché tutto comincia ad accadere dentro di noi.
(L’Alchimista, 1995)

Non so esattamente cosa spinga due persone a legarsi. Forse la sintonia, forse le risate, forse le parole. Probabilmente, l’incominciare a condividere qualcosa in più, a parlare un po’ di se, a scoprire pian piano quel che il cuore cela. Imparare a volersi bene, ad accettarsi per i difetti, i pregi, per le arrabbiature e le battute. O forse accade perché doveva accadere. Perché le anime son destinate a trovarsi, prima o poi.
(Brida, 2008 )

Gli uomini sognano più il ritorno che la partenza.
(L’Alchimista, 1995)

Il lavoro è una manna quando ci aiuta a pensare a quello che stiamo facendo. Ma diventa una maledizione nel momento in cui la sua unica utilità consiste nell’evitare che riflettiamo sul senso della vita.
(Manuale del guerriero della luce, 1997)

Ogni essere umano, nel corso della propria esistenza, può adottare due atteggiamenti: costruire o piantare. I costruttori possono passare anni impegnati nel loro compito, ma presto o tardi concludono quello che stavano facendo. Allora si fermano, e restano lì, limitati dalle loro stesse pareti. Quando la costruzione è finita, la vita perde di significato.  Quelli che piantano soffrono con le tempeste e le stagioni, raramente riposano. Ma, al contrario di un edificio, il giardino non cessa mai di crescere. Esso richiede l’attenzione del giardiniere, ma, nello stesso tempo, gli permette di vivere come in una grande avventura.
I giardinieri sapranno sempre riconoscersi l’un l’altro, perché nella storia di ogni pianta c’è la crescita della Terra intera.
(Brida, 2008)

Se camminassimo solo nelle giornate di sole non raggiungeremmo mai la nostra destinazione.
(Adulterio, Paulo Coelho)

Secondo la tradizione, nell’attimo che precede la morte, ognuno di noi conosce il vero motivo dell’esistenza. È in quel momento che si materializzano l’Inferno e il Paradiso. L’Inferno è guardarsi indietro in quella frazione di secondo e scoprire di aver sprecato l’occasione per rendere degno il miracolo della vita. Il Paradiso è saper affermare in quell’istante: “Ho commesso alcuni errori, ma non sono stato un vigliacco. Ho vissuto appieno la vita e mi sono prodigato in ogni mia azione”.
(Aleph, 2011)

Chi desidera vedere l’arcobaleno, deve imparare ad amare la pioggia.
(Aleph, 2011)

Colui che è saggio, lo è soltanto perché ama. E colui che è sciocco, lo è solamente perché pensa di poter capire l’amore.
(Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduto e ho pianto, 1996)

L’amore è sempre nuovo. Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita: ci troviamo sempre davanti a una situazione che non conosciamo. L’amore può condurci all’inferno o al paradiso, comunque ci porta sempre in qualche luogo. È necessario accettarlo, perché esso è ciò che alimenta la nostra esistenza. Se non lo accettiamo, moriremo di fame pur vedendo i rami dell’albero della vita carichi di frutti: non avremo il coraggio di tendere la mano e di coglierli. È necessario ricercare l’amore là dove si trova, anche se ciò potrebbe significare ore, giorni, settimane di delusione e di tristezza. Perché nel momento in cui partiamo in cerca dell’amore, anche l’amore muove per venirci incontro. E ci salva.
(Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduto e ho pianto, 1996)

Amare significa comunicare con l’altro e scoprire in lui una particella di Dio.
(Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduto e ho pianto, 1996)

Gli incontri più importanti sono già combinati dalle anime prim’ancora che i corpi si vedano. Generalmente, essi avvengono quando arriviamo a un limite, quando abbiamo bisogno di morire e rinascere emotivamente. Gli incontri ci aspettano, ma la maggior parte delle volte evitiamo che si verifichino. Se siamo disperati, invece, se non abbiamo più nulla da perdere oppure siamo entusiasti della vita, allora l’ignoto si manifesta e il nostro universo cambia rotta.
(Undici minuti, 2003)

Quando si rimanda il raccolto, i frutti marciscono; ma quando si rimandano i problemi, essi non cessano di crescere.
(Monte Cinque, 1998)

Un uomo camminava nella foresta quando vide una volpe ferita. “Come può nutrirsi?”, pensò. In quel momento, si avvicinò una tigre, con un animale fra i denti. Saziò la sua fame e lasciò alla volpe quanto era avanzato. “Se Dio aiuta la volpe, aiuterà anche me”, rifletté l’uomo. Quindi tornò a casa, si chiuse dentro e rimase ad aspettare che i Cieli gli dessero da mangiare. Non accadde nulla. Quando ormai era troppo debole per uscire e lavorare, comparve un angelo. “Perché hai deciso di imitare la volpe ferita? – domandò l’angelo – Alzati, prendi i tuoi attrezzi e imbocca il cammino della tigre.
(Manuale del guerriero della luce, 1997)

Quando ero ancora un giovane avvocato, mi capitò di leggere un poeta inglese, e una sua frase mi colpì profondamente: “Sii come la fonte che trabocca, e non come la cisterna che racchiude sempre la stessa acqua”. Ho sempre pensato che il poeta fosse in errore: è pericoloso “lasciar traboccare”, perché si corre il rischio di inondare le aree in cui vivono le persone amate, facendole annegare col nostro amore e il nostro entusiasmo. Per tutta la vita, ho cercato di comportarmi come una cisterna, senza mai superare i limiti delle mie pareti interiori.
(Veronika decide di morire, 1999)

Esistono due tipi di idioti: quelli che rinunciano a fare qualcosa perchè hanno ricevuto una minaccia e quelli che pensano che faranno qualcosa perchè li stanno minacciando.
(Il diavolo e la signorina Prym, 2010)

Lo specchio riflette in modo esatto: non commette errori perché non pensa. Pensare significa essenzialmente commettere errori.
(Il vincitore è solo, 2009)

Quale ragione tecnica e logica può mai esserci nell’iniziare una recensione con una serie di citazioni tratti da diverse altre opere dell’autore? Di tecnico e stilistico c’è  ben poco, in quanto forse per molti lettori persino di cattivo gusto, di logico sicuramente ancor meno visto che oggi il sostantivo logica o meglio “logico” è tra i più inflazionati nel linguaggio comune.

Dietro a questa scelta c’è semplicemente una sorta di “apologia” sia dell’autore che di questa sua opera. Ho avuto modo di leggere molto recensioni negative a riguardo di “La Spia”. Non è semplice esprimere la propria opinione e spesso essa è il frutto delle nostre aspettative più di quanto non lo sia di conoscenze pregresse. Ma d’altro canto la lettura, come attività, è mossa da ragioni molto diverse. A volte si legge per occupare il tempo, a volte si legge per curiosità, a volte si legge perché si ha bisogno di distrarsi dai propri problemi o da ciò che assilla la mente, a volte si legge alla ricerca di nuove emozioni e per finire a volte si legge come “ricercatori” perché si è impegnati in un percorso formativo formale o anche solo intimo.

A prescindere da tutto questo però la lettura dovrebbe spingere il lettore a conoscere antecedentemente o farlo posteriormente l’autore dell’opera che ha scelto. Conoscere l’autore aiuta a comprendere non solo lo stile ma soprattutto lo spirito intellettuale con cui è nata o che ha sotteso alla nascita di quell’opera. Ho inserito tutte queste citazioni proprio per ricordare a tutti che Paulo Coehlo ha un’intimità molto complessa e strutturata ed è uno degli scrittori più “prismatici” o forse sarebbe più corretto definirlo “caleidoscopico” che io conosca. Le sue opere sono percorse tutte dalla stessa vena intimistica e spirituale, ma lasciano alla sensibilità del lettore il ritrovarla tra le righe della storia trattata. La Spia considerata da molti una autobiografia mal riuscita è in realtà come una nuova carta d’identità dopo che il soggetto è stato sottoposto all’attacco dell’acido. Il ricorso di Coehlo a documenti ufficiali è stato necessario proprio per questo.

Aggiungere e romanzare avrebbe avuto un effetto domino. Raccontare i fatti, poco conditi da sogni e frustrazioni è stata la scelta più onesta che l’autore potesse adottare. Come molti hanno affermato il libro è privo di pathos, piatto e non decolla mai. Che senso avrebbero queste caratteristiche in un opera che aveva come unico scopo quello di rendere giustizia ad una donna, unica, ma pur sempre una donna, che come milioni di altre nei secoli ha iniziato la sua esistenza con abusi e millantazioni per poi approdare alla morte?

Di pathos e miti a Mata Hari ne erano stati appiccicati addosso fin troppi. Vale sempre la pena di conoscere la persona che sta dietro ad una storia. La storia a “caldo” viene sempre scritta a favore dei vincenti. Anche in questa opera come in altre particolari – il “Vincitore è solo” oppure “11 minuti” oppure “Adulterio” – Coehlo ci invita ad usare occhi più attenti ed analitici. Tutto questo nel suo stile intimistico e trascendente.

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Contributo allo sviluppo della personalità:
7
Culturalmente valido:
9
Spiritualmente utile:
6
Discernimento del bene e del male:
6
Avvincente:
6
Innovativo:
10
Resa semantica:
6
Pertinenza terminologica:
9
Qualità stilistica:
6
E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.

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L’amore è una forza selvaggia. Quando tentiamo di controllarlo, ci distrugge. Quando tentiamo di imprigionarlo, ci rende schiavi. Quando tentiamo di capirlo, ci lascia smarriti e confusi.
(Lo Zahir, 2005)

Quando si ama, non si ha alcun bisogno di capire che cosa accade all’esterno, perché tutto comincia ad accadere dentro di noi.
(L’Alchimista, 1995)

Non so esattamente cosa spinga due persone a legarsi. Forse la sintonia, forse le risate, forse le parole. Probabilmente, l’incominciare a condividere qualcosa in più, a parlare un po’ di se, a scoprire pian piano quel che il cuore cela. Imparare a volersi bene, ad accettarsi per i difetti, i pregi, per le arrabbiature e le battute. O forse accade perché doveva accadere. Perché le anime son destinate a trovarsi, prima o poi.
(Brida, 2008 )

Gli uomini sognano più il ritorno che la partenza.
(L’Alchimista, 1995)

Il lavoro è una manna quando ci aiuta a pensare a quello che stiamo facendo. Ma diventa una maledizione nel momento in cui la sua unica utilità consiste nell’evitare che riflettiamo sul senso della vita.
(Manuale del guerriero della luce, 1997)

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Ogni essere umano, nel corso della propria esistenza, può adottare due atteggiamenti: costruire o piantare. I costruttori possono passare anni impegnati nel loro compito, ma presto o tardi concludono quello che stavano facendo. Allora si fermano, e restano lì, limitati dalle loro stesse pareti. Quando la costruzione è finita, la vita perde di significato.  Quelli che piantano soffrono con le tempeste e le stagioni, raramente riposano. Ma, al contrario di un edificio, il giardino non cessa mai di crescere. Esso richiede l’attenzione del giardiniere, ma, nello stesso tempo, gli permette di vivere come in una grande avventura.
I giardinieri sapranno sempre riconoscersi l’un l’altro, perché nella storia di ogni pianta c’è la crescita della Terra intera.
(Brida, 2008)

Se camminassimo solo nelle giornate di sole non raggiungeremmo mai la nostra destinazione.
(Adulterio, Paulo Coelho)

Secondo la tradizione, nell’attimo che precede la morte, ognuno di noi conosce il vero motivo dell’esistenza. È in quel momento che si materializzano l’Inferno e il Paradiso. L’Inferno è guardarsi indietro in quella frazione di secondo e scoprire di aver sprecato l’occasione per rendere degno il miracolo della vita. Il Paradiso è saper affermare in quell’istante: “Ho commesso alcuni errori, ma non sono stato un vigliacco. Ho vissuto appieno la vita e mi sono prodigato in ogni mia azione”.
(Aleph, 2011)

Chi desidera vedere l’arcobaleno, deve imparare ad amare la pioggia.
(Aleph, 2011)

Colui che è saggio, lo è soltanto perché ama. E colui che è sciocco, lo è solamente perché pensa di poter capire l’amore.
(Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduto e ho pianto, 1996)

L’amore è sempre nuovo. Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita: ci troviamo sempre davanti a una situazione che non conosciamo. L’amore può condurci all’inferno o al paradiso, comunque ci porta sempre in qualche luogo. È necessario accettarlo, perché esso è ciò che alimenta la nostra esistenza. Se non lo accettiamo, moriremo di fame pur vedendo i rami dell’albero della vita carichi di frutti: non avremo il coraggio di tendere la mano e di coglierli. È necessario ricercare l’amore là dove si trova, anche se ciò potrebbe significare ore, giorni, settimane di delusione e di tristezza. Perché nel momento in cui partiamo in cerca dell’amore, anche l’amore muove per venirci incontro. E ci salva.
(Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduto e ho pianto, 1996)

Amare significa comunicare con l’altro e scoprire in lui una particella di Dio.
(Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduto e ho pianto, 1996)

Gli incontri più importanti sono già combinati dalle anime prim’ancora che i corpi si vedano. Generalmente, essi avvengono quando arriviamo a un limite, quando abbiamo bisogno di morire e rinascere emotivamente. Gli incontri ci aspettano, ma la maggior parte delle volte evitiamo che si verifichino. Se siamo disperati, invece, se non abbiamo più nulla da perdere oppure siamo entusiasti della vita, allora l’ignoto si manifesta e il nostro universo cambia rotta.
(Undici minuti, 2003)

Quando si rimanda il raccolto, i frutti marciscono; ma quando si rimandano i problemi, essi non cessano di crescere.
(Monte Cinque, 1998)

Un uomo camminava nella foresta quando vide una volpe ferita. “Come può nutrirsi?”, pensò. In quel momento, si avvicinò una tigre, con un animale fra i denti. Saziò la sua fame e lasciò alla volpe quanto era avanzato. “Se Dio aiuta la volpe, aiuterà anche me”, rifletté l’uomo. Quindi tornò a casa, si chiuse dentro e rimase ad aspettare che i Cieli gli dessero da mangiare. Non accadde nulla. Quando ormai era troppo debole per uscire e lavorare, comparve un angelo. “Perché hai deciso di imitare la volpe ferita? – domandò l’angelo – Alzati, prendi i tuoi attrezzi e imbocca il cammino della tigre.
(Manuale del guerriero della luce, 1997)

Quando ero ancora un giovane avvocato, mi capitò di leggere un poeta inglese, e una sua frase mi colpì profondamente: “Sii come la fonte che trabocca, e non come la cisterna che racchiude sempre la stessa acqua”. Ho sempre pensato che il poeta fosse in errore: è pericoloso “lasciar traboccare”, perché si corre il rischio di inondare le aree in cui vivono le persone amate, facendole annegare col nostro amore e il nostro entusiasmo. Per tutta la vita, ho cercato di comportarmi come una cisterna, senza mai superare i limiti delle mie pareti interiori.
(Veronika decide di morire, 1999)

Esistono due tipi di idioti: quelli che rinunciano a fare qualcosa perchè hanno ricevuto una minaccia e quelli che pensano che faranno qualcosa perchè li stanno minacciando.
(Il diavolo e la signorina Prym, 2010)

Lo specchio riflette in modo esatto: non commette errori perché non pensa. Pensare significa essenzialmente commettere errori.
(Il vincitore è solo, 2009)

Quale ragione tecnica e logica può mai esserci nell’iniziare una recensione con una serie di citazioni tratti da diverse altre opere dell’autore? Di tecnico e stilistico c’è  ben poco, in quanto forse per molti lettori persino di cattivo gusto, di logico sicuramente ancor meno visto che oggi il sostantivo logica o meglio “logico” è tra i più inflazionati nel linguaggio comune.

Dietro a questa scelta c’è semplicemente una sorta di “apologia” sia dell’autore che di questa sua opera. Ho avuto modo di leggere molto recensioni negative a riguardo di “La Spia”. Non è semplice esprimere la propria opinione e spesso essa è il frutto delle nostre aspettative più di quanto non lo sia di conoscenze pregresse. Ma d’altro canto la lettura, come attività, è mossa da ragioni molto diverse. A volte si legge per occupare il tempo, a volte si legge per curiosità, a volte si legge perché si ha bisogno di distrarsi dai propri problemi o da ciò che assilla la mente, a volte si legge alla ricerca di nuove emozioni e per finire a volte si legge come “ricercatori” perché si è impegnati in un percorso formativo formale o anche solo intimo.

A prescindere da tutto questo però la lettura dovrebbe spingere il lettore a conoscere antecedentemente o farlo posteriormente l’autore dell’opera che ha scelto. Conoscere l’autore aiuta a comprendere non solo lo stile ma soprattutto lo spirito intellettuale con cui è nata o che ha sotteso alla nascita di quell’opera. Ho inserito tutte queste citazioni proprio per ricordare a tutti che Paulo Coehlo ha un’intimità molto complessa e strutturata ed è uno degli scrittori più “prismatici” o forse sarebbe più corretto definirlo “caleidoscopico” che io conosca. Le sue opere sono percorse tutte dalla stessa vena intimistica e spirituale, ma lasciano alla sensibilità del lettore il ritrovarla tra le righe della storia trattata. La Spia considerata da molti una autobiografia mal riuscita è in realtà come una nuova carta d’identità dopo che il soggetto è stato sottoposto all’attacco dell’acido. Il ricorso di Coehlo a documenti ufficiali è stato necessario proprio per questo.

Aggiungere e romanzare avrebbe avuto un effetto domino. Raccontare i fatti, poco conditi da sogni e frustrazioni è stata la scelta più onesta che l’autore potesse adottare. Come molti hanno affermato il libro è privo di pathos, piatto e non decolla mai. Che senso avrebbero queste caratteristiche in un opera che aveva come unico scopo quello di rendere giustizia ad una donna, unica, ma pur sempre una donna, che come milioni di altre nei secoli ha iniziato la sua esistenza con abusi e millantazioni per poi approdare alla morte?

Di pathos e miti a Mata Hari ne erano stati appiccicati addosso fin troppi. Vale sempre la pena di conoscere la persona che sta dietro ad una storia. La storia a “caldo” viene sempre scritta a favore dei vincenti. Anche in questa opera come in altre particolari – il “Vincitore è solo” oppure “11 minuti” oppure “Adulterio” – Coehlo ci invita ad usare occhi più attenti ed analitici. Tutto questo nel suo stile intimistico e trascendente.

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Culturalmente valido:
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Innovativo:
10
Resa semantica:
6
Pertinenza terminologica:
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