Francesco: «Proporre la verità del Vangelo non è un attacco alla libertà».


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Francesco: «Proporre la verità del Vangelo non è un attacco alla libertà»

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I cristiani, se la loro fede è matura e “adulta”, devono sapere uscire dal “proprio recinto” per portare il messaggio del Vangelo nelle “periferie”, “soprattutto a chi non ha ancora avuto l’opportunità di conoscere Cristo”. È un tema ‘classico’ della sua predicazione quello che papa Francesco ha affidato al suo Messaggio per l’87.esima Giornata Missionaria Mondiale, che si celebrerà il prossimo 20 ottobre, proprio a ridosso della conclusione dell’Anno della fede.

 “La solidità della nostra fede, a livello personale e comunitario – scrive il pontefice argentino nel suo Messaggio –, si misura anche dalla capacità di comunicarla ad altri, di diffonderla, di viverla nella carità, di testimoniarla a quanti ci incontrano e condividono con noi il cammino della vita”.

 Per papa Bergoglio, la fede – come già affermato nell’enciclica scritta a quattro mani con Benedetto XVI Lumen Fidei– deve essere infatti una “luce sicura” che rischiara il cammino dell’uomo in questo tempo di crisi e di conflitti.

 Il Messaggio papale non dimentica la difficile situazione sociale che stanno attraversando molti Paesi: “Viviamo – ricorda Francesco – in un momento di crisi che tocca vari settori dell’esistenza, non solo quello dell’economia, della finanza, della sicurezza alimentare, dell’ambiente, ma anche quello del senso profondo della vita e dei valori fondamentali che la animano”.

 Nel suo testo, che porta la data del 19 maggio scorso, il pontefice ricorda che la convivenza tra gli uomini “è segnata da tensioni e conflitti che provocano insicurezza e fatica di trovare la via per una pace stabile”. Ma proprio in questa “complessa situazione” è sempre più “urgente portare con coraggio in ogni realtà il Vangelo di Cristo, che è annuncio di speranza, di riconciliazione, di comunione, annuncio della vicinanza di Dio, della sua misericordia, della sua salvezza, annuncio che la potenza di amore di Dio è capace di vincere le tenebre del male e guidare sulla via del bene”.

 L’uomo contemporaneo e il mondo di oggi, per Francesco hanno quindi bisogno della “luce sicura” della fede per rischiarare la strada. La testimonianza di speranza dei cristiani, la “missionarietà della Chiesa” non si possono quindi confondere con il “proselitismo”.

 “A volte – ricorda il papa – si pensa ancora che portare la verità del Vangelo sia fare violenza alla libertà”. Una critica a cui Bergoglio risponde con le parole di Paolo Vi nella Evangelii nuntiandi, per cui proporre la fede è in realtà un omaggio alla libertà dell’uomo: “Sarebbe … un errore imporre qualcosa alla coscienza dei nostri fratelli. Ma proporre a questa coscienza la verità evangelica e la salvezza di Gesù Cristo con piena chiarezza e nel rispetto assoluto delle libere opzioni che essa farà … è un omaggio a questa libertà”.

 In realtà, per Francesco, più degli ostacoli esterni alla trasmissione della fede contano gli ostacoli che nascono “all’interno della stessa comunità ecclesiale”: “A volte sono deboli il fervore, la gioia, il coraggio, la speranza nell’annunciare a tutti il Messaggio di Cristo e nell’aiutare gli uomini del nostro tempo ad incontrarlo”.

 “Dobbiamo avere sempre il coraggio e la gioia di proporre, con rispetto, l’incontro con Cristo, di farci portatori del suo Vangelo”, ricorda il papa, perché la Chiesa – scrive toccando un tema che gli è caro – “non è un’organizzazione assistenziale, un’impresa, una Ong, ma è una comunità di persone, animate dall’azione dello Spirito Santo, che hanno vissuto e vivono lo stupore dell’incontro con Gesù Cristo e desiderano condividere questa esperienza di profonda gioia, condividere il Messaggio di salvezza che il Signore ci ha portato”.

da Vaticaninsider

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