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Home Argomenti Vita cristiana Prima uomini, poi santi!

Prima uomini, poi santi!

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Perché la Grazia (soprannaturale) presuppone sempre l’umano. Non è forse già una grazia la nostra natura?

Tutta la Scrittura è centrata sul dono dell’incarnazione: Dio si fa uomo perché l’uomo si faccia Dio. Questo mistero d’amore rimane ora come allora, di difficile comprensione per chi vive in fuga da sé. Il Regno dei Cieli (già e non ancora) passa per il presente (qui ed ora)! Senza l’apporto della tua storia, del tuo passato (lì ed allora) la fede rischia di diventare una fuga dal reale, un’astrazione disincarnata alternativa a una deludente realtà.

Questo ci porta ad una domanda: La nostra è una fede dinamica, viva, che va a sanare il nostro passato, che porta a compimento il nostro presente o una “pia religione” statica, stereotipata, in casi limite persino “alienante”, basata sull’osservanza maniacale di precetti e regole ma che trascura l’umano?

La Grazia presuppone l’umano

Quando sul monte Dio rivela il suo nome: Ehyeh ʾAšer ʾEhyeh Io Sono Colui Che E’, Che Era, E che Sempre Sarà, si pone in una Relazione triplice con l’uomo che tocca passato, presente e futuro. Qualcosa di Sanante, Strutturante, Sperante. Che non inscatola la persona, non la chiude in sé stessa, ma la guida verso una Pluralità.
E’ importante notare che lo Spirito non crea ex-nihilo, da zero, ma porta a compimento l’esistente.

La Spiritualità deve necessariamente poggiare sull’umano, altrimenti cade nel vuoto, è sorretta dal nulla. Pensiamo a tutti quei percorsi spiritualizzati devianti, che riducono tutto alla presunta volontà di Dio, tralasciando quella del fedele, così da generare conflitti interni alla persona. “Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli…” (Deuteronomio 30,19) 

C’è sempre una scelta che ogni uomo deve compiere: Si o No, Male o Bene, ma questa non deve mai essere imposta. La dittatura del bene è la suprema espressione del male!

L’uomo ha bisogno di sentirsi amato, compreso, rispettato, solo in un secondo momento arato e seminato, nel pieno rispetto dei suoi tempi, aspettandone i frutti. Non dobbiamo clonare fedeli imponendo loro una metodologia, dobbiamo formare persone amandole!

Il guaio è che oggi molte realtà, forse inconsapevolmente, propongono percorsi di fede che non mirano realmente ad indagare e sanare le povertà del singolo, ma a coprirle con la spiritualità, sfavorendo un reale incontro tra uomo e Grazia.

Arriviamo così a persone che vivono la vita in funzione della comunità o del gruppo, quando dovrebbe essere l’opposto, il gruppo o la comunità in funzione della vita.

Prima uomini e poi Santi…

L’esperienza della Chiesa primitiva, cioè dei discepoli e degli apostoli di Gesù, rimane paradigmatica, un esempio da prendere come riferimento. Furono chiamati da Gesù “affinché stessero con lui” (Mc 3, 14-15).

Aver vissuto quotidianamente con il Signore li ha prima di tutto fatti maturare umanamente e psicologicamente come uomini e donne. Gesù ha messo al primo posto la loro maturazione umana facendo in modo che venissero fuori tutti i loro difetti, le loro debolezze, i loro progetti umani, la loro natura. Il Signore ha preso per mano gli apostoli, li ha amati e guidati fino alla Pentecoste, facendo compiere loro un cammino di umiltà, cioè di verità e di luce su loro stessi. Solo così avrebbero potuto essere pronti a fare l’esperienza della discesa dello Spirito Santo. Prima uomini e poi Santi.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Perché la Grazia (soprannaturale) presuppone sempre l’umano. Non è forse già una grazia la nostra natura?

Tutta la Scrittura è centrata sul dono dell’incarnazione: Dio si fa uomo perché l’uomo si faccia Dio. Questo mistero d’amore rimane ora come allora, di difficile comprensione per chi vive in fuga da sé. Il Regno dei Cieli (già e non ancora) passa per il presente (qui ed ora)! Senza l’apporto della tua storia, del tuo passato (lì ed allora) la fede rischia di diventare una fuga dal reale, un’astrazione disincarnata alternativa a una deludente realtà.

Questo ci porta ad una domanda: La nostra è una fede dinamica, viva, che va a sanare il nostro passato, che porta a compimento il nostro presente o una “pia religione” statica, stereotipata, in casi limite persino “alienante”, basata sull’osservanza maniacale di precetti e regole ma che trascura l’umano?

La Grazia presuppone l’umano

Quando sul monte Dio rivela il suo nome: Ehyeh ʾAšer ʾEhyeh Io Sono Colui Che E’, Che Era, E che Sempre Sarà, si pone in una Relazione triplice con l’uomo che tocca passato, presente e futuro. Qualcosa di Sanante, Strutturante, Sperante. Che non inscatola la persona, non la chiude in sé stessa, ma la guida verso una Pluralità.
E’ importante notare che lo Spirito non crea ex-nihilo, da zero, ma porta a compimento l’esistente.

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La Spiritualità deve necessariamente poggiare sull’umano, altrimenti cade nel vuoto, è sorretta dal nulla. Pensiamo a tutti quei percorsi spiritualizzati devianti, che riducono tutto alla presunta volontà di Dio, tralasciando quella del fedele, così da generare conflitti interni alla persona. “Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli…” (Deuteronomio 30,19) 

C’è sempre una scelta che ogni uomo deve compiere: Si o No, Male o Bene, ma questa non deve mai essere imposta. La dittatura del bene è la suprema espressione del male!

L’uomo ha bisogno di sentirsi amato, compreso, rispettato, solo in un secondo momento arato e seminato, nel pieno rispetto dei suoi tempi, aspettandone i frutti. Non dobbiamo clonare fedeli imponendo loro una metodologia, dobbiamo formare persone amandole!

Il guaio è che oggi molte realtà, forse inconsapevolmente, propongono percorsi di fede che non mirano realmente ad indagare e sanare le povertà del singolo, ma a coprirle con la spiritualità, sfavorendo un reale incontro tra uomo e Grazia.

Arriviamo così a persone che vivono la vita in funzione della comunità o del gruppo, quando dovrebbe essere l’opposto, il gruppo o la comunità in funzione della vita.

Prima uomini e poi Santi…

L’esperienza della Chiesa primitiva, cioè dei discepoli e degli apostoli di Gesù, rimane paradigmatica, un esempio da prendere come riferimento. Furono chiamati da Gesù “affinché stessero con lui” (Mc 3, 14-15).

Aver vissuto quotidianamente con il Signore li ha prima di tutto fatti maturare umanamente e psicologicamente come uomini e donne. Gesù ha messo al primo posto la loro maturazione umana facendo in modo che venissero fuori tutti i loro difetti, le loro debolezze, i loro progetti umani, la loro natura. Il Signore ha preso per mano gli apostoli, li ha amati e guidati fino alla Pentecoste, facendo compiere loro un cammino di umiltà, cioè di verità e di luce su loro stessi. Solo così avrebbero potuto essere pronti a fare l’esperienza della discesa dello Spirito Santo. Prima uomini e poi Santi.

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