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Prima della partenza per Abu Dhabi, toccante incontro del Papa con alcuni clochard

Intervista con il parroco della parrocchia dell'aeroporto, don Giovanni Soccorsi

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Prima di partire per Abu Dhabi, il Pontefice ha incontrato nell’aeroporto di Roma-Fiumicino un gruppo di persone senza fissa dimora. Intervista con il parroco della parrocchia dell’aeroporto, don Giovanni Soccorsi
 

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

La partenza di Papa Francesco per gli Emirati Arabi Uniti è stata preceduta da una breve ma intensa visita. Prima dell’imbarco, il Pontefice ha visitato una struttura adibita all’assistenza di persone senza fissa dimora, che rientra nel progetto “Vite in transito, il volto umano di un aeroporto”. Attraverso questa iniziativa, viene garantito sostegno ai clochard che stazionano all’aeroporto di Fiumicino. Al progetto partecipano Aeroporti di Roma, la Caritas della diocesi di Porto-Santa Rufina e la parrocchia dell’aeroporto, la chiesa di Santa Maria degli Angeli. Nell’intervista, il parroco, don Giovanni Soccorsi, si sofferma su questo toccante ed emozionante incontro. (Ascolta l’intervista con don Giovanni Soccorsi)

R. – L’emozione di questi sette ospiti è stata grande. Si esprimeva attraverso qualche lacrima, sorrisi, strette di mano con il Santo Padre. Ed erano pieni di commozione e di gioia. Questo per loro è stato un segno di accoglienza e di bontà da parte del Signore nei loro confronti e per quanto riguarda le loro vicissitudini, le loro storie fatte di sofferenza e di speranza.

Una parola, un gesto e un viso che possano sintetizzare l’incontro di Papa Francesco con queste persone …

R. – Sintetizzare mi riesce molto difficile, per l’emozione che ho ancora nel cuore, negli occhi e nella mente; però mi piace ricordare i tanti volti e soprattutto mi piace riferire della soddisfazione del Santo Padre che ha usato un’espressione importante: “Questo è quello che voglio”. Ed è stato questo che credo possa racchiudere bene la sintesi: “Questo è quello che voglio”. La Chiesa che voglio, diremmo noi. Il servizio che voglio. I volti erano tutti di grande gioia, di grande gratitudine al Santo Padre per la sua testimonianza ma anche di gratitudine al Signore che ci benedice con la sua Divina Provvidenza. Qui, nella parte che abbiamo destinato all’accoglienza e alla cucina, c’è una statua che raffigura San Francesco che parla agli uccelli. Allora mi piace vedere in questa presenza del Santo Padre oggi, in prossimità di questo viaggio, lo stesso viaggio che ha fatto San Francesco incontrando il Sultano: il Santo Padre lo ripercorre anche arricchito da questo incontro fatto di persone, speranza, amicizia e di fraternità.

Quell’incontro di otto secoli fa, tra San Francesco e il Sultano d’Egitto riecheggia oggi …

R. – Credo che questo incontro con il Santo Padre sia arricchito ancora una volta dalla forza della carità. Chi lo incontrerà, vedrà nei suoi occhi questa gioia, questa soddisfazione di aver visto una Chiesa che lo segue; una Chiesa diocesana, una Chiesa locale, una parrocchia che segue la testimonianza di Nostro Signore e del Vangelo, e la testimonianza di questo Papa. Credo che sia un viaggio iniziato proprio con una grande e bella benedizione.

Il Papa prima di incominciare il viaggio negli Emirati, ha incontrato le periferie esistenziali …

R. – Le incontra in una struttura parrocchiale qual è questa di Santa Maria degli Angeli, situata nella zona aeroportuale. È una realtà che da diversi anni, dal Giubileo straordinario della Misericordia, ha iniziato questa pastorale di attenzione verso gli ultimi, verso coloro che si trovano a vivere in una povertà estrema e che cercano nuovi aiuti, nuove possibilità. Devo dire che qui in aeroporto non soltanto la Chiesa, la parrocchia, i fedeli ma anche e soprattutto gli uomini e le donne che lavorano in questa azienda degli Aeroporti di Roma come anche in quella di Alitalia e di altre compagnie, offrono il loro servizio, il loro contributo per andare incontro e per sostenere chi è in difficoltà. È veramente un bel lavoro di équipe a favore degli ultimi.

Si tratta di una preziosa realtà che rientra nell’ambito del progetto “Vite in transito: il volto umano di un aeroporto”, avviato nel 2017 da Aeroporti di Roma. Al progetto partecipano anche la Caritas della diocesi di Porto Santa Rufina e la parrocchia dell’aeroporto. Quindi, una sinergia che funziona …

R. – Una sinergia che funziona e funziona perché ci sono uomini e donne di buona volontà, dal cuore buono, che sono sensibili, che sono attenti, che non sono indifferenti, che soffrono quando vedono un uomo o una donna buttati a terra o che passano ore e ore e giorni seduti su un sedile dell’aeroporto. E questa è una grande sinergia che viene guidata dalla buona volontà e sicuramente anche dalla benedizione di Dio.

Originale: Vatican News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Prima della partenza per Abu Dhabi, toccante incontro del Papa con alcuni clochard

Intervista con il parroco della parrocchia dell'aeroporto, don Giovanni Soccorsi

  

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Prima di partire per Abu Dhabi, il Pontefice ha incontrato nell’aeroporto di Roma-Fiumicino un gruppo di persone senza fissa dimora. Intervista con il parroco della parrocchia dell’aeroporto, don Giovanni Soccorsi
 

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

La partenza di Papa Francesco per gli Emirati Arabi Uniti è stata preceduta da una breve ma intensa visita. Prima dell’imbarco, il Pontefice ha visitato una struttura adibita all’assistenza di persone senza fissa dimora, che rientra nel progetto “Vite in transito, il volto umano di un aeroporto”. Attraverso questa iniziativa, viene garantito sostegno ai clochard che stazionano all’aeroporto di Fiumicino. Al progetto partecipano Aeroporti di Roma, la Caritas della diocesi di Porto-Santa Rufina e la parrocchia dell’aeroporto, la chiesa di Santa Maria degli Angeli. Nell’intervista, il parroco, don Giovanni Soccorsi, si sofferma su questo toccante ed emozionante incontro. (Ascolta l’intervista con don Giovanni Soccorsi)

R. – L’emozione di questi sette ospiti è stata grande. Si esprimeva attraverso qualche lacrima, sorrisi, strette di mano con il Santo Padre. Ed erano pieni di commozione e di gioia. Questo per loro è stato un segno di accoglienza e di bontà da parte del Signore nei loro confronti e per quanto riguarda le loro vicissitudini, le loro storie fatte di sofferenza e di speranza.

Una parola, un gesto e un viso che possano sintetizzare l’incontro di Papa Francesco con queste persone …

R. – Sintetizzare mi riesce molto difficile, per l’emozione che ho ancora nel cuore, negli occhi e nella mente; però mi piace ricordare i tanti volti e soprattutto mi piace riferire della soddisfazione del Santo Padre che ha usato un’espressione importante: “Questo è quello che voglio”. Ed è stato questo che credo possa racchiudere bene la sintesi: “Questo è quello che voglio”. La Chiesa che voglio, diremmo noi. Il servizio che voglio. I volti erano tutti di grande gioia, di grande gratitudine al Santo Padre per la sua testimonianza ma anche di gratitudine al Signore che ci benedice con la sua Divina Provvidenza. Qui, nella parte che abbiamo destinato all’accoglienza e alla cucina, c’è una statua che raffigura San Francesco che parla agli uccelli. Allora mi piace vedere in questa presenza del Santo Padre oggi, in prossimità di questo viaggio, lo stesso viaggio che ha fatto San Francesco incontrando il Sultano: il Santo Padre lo ripercorre anche arricchito da questo incontro fatto di persone, speranza, amicizia e di fraternità.

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Quell’incontro di otto secoli fa, tra San Francesco e il Sultano d’Egitto riecheggia oggi …

R. – Credo che questo incontro con il Santo Padre sia arricchito ancora una volta dalla forza della carità. Chi lo incontrerà, vedrà nei suoi occhi questa gioia, questa soddisfazione di aver visto una Chiesa che lo segue; una Chiesa diocesana, una Chiesa locale, una parrocchia che segue la testimonianza di Nostro Signore e del Vangelo, e la testimonianza di questo Papa. Credo che sia un viaggio iniziato proprio con una grande e bella benedizione.

Il Papa prima di incominciare il viaggio negli Emirati, ha incontrato le periferie esistenziali …

R. – Le incontra in una struttura parrocchiale qual è questa di Santa Maria degli Angeli, situata nella zona aeroportuale. È una realtà che da diversi anni, dal Giubileo straordinario della Misericordia, ha iniziato questa pastorale di attenzione verso gli ultimi, verso coloro che si trovano a vivere in una povertà estrema e che cercano nuovi aiuti, nuove possibilità. Devo dire che qui in aeroporto non soltanto la Chiesa, la parrocchia, i fedeli ma anche e soprattutto gli uomini e le donne che lavorano in questa azienda degli Aeroporti di Roma come anche in quella di Alitalia e di altre compagnie, offrono il loro servizio, il loro contributo per andare incontro e per sostenere chi è in difficoltà. È veramente un bel lavoro di équipe a favore degli ultimi.

Si tratta di una preziosa realtà che rientra nell’ambito del progetto “Vite in transito: il volto umano di un aeroporto”, avviato nel 2017 da Aeroporti di Roma. Al progetto partecipano anche la Caritas della diocesi di Porto Santa Rufina e la parrocchia dell’aeroporto. Quindi, una sinergia che funziona …

R. – Una sinergia che funziona e funziona perché ci sono uomini e donne di buona volontà, dal cuore buono, che sono sensibili, che sono attenti, che non sono indifferenti, che soffrono quando vedono un uomo o una donna buttati a terra o che passano ore e ore e giorni seduti su un sedile dell’aeroporto. E questa è una grande sinergia che viene guidata dalla buona volontà e sicuramente anche dalla benedizione di Dio.

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