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Preghiera per la pace in Medio Oriente e in Ucraina

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Francesco all’Angelus invita alla riflessione sulla persecuzione di cristiani in Iraq

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GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO

Scende il silenzio su piazza San Pietro: il pastore prega con il suo gregge per la pace in Medio Oriente e in Ucraina e richiama l’attenzione del mondo sulle persecuzioni inflitte ai cristiani soprattutto in Iraq. Nella domenica in cui nelle chiese del mondo viene letta la parabola evangelica del grano e della zizzania, simboli del bene e del male, Francesco all’Angelus lancia un appello per la situazione dei cristiani costretti a lasciare le zone dell’Iraq controllate dai miliziani jihadisti dell’Isis. «Ho appreso con preoccupazione le notizie che giungono dalle comunità cristiane a Mosul (Iraq) e in altre parti del Medio Oriente, dove esse, sin dall’inizio del cristianesimo, hanno vissuto con i loro concittadini offrendo un significativo contributo al bene della società. Vi invito a ricordarle nella preghiera», afferma il Pontefice che inoltre esorta «a perseverare nella preghiera per le situazioni di tensione e di conflitto», in particolare «in Medio Oriente e in Ucraina».

«Il Dio della pace -invoca papa Bergoglio- susciti in tutti un autentico desiderio di dialogo e di riconciliazione. La violenza non si vince con la violenza. La violenza si vince con la pace. Vi esorto a perseverare nella preghiera per le situazioni di tensione e di conflitto che persistono in diverse zone del mondo, specialmente in Medio Oriente e in Ucraina. Il Dio della pace susciti in tutti un autentico desiderio di dialogo e di riconciliazione. La violenza non si vince con la violenza. La violenza si vince con la pace! Preghiamo in silenzio chiedendo la pace».

Dopo la recita dell’Angelus, in piazza San Pietro, Francesco ha chiesto ai fedeli di fare qualche minuto di silenzio. Al termine il Papa ha salutato come di consueto i fedeli, ai quali ha chiesto di «pregare per me» e ha augurato «buona domenica e buon pranzo. Arrivederci!». Intanto fanno il giro del mondo le parole di vicinanza dedicate a braccio, con tono accorato, ai martiri del XXI secolo nella patria di Abramo, padre dei tre monoteismi.

«Oggi i nostri fratelli sono perseguitati, sono cacciati via, devono lasciare le loro case senza avere la possibilità di portare niente Assicuro a queste famiglie e a queste persone la mia vicinanza e la mia costante preghiera, carissimi fratelli e sorelle tanto perseguitati io so quanto soffrite, io so che siete spogliati di tutto. Sono con voi nella fede in Colui che ha vinto il male. E a voi qui in piazza e a tutti coloro che ci seguono dalla televisione invito a ricordarli nella preghiera».

«Noi a volte abbiamo una gran fretta di giudicare, classificare, mettere di qua i buoni, di là i cattivi… Dio invece sa aspettare», aggiunge Francesco commentando la parabola evangelica del buon grano e della zizzania. E aggiunge: “Egli guarda nel “campo” della vita di ogni persona con pazienza e misericordia: vede molto meglio di noi la sporcizia e il male, ma vede anche i germi del bene e attende con fiducia che maturino”. Infatti “Dio è paziente, sa aspettare, ma attenzione la pazienza evangelica non è indifferenza al male; non si può fare confusione tra bene e male, e di fronte alla zizzania presente nel mondo il discepolo del Signore  è chiamato a imitare la pazienza di Dio, alimentare la speranza con il sostegno di una incrollabile fiducia nella vittoria finale del bene, cioè di Dio”.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Scende il silenzio su piazza San Pietro: il pastore prega con il suo gregge per la pace in Medio Oriente e in Ucraina e richiama l’attenzione del mondo sulle persecuzioni inflitte ai cristiani soprattutto in Iraq. Nella domenica in cui nelle chiese del mondo viene letta la parabola evangelica del grano e della zizzania, simboli del bene e del male, Francesco all’Angelus lancia un appello per la situazione dei cristiani costretti a lasciare le zone dell’Iraq controllate dai miliziani jihadisti dell’Isis. «Ho appreso con preoccupazione le notizie che giungono dalle comunità cristiane a Mosul (Iraq) e in altre parti del Medio Oriente, dove esse, sin dall’inizio del cristianesimo, hanno vissuto con i loro concittadini offrendo un significativo contributo al bene della società. Vi invito a ricordarle nella preghiera», afferma il Pontefice che inoltre esorta «a perseverare nella preghiera per le situazioni di tensione e di conflitto», in particolare «in Medio Oriente e in Ucraina».

«Il Dio della pace -invoca papa Bergoglio- susciti in tutti un autentico desiderio di dialogo e di riconciliazione. La violenza non si vince con la violenza. La violenza si vince con la pace. Vi esorto a perseverare nella preghiera per le situazioni di tensione e di conflitto che persistono in diverse zone del mondo, specialmente in Medio Oriente e in Ucraina. Il Dio della pace susciti in tutti un autentico desiderio di dialogo e di riconciliazione. La violenza non si vince con la violenza. La violenza si vince con la pace! Preghiamo in silenzio chiedendo la pace».

Dopo la recita dell’Angelus, in piazza San Pietro, Francesco ha chiesto ai fedeli di fare qualche minuto di silenzio. Al termine il Papa ha salutato come di consueto i fedeli, ai quali ha chiesto di «pregare per me» e ha augurato «buona domenica e buon pranzo. Arrivederci!». Intanto fanno il giro del mondo le parole di vicinanza dedicate a braccio, con tono accorato, ai martiri del XXI secolo nella patria di Abramo, padre dei tre monoteismi.

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«Oggi i nostri fratelli sono perseguitati, sono cacciati via, devono lasciare le loro case senza avere la possibilità di portare niente Assicuro a queste famiglie e a queste persone la mia vicinanza e la mia costante preghiera, carissimi fratelli e sorelle tanto perseguitati io so quanto soffrite, io so che siete spogliati di tutto. Sono con voi nella fede in Colui che ha vinto il male. E a voi qui in piazza e a tutti coloro che ci seguono dalla televisione invito a ricordarli nella preghiera».

«Noi a volte abbiamo una gran fretta di giudicare, classificare, mettere di qua i buoni, di là i cattivi… Dio invece sa aspettare», aggiunge Francesco commentando la parabola evangelica del buon grano e della zizzania. E aggiunge: “Egli guarda nel “campo” della vita di ogni persona con pazienza e misericordia: vede molto meglio di noi la sporcizia e il male, ma vede anche i germi del bene e attende con fiducia che maturino”. Infatti “Dio è paziente, sa aspettare, ma attenzione la pazienza evangelica non è indifferenza al male; non si può fare confusione tra bene e male, e di fronte alla zizzania presente nel mondo il discepolo del Signore  è chiamato a imitare la pazienza di Dio, alimentare la speranza con il sostegno di una incrollabile fiducia nella vittoria finale del bene, cioè di Dio”.

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