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HomeRubricheRisponde il teologoPregare per i defunti: perché è meglio farlo al cimitero

Pregare per i defunti: perché è meglio farlo al cimitero

Risponde padre Valerio Mauro, docente di Teologia sacramentaria alla Facoltà teologica dell'Italia centrale.

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Per pregare per i defunti è necessario recarsi proprio là dove sono sepolti? Risponde padre Valerio Mauro, docente di Teologia sacramentaria alla Facoltà teologica dell’Italia centrale.

Da bambino avevo l’abitudine di visitare spesso il cimitero, insieme a mia nonna. Adesso non lo faccio spesso; eppure sono molto legato al ricordo dei miei genitori, e prego spesso per loro. Volevo chiedere se c’è un motivo per cui sia ritenuto importante andare a visitare i nostri cari al cimitero, dove riposano i loro resti, oppure si può pregare per loro da qualsiasi luogo? È semplicemente un vantaggio per noi, per tenere viva la memoria, o c’è una ragione per cui la Chiesa lo raccomanda?

Lettera firmata

La domanda molteplice da cui partiamo, mi permette di rispondere proprio in occasione del ricordo dei morti, una ricorrenza tradizionale che oggi non riceve più l’attenzione del passato. Per comprenderne il valore non basterà rifarsi al credo della Chiesa sui punti specifici introdotti dalla richiesta del lettore, ma occorrerà fare un’ulteriore riflessione sulle modalità antropologiche con cui viviamo la fede. Procediamo per gradi, allora.

Ovviamente la preghiera non è soggetta a limiti categorici di spazio e di tempo. Ogni luogo è capace di ospitare la presenza di Dio, cominciando dalla nostra persona, che nel santo battesimo è costituita tempio di Dio, in perché inserita nel corpo di Cristo che è la Chiesa. Così parla chiaramente l’apostolo Paolo (cf 1Cor 6,19). E d’altra parte, l’evangelista Giovanni riporta le parole di Gesù, per le quali il culto nuovo si svolge non su questo o su quel monte ma in Spirito e verità (Gv 4,21-24), cioè nello Spirito santo e nella verità personale che è lo stesso Signore Gesù.

Ogni preghiera avviene in Cristo per opera dello Spirito che intercede in noi con gemiti inespressi (Rm 8,26). Questo vale anche per la preghiera in favore dei nostri defunti. D’altra parte, fin dagli inizi della sua fede apostolica, la Chiesa ha espresso la sua fede nella resurrezione della carne, con la cura verso i corpi dei defunti, in memoria della cura verso il corpo mortale di Gesù e della dignità che ha ogni vita vissuta nella carne. Una donna versò un balsamo prezioso sui suoi piedi e il suo gesto fu lodato dal Signore (Mc 14,3-9). Le donne che andavano al sepolcro al mattino del primo giorno volevano completare l’unzione del suo corpo (Mc 16,1). La cura verso il corpo dei nostri defunti ha il grande valore simbolico di esprimere la fede in quella resurrezione per la quale ogni carne trasfigurata vedrà il Signore.

Nella stessa logica simbolica, la Chiesa ha manifestato la sua fede nella cura verso i luoghi della memoria, i luoghi cioè dove sono stati deposti i corpi mortali di sorelle e fratelli nella fede, dei santi in modo particolare. Gli studi di antropologia religiosa hanno messo in evidenza come il culto dei morti sia stata la prima espressione religiosa dell’uomo. La fede cristiana ha raccolto questa dimensione propria dell’animo umano trasformandone il senso in una forma cristologica.

Il luogo dove si collocano i nostri morti è occasione simbolica per riflettere sul luogo che accoglierà il nostro cammino umano, il regno dei cieli, dove per Cristo, con Lui e in Lui, Dio sarà tutto in tutti (1Cor 15,28). Sostare in preghiera davanti le tombe dei nostri cari aiuta a farne una memoria ecclesiale. Nel suo linguaggio la tradizione parla di una triplice distinzione nel mistero dell’unica chiesa: la chiesa trionfante, i santi e beati nella piena comunione con Dio; la chiesa peregrinante, chi ancora cammina su questa terra; la chiesa purgante, i defunti che vivono una purificazione escatologica. Potremmo dire che una lettura eucaristica sostiene questa visione di fede: come l’assemblea eucaristica è la riunione della Chiesa in un unico luogo, così le tre dimensione della Chiesa sono  simbolicamente viste riunite nel luogo proprio: il paradiso, il purgatorio, la nostra madre terra.

Visitando i nostri defunti al cimitero, luogo della memoria, li preghiamo nel luogo fisico comune ad altri fratelli. Viviamo così un’espressione di fede ecclesiale, che ci strappa alla visione individualista, alla tentazione razionalistica dell’epoca moderna. La fede cristiana non si fonda sulle emozioni, ma si nutre anche di emozioni, di gesti simbolici che ci coinvolgono nella completezza della nostra persona. Credo che in questa prospettiva debba essere compresa l’antichissima tradizione di un luogo dove seppellire i nostri morti e di conseguenza dove andare a pregare per loro, gesto di fede ecclesiale che conferma la certezza in quella pienezza di vita definitiva che il Signore morto e risorto ha preparato per ciascuno di noi.

Valerio Mauro

Originale: ToscanaOggi.it
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Per pregare per i defunti è necessario recarsi proprio là dove sono sepolti? Risponde padre Valerio Mauro, docente di Teologia sacramentaria alla Facoltà teologica dell’Italia centrale.

Da bambino avevo l’abitudine di visitare spesso il cimitero, insieme a mia nonna. Adesso non lo faccio spesso; eppure sono molto legato al ricordo dei miei genitori, e prego spesso per loro. Volevo chiedere se c’è un motivo per cui sia ritenuto importante andare a visitare i nostri cari al cimitero, dove riposano i loro resti, oppure si può pregare per loro da qualsiasi luogo? È semplicemente un vantaggio per noi, per tenere viva la memoria, o c’è una ragione per cui la Chiesa lo raccomanda?

Lettera firmata

La domanda molteplice da cui partiamo, mi permette di rispondere proprio in occasione del ricordo dei morti, una ricorrenza tradizionale che oggi non riceve più l’attenzione del passato. Per comprenderne il valore non basterà rifarsi al credo della Chiesa sui punti specifici introdotti dalla richiesta del lettore, ma occorrerà fare un’ulteriore riflessione sulle modalità antropologiche con cui viviamo la fede. Procediamo per gradi, allora.

Ovviamente la preghiera non è soggetta a limiti categorici di spazio e di tempo. Ogni luogo è capace di ospitare la presenza di Dio, cominciando dalla nostra persona, che nel santo battesimo è costituita tempio di Dio, in perché inserita nel corpo di Cristo che è la Chiesa. Così parla chiaramente l’apostolo Paolo (cf 1Cor 6,19). E d’altra parte, l’evangelista Giovanni riporta le parole di Gesù, per le quali il culto nuovo si svolge non su questo o su quel monte ma in Spirito e verità (Gv 4,21-24), cioè nello Spirito santo e nella verità personale che è lo stesso Signore Gesù.

Ogni preghiera avviene in Cristo per opera dello Spirito che intercede in noi con gemiti inespressi (Rm 8,26). Questo vale anche per la preghiera in favore dei nostri defunti. D’altra parte, fin dagli inizi della sua fede apostolica, la Chiesa ha espresso la sua fede nella resurrezione della carne, con la cura verso i corpi dei defunti, in memoria della cura verso il corpo mortale di Gesù e della dignità che ha ogni vita vissuta nella carne. Una donna versò un balsamo prezioso sui suoi piedi e il suo gesto fu lodato dal Signore (Mc 14,3-9). Le donne che andavano al sepolcro al mattino del primo giorno volevano completare l’unzione del suo corpo (Mc 16,1). La cura verso il corpo dei nostri defunti ha il grande valore simbolico di esprimere la fede in quella resurrezione per la quale ogni carne trasfigurata vedrà il Signore.

Nella stessa logica simbolica, la Chiesa ha manifestato la sua fede nella cura verso i luoghi della memoria, i luoghi cioè dove sono stati deposti i corpi mortali di sorelle e fratelli nella fede, dei santi in modo particolare. Gli studi di antropologia religiosa hanno messo in evidenza come il culto dei morti sia stata la prima espressione religiosa dell’uomo. La fede cristiana ha raccolto questa dimensione propria dell’animo umano trasformandone il senso in una forma cristologica.

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Il luogo dove si collocano i nostri morti è occasione simbolica per riflettere sul luogo che accoglierà il nostro cammino umano, il regno dei cieli, dove per Cristo, con Lui e in Lui, Dio sarà tutto in tutti (1Cor 15,28). Sostare in preghiera davanti le tombe dei nostri cari aiuta a farne una memoria ecclesiale. Nel suo linguaggio la tradizione parla di una triplice distinzione nel mistero dell’unica chiesa: la chiesa trionfante, i santi e beati nella piena comunione con Dio; la chiesa peregrinante, chi ancora cammina su questa terra; la chiesa purgante, i defunti che vivono una purificazione escatologica. Potremmo dire che una lettura eucaristica sostiene questa visione di fede: come l’assemblea eucaristica è la riunione della Chiesa in un unico luogo, così le tre dimensione della Chiesa sono  simbolicamente viste riunite nel luogo proprio: il paradiso, il purgatorio, la nostra madre terra.

Visitando i nostri defunti al cimitero, luogo della memoria, li preghiamo nel luogo fisico comune ad altri fratelli. Viviamo così un’espressione di fede ecclesiale, che ci strappa alla visione individualista, alla tentazione razionalistica dell’epoca moderna. La fede cristiana non si fonda sulle emozioni, ma si nutre anche di emozioni, di gesti simbolici che ci coinvolgono nella completezza della nostra persona. Credo che in questa prospettiva debba essere compresa l’antichissima tradizione di un luogo dove seppellire i nostri morti e di conseguenza dove andare a pregare per loro, gesto di fede ecclesiale che conferma la certezza in quella pienezza di vita definitiva che il Signore morto e risorto ha preparato per ciascuno di noi.

Valerio Mauro

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