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HomeArgomentiDottrina e MagisteroIl Prefetto della fede: il no alle donne prete è “dottrina definitivaˮ

Il Prefetto della fede: il no alle donne prete è “dottrina definitivaˮ

Dottrina e Magistero.

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Un articolo del neo-cardinale Ladaria risponde alle obiezioni e spiega che la posizione presa da Giovanni Paolo II, in accordo con la tradizione ininterrotta della Chiesa, non si cambierà

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

Il titolo dell’articolo è inequivocabile: «Il carattere definitivo della dottrina di “Ordinatio sacerdotalisˮ. A proposito di alcuni dubbi». Lo firma sull’Osservatore Romano il neo-cardinale Luis Ladaria, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, spiegando che la preclusione al sacerdozio femminile per la Chiesa cattolica è decisione che non si cambia. 

Ricordando che «i sacerdoti sono configurati a Cristo sacerdote, in modo da poter agire in nome di Cristo, capo della Chiesa» e che «Cristo ha voluto conferire questo sacramento ai dodici apostoli, tutti uomini, che, a loro volta, lo hanno comunicato ad altri uomini», Ladaria spiega che la Chiesa si è riconosciuta «sempre vincolata a questa decisione del Signore, la quale esclude che il sacerdozio ministeriale possa essere validamente conferito alle donne». 
  
Giovanni Paolo II, nella lettera apostolica “Ordinatio sacerdotalisˮ, del 22 maggio 1994, arrivata dopo la decisione della Chiesa anglicana di aprire al sacerdozio femminile, ha «insegnato», al fine «di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa» e «in virtù del (suo) ministero di confermare i fratelli» che «la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa». 
  
La Congregazione per la Dottrina della fede, in risposta a un dubbio sull’insegnamento del documento wojtyliano, «ha ribadito che si tratta di una verità appartenente al deposito della fede». «In questa luce – scrive l’arcivescovo Ladaria – desta seria preoccupazione veder sorgere ancora in alcuni Paesi delle voci che mettono in dubbio la definitività di questa dottrina. Per sostenere che essa non è definitiva, si argomenta che non è stata definita ex cathedra e che, allora, una decisione posteriore di un futuro Papa o concilio potrebbe rovesciarla. Seminando questi dubbi si crea grave confusione tra i fedeli, non solo sul sacramento dell’ordine come parte della costituzione divina della Chiesa, ma anche sul magistero ordinario che può insegnare in modo infallibile la dottrina cattolica». 
  
Il Prefetto della fede ricorda che in primo luogo, «per quel che riguarda il sacerdozio ministeriale, la Chiesa riconosce che l’impossibilità di ordinare delle donne appartiene alla sostanza del sacramento dell’ordine. La Chiesa non ha capacità di cambiare questa sostanza, perché è precisamente a partire dai sacramenti, istituiti da Cristo, che essa è generata come Chiesa. Non si tratta solo di un elemento disciplinare, ma dottrinale, in quanto riguarda la struttura dei sacramenti, che sono luogo originario dell’incontro con Cristo e della trasmissione della fede». 
  
Nell’articolo Ladaria sottolinea che «la differenza di funzioni tra l’uomo e la donna non porta con sé nessuna subordinazione, ma un arricchimento mutuo. Si ricordi che la figura compiuta della Chiesa è Maria, la Madre del Signore, la quale non ha ricevuto il ministero apostolico. Si vede così che il maschile e il femminile, linguaggio originario che il Creatore ha iscritto nel corpo umano, sono assunti nell’opera della nostra redenzione». 
  
«Proprio la fedeltà al disegno di Cristo sul sacerdozio ministeriale – spiega il Prefetto – permette, allora, di approfondire e promuovere sempre di più il ruolo specifico delle donne nella Chiesa, dato che, “nel Signore, né l’uomo è senza la donna, né la donna è senza l’uomoˮ (1 Corinzi, 11, 11). Inoltre, si può gettare così una luce sulla nostra cultura, che fa fatica a comprendere il significato e la bontà della differenza tra l’uomo e la donna, la quale tocca anche la loro missione complementare nella società». 
  
Ma Ladaria osserva anche che «i dubbi sollevati sulla definitività di “Ordinatio sacerdotalisˮ hanno conseguenze gravi anche sul modo di comprendere il magistero della Chiesa. È importante ribadire che l’infallibilità non riguarda solo pronunciamenti solenni di un Concilio o del Sommo Pontefice quando parla “ex cathedraˮ, ma anche l’insegnamento ordinario e universale dei vescovi sparsi per il mondo, quando propongono, in comunione tra loro e con il Papa, la dottrina cattolica da tenersi definitivamente. A questa infallibilità si è riferito Giovanni Paolo II in “Ordinatio sacerdotalisˮ. Così egli non ha dichiarato un nuovo dogma ma, con l’autorità che gli è stata conferita come successore di Pietro, ha confermato formalmente e ha reso esplicito, al fine di togliere ogni dubbio, ciò che il magistero ordinario e universale ha considerato lungo tutta la storia della Chiesa come appartenente al deposito della fede». 
 
Papa Wojtyla non agì da solo nel redigere il documento. Aveva esaminato la questione e aveva consultato previamente i presidenti delle Conferenze episcopali «che erano seriamente interessati a tale problematica. Tutti, senza eccezione, hanno dichiarato, con piena convinzione, per l’obbedienza della Chiesa al Signore – scrive Ladaria – che essa non possiede la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale». 
  
Il Prefetto della fede ha quindi ricordato che su questo insegnamento «ha insistito anche Benedetto XVI» e che sull’argomento è tornato anche Papa Francesco: «Egli, nella sua esortazione apostolica Evangelii gaudium, ha riaffermato che non si pone in discussione “il sacerdozio riservato agli uomini, come segno di Cristo sposo che si consegna nell’eucaristiaˮ, e ha invitato a non interpretare questa dottrina come espressione di potere, ma di servizio, in modo che si percepisca meglio l’uguale dignità di uomini e donne nell’unico corpo di Cristo».  
 
Nella conferenza stampa, durante il volo di ritorno dal viaggio apostolico in Svezia, il 1° novembre 2016, Papa Francesco ha ribadito: «Sull’ordinazione di donne nella Chiesa cattolica, l’ultima parola chiara è stata data da san Giovanni Paolo II, e questa rimane». 

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Il titolo dell’articolo è inequivocabile: «Il carattere definitivo della dottrina di “Ordinatio sacerdotalisˮ. A proposito di alcuni dubbi». Lo firma sull’Osservatore Romano il neo-cardinale Luis Ladaria, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, spiegando che la preclusione al sacerdozio femminile per la Chiesa cattolica è decisione che non si cambia. 

Ricordando che «i sacerdoti sono configurati a Cristo sacerdote, in modo da poter agire in nome di Cristo, capo della Chiesa» e che «Cristo ha voluto conferire questo sacramento ai dodici apostoli, tutti uomini, che, a loro volta, lo hanno comunicato ad altri uomini», Ladaria spiega che la Chiesa si è riconosciuta «sempre vincolata a questa decisione del Signore, la quale esclude che il sacerdozio ministeriale possa essere validamente conferito alle donne». 
  
Giovanni Paolo II, nella lettera apostolica “Ordinatio sacerdotalisˮ, del 22 maggio 1994, arrivata dopo la decisione della Chiesa anglicana di aprire al sacerdozio femminile, ha «insegnato», al fine «di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa» e «in virtù del (suo) ministero di confermare i fratelli» che «la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa». 
  
La Congregazione per la Dottrina della fede, in risposta a un dubbio sull’insegnamento del documento wojtyliano, «ha ribadito che si tratta di una verità appartenente al deposito della fede». «In questa luce – scrive l’arcivescovo Ladaria – desta seria preoccupazione veder sorgere ancora in alcuni Paesi delle voci che mettono in dubbio la definitività di questa dottrina. Per sostenere che essa non è definitiva, si argomenta che non è stata definita ex cathedra e che, allora, una decisione posteriore di un futuro Papa o concilio potrebbe rovesciarla. Seminando questi dubbi si crea grave confusione tra i fedeli, non solo sul sacramento dell’ordine come parte della costituzione divina della Chiesa, ma anche sul magistero ordinario che può insegnare in modo infallibile la dottrina cattolica». 
  
Il Prefetto della fede ricorda che in primo luogo, «per quel che riguarda il sacerdozio ministeriale, la Chiesa riconosce che l’impossibilità di ordinare delle donne appartiene alla sostanza del sacramento dell’ordine. La Chiesa non ha capacità di cambiare questa sostanza, perché è precisamente a partire dai sacramenti, istituiti da Cristo, che essa è generata come Chiesa. Non si tratta solo di un elemento disciplinare, ma dottrinale, in quanto riguarda la struttura dei sacramenti, che sono luogo originario dell’incontro con Cristo e della trasmissione della fede». 
  
Nell’articolo Ladaria sottolinea che «la differenza di funzioni tra l’uomo e la donna non porta con sé nessuna subordinazione, ma un arricchimento mutuo. Si ricordi che la figura compiuta della Chiesa è Maria, la Madre del Signore, la quale non ha ricevuto il ministero apostolico. Si vede così che il maschile e il femminile, linguaggio originario che il Creatore ha iscritto nel corpo umano, sono assunti nell’opera della nostra redenzione». 
  
«Proprio la fedeltà al disegno di Cristo sul sacerdozio ministeriale – spiega il Prefetto – permette, allora, di approfondire e promuovere sempre di più il ruolo specifico delle donne nella Chiesa, dato che, “nel Signore, né l’uomo è senza la donna, né la donna è senza l’uomoˮ (1 Corinzi, 11, 11). Inoltre, si può gettare così una luce sulla nostra cultura, che fa fatica a comprendere il significato e la bontà della differenza tra l’uomo e la donna, la quale tocca anche la loro missione complementare nella società». 
  
Ma Ladaria osserva anche che «i dubbi sollevati sulla definitività di “Ordinatio sacerdotalisˮ hanno conseguenze gravi anche sul modo di comprendere il magistero della Chiesa. È importante ribadire che l’infallibilità non riguarda solo pronunciamenti solenni di un Concilio o del Sommo Pontefice quando parla “ex cathedraˮ, ma anche l’insegnamento ordinario e universale dei vescovi sparsi per il mondo, quando propongono, in comunione tra loro e con il Papa, la dottrina cattolica da tenersi definitivamente. A questa infallibilità si è riferito Giovanni Paolo II in “Ordinatio sacerdotalisˮ. Così egli non ha dichiarato un nuovo dogma ma, con l’autorità che gli è stata conferita come successore di Pietro, ha confermato formalmente e ha reso esplicito, al fine di togliere ogni dubbio, ciò che il magistero ordinario e universale ha considerato lungo tutta la storia della Chiesa come appartenente al deposito della fede». 
 
Papa Wojtyla non agì da solo nel redigere il documento. Aveva esaminato la questione e aveva consultato previamente i presidenti delle Conferenze episcopali «che erano seriamente interessati a tale problematica. Tutti, senza eccezione, hanno dichiarato, con piena convinzione, per l’obbedienza della Chiesa al Signore – scrive Ladaria – che essa non possiede la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale». 
  
Il Prefetto della fede ha quindi ricordato che su questo insegnamento «ha insistito anche Benedetto XVI» e che sull’argomento è tornato anche Papa Francesco: «Egli, nella sua esortazione apostolica Evangelii gaudium, ha riaffermato che non si pone in discussione “il sacerdozio riservato agli uomini, come segno di Cristo sposo che si consegna nell’eucaristiaˮ, e ha invitato a non interpretare questa dottrina come espressione di potere, ma di servizio, in modo che si percepisca meglio l’uguale dignità di uomini e donne nell’unico corpo di Cristo».  
 
Nella conferenza stampa, durante il volo di ritorno dal viaggio apostolico in Svezia, il 1° novembre 2016, Papa Francesco ha ribadito: «Sull’ordinazione di donne nella Chiesa cattolica, l’ultima parola chiara è stata data da san Giovanni Paolo II, e questa rimane». 

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