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Home Argomenti Vita cristiana 2/2: Porta Santa, indulgenza e pellegrinaggio: vademecum sui tre "segni" dell'Anno Santo

2/2: Porta Santa, indulgenza e pellegrinaggio: vademecum sui tre “segni” dell’Anno Santo

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La Porta Santa, le indulgenze e il pellegrinaggio. Sono i segni che caratterizzano ogni Giubileo e che saranno al centro anche dell’Anno Santo della misericordia voluto da papa Francesco.

LA PORTA SANTA. L’apertura della Porta Santa e la sua chiusura segnano l’inizio e la conclusione dell’Anno Santo. Non è un caso che sabato 11 aprile la consegna e la lettura della Bolla papale che indice l’Anno Santo avvengano davanti alla Porta Santa, ancora chiusa, nella Basilica di San Pietro.

Quattro sono le Porte Sante che vengono aperte soltanto durante i Giubilei. Oltre a quella di San Pietro, ci sono quelle delle altre tre basiliche maggiori di Roma: San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura. La Porta rimanda al passaggio che ogni cristiano è chiamato a compiere dal peccato alla grazia, guardando a Cristo che di sé dice: «Io sono la porta». Papa Francesco varcherà per primo la Porta Santa in San Pietro l’8 dicembre, giorno di apertura dell’Anno Santo della misericordia, mentre successivamente spalancherà le Porte Sante delle altre tre basiliche maggiori di Roma.

Fu papa Martino V ad aprire per la prima volta nella storia degli Anni giubilari la Porta Santa di San Giovanni in Laterano nel 1423. Fino all’Anno Santo del 1975 le Porte erano murate sia all’esterno, sia all’interno delle basiliche. Così, nel giorno dell’inizio del Giubileo, il Papa aveva in mano un martelletto che percuoteva tre volte sul muro della Porta prima che la parete fosse abbattuta. Paolo VI volle spostare l’attenzione dal muro alla Porta e stabilì che le Porte non fossero più murate all’esterno. Così oggi sono sempre visibili dall’esterno: ad esempio, basta andare in San Pietro per osservare sulla sinistra della facciata della basilica la Porta Santa giubilare. E per aprire la Porta non serve più il martelletto d’argento e per chiuderle non c’è bisogno che il Pontefice abbia in mano una cazzuola (come avveniva in precedenza).

Restano però i muri interni, ossia dietro le Porte: le pareti sono realizzate con mattoni che hanno impresso il nome del Papa che ha aperto e chiuso l’Anno Santo e accolgono all’interno una pergamena e alcune monete in un’urna. Le monete che oggi si trovano nelle Porte Sante evocano il 23° anno di pontificato di papa Wojtyla, ossia quando venne celebrato l’ultimo Giubileo del 2000.

L’INDULGENZA. L’indulgenza è uno degli elementi costitutivi dell’evento giubilare. «In essa si manifesta la pienezza della misericordia del Padre che a tutti viene incontro con il suo amore, espresso in primo luogo nel perdono delle colpe», scriveva Giovanni Paolo II nella BollaIncarnationis mysterium con cui aveva indetto il Giubileo del 2000.

Il sacramento della Penitenza offre la possibilità di convertirsi e di sperimentare il perdono del Padre. Ma l’avvenuta riconciliazione con Dio non esclude la permanenza di alcune conseguenze del peccato, ossial’«attaccamento malsano alle creature» che ha bisogno di una purificazione «sia quaggiù, sia dopo la morte, nello stato chiamato Purgatorio». Questa purificazione libera dalla “pena temporale” del peccato. È in questo ambito che acquista rilievo l’indulgenza con cui al peccatore pentito è condonata la pena temporale per i peccati già rimessi quanto alla colpa (con la Confessione).

Per ottenere l’indulgenza, è necessario essere in stato di grazia. Poi serve che il fedele abbia la disposizione interiore del completo distacco dal peccato; che si accosti al sacramento della Riconciliazione; che riceva l’Eucaristia; e che preghi secondo le intenzioni del Papa. Inoltre serve compiere un'”opera”. Ci sono le opere di pietà, ossia fare unpellegrinaggio in un santuario o luogo giubilare (sarà possibile ottenere l’indulgenza compiendo questa opera non solo a Roma – nelle basiliche maggiori e in altre chiese o santuari della città eterna -, ma anche in luoghi delle proprie diocesi in tutti e cinque i continenti, solitamente nelle Cattedrali o nei santuari). Oppure ci sono le opere di misericordia, vale a dire visitare chi è in difficoltà (carcerati, anziani soli, disabili), sostenere un’iniziativa religiosa o sociale (per l’infanzia abbandonata, i giovani in difficoltà, gli anziani bisognosi, gli stranieri nei Paesi poveri), dedicare una buona parte del tempo libero ad attività per la comunità. O un’opera di penitenza, cioè astenersi da consumi superflui (fumo, bevande alcoliche…), digiunare o astenersi dalle carni devolvendo una somma ai bisognosi.

IL PELLEGRINAGGIO. Il pellegrinaggio è un simbolo che ha arricchito la tradizione giubilare e riporta alla condizione propria dell’uomo. La Sacra Scrittura attesta a più riprese il valore del mettersi in cammino per raggiungere i luoghi sacri. Era tradizione che l’israelita andasse in pellegrinaggio verso la città dove era conservata l’arca dell’Alleanza. Anche Gesù con Maria e Giuseppe si fece pellegrini verso la città santa di Gerusalemme. E la storia della Chiesa è il «diario vivente» di un pellegrinaggio mai terminato. Per il credente, il pellegrinaggio evoca il percorso personale sulle orme del Redentore: è itinerario di ascesi, di pentimento per le fragilità, di rinnovamento del cuore.

Nell’Anno Santo le mete principali del pellegrinaggio sono le quattro basiliche maggiori di Roma (San Pietro in Vaticano, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura) dove è possibile ottenere l’indulgenza. Ma in ogni diocesi possono essere indicati luoghi di pellegrinaggio legati al Giubileo.

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2/2: Porta Santa, indulgenza e pellegrinaggio: vademecum sui tre “segni” dell’Anno Santo

  

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La Porta Santa, le indulgenze e il pellegrinaggio. Sono i segni che caratterizzano ogni Giubileo e che saranno al centro anche dell’Anno Santo della misericordia voluto da papa Francesco.

LA PORTA SANTA. L’apertura della Porta Santa e la sua chiusura segnano l’inizio e la conclusione dell’Anno Santo. Non è un caso che sabato 11 aprile la consegna e la lettura della Bolla papale che indice l’Anno Santo avvengano davanti alla Porta Santa, ancora chiusa, nella Basilica di San Pietro.

Quattro sono le Porte Sante che vengono aperte soltanto durante i Giubilei. Oltre a quella di San Pietro, ci sono quelle delle altre tre basiliche maggiori di Roma: San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura. La Porta rimanda al passaggio che ogni cristiano è chiamato a compiere dal peccato alla grazia, guardando a Cristo che di sé dice: «Io sono la porta». Papa Francesco varcherà per primo la Porta Santa in San Pietro l’8 dicembre, giorno di apertura dell’Anno Santo della misericordia, mentre successivamente spalancherà le Porte Sante delle altre tre basiliche maggiori di Roma.

Fu papa Martino V ad aprire per la prima volta nella storia degli Anni giubilari la Porta Santa di San Giovanni in Laterano nel 1423. Fino all’Anno Santo del 1975 le Porte erano murate sia all’esterno, sia all’interno delle basiliche. Così, nel giorno dell’inizio del Giubileo, il Papa aveva in mano un martelletto che percuoteva tre volte sul muro della Porta prima che la parete fosse abbattuta. Paolo VI volle spostare l’attenzione dal muro alla Porta e stabilì che le Porte non fossero più murate all’esterno. Così oggi sono sempre visibili dall’esterno: ad esempio, basta andare in San Pietro per osservare sulla sinistra della facciata della basilica la Porta Santa giubilare. E per aprire la Porta non serve più il martelletto d’argento e per chiuderle non c’è bisogno che il Pontefice abbia in mano una cazzuola (come avveniva in precedenza).

Restano però i muri interni, ossia dietro le Porte: le pareti sono realizzate con mattoni che hanno impresso il nome del Papa che ha aperto e chiuso l’Anno Santo e accolgono all’interno una pergamena e alcune monete in un’urna. Le monete che oggi si trovano nelle Porte Sante evocano il 23° anno di pontificato di papa Wojtyla, ossia quando venne celebrato l’ultimo Giubileo del 2000.

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L’INDULGENZA. L’indulgenza è uno degli elementi costitutivi dell’evento giubilare. «In essa si manifesta la pienezza della misericordia del Padre che a tutti viene incontro con il suo amore, espresso in primo luogo nel perdono delle colpe», scriveva Giovanni Paolo II nella BollaIncarnationis mysterium con cui aveva indetto il Giubileo del 2000.

Il sacramento della Penitenza offre la possibilità di convertirsi e di sperimentare il perdono del Padre. Ma l’avvenuta riconciliazione con Dio non esclude la permanenza di alcune conseguenze del peccato, ossial’«attaccamento malsano alle creature» che ha bisogno di una purificazione «sia quaggiù, sia dopo la morte, nello stato chiamato Purgatorio». Questa purificazione libera dalla “pena temporale” del peccato. È in questo ambito che acquista rilievo l’indulgenza con cui al peccatore pentito è condonata la pena temporale per i peccati già rimessi quanto alla colpa (con la Confessione).

Per ottenere l’indulgenza, è necessario essere in stato di grazia. Poi serve che il fedele abbia la disposizione interiore del completo distacco dal peccato; che si accosti al sacramento della Riconciliazione; che riceva l’Eucaristia; e che preghi secondo le intenzioni del Papa. Inoltre serve compiere un'”opera”. Ci sono le opere di pietà, ossia fare unpellegrinaggio in un santuario o luogo giubilare (sarà possibile ottenere l’indulgenza compiendo questa opera non solo a Roma – nelle basiliche maggiori e in altre chiese o santuari della città eterna -, ma anche in luoghi delle proprie diocesi in tutti e cinque i continenti, solitamente nelle Cattedrali o nei santuari). Oppure ci sono le opere di misericordia, vale a dire visitare chi è in difficoltà (carcerati, anziani soli, disabili), sostenere un’iniziativa religiosa o sociale (per l’infanzia abbandonata, i giovani in difficoltà, gli anziani bisognosi, gli stranieri nei Paesi poveri), dedicare una buona parte del tempo libero ad attività per la comunità. O un’opera di penitenza, cioè astenersi da consumi superflui (fumo, bevande alcoliche…), digiunare o astenersi dalle carni devolvendo una somma ai bisognosi.

IL PELLEGRINAGGIO. Il pellegrinaggio è un simbolo che ha arricchito la tradizione giubilare e riporta alla condizione propria dell’uomo. La Sacra Scrittura attesta a più riprese il valore del mettersi in cammino per raggiungere i luoghi sacri. Era tradizione che l’israelita andasse in pellegrinaggio verso la città dove era conservata l’arca dell’Alleanza. Anche Gesù con Maria e Giuseppe si fece pellegrini verso la città santa di Gerusalemme. E la storia della Chiesa è il «diario vivente» di un pellegrinaggio mai terminato. Per il credente, il pellegrinaggio evoca il percorso personale sulle orme del Redentore: è itinerario di ascesi, di pentimento per le fragilità, di rinnovamento del cuore.

Nell’Anno Santo le mete principali del pellegrinaggio sono le quattro basiliche maggiori di Roma (San Pietro in Vaticano, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura) dove è possibile ottenere l’indulgenza. Ma in ogni diocesi possono essere indicati luoghi di pellegrinaggio legati al Giubileo.

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