19.6 C
Rome
lunedì, 16 Settembre 2019

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

Home Argomenti Approfondimenti Pierluigi da Palestrina moriva 425 anni fa

Pierluigi da Palestrina moriva 425 anni fa

La sua attività coincise con un’epoca di sconvolgimenti.

- Advertisement -
di: Andreas Laska
 

Palestrina è un nome rimasto fino ad oggi sinonimo di musica sacra nella sua massima perfezione. In realtà è solo il nome di una località, di una piccola città, di circa 20.000 abitanti, adagiata pittorescamente sul limitare dei Monti Prenestini, a 37 chilometri ad est di Roma. Colui che l’ha resa famosa si chiamava Giovanni Pierluigi, a cui egli aggiunse “da Palestrina”. Morì il 2 febbraio 1594, 425 anni fa, all’età di 69 anni a Roma.

Il suo talento musicale si era manifestato presto. Formatosi come ragazzo corista presso la Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma, all’età di 19 anni assunse la direzione della musica sacra nella cattedrale della sua città natale. Ma non rimase a lungo in provincia. Quando, nel 1551, si cercò un “Magister cantorum” per la Cappella Giulia della basilica di San Pietro, il giovane, allora 27nne, si trasferì nella città eterna. E, se ricevette l’incarico senza la consueta procedura di esame, lo dovette al suo mecenate, il vescovo Giovanni Maria Ciocchi di Palestrina.

La grande considerazione che il vescovo aveva di lui, la si poté vedere poco più tardi. Quando Ciocchi, nel 1555, divenne papa – col nome di Giulio III –, lo chiamò a dirigere il coro della Cappella Sistina, aggirando ancora una volta la consueta procedura di esame.

Qui Palestrina divenne noto come compositore pubblicando alcune messe e un primo libro di madrigali.

La sua attività coincise con un’epoca di sconvolgimenti. Al Concilio di Trento (1545–1563) la Chiesa cercò di ricavare degli insegnamenti dalla Riforma. All’ordine del giorno aveva messo anche la musica sacra e si domandava quale ruolo doveva avere nelle celebrazioni liturgiche.

Al centro dei dibattiti c’era il rapporto tra Parola e musica. In quegli anni la tecnica usuale di composizione polifonica, che consisteva nel modulare artisticamente le voci, ostacolava l’intelligibilità dei testi. I riformatori chiedevano perciò una semplificazione della struttura musicale in modo che i fedeli potessero capire meglio la parola di Dio cantata. Dal punto di vista musicale ciò avrebbe significato un enorme passo indietro.

Per lungo tempo, corse voce che le forze decisive nel Concilio volessero abolire in maniera definitiva il canto polifonico nelle chiese. Ma Palestrina seppe impedirlo, dimostrando con la sua “Missa Papae Marcelli” che polifonia e comprensibilità dei testi non erano necessariamente in contrasto tra di loro. Ma non esiste l’evidenza storica di questa tesi, che anche Hans Pfitzer (1917) nella sua opera “Palestrina” ha continuato a sostenere.

Il fatto è che la musica di Palestrina toccò il nervo scoperto di quel tempo difficile, trovando amici e sostenitori anche tra i riformatori.

Dalla Sistina egli si trasferì alla basilica Lateranense e a Santa Maria Maggiore e, nel 1571, ritornò nella basilica di San Pietro. Qui rimase in attività fino alla morte – anche perché gli inviti avuti presso le corti di Mantova e di Vienna fallirono per la sua eccessiva richiesta salariale.

È difficile poter ignorare l’eredità musicale del Palestrina, costituita da circa 113 messe in 14 libri, 35 trasposizioni musicali del Magnificat, 72 Lamentazioni, 56 madrigali spirituali e 93 profani, oltre a mottetti, inni, canti alla Madonna e molte altre composizioni. Le sue opere vengono eseguite ancor oggi in tutto il mondo.

Ma l’influsso di Palestrina va ancora oltre. Grazie a numerosi studenti, il suo stile di composizione rimase a lungo un modello per la musica sacra, trovando accoglienza, dopo la sua morte, nelle scuole di composizione del barocco fino all’epoca del periodo classico viennese.

Una vera e propria rinascita del Palestrina avvenne verso la metà del 19° secolo. Franz Liszt, Charles Gounod, Johannes Brahms e Anton Bruckner nelle loro opere spirituali si sono tutti ispirati al suo modello. E Palestrina non ha perso nemmeno il favore dei papi: nella basilica vaticana, infatti, le sue opere fanno ancora parte di un permanente repertorio liturgico. (KNA)

Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami

Pierluigi da Palestrina moriva 425 anni fa

La sua attività coincise con un’epoca di sconvolgimenti.

  

- Advertisement -
di: Andreas Laska
 

Palestrina è un nome rimasto fino ad oggi sinonimo di musica sacra nella sua massima perfezione. In realtà è solo il nome di una località, di una piccola città, di circa 20.000 abitanti, adagiata pittorescamente sul limitare dei Monti Prenestini, a 37 chilometri ad est di Roma. Colui che l’ha resa famosa si chiamava Giovanni Pierluigi, a cui egli aggiunse “da Palestrina”. Morì il 2 febbraio 1594, 425 anni fa, all’età di 69 anni a Roma.

Il suo talento musicale si era manifestato presto. Formatosi come ragazzo corista presso la Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma, all’età di 19 anni assunse la direzione della musica sacra nella cattedrale della sua città natale. Ma non rimase a lungo in provincia. Quando, nel 1551, si cercò un “Magister cantorum” per la Cappella Giulia della basilica di San Pietro, il giovane, allora 27nne, si trasferì nella città eterna. E, se ricevette l’incarico senza la consueta procedura di esame, lo dovette al suo mecenate, il vescovo Giovanni Maria Ciocchi di Palestrina.

La grande considerazione che il vescovo aveva di lui, la si poté vedere poco più tardi. Quando Ciocchi, nel 1555, divenne papa – col nome di Giulio III –, lo chiamò a dirigere il coro della Cappella Sistina, aggirando ancora una volta la consueta procedura di esame.

Qui Palestrina divenne noto come compositore pubblicando alcune messe e un primo libro di madrigali.

La sua attività coincise con un’epoca di sconvolgimenti. Al Concilio di Trento (1545–1563) la Chiesa cercò di ricavare degli insegnamenti dalla Riforma. All’ordine del giorno aveva messo anche la musica sacra e si domandava quale ruolo doveva avere nelle celebrazioni liturgiche.

- Advertisement -

Al centro dei dibattiti c’era il rapporto tra Parola e musica. In quegli anni la tecnica usuale di composizione polifonica, che consisteva nel modulare artisticamente le voci, ostacolava l’intelligibilità dei testi. I riformatori chiedevano perciò una semplificazione della struttura musicale in modo che i fedeli potessero capire meglio la parola di Dio cantata. Dal punto di vista musicale ciò avrebbe significato un enorme passo indietro.

Per lungo tempo, corse voce che le forze decisive nel Concilio volessero abolire in maniera definitiva il canto polifonico nelle chiese. Ma Palestrina seppe impedirlo, dimostrando con la sua “Missa Papae Marcelli” che polifonia e comprensibilità dei testi non erano necessariamente in contrasto tra di loro. Ma non esiste l’evidenza storica di questa tesi, che anche Hans Pfitzer (1917) nella sua opera “Palestrina” ha continuato a sostenere.

Il fatto è che la musica di Palestrina toccò il nervo scoperto di quel tempo difficile, trovando amici e sostenitori anche tra i riformatori.

Dalla Sistina egli si trasferì alla basilica Lateranense e a Santa Maria Maggiore e, nel 1571, ritornò nella basilica di San Pietro. Qui rimase in attività fino alla morte – anche perché gli inviti avuti presso le corti di Mantova e di Vienna fallirono per la sua eccessiva richiesta salariale.

È difficile poter ignorare l’eredità musicale del Palestrina, costituita da circa 113 messe in 14 libri, 35 trasposizioni musicali del Magnificat, 72 Lamentazioni, 56 madrigali spirituali e 93 profani, oltre a mottetti, inni, canti alla Madonna e molte altre composizioni. Le sue opere vengono eseguite ancor oggi in tutto il mondo.

Ma l’influsso di Palestrina va ancora oltre. Grazie a numerosi studenti, il suo stile di composizione rimase a lungo un modello per la musica sacra, trovando accoglienza, dopo la sua morte, nelle scuole di composizione del barocco fino all’epoca del periodo classico viennese.

Una vera e propria rinascita del Palestrina avvenne verso la metà del 19° secolo. Franz Liszt, Charles Gounod, Johannes Brahms e Anton Bruckner nelle loro opere spirituali si sono tutti ispirati al suo modello. E Palestrina non ha perso nemmeno il favore dei papi: nella basilica vaticana, infatti, le sue opere fanno ancora parte di un permanente repertorio liturgico. (KNA)

- Advertisement -
Originale: Settimana News

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

Libri consigliati

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami
277FansMi piace
847FollowerSegui
13,000FollowerSegui
603FollowerSegui
56IscrittiIscriviti

Top News

Top Video

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 25 ottobre 2015

La 95° puntata del ciclo “Dalla vita alla Parola viva” – “Costruire comunità vive, aperte e accoglienti”. XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B Colore...

Cos’è che rende il corpo umano tanto bello?

E' solo l’eros e il desiderio? Qual è la cosa più bella del mondo? Sono sicuro che se ponessimo questa domanda a mille pittori almeno...

Libri consigliati

Il Libro della Sapienza

Wilmer: Mosè, lezioni di deserto

La morte, compagna della vita

Rileggere il Decalogo

I “beati” dell’Apocalisse

Seguici su Facebook

Seguici su Instagram

Seguici su Twitter

È stato rilevato, nel tuo browser, un componente AdBlocker. SpeSalvi.it si mantiene in vita grazie alla pubblicità, ti preghiamo di disabilitarlo oppure di aggiungere il nostro sito alla lista dei siti attendibili.
Per continuare a navigare:
disabilita AdBlock e aggiorna la pagina.
Aiuta SpeSalvi.it
SpeSalvi.it desidera servire ed evangelizzare, ma non è in grado di sostenersi da solo.
Offri il tuo piccolo contributo affinché il sito possa continuare a diffondere il messaggio cristiano in tutto il mondo.
Grazie di cuore per il tuo sostegno!
Leggi la nostra informativa sulla Privacy.
Logo
ANDROID
APP
Scarica la nostra App Android per rimanere sempre aggiornato anche sul tuo smartphone.
2019 (C) Tutti i diritti riservati.
ISTRUZIONI
1. Clicca sul pulsante "Download" e scarica il file ".apk" sul tuo smartphone.
2. Esegui il file ".apk" e clicca su "Installa".
Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità e per analizzare il nostro traffico. Navigando in SpeSalvi.it acconsenti al loro utilizzo e dichiari di aver letto e compreso la nostra Informativa sulla Privacy.
ACCONSENTO