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Perché il Vangelo di Tommaso non fa parte dei Vangeli canonici?

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Risponde don Filippo Belli, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà teologica dell’Italia Centrale.

Ho sentito parlare di un Vangelo secondo Tommaso. Sarebbe stato scritto dall’Apostolo? Perché non fa parte dei vangeli canonici? Racconta qualcosa di diverso rispetto agli altri?

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Sotto la denominazione di Vangelo di Tommaso, in effetti, si distinguono due antichi scritti. Il primo è il Vangelo dell’infanzia di Tommaso. Databile intorno al II secolo, è «firmato» da un tale Tommaso filosofo ebreo, come egli stesso dichiara all’inizio dello scritto. Si tratta di una serie di brevissimi racconti sull’infanzia di Gesù tra i 5 e i 12 anni, piene di scene di miracoli, di eventi prodigiosi, a significare che già da bambino Gesù dimostrava i suoi poteri divini. La sua attendibilità storica è pari a zero, ma ha avuto molta fortuna ed è stato tradotto in diverse lingue antiche nei primi secoli dell’era cristiana.

Il secondo – più importante – è uno scritto rinvenuto nel 1945 nell’Alto Egitto, a Nag-Hammadi, in alcune anfore di terracotta, assieme a diversi altri scritti antichi. Il testo, databile al 350 d.C. circa, è scritto nella lingua copta, ma  la versione originale  greca (di cui si sono ritrovati alcuni frammenti) pare sia più antica, databile al II secolo d.C. L’autore si denomina come Didimo Giuda Tommaso, legandosi quindi alla figura dell’apostolo Tommaso (nel Vangelo di Giovanni egli è soprannominato proprio come Didimo: Gv 11,16; 20,24; 21,2) e in questo modo attribuendosi una autorità apostolica. Il contenuto di tale scritto è particolare. Non si tratta di una narrazione sulla vita di Gesù, ma di una serie di 114 detti del Signore di varia natura e su vari temi. Una parte di essi sono molto simili a taluni che troviamo nei vangeli sinottici, altri invece sono di chiaro stampo gnostico. Lo gnosticismo (o gnosi) è una concezione dottrinale pseudo-cristiana che si vuole per persone illuminate (gli iniziati) che si sviluppò intorno al II-III secolo d.C. ma che si fonda su una conoscenza di segreti rivelati, e non sulla rivelazione storica di Dio in Gesù Cristo.  Essa è stata vivamente condannata dalla Chiesa, e smascherata e confutata abilmente dal grande Ireneo di Lione (130-202 d.C.). L’inizio del libro è abbastanza istruttivo della sua impostazione: «Queste sono le parole segrete che Gesù vivente ha pronunciato e Didimo Giuda Tommaso ha trascritto». Evidentemente nessuno attribuisce all’apostolo Tommaso che conosciamo dai vangeli la scrittura di questa collezione di detti di Gesù.

Nondimeno lo scritto ha attirato l’attenzione di tanti studiosi per la vicinanza letteraria di alcuni detti a quelli che ritroviamo nei vangeli canonici accanto ad altri detti, invece, fino a quel momento sconosciuti, e che per alcuni potrebbero rivelarsi parole di Gesù stesso non riportate dai vangeli che conosciamo. Diversi ricercatori si sono spinti a definire il Vangelo di Tommaso come «quinto vangelo» e ad ipotizzare la sua antichità e precedenza sui 4 vangeli tradizionali.

Il dibattito è ancora in corso, ma ci sono due elementi che permettono di dubitare fortemente che il Vangelo di Tommaso sia così importante e decisivo come alcuni ritengono per comprendere la natura e la costituzione dei 4 evangeli della Chiesa. Il primo è che non abbiamo elementi storici per accertare una sua origine così antica. Né rinvenimenti archeologici, né testimonianze letterarie antiche possono avvalorare una simile ipotesi. Il secondo elemento – già accennato – è che lo scritto in questione, in effetti, ha delle caratteristiche formali e di contenuto decisamente diverse dai nostri vangeli. Innanzitutto si tratta solo di una raccolta di detti, parabole, brevi spezzoni di parole di Gesù. Manca in esso, invece, tutto l’aspetto di narrazione dell’evento storico di Gesù di Nazareth, appiattendo la sua rivelazione solo sulla «parola». Il Gesù del Vangelo di Tommaso è un Gesù senza spessore storico. In esso è assente la persona stessa di Gesù, riducendo la sua novità a un insieme di sentenze a Lui attribuite. Il Gesù dei vangeli canonici è invece una persona che vive, che interagisce con la storia, con le persone, che soffre, muore e risorge. Non solo, ma anche la dottrina che si evince dalle sentenze del Vangelo di Tommaso, non corrisponde a quella che la tradizione dei vangeli ci ha abituato. Essa è determinata da una concezione gnostica della realtà e del cristianesimo per la quale la salvezza viene da una conoscenza (gnosi) riservata a persone illuminate. Una concezione dualistica e che in fondo non contempla il cuore del vangelo, ovvero la misericordia di Dio rivelata in Gesù Cristo.

Questi d’altronde sono i motivi per i quali il Vangelo di Tommaso non fa parte delle Scritture riconosciute dalla Chiesa. Il suo discostarsi dalla dottrina della fede genuina, la sua origine fuori dalla tradizione apostolica e la mancanza di utilizzo nelle liturgie delle chiese antiche non ha dato elementi necessari alla Chiesa di tutti i tempi per riconoscere in questo scritto la divina Parola come negli altri evangeli.

Filippo Belli

 

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Perché il Vangelo di Tommaso non fa parte dei Vangeli canonici?

  

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Risponde don Filippo Belli, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà teologica dell’Italia Centrale.

Ho sentito parlare di un Vangelo secondo Tommaso. Sarebbe stato scritto dall’Apostolo? Perché non fa parte dei vangeli canonici? Racconta qualcosa di diverso rispetto agli altri?

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Sotto la denominazione di Vangelo di Tommaso, in effetti, si distinguono due antichi scritti. Il primo è il Vangelo dell’infanzia di Tommaso. Databile intorno al II secolo, è «firmato» da un tale Tommaso filosofo ebreo, come egli stesso dichiara all’inizio dello scritto. Si tratta di una serie di brevissimi racconti sull’infanzia di Gesù tra i 5 e i 12 anni, piene di scene di miracoli, di eventi prodigiosi, a significare che già da bambino Gesù dimostrava i suoi poteri divini. La sua attendibilità storica è pari a zero, ma ha avuto molta fortuna ed è stato tradotto in diverse lingue antiche nei primi secoli dell’era cristiana.

Il secondo – più importante – è uno scritto rinvenuto nel 1945 nell’Alto Egitto, a Nag-Hammadi, in alcune anfore di terracotta, assieme a diversi altri scritti antichi. Il testo, databile al 350 d.C. circa, è scritto nella lingua copta, ma  la versione originale  greca (di cui si sono ritrovati alcuni frammenti) pare sia più antica, databile al II secolo d.C. L’autore si denomina come Didimo Giuda Tommaso, legandosi quindi alla figura dell’apostolo Tommaso (nel Vangelo di Giovanni egli è soprannominato proprio come Didimo: Gv 11,16; 20,24; 21,2) e in questo modo attribuendosi una autorità apostolica. Il contenuto di tale scritto è particolare. Non si tratta di una narrazione sulla vita di Gesù, ma di una serie di 114 detti del Signore di varia natura e su vari temi. Una parte di essi sono molto simili a taluni che troviamo nei vangeli sinottici, altri invece sono di chiaro stampo gnostico. Lo gnosticismo (o gnosi) è una concezione dottrinale pseudo-cristiana che si vuole per persone illuminate (gli iniziati) che si sviluppò intorno al II-III secolo d.C. ma che si fonda su una conoscenza di segreti rivelati, e non sulla rivelazione storica di Dio in Gesù Cristo.  Essa è stata vivamente condannata dalla Chiesa, e smascherata e confutata abilmente dal grande Ireneo di Lione (130-202 d.C.). L’inizio del libro è abbastanza istruttivo della sua impostazione: «Queste sono le parole segrete che Gesù vivente ha pronunciato e Didimo Giuda Tommaso ha trascritto». Evidentemente nessuno attribuisce all’apostolo Tommaso che conosciamo dai vangeli la scrittura di questa collezione di detti di Gesù.

Nondimeno lo scritto ha attirato l’attenzione di tanti studiosi per la vicinanza letteraria di alcuni detti a quelli che ritroviamo nei vangeli canonici accanto ad altri detti, invece, fino a quel momento sconosciuti, e che per alcuni potrebbero rivelarsi parole di Gesù stesso non riportate dai vangeli che conosciamo. Diversi ricercatori si sono spinti a definire il Vangelo di Tommaso come «quinto vangelo» e ad ipotizzare la sua antichità e precedenza sui 4 vangeli tradizionali.

Il dibattito è ancora in corso, ma ci sono due elementi che permettono di dubitare fortemente che il Vangelo di Tommaso sia così importante e decisivo come alcuni ritengono per comprendere la natura e la costituzione dei 4 evangeli della Chiesa. Il primo è che non abbiamo elementi storici per accertare una sua origine così antica. Né rinvenimenti archeologici, né testimonianze letterarie antiche possono avvalorare una simile ipotesi. Il secondo elemento – già accennato – è che lo scritto in questione, in effetti, ha delle caratteristiche formali e di contenuto decisamente diverse dai nostri vangeli. Innanzitutto si tratta solo di una raccolta di detti, parabole, brevi spezzoni di parole di Gesù. Manca in esso, invece, tutto l’aspetto di narrazione dell’evento storico di Gesù di Nazareth, appiattendo la sua rivelazione solo sulla «parola». Il Gesù del Vangelo di Tommaso è un Gesù senza spessore storico. In esso è assente la persona stessa di Gesù, riducendo la sua novità a un insieme di sentenze a Lui attribuite. Il Gesù dei vangeli canonici è invece una persona che vive, che interagisce con la storia, con le persone, che soffre, muore e risorge. Non solo, ma anche la dottrina che si evince dalle sentenze del Vangelo di Tommaso, non corrisponde a quella che la tradizione dei vangeli ci ha abituato. Essa è determinata da una concezione gnostica della realtà e del cristianesimo per la quale la salvezza viene da una conoscenza (gnosi) riservata a persone illuminate. Una concezione dualistica e che in fondo non contempla il cuore del vangelo, ovvero la misericordia di Dio rivelata in Gesù Cristo.

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