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Perché la Messa domenicale può essere celebrata già dal sabato?

Culmen et Fons

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Una domanda su come la Chiesa intende l’inizio del giorno di festa e sulla «giustificazione» della Messa prefestiva. Risponde padre Lamberto Crociani, docente di Liturgia alla facoltà Teologica dell’Italia centrale.

Nella liturgia delle ore, il fatto che domeniche e solennità abbiano i primi vespri (rifacendosi al sabato ebraico che inizia al tramonto del sole del venerdì) c’è sempre stato anche per noi cattolici, o è stato introdotto in un secondo momento per «giustificare» la Messa prefestiva del sabato sera?

Giacomo Gradoni

La curiosità espressa dal nostro lettore permette di tornare alle antiche abitudini vespertine delle Chiese. Ricordando, per esempio, che nell’ufficio bizantino il salmo invitatorio si prega ancora oggi ogni giorno all’inizio del vespro, volgendo l’attenzione al corso della preghiera delle Chiese occidentali sappiamo che l’antico uso di salutare ritualmente la luce, di ambiente giudeo-cristiano, dava principio alla veglia domenicale. Questo significa che per secoli il vespro del sabato di per sé è l’inizio della domenica e la sua importanza celebrativa è maggiore rispetto a quella dei vespri del giorno seguente.

Riprendendo questo antichissimo uso la riforma di Paolo VI torna alla situazione primitiva di iniziare la domenica con la celebrazione del vespro.

Pertanto l’abitudine adottata di qualificare la celebrazione eucaristica della sera del sabato come «prefestiva» non solo è in sé errata, ma causa confusione.  La riforma, infatti, non giustifica se stessa chiamando il vespro del sabato primo vespro domenicale, ma ritorna al «rito antico» della Chiesa romana e della Chiese occidentali di riconoscere in questa celebrazione l’inizio solenne della domenica.

Nonostante la negazione di alcuni studiosi di liturgia delle Ore, credo che per l’abbondanza di documentazione antica presentata sia da accettare quanto afferma Mario Righetta (vol. II, 831-832).

L’origine della celebrazione festiva da vespro a vespro si trova in Levitico 23,32, quando Mosè prescrive al popolo di Israele di osservare il sabato dal vespro del giorno precedente fino alla sera del seguente, quindi dalla sera del venerdì fino alla sera del sabato stesso. Questo è verificabile dalla fine del racconto della Passione nei quattro Evangelisti, i quali dicono che ormai si stanno accendendo le prime luci del sabato al termine di quella vigilia (Parasceve) della Pasqua quando il Signore fu sepolto. La Chiesa accolse e sancì questa norma ebraica legandola ovviamente alla domenica, per cui il concilio di Laodicea (sec. IV) prescriverà di osservare la domenica dal vespro del sabato a quello della domenica.

Questo modo di celebrare la domenica durerà per secoli come testimoniano sia Teodolfo (Capitula, 24) sia Amalario  (De officiis ecclesiae, IV, 7). Il vespro del sabato, pertanto, è ancora parte dell’ufficio notturno che apre il giorno liturgico domenicale. Una variante si trova nella Regola di Benedetto (sec. IX)  che prescrive di celebrare il vespro e poi mangiare la cena ancora con la luce del giorno Nello stesso periodo l’indicazione benedettina sarà adottata anche da molto clero diocesano. 

L’altra indicazione che offre il Righetti, fondandosi sui documenti della tradizione, è che sempre nel sec. IX compare l’uso dell’espressione secondi vespri perché si riteneva non consono terminare per esempio il giorno di una grande festa con un vespro feriale. Questo mi indurrebbe a pensare che anche il mondo occidentale, in ordinario, ritenesse il vespro come il passaggio da un giorno all’altro, secondo quell’uso che sopra abbiamo visto esistere ancora oggi nella tradizione bizantina.

Sicuramente per le testimonianze riportate dal Righetti il primo vespro assume nel contesto liturgico più antico un’importanza maggiore rispetto al secondo, che conclude le celebrazioni del giorno.

Alla celebrazione della sera del sabato delle pratiche motivazioni lavorative non rendevano possibile al popolo di partecipare alla celebrazione quindi assunse sempre maggiore importanza il secondo vespro domenicale. Tuttavia il Cerimoniale dei Vescovi nel secondo millennio continuò a dare una maggiore importanza al primo vespro.

L’uso dei primi vespri sul modello domenicale per le grandi feste comincia ad essere testimoniato fin dal sec. IX e tale restò in vigore sempre nelle Chiese occidentali, e questo  permane ancora nella Liturgia delle Ore di Paolo VI.

Forse a partire dal Breviario di Pio V, che poteva riprendere schemi già esistenti, il vespro del sabato non fu più legato alla celebrazione domenicale.

Originale: Toscana Oggi
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Nella liturgia delle ore, il fatto che domeniche e solennità abbiano i primi vespri (rifacendosi al sabato ebraico che inizia al tramonto del sole del venerdì) c’è sempre stato anche per noi cattolici, o è stato introdotto in un secondo momento per «giustificare» la Messa prefestiva del sabato sera?

Giacomo Gradoni

La curiosità espressa dal nostro lettore permette di tornare alle antiche abitudini vespertine delle Chiese. Ricordando, per esempio, che nell’ufficio bizantino il salmo invitatorio si prega ancora oggi ogni giorno all’inizio del vespro, volgendo l’attenzione al corso della preghiera delle Chiese occidentali sappiamo che l’antico uso di salutare ritualmente la luce, di ambiente giudeo-cristiano, dava principio alla veglia domenicale. Questo significa che per secoli il vespro del sabato di per sé è l’inizio della domenica e la sua importanza celebrativa è maggiore rispetto a quella dei vespri del giorno seguente.

Riprendendo questo antichissimo uso la riforma di Paolo VI torna alla situazione primitiva di iniziare la domenica con la celebrazione del vespro.

Pertanto l’abitudine adottata di qualificare la celebrazione eucaristica della sera del sabato come «prefestiva» non solo è in sé errata, ma causa confusione.  La riforma, infatti, non giustifica se stessa chiamando il vespro del sabato primo vespro domenicale, ma ritorna al «rito antico» della Chiesa romana e della Chiese occidentali di riconoscere in questa celebrazione l’inizio solenne della domenica.

Nonostante la negazione di alcuni studiosi di liturgia delle Ore, credo che per l’abbondanza di documentazione antica presentata sia da accettare quanto afferma Mario Righetta (vol. II, 831-832).

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Questo modo di celebrare la domenica durerà per secoli come testimoniano sia Teodolfo (Capitula, 24) sia Amalario  (De officiis ecclesiae, IV, 7). Il vespro del sabato, pertanto, è ancora parte dell’ufficio notturno che apre il giorno liturgico domenicale. Una variante si trova nella Regola di Benedetto (sec. IX)  che prescrive di celebrare il vespro e poi mangiare la cena ancora con la luce del giorno Nello stesso periodo l’indicazione benedettina sarà adottata anche da molto clero diocesano. 

L’altra indicazione che offre il Righetti, fondandosi sui documenti della tradizione, è che sempre nel sec. IX compare l’uso dell’espressione secondi vespri perché si riteneva non consono terminare per esempio il giorno di una grande festa con un vespro feriale. Questo mi indurrebbe a pensare che anche il mondo occidentale, in ordinario, ritenesse il vespro come il passaggio da un giorno all’altro, secondo quell’uso che sopra abbiamo visto esistere ancora oggi nella tradizione bizantina.

Sicuramente per le testimonianze riportate dal Righetti il primo vespro assume nel contesto liturgico più antico un’importanza maggiore rispetto al secondo, che conclude le celebrazioni del giorno.

Alla celebrazione della sera del sabato delle pratiche motivazioni lavorative non rendevano possibile al popolo di partecipare alla celebrazione quindi assunse sempre maggiore importanza il secondo vespro domenicale. Tuttavia il Cerimoniale dei Vescovi nel secondo millennio continuò a dare una maggiore importanza al primo vespro.

L’uso dei primi vespri sul modello domenicale per le grandi feste comincia ad essere testimoniato fin dal sec. IX e tale restò in vigore sempre nelle Chiese occidentali, e questo  permane ancora nella Liturgia delle Ore di Paolo VI.

Forse a partire dal Breviario di Pio V, che poteva riprendere schemi già esistenti, il vespro del sabato non fu più legato alla celebrazione domenicale.

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