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Perché la Chiesa non ammette il suicidio?

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Una domanda semplice ma anche disarmante. Risponde padre Athos Turchi, docente di filosofia alla Facoltà Teologica dell’Italia centrale.

Come mai  un suicida che si dà la morte per cercare la pace e la serenità che è promessa nella vita eterna, non trovando più motivo per vivere nell’aldiquà, viene ancora considerato come un cristiano che non rispetta la propria fede?

Lettera firmata

La domanda è semplice e disarmante, e ci richiama immediatamente ai recenti fatti di gesti simili, tragici non solo per il suicida ma anche per altre ignare e innocenti persone, come il pilota della Germanwings o simili kamikaze.

Verrebbe da rispondere: un suicida non rispetta la propria fede perché in tutto il credo cristiano, dai primi vagiti di Gesù fino ad oggi, si parla di vita che vince la morte e non di suicidi o di omicidi. Ma mi chiedo anche: com’è che può sorgere una domanda così quando la morte è da sempre ritenuta il male radicale e contrario alla vita che ci fa esistere? Cosa c’è di oscuro nella vita d’oggi al punto da farci vedere la morte come una liberazione? Si pensi come tornerebbe strano pregare il Dio della vita dicendo: Signore liberaci dalla vita, preservaci e scampaci dalla vita e dacci la morte! Invocazioni da brividi… eppure sempre più spuntano qua e là preghiere del genere.

Ma veniamo alla domanda. Intanto la vita eterna con i suoi contenuti di pace e serenità non sono il fine per cui noi esistiamo, ma la conseguenza della vita che Dio ci ha dato e che solo se l’abbiamo vissuta nel bene e nell’amore può aprirci la via all’eternità. Non è la fuga dalla vita che ci dà la vita eterna, ma il diuturno impegno in una vita di amore.

Dietro la domanda, però, c’è il preconcetto della mentalità di oggi che ognuno ha diritto di fare di se stesso quello che vuole. Ora se noi fossimo, se l’uomo fosse un misero pezzo e una casuale cosa sorta, come i lombrichi e i cespugli, dalla evoluzione della materia e della terra, non avendo valore alcuno né dignità né onore né pregio né importanza e neppure legami o relazioni con altre cose, potremmo accettare la sua libertà di fare quello che vuole. Penso che non ci sia mai stato un lombrico suicida, comunque se ci fosse stato uno sarebbe mal di poco. Ma un uomo è un’altra cosa: è un soggetto, una persona, un essere che ha una dignità di valore assoluto, un figlio di Dio a sua immagine e somiglianza, e ciò gli scienziati, che smontano un corpo umano come un robot di mattoni lego, non lo dicono. Per questo l’uomo di oggi non sente più il valore e la dignità della propria persona e disprezza in sé ciò che l’uomo ha di più grande e di più bello: la vita e l’esistenza.

Dunque il nocciolo della domanda non è il suicidio per la vita eterna, ma se un uomo, a prescindere dove andrà o cosa dopo ci sarà, può o non può suicidarsi: è lecito o no ammazzarsi? Nella logica della società di oggi è lecito tutto ciò che è possibile. Ma non nella logica di Dio, dove è lecito solo tutto ciò che è buono.

Se Dio è padre per l’umanità nessuno può suicidarsi perché la vita umana appartiene a Dio, è dono gratuito che egli ci ha fatto e, siccome noi esistiamo in lui, non si può uccidere ciò che appartiene alla Vita. Quindi la pace e la serenità che invoca il lettore per giustificare il suicidio, Dio ce la offre nell’arco di tutta l’esistenza sia terrena sia futura presso di lui, per cui non c’è motivo di anticiparla. Inoltre noi non abbiamo diritto di vita o di morte su nessuno, né sugli altri né su noi stessi. Infine la morte è un retaggio del peccato e il suicidio è una forma di approvazione del peccato originale, come se volessimo dire: siamo d’accordo con Adamo ed Eva. Perciò il suicidio è bandito dal cristianesimo. È chiaro qui si parla di soggetti che intenzionalmente e lucidamente fanno tale gesto, non di coloro che lo fanno sotto pressioni morali, psichiche, di malattie, ecc. per questi dobbiamo giustamente invocare la misericordia di Dio.

Infine, a prescindere da Dio e dal cristianesimo si danno motivazioni contrarie al suicidio anche solo razionali e «laiche». Il diritto è una rivendicazione dell’esercizio di un valore che il soggetto possiede: ho diritto al cibo perché è salvaguardia del valore-diritto della mia vita. È la vita che è fondamento, base, radice di ogni diritto umano, e per questo non si può uccidere né altri né se stessi, perché ogni diritto che l’uomo recrimina è in funzione della vita, ed è la sua vita – e non la sua libertà – che gli dà il diritto a rivendicare i suoi diritti. Ora – valuti il lettore – come può un soggetto rivendicare un diritto per fare ciò che lo nega? Come posso rivendicare il diritto al suicidio proprio fondandomi sul diritto alla vita? Siamo evidentemente anche nell’assurdo razionale, logico, «laico», ma tant’è. L’uomo di oggi ritiene che sia la libertà fondamento di tutto, ma essa è solo uno strumento della vita, e usato male, da bene prezioso diventa l’arma più distruttiva e devastante. Una libertà assoluta senza riferimento al suo fondamento, diceva Sartre, ci porta ad essere una “passione inutile”, cosa che puntualmente oggi si sta costatando.

Dunque nessuno può suicidarsi per nessun motivo, il religioso prima e il laico poi, perché proprio la vita è quella sorgente di diritti che hanno ragione di essere perché la salvaguardano, per contrario il suicidio è la distruzione di questo assunto e dunque non può essere un diritto né un desiderio lecito né un atto da fare.

Per il cristiano, infine, la pace e la serenità, come insegna Gesù, abitano nell’amore verso il prossimo e verso Dio, e questo luogo di pace e serenità lo si trova prima in questo mondo non solo nelle gioie ma anche nei dolori e nelle sofferenze della vita, e la pace della vita eterna non è altro che un prolungamento della pace che il figlio di Dio può già trovare nell’amore che mette nel vivere l’esistenza di questo mondo. Insomma se Gesù avesse voluto salvarci col suicidio poteva benissimo suicidarsi, ma non l’ha fatto, indicandoci la via della croce come verace strada alla vita eterna.

Athos Turchi

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Perché la Chiesa non ammette il suicidio?

  

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Una domanda semplice ma anche disarmante. Risponde padre Athos Turchi, docente di filosofia alla Facoltà Teologica dell’Italia centrale.

Come mai  un suicida che si dà la morte per cercare la pace e la serenità che è promessa nella vita eterna, non trovando più motivo per vivere nell’aldiquà, viene ancora considerato come un cristiano che non rispetta la propria fede?

Lettera firmata

La domanda è semplice e disarmante, e ci richiama immediatamente ai recenti fatti di gesti simili, tragici non solo per il suicida ma anche per altre ignare e innocenti persone, come il pilota della Germanwings o simili kamikaze.

Verrebbe da rispondere: un suicida non rispetta la propria fede perché in tutto il credo cristiano, dai primi vagiti di Gesù fino ad oggi, si parla di vita che vince la morte e non di suicidi o di omicidi. Ma mi chiedo anche: com’è che può sorgere una domanda così quando la morte è da sempre ritenuta il male radicale e contrario alla vita che ci fa esistere? Cosa c’è di oscuro nella vita d’oggi al punto da farci vedere la morte come una liberazione? Si pensi come tornerebbe strano pregare il Dio della vita dicendo: Signore liberaci dalla vita, preservaci e scampaci dalla vita e dacci la morte! Invocazioni da brividi… eppure sempre più spuntano qua e là preghiere del genere.

Ma veniamo alla domanda. Intanto la vita eterna con i suoi contenuti di pace e serenità non sono il fine per cui noi esistiamo, ma la conseguenza della vita che Dio ci ha dato e che solo se l’abbiamo vissuta nel bene e nell’amore può aprirci la via all’eternità. Non è la fuga dalla vita che ci dà la vita eterna, ma il diuturno impegno in una vita di amore.

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Dietro la domanda, però, c’è il preconcetto della mentalità di oggi che ognuno ha diritto di fare di se stesso quello che vuole. Ora se noi fossimo, se l’uomo fosse un misero pezzo e una casuale cosa sorta, come i lombrichi e i cespugli, dalla evoluzione della materia e della terra, non avendo valore alcuno né dignità né onore né pregio né importanza e neppure legami o relazioni con altre cose, potremmo accettare la sua libertà di fare quello che vuole. Penso che non ci sia mai stato un lombrico suicida, comunque se ci fosse stato uno sarebbe mal di poco. Ma un uomo è un’altra cosa: è un soggetto, una persona, un essere che ha una dignità di valore assoluto, un figlio di Dio a sua immagine e somiglianza, e ciò gli scienziati, che smontano un corpo umano come un robot di mattoni lego, non lo dicono. Per questo l’uomo di oggi non sente più il valore e la dignità della propria persona e disprezza in sé ciò che l’uomo ha di più grande e di più bello: la vita e l’esistenza.

Dunque il nocciolo della domanda non è il suicidio per la vita eterna, ma se un uomo, a prescindere dove andrà o cosa dopo ci sarà, può o non può suicidarsi: è lecito o no ammazzarsi? Nella logica della società di oggi è lecito tutto ciò che è possibile. Ma non nella logica di Dio, dove è lecito solo tutto ciò che è buono.

Se Dio è padre per l’umanità nessuno può suicidarsi perché la vita umana appartiene a Dio, è dono gratuito che egli ci ha fatto e, siccome noi esistiamo in lui, non si può uccidere ciò che appartiene alla Vita. Quindi la pace e la serenità che invoca il lettore per giustificare il suicidio, Dio ce la offre nell’arco di tutta l’esistenza sia terrena sia futura presso di lui, per cui non c’è motivo di anticiparla. Inoltre noi non abbiamo diritto di vita o di morte su nessuno, né sugli altri né su noi stessi. Infine la morte è un retaggio del peccato e il suicidio è una forma di approvazione del peccato originale, come se volessimo dire: siamo d’accordo con Adamo ed Eva. Perciò il suicidio è bandito dal cristianesimo. È chiaro qui si parla di soggetti che intenzionalmente e lucidamente fanno tale gesto, non di coloro che lo fanno sotto pressioni morali, psichiche, di malattie, ecc. per questi dobbiamo giustamente invocare la misericordia di Dio.

Infine, a prescindere da Dio e dal cristianesimo si danno motivazioni contrarie al suicidio anche solo razionali e «laiche». Il diritto è una rivendicazione dell’esercizio di un valore che il soggetto possiede: ho diritto al cibo perché è salvaguardia del valore-diritto della mia vita. È la vita che è fondamento, base, radice di ogni diritto umano, e per questo non si può uccidere né altri né se stessi, perché ogni diritto che l’uomo recrimina è in funzione della vita, ed è la sua vita – e non la sua libertà – che gli dà il diritto a rivendicare i suoi diritti. Ora – valuti il lettore – come può un soggetto rivendicare un diritto per fare ciò che lo nega? Come posso rivendicare il diritto al suicidio proprio fondandomi sul diritto alla vita? Siamo evidentemente anche nell’assurdo razionale, logico, «laico», ma tant’è. L’uomo di oggi ritiene che sia la libertà fondamento di tutto, ma essa è solo uno strumento della vita, e usato male, da bene prezioso diventa l’arma più distruttiva e devastante. Una libertà assoluta senza riferimento al suo fondamento, diceva Sartre, ci porta ad essere una “passione inutile”, cosa che puntualmente oggi si sta costatando.

Dunque nessuno può suicidarsi per nessun motivo, il religioso prima e il laico poi, perché proprio la vita è quella sorgente di diritti che hanno ragione di essere perché la salvaguardano, per contrario il suicidio è la distruzione di questo assunto e dunque non può essere un diritto né un desiderio lecito né un atto da fare.

Per il cristiano, infine, la pace e la serenità, come insegna Gesù, abitano nell’amore verso il prossimo e verso Dio, e questo luogo di pace e serenità lo si trova prima in questo mondo non solo nelle gioie ma anche nei dolori e nelle sofferenze della vita, e la pace della vita eterna non è altro che un prolungamento della pace che il figlio di Dio può già trovare nell’amore che mette nel vivere l’esistenza di questo mondo. Insomma se Gesù avesse voluto salvarci col suicidio poteva benissimo suicidarsi, ma non l’ha fatto, indicandoci la via della croce come verace strada alla vita eterna.

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