Perché Gesù e gli Apostoli mangiarono l’ultima cena di giovedì?

Risponde il Teologo


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Un lettore chiede di spiegare perché Gesù consumò la Pasqua ebraica con i suoi discepoli il giovedì e non il venerdì. Risponde don Filippo Belli, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale.

C’è una cosa che non mi torna nella cronologia della Passione. Nei vangeli, mi pare, si dice che la festa ebraica della Pasqua, l’anno della morte di Gesù, cadeva di sabato. E in genere, credo, gli ebrei si riunivano per la cena la sera del giorno precedente, che quindi sarebbe stato il venerdì. Perché invece Gesù consuma la cena pasquale con gli apostoli il giovedì?

Massimo Cecchi

Il nostro lettore ha perfettamente ragione nel porre questa domanda. In effetti il Vangelo di Giovanni dice al capitolo 19,31 che i Giudei chiesero a Pilato che i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato, giacché era un giorno solenne quel sabato. Lo stesso versetto afferma che era la Parasceve quel giorno, ovvero il giorno dei preparativi per la festa del sabato, dunque un venerdì. In 18,28 si dice che all’alba dello stesso giorno «non vollero entrare nel pretorio [di Pilato] per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua». Oltre che vigilia del sabato era anche vigilia della Pasqua. Dunque siamo di venerdì quando Gesù è processato, condannato e crocifisso. E da questi dati si evince chiaramente che la Pasqua di quell’anno per Giovanni cade di sabato.

In questo modo abbiamo un quadro piuttosto chiaro. Il giovedì sera Gesù è a cena con i suoi discepoli, lava loro i piedi, poi si recano tutti al Getsemani e lì viene catturato. Nella serata/notte viene processato da Caifa e portato all’alba del venerdì davanti a Pilato che lo condannerà a morte. A mezzogiorno è crocifisso e alle tre del pomeriggio circa muore. Subito dopo, prima del tramonto -giacché inizia non solo il sabato, ma contemporaneamente la festa di Pasqua-, viene deposto dalla croce e riposto nel sepolcro.

La domanda del lettore è pertinente: perché Gesù consuma la cena di giovedì, e non il venerdì come tutti gli altri giudei, ovvero la vigilia stessa della festa?

La risposta potrebbe essere semplice. In Giovanni, che stiamo seguendo nella sua cronologia della Passione, in effetti la cena non ha i caratteri di una cena pasquale. Ricordiamo per esempio che non compare nel Quarto Vangelo l’istituzione dell’Eucarestia durante tale cena. Sembra piuttosto una cena di addio e di conforto per Gesù e i discepoli. Non c’è nulla nel racconto che lasci intendere che sia una cena pasquale. Quindi per Giovanni Gesù non ha fatto una cena pasquale, ma un altro tipo di cena conviviale e di congedo con i suoi discepoli.

Ma occorre anche tenere i conto di ciò che gli altri vangeli ci dicono su questo. E le cose si complicano, giacché i tre sinottici (Matteo, Marco e Luca) danno un quadro cronologico diverso e sorprendente. Essi affermano unanimemente che «il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua» (Mc 14,12), Gesù mandò i discepoli a preparare la sala per la cena pasquale che si svolgerà quella sera. L’indicazione è chiara, siamo alla vigilia della Festa di Pasqua. Il seguito degli avvenimenti – cena, agonia nel Getsemani, cattura, processi e crocifissione e morte – sarebbe avvenuta nel giorno stesso di Pasqua. Verso sera, siccome «era la parasceve, cioè la vigilia del sabato» (Mc 14,42) il corpo di Gesù, è deposto nel sepolcro. Per i sinottici quindi la Pasqua quell’anno è stata di venerdì.

Abbiamo quindi una grossa divergenza nelle due cronologie riguardo la Pasqua di Gesù tra quello che narrano i Sinottici e quello che racconta il Vangelo di Giovanni. Per Giovanni Gesù fu crocifisso e morì quando nel tempio si immolavano gli agnelli per la cena di Pasqua (la Parasceve), mentre per i Sinottici la morte di Gesù avviene nel giorno stesso di Pasqua (altra Parasceve però del sabato). Ricordiamo che Parasceve significa «preparazione», in genere del Sabato, ma anche della Festa di Pasqua che poteva cadere in qualsiasi giorno della settimana, essendo legata alla prima luna di primavera, ovvero il 14 di Nisan. La datazione della Pasqua seguiva l’antico calendario ebraico che era lunare, mentre ormai vigeva il calendario solare per la vita di tutti i giorni. 

Il dato invece su cui concordano è che la cena si è svolta il giovedì sera e che il venerdì è morto in croce.

La questione naturalmente ha dato filo da torcere fin dall’antichità a commentatori e studiosi. Chi ha ragione? Tentativi di accordare le due cronologie non sono mancati facendo leva per esempio sui diversi calendari (quello del tempio e quello degli Esseni di Qumran) di modo che le due versioni coincidano. Gesù avrebbe cenato la Pasqua secondo il calendario di Qumran (lunare), mentre a Gerusalemme vigeva il calendario sacerdotale del Tempio (solare). Di qui la discrepanza sulla data della Pasqua. Ma questo tipo di soluzioni in effetti pongono più problemi di quelli che risolvono (per esempio la cena dovrebbe essersi svolta il martedì sera secondo il calendario esseno).

La soluzione dell’enigma non è semplice, perché di fatto occorre pensare che una delle due tradizioni si sia sbagliata, oppure che la divergenza per una delle due sia intenzionale.

Per tante ragioni, che sarebbe lungo qui enucleare, sembra che la versione di Giovanni sia la più attendibile, ovvero che la cena di Gesù non sia una vera cena pasquale, ma il modo suo di celebrare quella particolare Pasqua con i suoi discepoli, inaugurando la «sua» Pasqua. Questo si accorderebbe anche con la tradizione sinottica, non tanto nella datazione della Pasqua, quanto nel carattere della cena in cui istituisce l’eucarestia. In effetti a ben guardare nemmeno i sinottici ci narrano di una vera cena pasquale, gli elementi del pane e del vino non sono sufficienti. Per esempio non c’è menzione dell’agnello che era l’elemento principale della cena pasquale. Le parole di Gesù che troviamo in Luca in questo senso sono enigmatiche e forse rivelatrici: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio».

Gesù vuole significare che non farà più una cena pasquale coi suoi discepoli dopo quella che sta per svolgere? Oppure intende dire che «questa Pasqua» è così particolare che sarà compiuta solo nel Regno di Dio, indicando che è una nuova Pasqua, ovvero la Sua Pasqua? Come ebbe a scrivere Papa Benedetto XVI nel suo volume su Gesù di Nazareth: «In questo senso Egli ha celebrato la Pasqua e non l’ha celebrata: i riti antichi non potevano essere praticati, quando venne il loro momento [il giorno successivo n.d.a], Gesù era già morto. Ma Egli aveva donato se stesso e così aveva celebrato con essi veramente la Pasqua». In seguito i racconti sinottici avrebbero collegato questa «Pasqua» di Gesù con la Pasqua ebraica. Ma è più probabile che abbia ragione Giovanni.

Filippo Belli

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