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Home Rubriche Risponde il teologo Perché durante l’anno ci sono tante feste dedicate alla Madonna?

Perché durante l’anno ci sono tante feste dedicate alla Madonna?

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Risponde padre Valerio Mauro, docente di Teologia sacramentaria alla Facoltà teologica dell’Italia centrale.

Durante l’anno ci sono tantissime feste mariane. Perché così tante feste dedicate alla Madonna?

Mauro Viviani

La domanda del lettore mostra una costante partecipazione alla vita liturgica della Chiesa. In effetti, all’interno dell’anno liturgico, troviamo una diversa e multiforme rappresentazione di quello che è il punto cardine della nostra fede: il mistero di Cristo. Sono ancora attuali le parole di papa Pio XII nella sua enciclica sulla liturgia, la Mediator Dei: «L’anno liturgico… è Cristo stesso, che vive sempre nella sua chiesa e che prosegue il cammino d’immensa misericordia, da lui iniziato» con l’evento dell’Incarnazione. Profondamente ancorato alla storia della salvezza, l’anno liturgico con il ritmo delle sue feste ci permette di fare memoria degli eventi salvifici lungo la storia, ma, al tempo stesso, ci inserisce nella dimensione escatologica del piano di Dio per l’umanità intera.

La dimensione sacramentale cristiana ha questa triplice caratteristica di fare memoria «qui e oggi» di un evento passato, aprendoci al futuro sperato e atteso. Uno sguardo alla storia mostra delle costanti precise, attraverso le quali la chiesa ha organizzato le sue feste liturgiche. La prima costante è stata quella di un processo dalla «concentrazione» alla «distribuzione». Gli inizi della comunità cristiana sono stati centrati intorno alla pasqua di Cristo, il singolo «mistero di Cristo». Alla pasqua settimanale, cioè la celebrazione eucaristica nella domenica, primo giorno della settimana e giorno del Signore, si è aggiunta la grande pasqua annuale, con la sua memoria prolungata per i giorni del triduo pasquale, dal venerdì santo alla solenne veglia di pasqua, inizio della domenica di pasqua.

Col tempo, la celebrazione non si è più limitata al mistero di Cristo, ma ai suoi misteri, gli eventi della vita del Signore e della comunicazione del suo Spirito ai credenti. Così compaiono dapprima le memorie dei martiri, soprattutto nei luoghi dove hanno versato il sangue. In un secondo momento si diffonde la devozione alla Madre del Signore, soprattutto dopo la chiusura del terzo concilio ecumenico (Efeso, 431). Proclamata Madre di Dio, Maria riceve un culto sempre maggiore, sia in Oriente che in Occidente, legandone la memoria al ciclo natalizio. Non è facile seguire gli sviluppi del culto mariano; annota il carmelitano Jésus Castellano che «in tutte le liturgie orientali e occidentali si nota una vera e propria esplosione di culto mariano».

A questo punto, dal medioevo in poi notiamo la seconda costante degli interventi ecclesiali nell’anno liturgico: un «riordinamento» delle feste, nel senso di semplificare e ridurre quanto lungo i secoli sia stato amplificato in modo ridondante. Questa opera di semplificazione ha portato nei confronti della devozione a Maria un riordinamento più ancorato ai misteri del suo Figlio. La riforma liturgica portata avanti dal Vaticano II ha percorso questa strada. Non si tratta, quindi, di porre l’accento sul numero delle feste dedicate a Maria, quanto di mostrarne il loro valore cristologico ed ecclesiale. Certamente lungo i secoli abbiamo avuto una proliferazione di feste mariane inserite nell’anno liturgico.

Ma l’aspetto debole non è stato tanto nell’aumento numerico quanto nella mancanza di un vero e proprio fondamento biblico e teologico. La grandezza di Maria, invece, consiste nel suo singolare ruolo all’interno del mistero di Cristo, secondo la testimonianza della Scrittura. In sintesi, Maria, in modo singolare, condivide con l’umanità il dono di essere stata salvata dalla grazia di Dio: la salvezza le è stata donata proprio da quel Figlio che per fede ha partorito nella carne e l’ha chiamata così ad essere partecipe della sua opera di salvezza.

La comunità dei credenti si rivolge a Maria come madre e sorella nella fede: per quanto singolare, il suo cammino è icona del cammino della chiesa, madre dei credenti, resi nel Figlio figli di Dio. Possiamo chiudere questa breve nota con le parole del Concilio: «Nella celebrazione di questo ciclo annuale dei misteri di Cristo, la santa Chiesa venera con speciale amore la beata Maria madre di Dio, congiunta indissolubilmente con l’opera salvifica del Figlio suo; in Maria ammira ed esalta il frutto più eccelso della redenzione, e contempla con gioia, come in un’immagine purissima, ciò che essa nella sua totalità desidera e spera di essere» (CONCILIO VATICANO II, Costituzione dogmatica sulla sacra liturgia Sacrosanctum concilium, 103).

Valerio Mauro

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Perché durante l’anno ci sono tante feste dedicate alla Madonna?

  

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Risponde padre Valerio Mauro, docente di Teologia sacramentaria alla Facoltà teologica dell’Italia centrale.

Durante l’anno ci sono tantissime feste mariane. Perché così tante feste dedicate alla Madonna?

Mauro Viviani

La domanda del lettore mostra una costante partecipazione alla vita liturgica della Chiesa. In effetti, all’interno dell’anno liturgico, troviamo una diversa e multiforme rappresentazione di quello che è il punto cardine della nostra fede: il mistero di Cristo. Sono ancora attuali le parole di papa Pio XII nella sua enciclica sulla liturgia, la Mediator Dei: «L’anno liturgico… è Cristo stesso, che vive sempre nella sua chiesa e che prosegue il cammino d’immensa misericordia, da lui iniziato» con l’evento dell’Incarnazione. Profondamente ancorato alla storia della salvezza, l’anno liturgico con il ritmo delle sue feste ci permette di fare memoria degli eventi salvifici lungo la storia, ma, al tempo stesso, ci inserisce nella dimensione escatologica del piano di Dio per l’umanità intera.

La dimensione sacramentale cristiana ha questa triplice caratteristica di fare memoria «qui e oggi» di un evento passato, aprendoci al futuro sperato e atteso. Uno sguardo alla storia mostra delle costanti precise, attraverso le quali la chiesa ha organizzato le sue feste liturgiche. La prima costante è stata quella di un processo dalla «concentrazione» alla «distribuzione». Gli inizi della comunità cristiana sono stati centrati intorno alla pasqua di Cristo, il singolo «mistero di Cristo». Alla pasqua settimanale, cioè la celebrazione eucaristica nella domenica, primo giorno della settimana e giorno del Signore, si è aggiunta la grande pasqua annuale, con la sua memoria prolungata per i giorni del triduo pasquale, dal venerdì santo alla solenne veglia di pasqua, inizio della domenica di pasqua.

Col tempo, la celebrazione non si è più limitata al mistero di Cristo, ma ai suoi misteri, gli eventi della vita del Signore e della comunicazione del suo Spirito ai credenti. Così compaiono dapprima le memorie dei martiri, soprattutto nei luoghi dove hanno versato il sangue. In un secondo momento si diffonde la devozione alla Madre del Signore, soprattutto dopo la chiusura del terzo concilio ecumenico (Efeso, 431). Proclamata Madre di Dio, Maria riceve un culto sempre maggiore, sia in Oriente che in Occidente, legandone la memoria al ciclo natalizio. Non è facile seguire gli sviluppi del culto mariano; annota il carmelitano Jésus Castellano che «in tutte le liturgie orientali e occidentali si nota una vera e propria esplosione di culto mariano».

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A questo punto, dal medioevo in poi notiamo la seconda costante degli interventi ecclesiali nell’anno liturgico: un «riordinamento» delle feste, nel senso di semplificare e ridurre quanto lungo i secoli sia stato amplificato in modo ridondante. Questa opera di semplificazione ha portato nei confronti della devozione a Maria un riordinamento più ancorato ai misteri del suo Figlio. La riforma liturgica portata avanti dal Vaticano II ha percorso questa strada. Non si tratta, quindi, di porre l’accento sul numero delle feste dedicate a Maria, quanto di mostrarne il loro valore cristologico ed ecclesiale. Certamente lungo i secoli abbiamo avuto una proliferazione di feste mariane inserite nell’anno liturgico.

Ma l’aspetto debole non è stato tanto nell’aumento numerico quanto nella mancanza di un vero e proprio fondamento biblico e teologico. La grandezza di Maria, invece, consiste nel suo singolare ruolo all’interno del mistero di Cristo, secondo la testimonianza della Scrittura. In sintesi, Maria, in modo singolare, condivide con l’umanità il dono di essere stata salvata dalla grazia di Dio: la salvezza le è stata donata proprio da quel Figlio che per fede ha partorito nella carne e l’ha chiamata così ad essere partecipe della sua opera di salvezza.

La comunità dei credenti si rivolge a Maria come madre e sorella nella fede: per quanto singolare, il suo cammino è icona del cammino della chiesa, madre dei credenti, resi nel Figlio figli di Dio. Possiamo chiudere questa breve nota con le parole del Concilio: «Nella celebrazione di questo ciclo annuale dei misteri di Cristo, la santa Chiesa venera con speciale amore la beata Maria madre di Dio, congiunta indissolubilmente con l’opera salvifica del Figlio suo; in Maria ammira ed esalta il frutto più eccelso della redenzione, e contempla con gioia, come in un’immagine purissima, ciò che essa nella sua totalità desidera e spera di essere» (CONCILIO VATICANO II, Costituzione dogmatica sulla sacra liturgia Sacrosanctum concilium, 103).

Valerio Mauro

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