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Home Parola di Dio Il Vangelo della Festa - Anno C Pentecoste - Anno C - 19 maggio 2013

Pentecoste – Anno C – 19 maggio 2013

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Lo Spirito è fonte di libertà e dispensatore d’ogni dono. Il dono della Parola, come ci scrive Luca degli Atti, primo carisma suscitato dallo Spirito, è finalizzato alla lode del Padre e all’annuncio.
Lo Spirito è fonte di libertà e dispensatore d’ogni dono. Il dono della Parola, come ci scrive Luca degli Atti, primo carisma suscitato dallo Spirito, è finalizzato alla lode del Padre e all’annuncio.

Lo Spirito Santo fa di noi gli amanti di Dio.

 

At 2, 1-11

Rm 8, 8-17

Gv 14, 15-16.23b-26

 

«Lo Spirito Santo fa di noi gli amanti di Dio» (Tommaso D’Aquino, Contra Gentiles). La narrazione della Pentecoste (At 2, 1-11) è un avvenimento di straordinaria solennità: esso sancisce l’inizio della Chiesa e della sua missione, seppur non va dimenticato che, ci fu un tempo in cui la Chiesa abitò solo in Maria. L’evento è raccontato da Luca come se fosse un grandissimo affresco: non solo egli ci presenta quanto è accaduto; ci comunica che ogni “fatto” è riconducibile al concreto della comunità di ogni tempo.

Lo Spirito dunque, è interprete perfetto della parola di Cristo. Il segno della sua presenza, nonché della sua opera nella Chiesa, è l’amore per Cristo sgorgante dal cuore dei fedeli. Lo Spirito allora, genera la comunione dei figli con il Padre: «Verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14, 23). Oggi la Chiesa è chiamata a collaborare con lo Spirito per rinnovare il mondo attraverso l’annuncio e la testimonianza dei figli battezzati.

Con la discesa dello Spirito Santo ha inizio una nuova alleanza tra Dio e gli uomini. La solennità di Pentecoste, alle origini, nacque come la festa della mietitura; successivamente divenne la festa del rinnovamento dell’alleanza tra Dio e il suo popolo, sancita sul monte Sinai. Collocare il dono dello Spirito all’interno del giorno della Pentecoste giudaica, significa pertanto, affermare l’inizio di una nuova alleanza: il tempo della Chiesa, in cui è superata ogni barriera etnica o religiosa.

Lo Spirito non è colui che suggerisce “che cosa dobbiamo fare”, né tantomeno è un esecutore di ciò che “ci spetterebbe fare”; egli, invece, ci dona le forze e “costruisce” le possibilità per operare quanto ci spetta. È significativo allora, far emergere la tipologia d’incontro proposta dalla Pentecoste. Da un lato affiorano in punta d’occhio, i testimoni di un accadimento: gli apostoli; dall’altra ci sono uomini in cerca di verità. Ebbene, lo Spirito fa sì che i tra i primi e i secondi sia possibile comunicare, affermando così che chiunque cerca la verità può essere raggiunto da essa.

Comunicare la “lieta notizia” di Gesù diventa possibile, pur mantenendo la propria cultura, la propria identità e diversità. La diversità si presenta anzi come ricchezza e rinnovata possibilità.

Ciascuno ha ricevuto dallo Spirito il proprio dono per la crescita di tutti. Per questo la logica che deve sorreggere la vita dei singoli e delle comunità è la logica del servizio, della disponibilità, dell’accoglienza. Se in una comunità tutti volessero parlare allo stesso tempo, non ci sarebbe più spazio per l’ascolto. Se ciascuno, fiero del proprio dono, volesse scavalcare l’altro, la rivalità e la ricerca del sensazionale smentirebbero la logica del servizio. Se in una comunità, un credente – fosse anche il presbitero – si ritenesse tutto il corpo, la vita della comunità sarebbe minacciata e verrebbe nuovamente smentita la logica del servizio evangelico. Alla luce della Pentecoste, la comunità cristiana è chiamata ad essere missionaria: in essa ogni credente riceve il dono di manifestare lo Spirito per il bene di tutti.

Giuseppe Gravante

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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Pentecoste – Anno C – 19 maggio 2013

  

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Lo Spirito è fonte di libertà e dispensatore d’ogni dono. Il dono della Parola, come ci scrive Luca degli Atti, primo carisma suscitato dallo Spirito, è finalizzato alla lode del Padre e all’annuncio.

Lo Spirito Santo fa di noi gli amanti di Dio.

 

At 2, 1-11

Rm 8, 8-17

Gv 14, 15-16.23b-26

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«Lo Spirito Santo fa di noi gli amanti di Dio» (Tommaso D’Aquino, Contra Gentiles). La narrazione della Pentecoste (At 2, 1-11) è un avvenimento di straordinaria solennità: esso sancisce l’inizio della Chiesa e della sua missione, seppur non va dimenticato che, ci fu un tempo in cui la Chiesa abitò solo in Maria. L’evento è raccontato da Luca come se fosse un grandissimo affresco: non solo egli ci presenta quanto è accaduto; ci comunica che ogni “fatto” è riconducibile al concreto della comunità di ogni tempo.

Lo Spirito dunque, è interprete perfetto della parola di Cristo. Il segno della sua presenza, nonché della sua opera nella Chiesa, è l’amore per Cristo sgorgante dal cuore dei fedeli. Lo Spirito allora, genera la comunione dei figli con il Padre: «Verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14, 23). Oggi la Chiesa è chiamata a collaborare con lo Spirito per rinnovare il mondo attraverso l’annuncio e la testimonianza dei figli battezzati.

Con la discesa dello Spirito Santo ha inizio una nuova alleanza tra Dio e gli uomini. La solennità di Pentecoste, alle origini, nacque come la festa della mietitura; successivamente divenne la festa del rinnovamento dell’alleanza tra Dio e il suo popolo, sancita sul monte Sinai. Collocare il dono dello Spirito all’interno del giorno della Pentecoste giudaica, significa pertanto, affermare l’inizio di una nuova alleanza: il tempo della Chiesa, in cui è superata ogni barriera etnica o religiosa.

Lo Spirito non è colui che suggerisce “che cosa dobbiamo fare”, né tantomeno è un esecutore di ciò che “ci spetterebbe fare”; egli, invece, ci dona le forze e “costruisce” le possibilità per operare quanto ci spetta. È significativo allora, far emergere la tipologia d’incontro proposta dalla Pentecoste. Da un lato affiorano in punta d’occhio, i testimoni di un accadimento: gli apostoli; dall’altra ci sono uomini in cerca di verità. Ebbene, lo Spirito fa sì che i tra i primi e i secondi sia possibile comunicare, affermando così che chiunque cerca la verità può essere raggiunto da essa.

Comunicare la “lieta notizia” di Gesù diventa possibile, pur mantenendo la propria cultura, la propria identità e diversità. La diversità si presenta anzi come ricchezza e rinnovata possibilità.

Ciascuno ha ricevuto dallo Spirito il proprio dono per la crescita di tutti. Per questo la logica che deve sorreggere la vita dei singoli e delle comunità è la logica del servizio, della disponibilità, dell’accoglienza. Se in una comunità tutti volessero parlare allo stesso tempo, non ci sarebbe più spazio per l’ascolto. Se ciascuno, fiero del proprio dono, volesse scavalcare l’altro, la rivalità e la ricerca del sensazionale smentirebbero la logica del servizio. Se in una comunità, un credente – fosse anche il presbitero – si ritenesse tutto il corpo, la vita della comunità sarebbe minacciata e verrebbe nuovamente smentita la logica del servizio evangelico. Alla luce della Pentecoste, la comunità cristiana è chiamata ad essere missionaria: in essa ogni credente riceve il dono di manifestare lo Spirito per il bene di tutti.

Giuseppe Gravante

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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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