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Peccare con il pensiero è grave quanto compiere un’azione?

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Quando accade e come fare per evitarlo?

Si pecca anche con il pensiero? E’ grave come compiere un’azione? Quando accade e cosa fare per evitarlo? Grazie.

Fabio

profiloTutta la riflessione teologica sul peccato mette in evidenza che è sempre una violazione della legge di Dio, è un’offesa a Dio che spesso si concretizza in un comportamento dannoso nei confronti del prossimo e dell’uomo stesso.

Sant’Agostino, nelle sue opere, presenta il peccato come allontanamento da Dio e conversione alle creature. Tale definizione sintetizza la realtà del peccato cercando di cogliere la duplice dimensione in cui si concretizza: opposizione a Dio e deformazione della sua opera. Pio XII afferma che il più grande peccato del mondo di oggi sta nel fatto che gli uomini hanno perduto il senso del peccato. Questa constatazione sembra che stia diventando sempre più evidente e preoccupane. Perciò ritengo che sia opportuno sottolineare come il peccato rimane sostanzialmente un rifiuto dell’amore di Dio. Questo rifiuto parte dalla nostra intelligenza e volontà e si concretizza in pensieri, parole, opere e omissioni. La gravità è costituita dal rifiuto dell’amore e l’amore, se è tale, com’è quello di Dio, non può essere quantificato perché Dio non ama un po’ ma ama dando tutto se stesso. Per non tradire o rifiutare l’amore di Dio è necessario il continuo esercizio della vigilanza su tutta la nostra vita e soprattutto sulla nostra fantasia, che Santa Teresina chiamava “la pazza di casa”.

Insieme alla vigilanza dobbiamo ricordare che rimangono valide la fuga dalle occasioni, l’ascolto della Parola di Dio, l’accoglienza della sua volontà, l’impegno nella preghiera e la frequenza dei sacramenti. Dobbiamo riflettere certamente sulla triste realtà del nostro peccato ma non dobbiamo mai perdere la speranza della conversione e del perdono. Ricordiamo che la visuale cristiana del peccato di pensiero, parole, opere e omissioni è indicata da una parola che lo denuncia nel momento stesso che lo toglie e cioè il perdono. Accogliamo perciò sempre l’invito di Paolo: “Lasciatevi riconciliare” (2Cor 5,20).

——–

Invia il tuo interrogativo, scrivendo una email a padreantonio@asuaimmaginesettimanale.it oppure spedendo una lettera all’indirizzo A Sua Immagine, Borgo Sant’Angelo 23, 00193 Roma. La risposta arriverà dal silenzio e dalla spiritualità del Monastero di San Benedetto di Subiaco. Padre Antonio offrirà una chiave per trovare un senso alle questioni poste, accompagnando il cammino di credenti e non credenti.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Sant’Agostino, nelle sue opere, presenta il peccato come allontanamento da Dio e conversione alle creature. Tale definizione sintetizza la realtà del peccato cercando di cogliere la duplice dimensione in cui si concretizza: opposizione a Dio e deformazione della sua opera. Pio XII afferma che il più grande peccato del mondo di oggi sta nel fatto che gli uomini hanno perduto il senso del peccato. Questa constatazione sembra che stia diventando sempre più evidente e preoccupane. Perciò ritengo che sia opportuno sottolineare come il peccato rimane sostanzialmente un rifiuto dell’amore di Dio. Questo rifiuto parte dalla nostra intelligenza e volontà e si concretizza in pensieri, parole, opere e omissioni. La gravità è costituita dal rifiuto dell’amore e l’amore, se è tale, com’è quello di Dio, non può essere quantificato perché Dio non ama un po’ ma ama dando tutto se stesso. Per non tradire o rifiutare l’amore di Dio è necessario il continuo esercizio della vigilanza su tutta la nostra vita e soprattutto sulla nostra fantasia, che Santa Teresina chiamava “la pazza di casa”.

Insieme alla vigilanza dobbiamo ricordare che rimangono valide la fuga dalle occasioni, l’ascolto della Parola di Dio, l’accoglienza della sua volontà, l’impegno nella preghiera e la frequenza dei sacramenti. Dobbiamo riflettere certamente sulla triste realtà del nostro peccato ma non dobbiamo mai perdere la speranza della conversione e del perdono. Ricordiamo che la visuale cristiana del peccato di pensiero, parole, opere e omissioni è indicata da una parola che lo denuncia nel momento stesso che lo toglie e cioè il perdono. Accogliamo perciò sempre l’invito di Paolo: “Lasciatevi riconciliare” (2Cor 5,20).

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