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Il Papa: “Chi è vorace non è mai sazio, chi ama perde potere”

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All’udienza prima di Pasqua, Francesco domanda: «Amo? Ho imparato a amare? Imparo tutti i giorni a amare di più? L’amore è il motore che fa andare avanti la nostra speranza»

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

«L’amore è il motore che fa andare avanti la nostra speranza, e ognuno di noi può domandarsi: amo? Ho imparato a amare? Imparo tutti i giorni a amare di più?». Lo ha domandato il Papa ai 10mila fedeli presenti in piazza San Pietro all’udienza generale precedente la Pasqua, con la quale, ha rimarcato Francesco, «Gesù ha trasformato, prendendoli su di sé, il nostro peccato in perdono, la nostra morte in risurrezione, la nostra paura in fiducia», seguendo quella che potrebbe sembrare una «logica perdente», mentre, in realtà, «chi è vorace non è mai sazio», «chi ama perde potere» e «solo questa dà frutto». 

 

  

Alla vigilia del triduo pasquale, Francesco ha proseguito il suo ciclo di catechesi sulla speranza cristiana soffermandosi sulla differenza tra «speranza del mondo e speranza della croce». Gesù, ha ricordato, entra in Gerusalemme «tra le acclamazioni festose dei discepoli e di molta folla. Quella gente riponeva in Gesù molte speranze: tanti attendevano da lui miracoli e grandi segni, manifestazioni di potenza e persino la libertà dai nemici occupanti. Chi di loro avrebbe immaginato che di lì a poco Gesù sarebbe stato invece umiliato, condannato e ucciso in croce? Le speranze terrene di quella gente crollarono davanti alla croce. Ma noi crediamo che proprio nel crocifisso la nostra speranza è rinata. Le speranze che durano per sempre. È una speranza diversa quella che viene dalla croce, è una speranza diversa da quelle del mondo». 

  

Il Papa ha ripetuto quanto affermava Gesù, «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto», per sottolineare che «Gesù ha portato nel mondo una speranza nuova e lo ha fatto alla maniera del seme: si è fatto piccolo piccolo piccolo, come un chicco di grano, ha lasciato la sua gloria celeste per venire tra noi: è caduto in terra. Ma non bastava ancora. Per portare frutto Gesù ha vissuto l’amore fino in fondo, lasciandosi spezzare dalla morte come un seme si lascia spezzare sotto terra. Proprio lì, nel punto estremo del suo abbassamento – che è anche il punto più alto dell’amore – è germogliata la speranza». E «così, a Pasqua, sentite bene come è la trasformazione che fa la Pasqua: Gesù ha trasformato, prendendoli su di sé, il nostro peccato in perdono, la nostra morte in risurrezione, la nostra paura in fiducia. Ecco perché lì, sulla croce, è nata e rinasce sempre la nostra speranza, ecco perché con Gesù ogni nostra oscurità può essere trasformata in luce, ogni sconfitta in vittoria, ogni delusione in speranza». 

  

Quando scegliamo la speranza di Gesù, ha proseguito il Papa, «a poco a poco scopriamo che il modo di vivere vincente è quello del seme, quello dell’amore umile. Non c’è altra via per vincere il male e dare speranza al mondo. Ma voi potete dirmi: “No, è una logica perdente!”. Sembrerebbe così, che sia una logica perdente, perché chi ama perde potere. Avete pensato questo? Chi ama perde potere, chi dona, si spossessa di qualcosa, e amare è un dono. In realtà la logica del seme che muore, dell’amore umile, è la via di Dio, e solo questa dà frutto. Lo vediamo anche in noi, possedere spinge sempre a volere qualcos’altro: ho ottenuto una cosa per me e subito ne voglio un’altra più grande, e così via, e non sono mai soddisfatto. È una sete brutta quando più hai e più vuoi. Chi è vorace non è mai sazio. E Gesù lo dice in modo netto: “Chi ama la propria vita la perde”, sei vorace, perderai tutto, anche la vita , cioè: chi ama il proprio e vive per i suoi interessi si gonfia solo di sé e perde. Chi invece accetta, è disponibile e serve gli altri, vive al modo di Dio: allora è vincente, salva sé stesso e gli altri; diventa seme di speranza per il mondo».  

 

«È bello aiutare gli altri, servire gli altri, ma forse ci stancheremo, eh! La vita è così, ma il cuore si riempie di gioia e di speranza e questo è amore e speranza insieme, servire, dare», ha aggiunto Papa Francesco. «Certo, questo amore vero passa attraverso la croce, il sacrificio come per Gesù. La croce è il passaggio obbligato, ma non è la meta, è un passaggio: la meta è la gloria, come ci mostra la Pasqua. E qui ci viene in aiuto un’altra immagine bellissima, che Gesù ha lasciato ai discepoli durante l’Ultima Cena. Dice: “La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo”. Ecco: donare la vita, non possederla, e questo è quello che fanno le mamme, dà gioi a, l’amore dà alla luce la vita e dà persino senso al dolore. L’amore è il motore che fa andare avanti la nostra speranza. Lo ripeto: l’amore è il motore che fa andare avanti la nostra speranza, e ognuno di noi può domandarsi: amo? Ho imparato a amare? Imparo tutti i giorni a amare di più? Perché l’amore – ha detto il Papa – è il motore che fa andare avanti la nostra speranza». 

  

A conclusione dell’udienza Francesco ha salutato, tra gli altri, i partecipanti al 50esimo congresso per studenti universitari promosso dall’Opus Dei, i membri dell’associazione sportiva Scopigno Cup accompagnati dal vescovo di Rieti monsignor Domenico Pompili e gli studenti dell’Istituto San Vincenzo de’ Paoli di Reggio Emilia. 

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«L’amore è il motore che fa andare avanti la nostra speranza, e ognuno di noi può domandarsi: amo? Ho imparato a amare? Imparo tutti i giorni a amare di più?». Lo ha domandato il Papa ai 10mila fedeli presenti in piazza San Pietro all’udienza generale precedente la Pasqua, con la quale, ha rimarcato Francesco, «Gesù ha trasformato, prendendoli su di sé, il nostro peccato in perdono, la nostra morte in risurrezione, la nostra paura in fiducia», seguendo quella che potrebbe sembrare una «logica perdente», mentre, in realtà, «chi è vorace non è mai sazio», «chi ama perde potere» e «solo questa dà frutto». 

 

  

Alla vigilia del triduo pasquale, Francesco ha proseguito il suo ciclo di catechesi sulla speranza cristiana soffermandosi sulla differenza tra «speranza del mondo e speranza della croce». Gesù, ha ricordato, entra in Gerusalemme «tra le acclamazioni festose dei discepoli e di molta folla. Quella gente riponeva in Gesù molte speranze: tanti attendevano da lui miracoli e grandi segni, manifestazioni di potenza e persino la libertà dai nemici occupanti. Chi di loro avrebbe immaginato che di lì a poco Gesù sarebbe stato invece umiliato, condannato e ucciso in croce? Le speranze terrene di quella gente crollarono davanti alla croce. Ma noi crediamo che proprio nel crocifisso la nostra speranza è rinata. Le speranze che durano per sempre. È una speranza diversa quella che viene dalla croce, è una speranza diversa da quelle del mondo». 

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Il Papa ha ripetuto quanto affermava Gesù, «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto», per sottolineare che «Gesù ha portato nel mondo una speranza nuova e lo ha fatto alla maniera del seme: si è fatto piccolo piccolo piccolo, come un chicco di grano, ha lasciato la sua gloria celeste per venire tra noi: è caduto in terra. Ma non bastava ancora. Per portare frutto Gesù ha vissuto l’amore fino in fondo, lasciandosi spezzare dalla morte come un seme si lascia spezzare sotto terra. Proprio lì, nel punto estremo del suo abbassamento – che è anche il punto più alto dell’amore – è germogliata la speranza». E «così, a Pasqua, sentite bene come è la trasformazione che fa la Pasqua: Gesù ha trasformato, prendendoli su di sé, il nostro peccato in perdono, la nostra morte in risurrezione, la nostra paura in fiducia. Ecco perché lì, sulla croce, è nata e rinasce sempre la nostra speranza, ecco perché con Gesù ogni nostra oscurità può essere trasformata in luce, ogni sconfitta in vittoria, ogni delusione in speranza». 

  

Quando scegliamo la speranza di Gesù, ha proseguito il Papa, «a poco a poco scopriamo che il modo di vivere vincente è quello del seme, quello dell’amore umile. Non c’è altra via per vincere il male e dare speranza al mondo. Ma voi potete dirmi: “No, è una logica perdente!”. Sembrerebbe così, che sia una logica perdente, perché chi ama perde potere. Avete pensato questo? Chi ama perde potere, chi dona, si spossessa di qualcosa, e amare è un dono. In realtà la logica del seme che muore, dell’amore umile, è la via di Dio, e solo questa dà frutto. Lo vediamo anche in noi, possedere spinge sempre a volere qualcos’altro: ho ottenuto una cosa per me e subito ne voglio un’altra più grande, e così via, e non sono mai soddisfatto. È una sete brutta quando più hai e più vuoi. Chi è vorace non è mai sazio. E Gesù lo dice in modo netto: “Chi ama la propria vita la perde”, sei vorace, perderai tutto, anche la vita , cioè: chi ama il proprio e vive per i suoi interessi si gonfia solo di sé e perde. Chi invece accetta, è disponibile e serve gli altri, vive al modo di Dio: allora è vincente, salva sé stesso e gli altri; diventa seme di speranza per il mondo».  

 

«È bello aiutare gli altri, servire gli altri, ma forse ci stancheremo, eh! La vita è così, ma il cuore si riempie di gioia e di speranza e questo è amore e speranza insieme, servire, dare», ha aggiunto Papa Francesco. «Certo, questo amore vero passa attraverso la croce, il sacrificio come per Gesù. La croce è il passaggio obbligato, ma non è la meta, è un passaggio: la meta è la gloria, come ci mostra la Pasqua. E qui ci viene in aiuto un’altra immagine bellissima, che Gesù ha lasciato ai discepoli durante l’Ultima Cena. Dice: “La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo”. Ecco: donare la vita, non possederla, e questo è quello che fanno le mamme, dà gioi a, l’amore dà alla luce la vita e dà persino senso al dolore. L’amore è il motore che fa andare avanti la nostra speranza. Lo ripeto: l’amore è il motore che fa andare avanti la nostra speranza, e ognuno di noi può domandarsi: amo? Ho imparato a amare? Imparo tutti i giorni a amare di più? Perché l’amore – ha detto il Papa – è il motore che fa andare avanti la nostra speranza». 

  

A conclusione dell’udienza Francesco ha salutato, tra gli altri, i partecipanti al 50esimo congresso per studenti universitari promosso dall’Opus Dei, i membri dell’associazione sportiva Scopigno Cup accompagnati dal vescovo di Rieti monsignor Domenico Pompili e gli studenti dell’Istituto San Vincenzo de’ Paoli di Reggio Emilia. 

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