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Il Papa a Regina Coeli: ogni pena sia aperta alla speranza

Il Papa a Regina Coeli

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Francesco celebra la Messa in Coena Domini con i detenuti del carcere romano di Regina Coeli. Li assicura della sua vicinanza e chiede che mantengano sempre la speranza. E dice: oggi sono ambasciatore di Gesù tra voi per fare ciò che Lui ci ha insegnato.

Adriana Masotti – Città del Vaticano

Il Papa e i detenuti il Giovedì Santo: per la quarta volta Francesco celebra la Messa in Coena Domini con i carcerati. Quest’anno la Casa di reclusione è il Regina Coeli di Roma.
“Io ho dato un esempio a voi, perché voi facciate quello che io ho fatto a voi” ricorda Francesco all’inizio della sua omelia e quel gesto del lavare i piedi compiuto da Gesù, il Papa lo ripete scegliendo gli ultimi.L’incontro con i detenutiAlle 15.45 di oggi Francesco aveva lasciato Santa Marta per recarsi nel carcere romano. Al suo arrivo il primo incontro con i detenuti ammalati in infermeria. Subito dopo la celebrazione della Messa che apre il Triduo Pasquale, con il rito della lavanda dei piedi a 12 detenuti. Sette i Paesi da cui provengono: 4 sono italiani, 2 filippini, 2 marocchini, 1 moldavo, 1 colombiano, 1 nigeriano e 1 della Sierra Leone. Tra loro ci sono otto cattolici, un ortodosso, due musulmani e un buddista.Chi comanda deve servire“Lavare i piedi. I piedi, in quel tempo, erano lavati dagli schiavi”, dice il Papa all’omelia. Era “un servizio fatto da schiavi. E Gesù volle fare questo servizio, per darci un esempio di come noi dobbiamo servirci gli uni gli altri”. E rievoca il racconto del Vangelo dei due discepoli che avevano chiesto a Gesù di occupare dei posti importanti, uno alla sua destra e l’altro alla sinistra. E Gesù, guardandoli con amore, ha ricordato che i capi della Nazioni amano comandare e farsi servire, ma che fra loro non doveva essere lo stesso:Chi comanda deve servire – continua Francesco –  Il capo vostro deve essere il vostro servitore. Capovolge: Gesù capovolge l’abitudine storica, culturale di quell’epoca – anche questa di oggi … “ 

Quante guerre, quante uccisioni sarebbero state evitate – esclama il Papa – se i re e i capi di Stato avessero tenuto presente questo. E, come ci sono persone superbe, così ci sono tanti che soffrono, che sono scartati dalla società e che però si sentono dire da Gesù: “Tu sei importante per me”. E un segno di questo – prosegue – è che oggi Gesù ha scelto di venire a servire qui 12 di voi.Gesù rischia perchè ci amaPonzio Pilato si era lavato le mani, ma Gesù non sa farlo – ricorda Francesco ai detenuti – lui rischia perché ci ama:Oggi io sono peccatore come voi, ma rappresentò Gesù, oggi: sono ambasciatore di Gesù. Oggi, quando io mi inchino davanti a ognuno di voi, pensate: “Gesù ha rischiato in quest’uomo, un peccatore, per venire da me e dirmi che mi ama”. Questo è il servizio, questo è Gesù: non ci abbandona mai; non si stanca mai di perdonarci. Ci ama tanto. Guardate come rischia, Gesù..La grazia della pace per tuttiAltre parole il Papa le improvvisa al momento dello scambio della pace. “E’ facile – dice – essere in pace con tanti a cui vogliamo bene, ma non è facile essere in pace con quelli che ci hanno fatto torto, che non ci vogliono bene. (…) Chiediamo al Signore la grazia di darci a tutti, buoni e cattivi, il dono della pace”.Nessuna pena sia senza speranzaE poi, terminata la Messa, dopo il saluto e il grazie di un detenuto a nome di tutti i suoi compagni, Francesco riprende ancora la parola e dice: “Ci sono le difficoltà nella vita, le cose brutte, la tristezza (…) Ma non lasciarsi andare giù: no, no. ”  E raccomanda loro di tenere viva la speranza di una vita nuova e di aiutare a seminarla:
Ogni pena dev’essere aperta all’orizzonte della speranza. Per questo, non è né umana né cristiana la pena di morte. Ogni pena dev’essere aperta alla speranza, al reinserimento, anche per dare l’esperienza vissuta per il bene delle altre persone. Acqua di resurrezione, sguardo nuovo, speranza … questo vi auguro. Un dono visibile del Papa ai carceratiPrima di rientrare in Vaticano, il Papa ha voluto incontrare ancora alcuni detenuti della VIII Sezione, quelli cioè in regime di isolamento e a ricordo di questa visita, il Papa ha lasciato in dono l’altare su cui ha celebrato la Messa. Si tratta di un’opera, in bronzo, dello scultore Fiorenzo Bacci, di Porcia (Pordenone), realizzata in occasione del suo 50.mo di matrimonio e che aveva donato a Francesco all’Udienza generale del 12 novembre 2016.

Originale: Vatican News
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Francesco celebra la Messa in Coena Domini con i detenuti del carcere romano di Regina Coeli. Li assicura della sua vicinanza e chiede che mantengano sempre la speranza. E dice: oggi sono ambasciatore di Gesù tra voi per fare ciò che Lui ci ha insegnato.

Adriana Masotti – Città del Vaticano

Il Papa e i detenuti il Giovedì Santo: per la quarta volta Francesco celebra la Messa in Coena Domini con i carcerati. Quest’anno la Casa di reclusione è il Regina Coeli di Roma.
“Io ho dato un esempio a voi, perché voi facciate quello che io ho fatto a voi” ricorda Francesco all’inizio della sua omelia e quel gesto del lavare i piedi compiuto da Gesù, il Papa lo ripete scegliendo gli ultimi.L’incontro con i detenutiAlle 15.45 di oggi Francesco aveva lasciato Santa Marta per recarsi nel carcere romano. Al suo arrivo il primo incontro con i detenuti ammalati in infermeria. Subito dopo la celebrazione della Messa che apre il Triduo Pasquale, con il rito della lavanda dei piedi a 12 detenuti. Sette i Paesi da cui provengono: 4 sono italiani, 2 filippini, 2 marocchini, 1 moldavo, 1 colombiano, 1 nigeriano e 1 della Sierra Leone. Tra loro ci sono otto cattolici, un ortodosso, due musulmani e un buddista.Chi comanda deve servire“Lavare i piedi. I piedi, in quel tempo, erano lavati dagli schiavi”, dice il Papa all’omelia. Era “un servizio fatto da schiavi. E Gesù volle fare questo servizio, per darci un esempio di come noi dobbiamo servirci gli uni gli altri”. E rievoca il racconto del Vangelo dei due discepoli che avevano chiesto a Gesù di occupare dei posti importanti, uno alla sua destra e l’altro alla sinistra. E Gesù, guardandoli con amore, ha ricordato che i capi della Nazioni amano comandare e farsi servire, ma che fra loro non doveva essere lo stesso:Chi comanda deve servire – continua Francesco –  Il capo vostro deve essere il vostro servitore. Capovolge: Gesù capovolge l’abitudine storica, culturale di quell’epoca – anche questa di oggi … “ 

Quante guerre, quante uccisioni sarebbero state evitate – esclama il Papa – se i re e i capi di Stato avessero tenuto presente questo. E, come ci sono persone superbe, così ci sono tanti che soffrono, che sono scartati dalla società e che però si sentono dire da Gesù: “Tu sei importante per me”. E un segno di questo – prosegue – è che oggi Gesù ha scelto di venire a servire qui 12 di voi.Gesù rischia perchè ci amaPonzio Pilato si era lavato le mani, ma Gesù non sa farlo – ricorda Francesco ai detenuti – lui rischia perché ci ama:Oggi io sono peccatore come voi, ma rappresentò Gesù, oggi: sono ambasciatore di Gesù. Oggi, quando io mi inchino davanti a ognuno di voi, pensate: “Gesù ha rischiato in quest’uomo, un peccatore, per venire da me e dirmi che mi ama”. Questo è il servizio, questo è Gesù: non ci abbandona mai; non si stanca mai di perdonarci. Ci ama tanto. Guardate come rischia, Gesù..La grazia della pace per tuttiAltre parole il Papa le improvvisa al momento dello scambio della pace. “E’ facile – dice – essere in pace con tanti a cui vogliamo bene, ma non è facile essere in pace con quelli che ci hanno fatto torto, che non ci vogliono bene. (…) Chiediamo al Signore la grazia di darci a tutti, buoni e cattivi, il dono della pace”.Nessuna pena sia senza speranzaE poi, terminata la Messa, dopo il saluto e il grazie di un detenuto a nome di tutti i suoi compagni, Francesco riprende ancora la parola e dice: “Ci sono le difficoltà nella vita, le cose brutte, la tristezza (…) Ma non lasciarsi andare giù: no, no. ”  E raccomanda loro di tenere viva la speranza di una vita nuova e di aiutare a seminarla:
Ogni pena dev’essere aperta all’orizzonte della speranza. Per questo, non è né umana né cristiana la pena di morte. Ogni pena dev’essere aperta alla speranza, al reinserimento, anche per dare l’esperienza vissuta per il bene delle altre persone. Acqua di resurrezione, sguardo nuovo, speranza … questo vi auguro. Un dono visibile del Papa ai carceratiPrima di rientrare in Vaticano, il Papa ha voluto incontrare ancora alcuni detenuti della VIII Sezione, quelli cioè in regime di isolamento e a ricordo di questa visita, il Papa ha lasciato in dono l’altare su cui ha celebrato la Messa. Si tratta di un’opera, in bronzo, dello scultore Fiorenzo Bacci, di Porcia (Pordenone), realizzata in occasione del suo 50.mo di matrimonio e che aveva donato a Francesco all’Udienza generale del 12 novembre 2016.

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