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Papa: non spaventarci di fronte a chi ci comanda di tacere o ci calunnia

Nelle piaghe degli ammalati c’è Gesù che ci chiama ad accudirli: sono dei privilegiati per la Chiesa, non sono da scartare

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Nelle piaghe degli ammalati c’è Gesù che ci chiama ad accudirli: sono dei privilegiati per la Chiesa, non sono da scartare. E’ uno dei passaggi forti del Papa all’udienza generale. Rivolto anche un appello a pregare per la pace, perché non si ripetano più le tragiche vicende provocate dall’odio, riferendosi all’80.mo annivesario dell’inizio della Seconda Guerra mondiale, che avvenne in Polonia il primo settembre

Debora Donnini – Città del Vaticano

Non spaventarsi davanti “a chi ci comanda di tacere, ci calunnia e addirittura attenta alla nostra vita”. Questa è la forte esortazione del Papa, stamani, nella catechesi all’udienza generale. Per questo Francesco invita a chiedere al Signore di “rafforzarci interiormente” per essere certi della sua presenza al nostro fianco. La riflessione di stamani è incentrata sulla missione di Pietro, principale testimone del risorto, che dà il via alla predicazione del kerygma e, come Gesù, passa fra i malati prendendo su di sé le infermità. Francesco prosegue, dunqeu, il ciclo di catechesi sugli Atti degli Apostoli, iniziato a fine maggio dopo le riflessioni sul Padre Nostro.

Obbedire a Dio prima che agli uomini 

Ma, nota il Papa, l’azione risanatrice di Pietro suscita l’odio e l’invidia dei sadducei. Vedevano che i miracoli veniva fatti non “per magia” ma in nome di Gesù, eppure non volevano accettarlo. Quindi mettono in prigione gli apostoli che però vengono liberati miracolosamente. Allora proibiscono loro di insegnare. Prendendo spunto da questo evento, sull’esempio di Pietro, il Papa evidenzia, appunto, cosa sia chiamato a dire un cristiano:

“Io obbedisco a Dio prima che agli uomini”: è la grande risposta cristiana. Questo significa ascoltare Dio senza riserve, senza rinvii, senza calcoli; aderire a Lui per diventare capaci di alleanza con Lui e con chi incontriamo sul nostro cammino. Chiediamo anche noi allo Spirito Santo la forza di non spaventarci davanti a chi ci comanda di tacere, ci calunnia e addirittura attenta alla nostra vita. Non spaventarci. Chiediamogli di rafforzarci interiormente per essere certi della presenza amorevole e consolatrice del Signore al nostro fianco.

Nelle piaghe dei malati c’è Gesù

Il pescatore di Galilea lascia che sia Cristo a manifestarsi, nota poi il Papa sottolineando che senza che Pietro faccia nulla, al suo passaggio, la sua ombra diventa “carezza” risanatrice, “effusione della tenerezza del Risorto che si china sui malati e restituisce vita, salvezza, dignità”.

In tal modo, Dio manifesta la sua prossimità e fa delle piaghe dei suoi figli – diciamolo un po’ in difficile – «il luogo teologico della sua tenerezza» (Meditazione mattutina, S. Marta, 14.12.2017). Nelle piaghe degli ammalati, nelle malattie che sono impedimenti per andare avanti nella vita, c’è sempre la presenza di Gesù, la piaga di Gesù. C’è Gesù che chiama ognuno di noi ad accudirli, a sostenerli, a guarirli.

Per i cristiani i malati sono da accudire

La Chiesa nel capitolo 5 degli Atti si mostra come “ospedale da campo” che accoglie i malati, prosegue Francesco che, a braccio, sottolinea come questi siano “dei privilegiati per la Chiesa, per il cuore sacerdotale, per tutti i fedeli”. “Non sono da scartare: al contrario. Sono da curare – dice –  da accudire. Sono oggetto della preoccupazione cristiana”. Fin dall’inizio il Papa aveva messo in luce come Luca indichi luoghi significativi della vitalità della comunità ecclesiale come il portico di Salomone e narri come segni e prodigi accompagnano la parola degli Apostoli.

Appello per la pace

Un appello a pregare tutti per la pace perché “non si ripetano più le tragiche vicende provocate dall’odio, che portarono solo distruzione, sofferenza e morte” lo ha rivolto, poi, Francesco nei saluti ai pellegrini di lingua polacca. Il riferimento è all’ottantesimo anniversario dell’inizio della Seconda Guerra mondiale, che cade il primo settembre, avviata con l’aggressione nazista in Polonia. Qui, in diverse città, si svolgeranno le cerimonie commemorative con la partecipazione di numerosi capi di stato di tutto il mondo. Forte, quindi, l’invito a pregare in questa occasione perché la pace regni nei cuori degli uomini.

La memoria di Sant’Agostino

Il Papa ha voluto anche salutare, in particolare, i circa 500 partecipanti al pellegringaggio della Chiesa greco-cattolica Ucraina con l’arcivescovo maggiore Sviatoslav. Richiamata anche l’odierna memoria che la Chiesa fa di sant’Agostino, vescovo e dottore della Chiesa, con l’esortazione a lasciarsi ispirare da lui e a riscoprire “la via dell’interiorità che conduce a Dio e al prossimo più bisognoso”.

Originale: Vatican News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Papa: non spaventarci di fronte a chi ci comanda di tacere o ci calunnia

Nelle piaghe degli ammalati c’è Gesù che ci chiama ad accudirli: sono dei privilegiati per la Chiesa, non sono da scartare

  

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Nelle piaghe degli ammalati c’è Gesù che ci chiama ad accudirli: sono dei privilegiati per la Chiesa, non sono da scartare. E’ uno dei passaggi forti del Papa all’udienza generale. Rivolto anche un appello a pregare per la pace, perché non si ripetano più le tragiche vicende provocate dall’odio, riferendosi all’80.mo annivesario dell’inizio della Seconda Guerra mondiale, che avvenne in Polonia il primo settembre

Debora Donnini – Città del Vaticano

Non spaventarsi davanti “a chi ci comanda di tacere, ci calunnia e addirittura attenta alla nostra vita”. Questa è la forte esortazione del Papa, stamani, nella catechesi all’udienza generale. Per questo Francesco invita a chiedere al Signore di “rafforzarci interiormente” per essere certi della sua presenza al nostro fianco. La riflessione di stamani è incentrata sulla missione di Pietro, principale testimone del risorto, che dà il via alla predicazione del kerygma e, come Gesù, passa fra i malati prendendo su di sé le infermità. Francesco prosegue, dunqeu, il ciclo di catechesi sugli Atti degli Apostoli, iniziato a fine maggio dopo le riflessioni sul Padre Nostro.

Obbedire a Dio prima che agli uomini 

Ma, nota il Papa, l’azione risanatrice di Pietro suscita l’odio e l’invidia dei sadducei. Vedevano che i miracoli veniva fatti non “per magia” ma in nome di Gesù, eppure non volevano accettarlo. Quindi mettono in prigione gli apostoli che però vengono liberati miracolosamente. Allora proibiscono loro di insegnare. Prendendo spunto da questo evento, sull’esempio di Pietro, il Papa evidenzia, appunto, cosa sia chiamato a dire un cristiano:

“Io obbedisco a Dio prima che agli uomini”: è la grande risposta cristiana. Questo significa ascoltare Dio senza riserve, senza rinvii, senza calcoli; aderire a Lui per diventare capaci di alleanza con Lui e con chi incontriamo sul nostro cammino. Chiediamo anche noi allo Spirito Santo la forza di non spaventarci davanti a chi ci comanda di tacere, ci calunnia e addirittura attenta alla nostra vita. Non spaventarci. Chiediamogli di rafforzarci interiormente per essere certi della presenza amorevole e consolatrice del Signore al nostro fianco.

Nelle piaghe dei malati c’è Gesù

Il pescatore di Galilea lascia che sia Cristo a manifestarsi, nota poi il Papa sottolineando che senza che Pietro faccia nulla, al suo passaggio, la sua ombra diventa “carezza” risanatrice, “effusione della tenerezza del Risorto che si china sui malati e restituisce vita, salvezza, dignità”.

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In tal modo, Dio manifesta la sua prossimità e fa delle piaghe dei suoi figli – diciamolo un po’ in difficile – «il luogo teologico della sua tenerezza» (Meditazione mattutina, S. Marta, 14.12.2017). Nelle piaghe degli ammalati, nelle malattie che sono impedimenti per andare avanti nella vita, c’è sempre la presenza di Gesù, la piaga di Gesù. C’è Gesù che chiama ognuno di noi ad accudirli, a sostenerli, a guarirli.

Per i cristiani i malati sono da accudire

La Chiesa nel capitolo 5 degli Atti si mostra come “ospedale da campo” che accoglie i malati, prosegue Francesco che, a braccio, sottolinea come questi siano “dei privilegiati per la Chiesa, per il cuore sacerdotale, per tutti i fedeli”. “Non sono da scartare: al contrario. Sono da curare – dice –  da accudire. Sono oggetto della preoccupazione cristiana”. Fin dall’inizio il Papa aveva messo in luce come Luca indichi luoghi significativi della vitalità della comunità ecclesiale come il portico di Salomone e narri come segni e prodigi accompagnano la parola degli Apostoli.

Appello per la pace

Un appello a pregare tutti per la pace perché “non si ripetano più le tragiche vicende provocate dall’odio, che portarono solo distruzione, sofferenza e morte” lo ha rivolto, poi, Francesco nei saluti ai pellegrini di lingua polacca. Il riferimento è all’ottantesimo anniversario dell’inizio della Seconda Guerra mondiale, che cade il primo settembre, avviata con l’aggressione nazista in Polonia. Qui, in diverse città, si svolgeranno le cerimonie commemorative con la partecipazione di numerosi capi di stato di tutto il mondo. Forte, quindi, l’invito a pregare in questa occasione perché la pace regni nei cuori degli uomini.

La memoria di Sant’Agostino

Il Papa ha voluto anche salutare, in particolare, i circa 500 partecipanti al pellegringaggio della Chiesa greco-cattolica Ucraina con l’arcivescovo maggiore Sviatoslav. Richiamata anche l’odierna memoria che la Chiesa fa di sant’Agostino, vescovo e dottore della Chiesa, con l’esortazione a lasciarsi ispirare da lui e a riscoprire “la via dell’interiorità che conduce a Dio e al prossimo più bisognoso”.

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