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Papa nell’ospedale anti-Aids: l’impegno gratuito di tanti medici ha valore evangelico

“Giusto riconoscere i propri limiti – spiega – e collaborare con altre realtà” non mosse dalla fede ma dalla solidarietà umana

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Papa Francesco inizia il suo terzo giorno in Mozambico nel centro sanitario di Zimpeto, fondato dalla Comunità di Sant’Egidio, che dal 2002, con il progetto “Dream” cura migliaia di donne e i loro bambini colpiti dall’Aids. “Giusto riconoscere i propri limiti – spiega – e collaborare con altre realtà” non mosse dalla fede ma dalla solidarietà umana

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Questo Centro sanitario polivalente “ci mostra che c’è stato chi non ha ceduto alla tentazione di dire ‘non c’è niente da fare’, ‘è impossibile combattere’” la piaga dell’Aids e si è dato da fare “per cercare delle soluzioni”. Papa Francesco a Zimpeto, periferia di Maputo, inizia il suo terzo giorno in Mozambico guardando negli occhi e abbracciando con il cuore gli oltre duemila malati in cura nell’ospedale fondato dalla Comunità di Sant’Egidio, che qui, e in altri dieci Paesi africani, ha avviato nel 2002 un centro “Dream” per le persone colpite dall’Aids.

Medici volontari come il Buon Samaritano

Questo fa venire in mente al Papa la parabola del Buon Samaritano, e gli fa dire che

L’impegno gratuito e volontario di tante persone di diverse professioni – dermatologia, medicina interna, neurologia e radiologia, tra le altre; più di cinquemila persone tra medici, infermieri, biologi, coordinatori e tecnici –, che da parecchi anni, attraverso la telemedicina, hanno fornito la loro preziosa collaborazione per formare operatori locali, contiene in sé stesso un enorme valore umano ed evangelico.

Ospedale aperto nel giugno 2018, ma “Dream” c’è dal 2002

Accolto e accompagnato dal fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi, Francesco entra nell’ospedale che dista 19 chilometri dalla nunziatura, inaugurato nel giugno 2018 dal presidente del Mozambico Nyusi e dall’allora nunzio apostolico, l’arcivescovo Edgar Pena Parra. I bambini lo salutano con una danza e un canto tradizionale, poi il pontefice scopre una targa commemorativa e ascolta la coordinatrice nazionale del progetto Dream Cacilda Massango, che ricorda come qui i malati “ricevono gratuitamente medicine, trattamenti sanitari, cibo, ma soprattutto dignità e amicizia”.

Cacilda, da giovane malata a coordinatrice nazionale

Grazie al progetto Dream, spiega ancora Cacilda, in tutta l’Africa “centinaia di migliaia di madri sieropositive hanno avuto la gioia di dare alla luce i propri figli senza Aids. Vedere nascere un bambino sano è un’esperienza meravigliosa per una madre malata: un miracolo! Oggi la cura è un sogno che si avvera”. E ricorda che oggi la Comunità di Sant’Egidio si prende cura di oltre 500mila africani malati, “ma tutto è iniziato qui, in Mozambico”. Dove oggi “molte donne malate, dopo aver ritrovato la salute, si mettono al servizio di altre persone malate, accompagnandole nelle loro cure. Io stessa, che sono stata una delle prime pazienti assistite da Dream, ho scelto di restituire ciò che ho ricevuto. Ero una giovane donna sofferente, emarginata e giudicata da tutti. Attraverso Dream ho conosciuto una nuova famiglia che, oltre a curarmi, mi ha dato dignità e un futuro per i miei figli. Come me, migliaia di mozambicani sono rinati”.

Il dono di Zimpeto: croce col legno distrutto dal ciclone Idai

Un malato consegna a Papa Francesco una croce pastorale fatta con il legno recuperato tra le macerie causate a marzo di quest’anno dal ciclone Idai a Beira. Le pillole croci intagliate che ornano il pastorale sono fatte con la lamiera del tetto della casa di un’anziana, crollata. Francesco ricambia con un bassorilievo in ceramica raffigurante una Madonna con bambino realizzata a Deruta, in provincia di Perugia. Una targa devozionale realizzata nel primo Cinquecento.

Dio soffia vita e speranza dove abbondano morte e sofferenza

Il Papa saluta ricordando che il centro polivalente di oltre 1300 metri quadrati che accoglie un laboratorio di biologia molecolare di alta specializzazione, e garantisce lo screening per la diagnosi del tumore del collo dell’utero, prima causa di morte per le donne in Mozambico, “è manifestazione dell’amore di Dio, sempre pronto a soffiare vita e speranza dove abbondano la morte e la sofferenza”.

Grazie a chi non ha detto “è impossibile combattere l’Aids”

Francesco parla quindi della parabola del Buon Samaritano e sottolinea che “Tutti quelli che sono passati da qui, tutti coloro che arrivano presi dalla disperazione e dall’angoscia somigliano a quell’uomo abbandonato al bordo della strada”. E voi, dice rivolto ai tanti volontari e medici, “qui, non siete passati a distanza, non avete proseguito per la vostra strada come avevano fatto altri, il levita e il sacerdote”.

Questo Centro ci mostra che c’è stato chi si è fermato e ha sentito compassione, chi non ha ceduto alla tentazione di dire “non c’è niente da fare”, “è impossibile combattere questa piaga” e si è dato da fare con coraggio per cercare delle soluzioni. Voi, come ha detto Cacilda, avete ascoltato quel grido silenzioso, quasi impercettibile, di tante donne, di tante persone che vivevano nella vergogna, emarginate, giudicate da tutti.

Lotta all’Aids e poi a cancro, tubercolosi e malnutrizione

Così, il progetto Dream, che favorisce il diritto alla salute e la lotta alla malnutrizione, con piccoli centri diffusi nelle città e nei villaggi, che garantiscono assistenza gratuita e corsi di educazione sanitaria per i pazienti, ha gemmato altre iniziative di solidarietà. “Ecco perché  – prosegue il Pontefice – avete ampliato questa casa ai malati di cancro, di tubercolosi e a centinaia di persone malnutrite, in particolare bambini e giovani”.

Non solo cure mediche, ma aiuto per un futuro migliore

Papa Francesco cita poi il suo messaggio per la seconda Giornata mondiale dei poveri, quella del novembre 2018, per ricordare che “non è un atto di delega ciò di cui i poveri hanno bisogno, ma il coinvolgimento personale di quanti ascoltano il loro grido. La sollecitudine dei credenti non può limitarsi a una forma di assistenza – pur necessaria e provvidenziale in un primo momento –, ma richiede quella attenzione d’amore che onora l’altro in quanto persona e cerca il suo bene”.

Ascoltare questo grido vi ha portato a capire che il trattamento medico, sebbene necessario, non era sufficiente; perciò avete considerato la problematica in tutta la sua integralità per ridare dignità alle donne e ai bambini, aiutandoli a progettare un futuro migliore.

Giusto lavorare in rete con chi ha obiettivi simili ai vostri

Il Papa ricorda poi ai promotori del progetto Dream e dell’ospedale di Zimpeto che in questi anni hanno sperimentato il limite della “mancanza di mezzi di ogni genere”. Così, con umiltà, sottolinea Francesco, avete “riconosciuto i vostri limiti”, e avviato con creatività un “lavoro in rete”. “Spesso la collaborazione con altre realtà, che sono mosse non dalla fede ma dalla solidarietà umana – spiega il Pontefice – riesce a portare un aiuto che da soli non potremmo realizzare”.  Così è giusto “tendere le mani verso altri, perché la collaborazione reciproca possa raggiungere l’obiettivo in maniera più efficace”. Infatti “siamo mossi dalla fede e dall’imperativo della carità, ma sappiamo riconoscere altre forme di aiuto e solidarietà che si prefiggono in parte gli stessi obiettivi”.

Malata è anche la Terra: bene il basso impatto ambientale

Questo ascolto “dei più deboli dei poveri, i malati – prosegue ancora Papa Francesco – ci mette in contatto con un’altra parte fragile del mondo”. E qui cita l’enciclica “Laudato si” per ricordare che “fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che ‘geme e soffre le doglie del parto’”. Dobbiamo renderci conto, è l’appello del Papa, “che siamo, tutti, parte di uno stesso tronco”.

Voi siete stati in grado di capirlo e quest’ascolto vi ha portato a cercare i mezzi sostenibili nella ricerca di energia, nonché nella raccolta e riserva di acqua; le vostre opzioni a basso impatto ambientale sono un modello virtuoso, un esempio da seguire vista l’urgenza imposta dal deterioramento del pianeta.

Chi è stato curato è oggi “presenza-dono” per i “Samaritani”

Francesco conclude tornando alla parabola del Buon Samaritano, che termina “con il ferito accompagnato alla locanda, parte del pagamento consegnata al locandiere e la promessa del rimanente al ritorno”. Donne come Cacilda, ricorda Papa Francesco, “i circa centomila bambini che possono scrivere una nuova pagina di storia liberi dall’Hiv/Aids e molte altre persone anonime che oggi sorridono perché sono state curate con dignità nella loro dignità, sono parte del pagamento che il Signore vi ha lasciato: presenze-dono, che, uscendo dall’incubo della malattia, senza nascondere la loro condizione, trasmettono speranza a molte persone”. Oggi, con quell’ “io sogno” contagiano tanti che hanno bisogno di essere raccolti dal bordo della strada. Prima di lasciare l’ospedale per raggiungere il vicino stadio di Zimpeto, il Pappa incontra 20 malati e visita in forma privata due dei reparti.

Originale: Vatican News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Papa nell’ospedale anti-Aids: l’impegno gratuito di tanti medici ha valore evangelico

“Giusto riconoscere i propri limiti – spiega – e collaborare con altre realtà” non mosse dalla fede ma dalla solidarietà umana

  

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Papa Francesco inizia il suo terzo giorno in Mozambico nel centro sanitario di Zimpeto, fondato dalla Comunità di Sant’Egidio, che dal 2002, con il progetto “Dream” cura migliaia di donne e i loro bambini colpiti dall’Aids. “Giusto riconoscere i propri limiti – spiega – e collaborare con altre realtà” non mosse dalla fede ma dalla solidarietà umana

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Questo Centro sanitario polivalente “ci mostra che c’è stato chi non ha ceduto alla tentazione di dire ‘non c’è niente da fare’, ‘è impossibile combattere’” la piaga dell’Aids e si è dato da fare “per cercare delle soluzioni”. Papa Francesco a Zimpeto, periferia di Maputo, inizia il suo terzo giorno in Mozambico guardando negli occhi e abbracciando con il cuore gli oltre duemila malati in cura nell’ospedale fondato dalla Comunità di Sant’Egidio, che qui, e in altri dieci Paesi africani, ha avviato nel 2002 un centro “Dream” per le persone colpite dall’Aids.

Medici volontari come il Buon Samaritano

Questo fa venire in mente al Papa la parabola del Buon Samaritano, e gli fa dire che

L’impegno gratuito e volontario di tante persone di diverse professioni – dermatologia, medicina interna, neurologia e radiologia, tra le altre; più di cinquemila persone tra medici, infermieri, biologi, coordinatori e tecnici –, che da parecchi anni, attraverso la telemedicina, hanno fornito la loro preziosa collaborazione per formare operatori locali, contiene in sé stesso un enorme valore umano ed evangelico.

Ospedale aperto nel giugno 2018, ma “Dream” c’è dal 2002

Accolto e accompagnato dal fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi, Francesco entra nell’ospedale che dista 19 chilometri dalla nunziatura, inaugurato nel giugno 2018 dal presidente del Mozambico Nyusi e dall’allora nunzio apostolico, l’arcivescovo Edgar Pena Parra. I bambini lo salutano con una danza e un canto tradizionale, poi il pontefice scopre una targa commemorativa e ascolta la coordinatrice nazionale del progetto Dream Cacilda Massango, che ricorda come qui i malati “ricevono gratuitamente medicine, trattamenti sanitari, cibo, ma soprattutto dignità e amicizia”.

Cacilda, da giovane malata a coordinatrice nazionale

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Grazie al progetto Dream, spiega ancora Cacilda, in tutta l’Africa “centinaia di migliaia di madri sieropositive hanno avuto la gioia di dare alla luce i propri figli senza Aids. Vedere nascere un bambino sano è un’esperienza meravigliosa per una madre malata: un miracolo! Oggi la cura è un sogno che si avvera”. E ricorda che oggi la Comunità di Sant’Egidio si prende cura di oltre 500mila africani malati, “ma tutto è iniziato qui, in Mozambico”. Dove oggi “molte donne malate, dopo aver ritrovato la salute, si mettono al servizio di altre persone malate, accompagnandole nelle loro cure. Io stessa, che sono stata una delle prime pazienti assistite da Dream, ho scelto di restituire ciò che ho ricevuto. Ero una giovane donna sofferente, emarginata e giudicata da tutti. Attraverso Dream ho conosciuto una nuova famiglia che, oltre a curarmi, mi ha dato dignità e un futuro per i miei figli. Come me, migliaia di mozambicani sono rinati”.

Il dono di Zimpeto: croce col legno distrutto dal ciclone Idai

Un malato consegna a Papa Francesco una croce pastorale fatta con il legno recuperato tra le macerie causate a marzo di quest’anno dal ciclone Idai a Beira. Le pillole croci intagliate che ornano il pastorale sono fatte con la lamiera del tetto della casa di un’anziana, crollata. Francesco ricambia con un bassorilievo in ceramica raffigurante una Madonna con bambino realizzata a Deruta, in provincia di Perugia. Una targa devozionale realizzata nel primo Cinquecento.

Dio soffia vita e speranza dove abbondano morte e sofferenza

Il Papa saluta ricordando che il centro polivalente di oltre 1300 metri quadrati che accoglie un laboratorio di biologia molecolare di alta specializzazione, e garantisce lo screening per la diagnosi del tumore del collo dell’utero, prima causa di morte per le donne in Mozambico, “è manifestazione dell’amore di Dio, sempre pronto a soffiare vita e speranza dove abbondano la morte e la sofferenza”.

Grazie a chi non ha detto “è impossibile combattere l’Aids”

Francesco parla quindi della parabola del Buon Samaritano e sottolinea che “Tutti quelli che sono passati da qui, tutti coloro che arrivano presi dalla disperazione e dall’angoscia somigliano a quell’uomo abbandonato al bordo della strada”. E voi, dice rivolto ai tanti volontari e medici, “qui, non siete passati a distanza, non avete proseguito per la vostra strada come avevano fatto altri, il levita e il sacerdote”.

Questo Centro ci mostra che c’è stato chi si è fermato e ha sentito compassione, chi non ha ceduto alla tentazione di dire “non c’è niente da fare”, “è impossibile combattere questa piaga” e si è dato da fare con coraggio per cercare delle soluzioni. Voi, come ha detto Cacilda, avete ascoltato quel grido silenzioso, quasi impercettibile, di tante donne, di tante persone che vivevano nella vergogna, emarginate, giudicate da tutti.

Lotta all’Aids e poi a cancro, tubercolosi e malnutrizione

Così, il progetto Dream, che favorisce il diritto alla salute e la lotta alla malnutrizione, con piccoli centri diffusi nelle città e nei villaggi, che garantiscono assistenza gratuita e corsi di educazione sanitaria per i pazienti, ha gemmato altre iniziative di solidarietà. “Ecco perché  – prosegue il Pontefice – avete ampliato questa casa ai malati di cancro, di tubercolosi e a centinaia di persone malnutrite, in particolare bambini e giovani”.

Non solo cure mediche, ma aiuto per un futuro migliore

Papa Francesco cita poi il suo messaggio per la seconda Giornata mondiale dei poveri, quella del novembre 2018, per ricordare che “non è un atto di delega ciò di cui i poveri hanno bisogno, ma il coinvolgimento personale di quanti ascoltano il loro grido. La sollecitudine dei credenti non può limitarsi a una forma di assistenza – pur necessaria e provvidenziale in un primo momento –, ma richiede quella attenzione d’amore che onora l’altro in quanto persona e cerca il suo bene”.

Ascoltare questo grido vi ha portato a capire che il trattamento medico, sebbene necessario, non era sufficiente; perciò avete considerato la problematica in tutta la sua integralità per ridare dignità alle donne e ai bambini, aiutandoli a progettare un futuro migliore.

Giusto lavorare in rete con chi ha obiettivi simili ai vostri

Il Papa ricorda poi ai promotori del progetto Dream e dell’ospedale di Zimpeto che in questi anni hanno sperimentato il limite della “mancanza di mezzi di ogni genere”. Così, con umiltà, sottolinea Francesco, avete “riconosciuto i vostri limiti”, e avviato con creatività un “lavoro in rete”. “Spesso la collaborazione con altre realtà, che sono mosse non dalla fede ma dalla solidarietà umana – spiega il Pontefice – riesce a portare un aiuto che da soli non potremmo realizzare”.  Così è giusto “tendere le mani verso altri, perché la collaborazione reciproca possa raggiungere l’obiettivo in maniera più efficace”. Infatti “siamo mossi dalla fede e dall’imperativo della carità, ma sappiamo riconoscere altre forme di aiuto e solidarietà che si prefiggono in parte gli stessi obiettivi”.

Malata è anche la Terra: bene il basso impatto ambientale

Questo ascolto “dei più deboli dei poveri, i malati – prosegue ancora Papa Francesco – ci mette in contatto con un’altra parte fragile del mondo”. E qui cita l’enciclica “Laudato si” per ricordare che “fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che ‘geme e soffre le doglie del parto’”. Dobbiamo renderci conto, è l’appello del Papa, “che siamo, tutti, parte di uno stesso tronco”.

Voi siete stati in grado di capirlo e quest’ascolto vi ha portato a cercare i mezzi sostenibili nella ricerca di energia, nonché nella raccolta e riserva di acqua; le vostre opzioni a basso impatto ambientale sono un modello virtuoso, un esempio da seguire vista l’urgenza imposta dal deterioramento del pianeta.

Chi è stato curato è oggi “presenza-dono” per i “Samaritani”

Francesco conclude tornando alla parabola del Buon Samaritano, che termina “con il ferito accompagnato alla locanda, parte del pagamento consegnata al locandiere e la promessa del rimanente al ritorno”. Donne come Cacilda, ricorda Papa Francesco, “i circa centomila bambini che possono scrivere una nuova pagina di storia liberi dall’Hiv/Aids e molte altre persone anonime che oggi sorridono perché sono state curate con dignità nella loro dignità, sono parte del pagamento che il Signore vi ha lasciato: presenze-dono, che, uscendo dall’incubo della malattia, senza nascondere la loro condizione, trasmettono speranza a molte persone”. Oggi, con quell’ “io sogno” contagiano tanti che hanno bisogno di essere raccolti dal bordo della strada. Prima di lasciare l’ospedale per raggiungere il vicino stadio di Zimpeto, il Pappa incontra 20 malati e visita in forma privata due dei reparti.

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