Il Papa: i migranti non sono una minaccia, proteggerne i diritti

Il Papa sulla questione migranti


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In un messaggio per un convegno organizzato dal Vaticano con il Messico sottolinea che per far fronte al fenomeno che «supera i mezzi di molti Stati» serve la «cooperazione internazionale»

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO
 
«Nella questione della migrazione non sono in gioco solo numeri, bensì persone, con la loro storia, la loro cultura, i loro sentimenti e le loro aspirazioni» e pertanto «i loro diritti fondamentali e la loro dignità devono essere protetti e difesi» indipendentemente «dal loro status migratorio». Papa Francesco torna a intervenire sulla questione dei migranti in un messaggio scritto in occasione del colloquio organizzato oggi in Vaticano da Santa Sede e Messico sulla migrazione internazionale. Francesco sottolinea che per far fronte al fenomeno della migrazione attuale, che «supera le possibilità e i mezzi di molti Stati», è necessaria la «cooperazione internazionale». Il Pontefice caldeggia, più in generale, un cambiamento di mentalità: «passare dal considerare l’altro come una minaccia alla nostra comodità allo stimarlo come qualcuno che con la sua esperienza di vita e i suoi valori può apportare molto e contribuire alla ricchezza della nostra società».
 
«Nel momento attuale, in cui la Comunità internazionale è impegnata in due processi che condurranno ad adottare due patti globali, uno sui rifugiati e l’altro sulla migrazione sicura, ordinata e regolare», scrive il Papa argentino nel messaggio letto stamane dal «ministro degli Esteri» della Santa Sede, monsignor Paul Richard Gallagher, in apertura del colloquio che si svolge nella Casina Pio IV, nei giardini vaticani, «vorrei incoraggiarvi nel vostro compito e nel vostro sforzo affinché la responsabilità della gestione globale e condivisa della migrazione internazionale trovi il suo punto di forza nei valori della giustizia, della solidarietà e della compassione. A tal fine – prosegue Jorge Mario Bergoglio – occorre un cambiamento di mentalità: passare dal considerare l’altro come una minaccia alla nostra comodità allo stimarlo come qualcuno che con la sua esperienza di vita e i suoi valori può apportare molto e contribuire alla ricchezza della nostra società. Perciò, l’atteggiamento fondamentale – scrive il Papa citando l’omelia che ha pronunciato in occasione della Messa per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato del 14 gennaio scorso – è quello di “andare incontro all’altro, per accoglierlo, conoscerlo e riconoscerlo”».  

«Per far fronte e dare risposta al fenomeno della migrazione attuale, è necessario l’aiuto di tutta la Comunità internazionale, dal momento che esso ha una dimensione transnazionale, che supera le possibilità e i mezzi di molti Stati», sottolinea ancora il Papa. «Questa cooperazione internazionale è importante in tutte le tappe della migrazione, dal Paese di origine fino alla destinazione, come pure nel facilitare il ritorno e il transito. In ognuno di questi passaggi, il migrante è vulnerabile, si sente solo e isolato. Prendere coscienza di questo è di capitale importanza se si vuole dare una risposta concreta e degna a questa sfida umanitaria».  

«Vorrei infine segnalare – scrive Francesco – che nella questione della migrazione non sono in gioco solo numeri, bensì persone, con la loro storia, la loro cultura, i loro sentimenti e le loro aspirazioni. Queste persone, che sono nostri fratelli e sorelle, hanno bisogno di una protezione continua, indipendentemente – sottolinea il Pontefice – dal loro status migratorio. I loro diritti fondamentali e la loro dignità devono essere protetti e difesi. Un’attenzione speciale va riservata ai migranti bambini, alle loro famiglie, a quanti sono vittime delle reti del traffico di esseri umani e a quelli che sono sfollati a causa di conflitti, disastri naturali e persecuzioni. Tutti costoro sperano che abbiamo il coraggio di abbattere il muro di quella complicità comoda e muta che aggrava la loro situazione di abbandono e che poniamo su di loro la nostra attenzione, la nostra compassione e la nostra dedizione». 

Il colloquio odierno è stato promosso dalla Segreteria per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato e dall’ambasciata del Messico presso la Santa Sede, con la collaborazione della Pontificia Accademia delle Scienze e della sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, in occasione del 25esimo anniversario del ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti Messicani e la Santa Sede. «È pertanto un’occasione propizia per rafforzare e rinnovare i nostri legami di collaborazione e di intesa per continuare a lavorare insieme in favore dei bisognosi e degli scartati della società», afferma il Papa, che conclude il suo messaggio rendendo grazie a Dio «per il lavoro e il servizio che prestate e vi esorto a continuare i vostri sforzi per andare incontro a questo grido dei nostri fratelli, che ci chiedono di riconoscerli come tali e di dare loro l’opportunità di vivere in dignità e pace, favorendo così lo sviluppo dei popoli». 

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