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Papa in Marocco: oggi dialogo con islam e incontro con migranti

Papa Francesco parte questa mattina per il suo 28° viaggio apostolico di due giorni in Marocco.

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Papa Francesco parte questa mattina per il suo 28° viaggio apostolico di due giorni in Marocco, ancora in un Paese musulmano a meno di due mesi dalla sua storica visita negli Emirati Arabi Uniti. In questo Paese musulmano, la piccola Chiesa cattolica è rispettata per la sua azione sociale e solidale, grazie anche a una monarchia che crede nelle libertà e osteggia i fondamentalismi
 

Papa Francesco parte questa mattina per il suo 28° viaggio apostolico di due giorni in Marocco, ancora in un Paese musulmano a meno di due mesi dalla sua storica visita negli Emirati Arabi Uniti. Proprio i rapporti interreligiosi, oltre a quelli istituzionali e a un incontro con i migranti, saranno al centro della prima giornata di oggi. Il programma prevede che il Papa parta in aereo alle 10.45 da Roma-Fiumicino per Rabat, atterrando all’aeroporto internazionale della capitale marocchina alle 14.00. Dopo l’accoglienza ufficiale, con la presenza del re Mohammed VI allo scalo aereo, il Papa e il sovrano raggiungeranno in un unico corteo – ma su due macchine diverse, Francesco in ‘papamobile’, Mohammed VI in limousine – la Esplanade della Moschea di Hassan, dove alle 14.40 si svolgerà la cerimonia di benvenuto. Alle 15.00,è previsto l’incontro del Papa con il popolo marocchino, le autorità, la società civile e il Corpo diplomatico. Alle 16.00 ci sarà la visita al Mausoleo di Mohammed V, quindi alle 16.25, al Palazzo reale, Francesco andrà in visita di cortesia al re Mohammed VI. Quindi alle 17.10 la visita all’Istituto Mohammed VI degli imam, predicatori e predicatrici, la prima volta di un Papa in una scuola per imam. L’incontro nella sede della Caritas diocesana con i migranti, in gran parte dall’Africa Subsahariana, concluderà la prima giornata.

Sull’attesa a Rabat, il servizio di uno dei nostri inviati in Marocco Alessandro De Carolis

In un Paese musulmano al 99%, la piccola Chiesa è rispettata per la sua azione sociale e solidale, grazie anche a una monarchia che crede nelle libertà e osteggia i fondamentalismi. Dopo gli Emirati Arabi a inizio febbraio, il Papa torna in uno Stato in cui i cattolici sono 20 mila su 35 milioni di musulmani. Il Marocco è un’altra tappa per “testare” in certo modo, ciò che Francesco e il Grande Imam di al-Azhar hanno sottoscritto nel documento di Abu Dhabi. I quotidiani locali sembrano cogliere questo aspetto. La visita che sta per iniziare – scrive un quotidiano marocchino – è nel “nome dei valori di coesistenza e del vivere insieme”. Un programma che la minuscola Chiesa di questa nazione già vive col dialogo della vita e dell’amicizia, che passa per opere di solidarietà, assistenza e istruzione. Proprio la visita alla Caritas e ai migranti di cui si fa carico concluderà la prima giornata di Francesco a Rabat, che verrà aperta dall’incontro col re Mohammed VI, le autorità e la gente. Sullo sfondo le parole di Giovanni Paolo II che qui disse nell’85 ai giovani: “Il dialogo tra cristiani e musulmani oggi è più necessario che mai”, perché in tanti hanno dimenticato Dio.

Sull’arrivo del Papa in Marocco, c’è molta attesa anche nel mondo musulmano come conferma al microfono del nostro inviato Alessandro Di Bissolodon Oscar Euné Euné, cancelliere dell’arcidiocesi di Rabat

Ascolta l’intervista a don Euné Euné

Padre Oscar. Lei è impegnato nella preparazione di questa storica visita di Papa Francesco qui in Marocco. Qual è l’attesa e anche l’interesse che c’è nella grande maggioranza della popolazione che è musulmana?

R. – Ero in un taxi e l’autista mi ha detto: “Avremo una grande festa sabato perché il Papa sarà alla Tour Hassan per l’incontro con il popolo marocchino”. Si vede che aspettano il Papa con gioia. C’è un interesse da parte della gente, ed è grande, per tutti: per i marocchini, per i cristiani e non soltanto per i cristiani cattolici, ma anche per i protestanti. E i vescovi hanno visto questa visita del Papa nel segno della speranza: la speranza per i cristiani, perché il Papa viene a visitarli e ad incoraggiarli nella loro fede; e viene però anche per rafforzare il dialogo interreligioso, islamico-cristiano.

Il Marocco è diventato da terra di emigrazione in Europa anche terra di accoglienza di migranti che vengono soprattutto dall’Africa Subsahariana come anche il suo Camerun…

R. – Dal Marocco si attraversa la Spagna per andare in Europa. Se non ci riescono, rimangono in Marocco, e lì c’è bisogno veramente di fraternità, di accoglienza per stabilire delle buone relazioni. E per questo dico che la speranza è anche di questi migranti: quella di essere trattati con dignità, dignità umana. C’è un servizio di carità nella diocesi che si occupa di migranti, per aiutarli a vivere come essere umani.

Cosa significa essere quindi chiesa cristiana, piccola chiesa cristiana, in un grande Paese musulmano?

R. – Piccola però significativa, come dice l’arcivescovo, perché siamo testimoni della speranza. Non siamo una grande Chiesa, siamo una Chiesa piccola perché i cristiani sono davvero in minoranza, ma le loro azioni, con le opere di carità, si vedono. E mi sembra che anche il popolo marocchino apprezzi questa presenza dei cristiani: una presenza significativa, perché ci sono opere e strutture, come ad esempio le scuole o gli ospedali gestiti dalle suore. Le scuole cattoliche sono piene di marocchini. Opere di carità nel campo dell’istruzione e della sanità: è significativo questo, no?

Originale: Vatican News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Papa in Marocco: oggi dialogo con islam e incontro con migranti

Papa Francesco parte questa mattina per il suo 28° viaggio apostolico di due giorni in Marocco.

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Papa Francesco parte questa mattina per il suo 28° viaggio apostolico di due giorni in Marocco, ancora in un Paese musulmano a meno di due mesi dalla sua storica visita negli Emirati Arabi Uniti. Proprio i rapporti interreligiosi, oltre a quelli istituzionali e a un incontro con i migranti, saranno al centro della prima giornata di oggi. Il programma prevede che il Papa parta in aereo alle 10.45 da Roma-Fiumicino per Rabat, atterrando all’aeroporto internazionale della capitale marocchina alle 14.00. Dopo l’accoglienza ufficiale, con la presenza del re Mohammed VI allo scalo aereo, il Papa e il sovrano raggiungeranno in un unico corteo – ma su due macchine diverse, Francesco in ‘papamobile’, Mohammed VI in limousine – la Esplanade della Moschea di Hassan, dove alle 14.40 si svolgerà la cerimonia di benvenuto. Alle 15.00,è previsto l’incontro del Papa con il popolo marocchino, le autorità, la società civile e il Corpo diplomatico. Alle 16.00 ci sarà la visita al Mausoleo di Mohammed V, quindi alle 16.25, al Palazzo reale, Francesco andrà in visita di cortesia al re Mohammed VI. Quindi alle 17.10 la visita all’Istituto Mohammed VI degli imam, predicatori e predicatrici, la prima volta di un Papa in una scuola per imam. L’incontro nella sede della Caritas diocesana con i migranti, in gran parte dall’Africa Subsahariana, concluderà la prima giornata.

Sull’attesa a Rabat, il servizio di uno dei nostri inviati in Marocco Alessandro De Carolis

In un Paese musulmano al 99%, la piccola Chiesa è rispettata per la sua azione sociale e solidale, grazie anche a una monarchia che crede nelle libertà e osteggia i fondamentalismi. Dopo gli Emirati Arabi a inizio febbraio, il Papa torna in uno Stato in cui i cattolici sono 20 mila su 35 milioni di musulmani. Il Marocco è un’altra tappa per “testare” in certo modo, ciò che Francesco e il Grande Imam di al-Azhar hanno sottoscritto nel documento di Abu Dhabi. I quotidiani locali sembrano cogliere questo aspetto. La visita che sta per iniziare – scrive un quotidiano marocchino – è nel “nome dei valori di coesistenza e del vivere insieme”. Un programma che la minuscola Chiesa di questa nazione già vive col dialogo della vita e dell’amicizia, che passa per opere di solidarietà, assistenza e istruzione. Proprio la visita alla Caritas e ai migranti di cui si fa carico concluderà la prima giornata di Francesco a Rabat, che verrà aperta dall’incontro col re Mohammed VI, le autorità e la gente. Sullo sfondo le parole di Giovanni Paolo II che qui disse nell’85 ai giovani: “Il dialogo tra cristiani e musulmani oggi è più necessario che mai”, perché in tanti hanno dimenticato Dio.

Sull’arrivo del Papa in Marocco, c’è molta attesa anche nel mondo musulmano come conferma al microfono del nostro inviato Alessandro Di Bissolodon Oscar Euné Euné, cancelliere dell’arcidiocesi di Rabat

Ascolta l’intervista a don Euné Euné

Padre Oscar. Lei è impegnato nella preparazione di questa storica visita di Papa Francesco qui in Marocco. Qual è l’attesa e anche l’interesse che c’è nella grande maggioranza della popolazione che è musulmana?

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R. – Ero in un taxi e l’autista mi ha detto: “Avremo una grande festa sabato perché il Papa sarà alla Tour Hassan per l’incontro con il popolo marocchino”. Si vede che aspettano il Papa con gioia. C’è un interesse da parte della gente, ed è grande, per tutti: per i marocchini, per i cristiani e non soltanto per i cristiani cattolici, ma anche per i protestanti. E i vescovi hanno visto questa visita del Papa nel segno della speranza: la speranza per i cristiani, perché il Papa viene a visitarli e ad incoraggiarli nella loro fede; e viene però anche per rafforzare il dialogo interreligioso, islamico-cristiano.

Il Marocco è diventato da terra di emigrazione in Europa anche terra di accoglienza di migranti che vengono soprattutto dall’Africa Subsahariana come anche il suo Camerun…

R. – Dal Marocco si attraversa la Spagna per andare in Europa. Se non ci riescono, rimangono in Marocco, e lì c’è bisogno veramente di fraternità, di accoglienza per stabilire delle buone relazioni. E per questo dico che la speranza è anche di questi migranti: quella di essere trattati con dignità, dignità umana. C’è un servizio di carità nella diocesi che si occupa di migranti, per aiutarli a vivere come essere umani.

Cosa significa essere quindi chiesa cristiana, piccola chiesa cristiana, in un grande Paese musulmano?

R. – Piccola però significativa, come dice l’arcivescovo, perché siamo testimoni della speranza. Non siamo una grande Chiesa, siamo una Chiesa piccola perché i cristiani sono davvero in minoranza, ma le loro azioni, con le opere di carità, si vedono. E mi sembra che anche il popolo marocchino apprezzi questa presenza dei cristiani: una presenza significativa, perché ci sono opere e strutture, come ad esempio le scuole o gli ospedali gestiti dalle suore. Le scuole cattoliche sono piene di marocchini. Opere di carità nel campo dell’istruzione e della sanità: è significativo questo, no?

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