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Papa Francesco: tutti hanno diritto a essere felici

Alcune riflessioni di Papa Francesco sul tema dei diritti umani

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Il diritto a non essere colonizzati: gender, sbaglio della mente umana

E’ un concetto ribadito spesso da Francesco: il diritto alla libertà dei popoli è il diritto a non essere schiavizzati dai potenti. Il Papa non si riferisce solo al neocolonialismo politico ed economico, ma anche alle colonizzazioni ideologiche. Una di queste – ha affermato con forza più volte – è l’imposizione della teoria del gender, che definisce uno “sbaglio della mente umana” (Incontro con i giovani a Napoli, 21 marzo 2015). “Oggi ai bambini – ai bambini! – a scuola si insegna questo: che il sesso ognuno lo può scegliere. E perché insegnano questo? Perché i libri sono quelli delle persone e delle istituzioni che ti danno i soldi. Sono le colonizzazioni ideologiche, sostenute anche da Paesi molto influenti”. (Discorso ai vescovi polacchi a Cracovia, 27 luglio 2016). La teoria del gender “crea tanta confusione” è un attacco alla famiglia. “Oggi c’è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio. Oggi ci sono colonizzazioni ideologiche che distruggono, ma non si distrugge con le armi, si distrugge con le idee. Pertanto, bisogna difendersi dalle colonizzazioni ideologiche” (Incontro con sacerdoti, religiosi e agenti di pastorale a Tbilisi, in Georgia, 1 ottobre 2016).

Obiezione di coscienza attaccata dal pensiero unico

Il pensiero unico dei potenti oggi passa all’attacco di un altro diritto, quello all’obiezione di coscienza: “Il pensiero dominante propone a volte una ‘falsa compassione’: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica ‘produrre’ un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono; o usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre. La compassione evangelica invece è quella che accompagna nel momento del bisogno, cioè quella del Buon Samaritano, che ‘vede’, ‘ha compassione’, si avvicina e offre aiuto concreto”. “La fedeltà al Vangelo della vita e al rispetto di essa come dono di Dio, a volte richiede scelte coraggiose e controcorrente che, in particolari circostanze, possono giungere all’obiezione di coscienza” (Discorso ai medici cattolici 15 novembre 2014). Eppure, denuncia il Papa, “vediamo tutti i giorni che le potenze fanno leggi che obbligano” a compiere atti contro le proprie convinzioni: è una persecuzione “educata, travestita di cultura, modernità e progresso”, che “toglie all’uomo la libertà, anche della obiezione di coscienza (…) e se tu non fai questo, tu sarai punito: perderai il lavoro e tante cose o sarai messo da parte” (Messa a Santa Marta, 12 aprile 2016).

La Chiesa ha il diritto di parlare

La “dittatura del relativismo”, espressione cara a Benedetto XVI ripresa da Francesco, cerca di rinchiudere la Chiesa nelle sacrestie. Il Papa respinge con forza questo tentativo: “I Pastori, accogliendo gli apporti delle diverse scienze, hanno il diritto di emettere opinioni su tutto ciò che riguarda la vita delle persone, dal momento che il compito dell’evangelizzazione implica ed esige una promozione integrale di ogni essere umano. Non si può più affermare che la religione deve limitarsi all’ambito privato e che esiste solo per preparare le anime per il cielo. Sappiamo che Dio desidera la felicità dei suoi figli anche su questa terra, benché siano chiamati alla pienezza eterna, perché Egli ha creato tutte le cose «perché possiamo goderne» (1 Tm 6,17), perché tutti possano goderne. Ne deriva che la conversione cristiana esige di riconsiderare «specialmente tutto ciò che concerne l’ordine sociale ed il conseguimento del bene comune»” (Evangelii gaudium, 182).

Il diritto di ricevere l’annuncio del Vangelo

Il Vicario di Cristo ricorda che “l’evangelizzazione è essenzialmente connessa con la proclamazione del Vangelo a coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato. Molti di loro cercano Dio segretamente, mossi dalla nostalgia del suo volto, anche in paesi di antica tradizione cristiana. Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile. La Chiesa non cresce per proselitismo ma «per attrazione»” (Evangelii gaudium, 14).

Il diritto di essere felici

Infine, Papa Francesco sottolinea un diritto che è un’aspirazione di tutti: “L’essere umano è una creatura di questo mondo, che ha diritto a vivere e ad essere felice” (Laudato si’, 44). I cristiani desiderano realizzare questo diritto alla felicità portando a tutti la gioia del Vangelo: “Dio desidera la felicità dei suoi figli anche su questa terra, benché siano chiamati alla pienezza eterna, perché Egli ha creato tutte le cose «perché possiamo goderne» (1 Tm 6,17), perché tutti possano goderne (…) Può essere missionario solo chi si sente bene nel cercare il bene del prossimo, chi desidera la felicità degli altri (…) Perciò, se riesco ad aiutare una sola persona a vivere meglio, questo è già sufficiente a giustificare il dono della mia vita” (Evangelii gaudium, 182).

Originale: Vatican News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Il diritto a non essere colonizzati: gender, sbaglio della mente umana

E’ un concetto ribadito spesso da Francesco: il diritto alla libertà dei popoli è il diritto a non essere schiavizzati dai potenti. Il Papa non si riferisce solo al neocolonialismo politico ed economico, ma anche alle colonizzazioni ideologiche. Una di queste – ha affermato con forza più volte – è l’imposizione della teoria del gender, che definisce uno “sbaglio della mente umana” (Incontro con i giovani a Napoli, 21 marzo 2015). “Oggi ai bambini – ai bambini! – a scuola si insegna questo: che il sesso ognuno lo può scegliere. E perché insegnano questo? Perché i libri sono quelli delle persone e delle istituzioni che ti danno i soldi. Sono le colonizzazioni ideologiche, sostenute anche da Paesi molto influenti”. (Discorso ai vescovi polacchi a Cracovia, 27 luglio 2016). La teoria del gender “crea tanta confusione” è un attacco alla famiglia. “Oggi c’è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio. Oggi ci sono colonizzazioni ideologiche che distruggono, ma non si distrugge con le armi, si distrugge con le idee. Pertanto, bisogna difendersi dalle colonizzazioni ideologiche” (Incontro con sacerdoti, religiosi e agenti di pastorale a Tbilisi, in Georgia, 1 ottobre 2016).

Obiezione di coscienza attaccata dal pensiero unico

Il pensiero unico dei potenti oggi passa all’attacco di un altro diritto, quello all’obiezione di coscienza: “Il pensiero dominante propone a volte una ‘falsa compassione’: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica ‘produrre’ un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono; o usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre. La compassione evangelica invece è quella che accompagna nel momento del bisogno, cioè quella del Buon Samaritano, che ‘vede’, ‘ha compassione’, si avvicina e offre aiuto concreto”. “La fedeltà al Vangelo della vita e al rispetto di essa come dono di Dio, a volte richiede scelte coraggiose e controcorrente che, in particolari circostanze, possono giungere all’obiezione di coscienza” (Discorso ai medici cattolici 15 novembre 2014). Eppure, denuncia il Papa, “vediamo tutti i giorni che le potenze fanno leggi che obbligano” a compiere atti contro le proprie convinzioni: è una persecuzione “educata, travestita di cultura, modernità e progresso”, che “toglie all’uomo la libertà, anche della obiezione di coscienza (…) e se tu non fai questo, tu sarai punito: perderai il lavoro e tante cose o sarai messo da parte” (Messa a Santa Marta, 12 aprile 2016).

La Chiesa ha il diritto di parlare

La “dittatura del relativismo”, espressione cara a Benedetto XVI ripresa da Francesco, cerca di rinchiudere la Chiesa nelle sacrestie. Il Papa respinge con forza questo tentativo: “I Pastori, accogliendo gli apporti delle diverse scienze, hanno il diritto di emettere opinioni su tutto ciò che riguarda la vita delle persone, dal momento che il compito dell’evangelizzazione implica ed esige una promozione integrale di ogni essere umano. Non si può più affermare che la religione deve limitarsi all’ambito privato e che esiste solo per preparare le anime per il cielo. Sappiamo che Dio desidera la felicità dei suoi figli anche su questa terra, benché siano chiamati alla pienezza eterna, perché Egli ha creato tutte le cose «perché possiamo goderne» (1 Tm 6,17), perché tutti possano goderne. Ne deriva che la conversione cristiana esige di riconsiderare «specialmente tutto ciò che concerne l’ordine sociale ed il conseguimento del bene comune»” (Evangelii gaudium, 182).

Il diritto di ricevere l’annuncio del Vangelo

Il Vicario di Cristo ricorda che “l’evangelizzazione è essenzialmente connessa con la proclamazione del Vangelo a coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato. Molti di loro cercano Dio segretamente, mossi dalla nostalgia del suo volto, anche in paesi di antica tradizione cristiana. Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile. La Chiesa non cresce per proselitismo ma «per attrazione»” (Evangelii gaudium, 14).

Il diritto di essere felici

Infine, Papa Francesco sottolinea un diritto che è un’aspirazione di tutti: “L’essere umano è una creatura di questo mondo, che ha diritto a vivere e ad essere felice” (Laudato si’, 44). I cristiani desiderano realizzare questo diritto alla felicità portando a tutti la gioia del Vangelo: “Dio desidera la felicità dei suoi figli anche su questa terra, benché siano chiamati alla pienezza eterna, perché Egli ha creato tutte le cose «perché possiamo goderne» (1 Tm 6,17), perché tutti possano goderne (…) Può essere missionario solo chi si sente bene nel cercare il bene del prossimo, chi desidera la felicità degli altri (…) Perciò, se riesco ad aiutare una sola persona a vivere meglio, questo è già sufficiente a giustificare il dono della mia vita” (Evangelii gaudium, 182).

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