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Papa Francesco: tutti hanno diritto a essere felici

Alcune riflessioni di Papa Francesco sul tema dei diritti umani

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Diritto al cibo e all’acqua

Il Papa osserva che “oggi si parla molto di diritti, dimenticando spesso i doveri; forse ci siamo preoccupati troppo poco di quanti soffrono la fame. È inoltre doloroso constatare che la lotta contro la fame e la denutrizione viene ostacolata dalla ‘priorità del mercato’ e dalla ‘preminenza del guadagno’, che hanno ridotto il cibo a una merce qualsiasi, soggetta a speculazione, anche finanziaria. E mentre si parla di nuovi diritti, l’affamato è lì, all’angolo della strada, e chiede diritto di cittadinanza, chiede di essere considerato nella sua condizione, di ricevere una sana alimentazione di base. Ci chiede dignità, non elemosina” (Discorso alla Fao, 20 novembre 2014). Il Papa ricorda poi che “l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani. Questo mondo ha un grave debito sociale verso i poveri che non hanno accesso all’acqua potabile, perché ciò significa negare ad essi il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità” (Laudato si’, 30). Francesco si domanda “se, in mezzo a questa ‘terza guerra mondiale a pezzetti’ che stiamo vivendo, non stiamo andando verso la grande guerra mondiale per l’acqua”. (Discorso ai partecipanti al IV workshop organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze, 24 febbraio 2017).

La salute non è un bene di consumo ma un diritto universale

C’è poi il diritto alla salute, il diritto di ciascuno ad avere le cure mediche necessarie e un facile accesso ai trattamenti sanitari. Il Papa afferma: “La salute (…) non è un bene di consumo, ma un diritto universale per cui l’accesso ai servizi sanitari non può essere un privilegio. La salute, soprattutto quella di base, è di fatto negata – negata! – in diverse parti del mondo e in molte regioni dell’Africa. Non è un diritto per tutti, ma piuttosto è ancora un privilegio per pochi, quelli che possono permettersela. L’accessibilità ai servizi sanitari, alle cure e ai farmaci rimane ancora un miraggio. I più poveri non riescono a pagare e sono esclusi dai servizi ospedalieri, anche dai più essenziali e primari” (Discorso ai medici con l’Africa-Cuamm, 7 maggio 2016).

Il diritto alla pace e il disarmo integrale

“Difendere il diritto alla vita implica pure adoperarsi attivamente per la pace, universalmente riconosciuta come uno dei valori più alti da ricercare e difendere. Eppure gravi conflitti locali continuano ad infiammare varie Regioni della terra”. Il Papa auspica il “disarmo integrale”: “la ricerca della pace come precondizione per lo sviluppo implica combattere l’ingiustizia e sradicare, in modo non violento, le cause della discordia che portano alle guerre. La proliferazione di armi aggrava chiaramente le situazioni di conflitto e comporta enormi costi umani e materiali che minano lo sviluppo e la ricerca di una pace duratura” (Discorso al Corpo diplomatico, 8 gennaio 2018).

Libertà di pensiero e di religione: i cristiani sono i più perseguitati

Nel Terzo Millennio continuano ad essere calpestati “il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, che include – afferma il Papa – la libertà di cambiare religione. Purtroppo è noto come il diritto alla libertà di religione sia sovente disatteso e non di rado la religione divenga o l’occasione per giustificare ideologicamente nuove forme di estremismo o un pretesto per l’emarginazione sociale, se non addirittura per forme di persecuzione dei credenti. La costruzione di società inclusive esige come sua condizione una comprensione integrale della persona umana, che può sentirsi davvero accolta quando è riconosciuta e accettata in tutte le dimensioni che costituiscono la sua identità, compresa quella religiosa” (Discorso al Corpo diplomatico, 8 gennaio 2018). Oggi, secondo gli ultimi rapporti, i cristiani sono il gruppo religioso più sottoposto a violenze, detenzioni, violazioni di diritti umani: nel mondo quasi 300 milioni di cristiani, uno su sette, vivono in un Paese di persecuzione. Il Papa lo ripete: “Oggi ci sono più martiri che nei primi tempi della Chiesa” (Messa a Santa Marta, 4 marzo 2014).

Diritto a proprietà privata non è assoluto, Dio ha creato il mondo per tutti

Siamo ancora lontani dalla giustizia. Lo gridano in silenzio centinaia di milioni di poveri. Ancora troppo grande è l’egoismo. “Oggi, credenti e non credenti – spiega Francesco – sono d’accordo sul fatto che la terra è essenzialmente una eredità comune, i cui frutti devono andare a beneficio di tutti. Per i credenti questo diventa una questione di fedeltà al Creatore, perché Dio ha creato il mondo per tutti. Di conseguenza, ogni approccio ecologico deve integrare una prospettiva sociale che tenga conto dei diritti fondamentali dei più svantaggiati. Il principio della subordinazione della proprietà privata alla destinazione universale dei beni e, perciò, il diritto universale al loro uso, è una ‘regola d’oro’ del comportamento sociale, e il «primo principio di tutto l’ordinamento etico-sociale». La tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata, e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata. San Giovanni Paolo II ha ricordato con molta enfasi questa dottrina, dicendo che «Dio ha dato la terra a tutto il genere umano, perché essa sostenti tutti i suoi membri, senza escludere né privilegiare nessuno». (…) Con grande chiarezza ha spiegato che «la Chiesa difende sì il legittimo diritto alla proprietà privata, ma insegna anche con non minor chiarezza che su ogni proprietà privata grava sempre un’ipoteca sociale, perché i beni servano alla destinazione generale che Dio ha loro dato». Pertanto afferma che «non è secondo il disegno di Dio gestire questo dono in modo tale che i suoi benefici siano a vantaggio soltanto di alcuni pochi». Questo mette seriamente in discussione le abitudini ingiuste di una parte dell’umanità” (Laudato si’, 93).

Originale: Vatican News
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SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Papa Francesco: tutti hanno diritto a essere felici

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Diritto al cibo e all’acqua

Il Papa osserva che “oggi si parla molto di diritti, dimenticando spesso i doveri; forse ci siamo preoccupati troppo poco di quanti soffrono la fame. È inoltre doloroso constatare che la lotta contro la fame e la denutrizione viene ostacolata dalla ‘priorità del mercato’ e dalla ‘preminenza del guadagno’, che hanno ridotto il cibo a una merce qualsiasi, soggetta a speculazione, anche finanziaria. E mentre si parla di nuovi diritti, l’affamato è lì, all’angolo della strada, e chiede diritto di cittadinanza, chiede di essere considerato nella sua condizione, di ricevere una sana alimentazione di base. Ci chiede dignità, non elemosina” (Discorso alla Fao, 20 novembre 2014). Il Papa ricorda poi che “l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani. Questo mondo ha un grave debito sociale verso i poveri che non hanno accesso all’acqua potabile, perché ciò significa negare ad essi il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità” (Laudato si’, 30). Francesco si domanda “se, in mezzo a questa ‘terza guerra mondiale a pezzetti’ che stiamo vivendo, non stiamo andando verso la grande guerra mondiale per l’acqua”. (Discorso ai partecipanti al IV workshop organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze, 24 febbraio 2017).

La salute non è un bene di consumo ma un diritto universale

C’è poi il diritto alla salute, il diritto di ciascuno ad avere le cure mediche necessarie e un facile accesso ai trattamenti sanitari. Il Papa afferma: “La salute (…) non è un bene di consumo, ma un diritto universale per cui l’accesso ai servizi sanitari non può essere un privilegio. La salute, soprattutto quella di base, è di fatto negata – negata! – in diverse parti del mondo e in molte regioni dell’Africa. Non è un diritto per tutti, ma piuttosto è ancora un privilegio per pochi, quelli che possono permettersela. L’accessibilità ai servizi sanitari, alle cure e ai farmaci rimane ancora un miraggio. I più poveri non riescono a pagare e sono esclusi dai servizi ospedalieri, anche dai più essenziali e primari” (Discorso ai medici con l’Africa-Cuamm, 7 maggio 2016).

Il diritto alla pace e il disarmo integrale

“Difendere il diritto alla vita implica pure adoperarsi attivamente per la pace, universalmente riconosciuta come uno dei valori più alti da ricercare e difendere. Eppure gravi conflitti locali continuano ad infiammare varie Regioni della terra”. Il Papa auspica il “disarmo integrale”: “la ricerca della pace come precondizione per lo sviluppo implica combattere l’ingiustizia e sradicare, in modo non violento, le cause della discordia che portano alle guerre. La proliferazione di armi aggrava chiaramente le situazioni di conflitto e comporta enormi costi umani e materiali che minano lo sviluppo e la ricerca di una pace duratura” (Discorso al Corpo diplomatico, 8 gennaio 2018).

Libertà di pensiero e di religione: i cristiani sono i più perseguitati

Nel Terzo Millennio continuano ad essere calpestati “il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, che include – afferma il Papa – la libertà di cambiare religione. Purtroppo è noto come il diritto alla libertà di religione sia sovente disatteso e non di rado la religione divenga o l’occasione per giustificare ideologicamente nuove forme di estremismo o un pretesto per l’emarginazione sociale, se non addirittura per forme di persecuzione dei credenti. La costruzione di società inclusive esige come sua condizione una comprensione integrale della persona umana, che può sentirsi davvero accolta quando è riconosciuta e accettata in tutte le dimensioni che costituiscono la sua identità, compresa quella religiosa” (Discorso al Corpo diplomatico, 8 gennaio 2018). Oggi, secondo gli ultimi rapporti, i cristiani sono il gruppo religioso più sottoposto a violenze, detenzioni, violazioni di diritti umani: nel mondo quasi 300 milioni di cristiani, uno su sette, vivono in un Paese di persecuzione. Il Papa lo ripete: “Oggi ci sono più martiri che nei primi tempi della Chiesa” (Messa a Santa Marta, 4 marzo 2014).

Diritto a proprietà privata non è assoluto, Dio ha creato il mondo per tutti

Siamo ancora lontani dalla giustizia. Lo gridano in silenzio centinaia di milioni di poveri. Ancora troppo grande è l’egoismo. “Oggi, credenti e non credenti – spiega Francesco – sono d’accordo sul fatto che la terra è essenzialmente una eredità comune, i cui frutti devono andare a beneficio di tutti. Per i credenti questo diventa una questione di fedeltà al Creatore, perché Dio ha creato il mondo per tutti. Di conseguenza, ogni approccio ecologico deve integrare una prospettiva sociale che tenga conto dei diritti fondamentali dei più svantaggiati. Il principio della subordinazione della proprietà privata alla destinazione universale dei beni e, perciò, il diritto universale al loro uso, è una ‘regola d’oro’ del comportamento sociale, e il «primo principio di tutto l’ordinamento etico-sociale». La tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata, e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata. San Giovanni Paolo II ha ricordato con molta enfasi questa dottrina, dicendo che «Dio ha dato la terra a tutto il genere umano, perché essa sostenti tutti i suoi membri, senza escludere né privilegiare nessuno». (…) Con grande chiarezza ha spiegato che «la Chiesa difende sì il legittimo diritto alla proprietà privata, ma insegna anche con non minor chiarezza che su ogni proprietà privata grava sempre un’ipoteca sociale, perché i beni servano alla destinazione generale che Dio ha loro dato». Pertanto afferma che «non è secondo il disegno di Dio gestire questo dono in modo tale che i suoi benefici siano a vantaggio soltanto di alcuni pochi». Questo mette seriamente in discussione le abitudini ingiuste di una parte dell’umanità” (Laudato si’, 93).

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