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Papa Francesco: “Solo Gesù brilla di luce propria”

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Così il pontefice all’inizio del suo viaggio in Ecuador

Il 5 luglio 2015 Papa Francesco è arrivato in Ecuador, prima tappa del suo viaggio apostolico più lungo, che continuerà in Bolivia e Paraguay. All’inizio di un viaggio che lo porterà a incontrare diverse personalità forti, leader politici autoritari e figure controverse il Papa ha voluto ricordare che, nella Chiesa e nella società, «solo Gesù brilla di luce propria». Ha anche sottolineato – in un Paese bellissimo – che la capacità di stupirsi di fronte alla bellezza permette a un cristiano di essere veramente tale.

Francesco nella cerimonia di benvenuto con le autorità del Paese ha ricordato i molti legami che gli rendono cara «la bella terra dell’Ecuador», visitata più volte quando era arcivescovo di Buenos Aires. Il Papa ha confidato di essere sempre rimasto impressionato dal fatto che in Ecuador si trova «il punto più vicino allo spazio esterno del mondo»: la punta del Monte Chimborazo, nelle Ande, è infatti sulla Terra «il punto più vicino al sole, alla luna e alle stelle».

Ma ancora più importante, ha detto il Pontefice, è il carattere profondamente cattolico del Paese. La fede cattolica ha «per secoli plasmato l’identità» della nazione e in un Paese relativamente piccolo sono fioriti diversi santi. Francesco ha citato santa Marianna di Gesù, patrona dell’Ecuador, che nel XVII secolo visse una vita di preghiera e penitenza nel Terz’Ordine Francescano; san Michele Febres, dei Fratelli delle Scuole Cristiane, difensore della libertà d’insegnamento contro le persecuzioni laiciste dei secoli XIX e XX; santa Narcisa di Gesù, che nel XIX secolo emulò Marianna di Gesù fra le Terziarie Domenicane; e Mercedes di Gesù Molina, beatificata a  Guayaquil da san Giovanni Paolo II durante la sua visita in Ecuador trent’anni fa. Santa Mercedes fondò nel 1873 l’ordine di suore che porta il nome di santa Marianna di Gesù, particolarmente dedito a strappare le giovani donne dell’Ecuador alla prostituzione.

Come per ogni altra nazione, è importante che la memoria storica non rimanga solo un ricordo del passato. Anche oggi «possiamo trovare nel Vangelo le chiavi che ci permettono di affrontare le sfide attuali, apprezzando le differenze, promuovendo il dialogo e la partecipazione senza esclusioni, affinché i passi avanti in progresso e sviluppo che si stanno ottenendo garantiscano un futuro migliore per tutti, riservando una speciale attenzione ai nostri fratelli più fragili e alle minoranze più vulnerabili».

«Noi cristiani – ha aggiunto Francesco – paragoniamo Gesù Cristo con il sole, e la luna con la Chiesa» e con ciascuno dei suoi membri, anche i più eminenti. Ma «la luna non ha luce propria e se la luna si nasconde dal sole diventa buia». «Il sole è Gesù Cristo», e se la Chiesa «si allontana o si nasconde da Gesù Cristo diventa oscura e non dà testimonianza».

Lo stesso vale per i cristiani. Voi potete brillare, ha detto il Papa alle autorità e al popolo dell’Ecuador, solo se non perdete  «la capacità di rendere grazie a Dio per quello che ha fatto e fa per voi; la capacità di difendere il piccolo e il semplice, di aver cura dei vostri bambini e anziani, di avere fiducia nella gioventù». E anche «di provare meraviglia per la nobiltà della vostra gente e la bellezza singolare del vostro Paese».

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Il 5 luglio 2015 Papa Francesco è arrivato in Ecuador, prima tappa del suo viaggio apostolico più lungo, che continuerà in Bolivia e Paraguay. All’inizio di un viaggio che lo porterà a incontrare diverse personalità forti, leader politici autoritari e figure controverse il Papa ha voluto ricordare che, nella Chiesa e nella società, «solo Gesù brilla di luce propria». Ha anche sottolineato – in un Paese bellissimo – che la capacità di stupirsi di fronte alla bellezza permette a un cristiano di essere veramente tale.

Francesco nella cerimonia di benvenuto con le autorità del Paese ha ricordato i molti legami che gli rendono cara «la bella terra dell’Ecuador», visitata più volte quando era arcivescovo di Buenos Aires. Il Papa ha confidato di essere sempre rimasto impressionato dal fatto che in Ecuador si trova «il punto più vicino allo spazio esterno del mondo»: la punta del Monte Chimborazo, nelle Ande, è infatti sulla Terra «il punto più vicino al sole, alla luna e alle stelle».

Ma ancora più importante, ha detto il Pontefice, è il carattere profondamente cattolico del Paese. La fede cattolica ha «per secoli plasmato l’identità» della nazione e in un Paese relativamente piccolo sono fioriti diversi santi. Francesco ha citato santa Marianna di Gesù, patrona dell’Ecuador, che nel XVII secolo visse una vita di preghiera e penitenza nel Terz’Ordine Francescano; san Michele Febres, dei Fratelli delle Scuole Cristiane, difensore della libertà d’insegnamento contro le persecuzioni laiciste dei secoli XIX e XX; santa Narcisa di Gesù, che nel XIX secolo emulò Marianna di Gesù fra le Terziarie Domenicane; e Mercedes di Gesù Molina, beatificata a  Guayaquil da san Giovanni Paolo II durante la sua visita in Ecuador trent’anni fa. Santa Mercedes fondò nel 1873 l’ordine di suore che porta il nome di santa Marianna di Gesù, particolarmente dedito a strappare le giovani donne dell’Ecuador alla prostituzione.

Come per ogni altra nazione, è importante che la memoria storica non rimanga solo un ricordo del passato. Anche oggi «possiamo trovare nel Vangelo le chiavi che ci permettono di affrontare le sfide attuali, apprezzando le differenze, promuovendo il dialogo e la partecipazione senza esclusioni, affinché i passi avanti in progresso e sviluppo che si stanno ottenendo garantiscano un futuro migliore per tutti, riservando una speciale attenzione ai nostri fratelli più fragili e alle minoranze più vulnerabili».

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«Noi cristiani – ha aggiunto Francesco – paragoniamo Gesù Cristo con il sole, e la luna con la Chiesa» e con ciascuno dei suoi membri, anche i più eminenti. Ma «la luna non ha luce propria e se la luna si nasconde dal sole diventa buia». «Il sole è Gesù Cristo», e se la Chiesa «si allontana o si nasconde da Gesù Cristo diventa oscura e non dà testimonianza».

Lo stesso vale per i cristiani. Voi potete brillare, ha detto il Papa alle autorità e al popolo dell’Ecuador, solo se non perdete  «la capacità di rendere grazie a Dio per quello che ha fatto e fa per voi; la capacità di difendere il piccolo e il semplice, di aver cura dei vostri bambini e anziani, di avere fiducia nella gioventù». E anche «di provare meraviglia per la nobiltà della vostra gente e la bellezza singolare del vostro Paese».

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